Ecologia delle piccole cose: punti luce, coibentazione e altro

Armando Boccone

In futuro non potremo disporre delle risorse nello stesso modo in cui è avvenuto finora e il loro ottenimento diventerà sempre più costoso (che sono due facce della stessa medaglia!).

I motivi del maggiore costo sono diversi, per esempio la profondità necessaria per estrarle, le condizioni climatiche e ambientali sempre più estreme in cui si trovano i giacimenti, la sempre minore qualità delle risorse, ecc. Ciò ovviamente è determinato dall’uso crescente che di esse è stato fatto dalla rivoluzione industriale fino a ora e che sta portando appunto al progressivo esaurimento delle risorse di buona qualità e facili da estrarre.

Inoltre, per aggiungere un altro aspetto al complesso contesto in cui viviamo, non ci può essere sviluppo infinito in un mondo che è finito.

A fronte di ciò molti studiosi tratteggiano scenari neri per l’umanità: forse in un futuro non molto lontano non potremo più soddisfare le nostre esigenze fondamentali, non disponendo dell’enormità di prodotti resi disponibili dai combustibili fossili a buon mercato.

Per fare fronte a questa prospettiva bisognerà cambiare modello di vita, che vorrà dire in concreto agire su moltissimi fronti: quello della differenziazione dei materiali e del riutilizzo dei prodotti finiti sarà uno degli obiettivi da perseguire.

Ma è facile perseguirlo? Sembra proprio di no.

Qualche giorno fa ho notato in un cortile interno a un edificio un grosso mucchio di fari. Non capivo il perché di quel grosso mucchio di fari.

Poi, dopo avere osservato vari esercizi commerciali, ho pensato che i punti luce sono una parte consistente dell’arredamento interno, insieme ai pannelli per controsoffittature con i relativi telai. Ce ne sono di tantissimi tipi, dai lampadari con le classiche lampadine ai neon, dai faretti tipo discoteca ai fari che si usano durante le riprese televisive, ecc. La maggior parte dei punti luce sono applicati e incassati nel soffitto ma ce ne sono dappertutto come nelle vetrinette e nei pannelli attaccati alle pareti.

Quando un esercizio viene chiuso o venduto e al suo posto ne subentra un altro, il locale viene svuotato di tutto ciò che contiene (compreso le controsoffittature, i faretti e quant’altro) lasciando solamente i pavimenti e i muri, per essere arredato diversamente.

Un giorno, durante la pausa pranzo, esco dall’ufficio deciso a farmi una idea chiara sull’importanza dei punti luce e delle controsoffittature negli esercizi commerciali.

Entro nel bar dove di solito prendo il caffè. E’ un locale di circa 7×5 metri. Conto i faretti incassati nella controsoffittature: sono 25 (tutti accesi ad eccezione di uno probabilmente fulminato, nonostante fosse pieno giorno e che il lato più lungo del locale dia sulla strada e sia costituito da un vetrata continua). La signora del bar si stupisce del mio comportamento: le dico che ho visto i faretti per curiosità.

Mi dice che pagano 1.000 € ogni due mesi per il consumo di elettricità. Osservo che nel consumo incideranno però anche la produzione di aria condizionata e altro. Mi dice che quella cifra è riferita anche all’inverno, quando non c’è l’aria condizionata. Nel bar però ci sono altri consumi elettrici dovuti, per esempio, ai frigoriferi, alla macchina del caffè e altro… ma lascio cadere il discorso.

Entro poi in un negozio che vende prodotti per l’igiene personale e domestica, profumi e articoli di bigiotteria. Conto le lampade. Ce ne sono di due tipi: i classici faretti incassati nel muro e le plafoniere con doppi neon. Arrivo a contarne 80-90 ma poi perdo il conto. Le conto di nuovo e, anche se non ho fatto un conteggio preciso, sono più o meno 80-90.

Entro poi in una libreria. È un locale di medie dimensioni. Provo a contare tutti i punti luce ma, essendo di tipo diverso ed essendo sistemati in diverse posizioni trovo difficoltà a contarli correttamente anche se saranno più di 100.

Passando davanti ad altri negozi noto come i punti luce sono un elemento importante dell’arredamento.

Vorrei però fare un conteggio preciso dei vari punti luce, magari suddividendoli per tipo. Ci provo con il negozio di cui alla foto 1. Appena entrato la commessa mi chiede se può essermi utile. Le dico di no perché intendo dare solamente uno sguardo. Mi rendo subito conto che il compito che mi ero prefissato non è attuabile perché i punti luce sono moltissimi, di tipo diverso e messi da tutte le parti. Ci sono i classici faretti appesi alla controsoffittatura, ci sono quelli incassati nella controsoffittatura, fra i muri e il soffitto e fra la controsoffittatura (che non copre completamente il soffitto) e il soffitto ci sono i classici neon, ci sono dei punti luce nelle vetrinette, all’interno dei pannelli appesi alle pareti, ecc. ecc. Per contarli avrei dovuto fare avanti e indietro nel negozio per una decina di volte e ciò avrebbe insospettito la commessa e, soprattutto, un signore addetto alla vigilanza, dall’aspetto di quelli che si vedono nei film americani.

E’ da notare che i punti luce dei vari negozi che ho visitato sono tutti accesi, indipendentemente dal fatto che molti negozi abbiano ampie vetrate da cui entra molta luce. Bisogna anche aggiungere che dalle porte, che sono normalmente aperte, esce aria fresca proveniente dagli impianti di condizionamento: si immagini lo sperpero di energia elettrica dovuto alla scelta di tenere le porte aperte.

Mi dirigo poi in un locale che avevo notato essere in ristrutturazione. Prima c’era una banca, mi dice l’operaio a cui mi rivolgo e a cui chiedo di poter fare delle foto.

Può darsi che abbiano già portato via del materiali ma ciò che colpisce sono il mucchio di fari e telai che sostenevano i pannelli delle controsoffittature.

Pensandoci bene bisogna considerare che sono molte le difficoltà nell’utilizzare i materiali che sono stati asportati. Per esempio i fari non potrebbero mai essere riutilizzati perché sono stati danneggiati. Sia i punti luce che i pannelli e quasi tutto il materiale di risulta non sono fatti di un solo materiale per cui il loro riuso presso fonderie o vetrerie sarebbe pressochè impossibile.

Lo stesso discorso fatto con l’arredamento degli esercizi commerciali si può fare per le abitazioni private.

Quando una coppia mette su casa o si traferisce in una nuova casa allora è l’occasione di ammodernare tutto. Vengono buttati giù muri divisori, disfatti pavimenti e buttati via eventuali mobili utilizzati dai vecchi inquilini. Ciò avviene anche quando i pavimenti hanno un certo valore estetico. Alcuni anni fa nell’appartamento a fianco di casa mia venne abitare un giovane: coprì il pavimento fatto alla veneziana (che è il modo in cui a Bologna si facevano i pavimenti negli anni cinquanta-sessanta del secolo scorso) con un parquet di legno e distrusse un lungo armadio a muro che mi sarebbe potuto servire. Mi diceva un mio amico che in un appartamento sotto il suo abitava una coppia anziana. La signora obbligava il marito a usare, per tutto il giorno, le pattine, in modo da non rovinare i pavimento di marmo. In seguito la coppia di anziani si trasferì e al loro posto arrivò una giovane coppia. La prima cosa che fecero i nuovi inquilini fu di abbattere i muri divisori e di sostituire tutti i pavimenti.

Quanto sopra detto fa capire la complessità delle trasformazioni che ci attenderanno se vorremo continuare a condurre un modo di vita con condizioni accettabili. Sarà necessario cambiare tutto: dai nostri comportamenti quotidiani alle relazioni interpersonali, dalle modalità tecniche di produzione ai (e non potrebbe essere diversamente) rapporti di proprietà dei mezzi di produzione, e tanto altro.

Molto dovrà essere fatto dalle manifatture, che dovranno seguire criteri diversi da quelli seguiti finora, producendo non beni a obsolescenza programmata o che sia impossibile riparare (ma ciò, come si accennava poco sopra, non può essere disgiunto da una rivoluzione nella proprietà dei mezzi di produzione).

Fra i tanti comportamenti quotidiani (e facendo riferimento al tema di questo lavoro) bisognerà, per esempio, spegnere le luci quando non è necessario, sfruttando la luce che proviene dall’esterno; le imprese addette alla ristrutturazione degli esercizi commerciali dovranno prestare attenzione allo smantellamento dell’arredamento, facendo in modo di non rovinare niente perché sarà riutilizzato; bisognerà creare un mercato dell’usato, così come esisteva fino a qualche decennio fa.

Ricordo che quando ero studente universitario parte dell’arredamento degli appartamenti abitati da studenti (dai tavoli alle sedie, dal frigorifero alla lavatrice, ecc.) veniva acquistato come usato dal rigattiere o da altri studenti che andavano via.

Necessariamente bisognerà ripristinare modi di vita del passato. La storia però non si ripete ma in questo caso, almeno, in modo positivo: si immagini l’importanza che assumerebbe il web in questo nuovo contesto.

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4 risposte a “Ecologia delle piccole cose: punti luce, coibentazione e altro

  1. Bene arrivati su wordpress!

    Beh, il mercato dell’usato sottotraccia esiste ancora, almeno in provincia. I giornaletti “free press” sono pieni di annunci del tipo “cerco cucina in regalo” o “cedo vecchio armadio a x euro”; è un tipo di annuncio frequente. E mi fa ben sperare il fatto che esistano ancora persone che prima di buttare una cosa si domandano se non sia possibile far si che continui a vivere…

  2. Recentemente ho cambiato casa, sono entrato in un apartamento già dotato di lampadari e lamadine in quasi tutte le stanze.
    Ho imbincato (“imbiantcare” per me significa ancora “bianco”) ho pulito qualche lampadario, uno l’ho spostato ed ho messo un po’ di carta di alluminio nel retro del lampadario.
    ….
    Infine ho dimezzato (senza cambiare tecnologia) la potenza delle lampadine.

  3. Credo di essere una specie di marziano. Ho cambiato casa due volte, ed entrambe, entrando nella nuova casa, ho conservato il possibile dell’esistente. Ho anche chiesto al precedente proprietario di non buttare (come pensava di fare) la vecchia lavatrice, che mi è servita ancora per diversi anni.

    Ho dovuto sostituire l’impianto elettrico (perché vecchio di 30 anni ed assolutamente fuori norma), ma ho conservato molti dei vecchi lampadari. Ho messo il parquet in una stanza, senza rimuovere il pavimento precedente (comunque di scarso valore), e conservato tutti i pavimenti, resistendo all’elettricista che mi suggeriva di fare l’impianto “a pavimento” , “tanto i pavimenti van cambiati comunque”. Credo di aver risparmiato diverse migliaia di euro, di cui una parte ho investito nel migliorare l’isolamento e l’efficienza energetica, ma nel mio condominio sono stato l’unico a fare questa scelta, tutti i nuovi proprietari hanno sostanzialmente demolito la vecchia casa per rifare gli interni daccapo.
    Dimenticavo: le mie bollette sono semplicemente ridicole rispetto a quelle di tutti gli altri condomini: 250 euro di elettricità ed altrettanti di gas L’ANNO.

  4. Hai detto bene Gianni Comoretto, ritenendoti una specie di marziano.
    Infatti solo una razza aliena rispetto a quella attuale ha possibilità di ereditare la Terra.
    Una razza, ma preferisco il termine genìa, che sappia riconoscere e rimediare alle follie indotte dalla collassante civiltà della soddisfazione illimitata di ogni desiderio.
    Quanti sanno che la produzione di gallio mondiale annuale è di solo 100, -cento-, tonnellate? e che non esistono miniere di gallio, perchè si estrae dai fanghi anodici di altri metalli, non proprio abbondanti neanche loro?
    E l’illuminazione a LED implica l’uso del gallio.
    Poco gallio, pochi LED, poca efficienza energetica.
    Poca efficienza energetica, molta selezione genetica.

    Gli stolti precipiteranno nel dirupo di Seneca muti.

    (parafrasi da un verso di Cesare Pavese, scenderemo nel gorgo muti)
    Un saluto, MarcoSclarandis

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