La fine e il nuovo inizio di ASPO

Toufic El Asmar, Vice Presidente dimissionario di ASPO Italia

Ugo Bardi, fondatore di ASPO Italia, vede giusto quando dice che il compito originale dell’associazione si è ormai esaurito. ASPO Italia, sezione italiana dell’associazione scientifica ASPO (Association for the Study of Peak Oil) fu fondata intorno al 2005 con lo scopo principale di studiare le dinamiche delle estrazioni e dei consumi del petrolio e del gas e le conseguenze derivanti da tali attività sull’ambiente, l’ecologia, la salute umana; ma anche sulle società moderne e meno moderne, e sulle loro rispettive economie.

I membri di ASPO Italia, in generale, si sono attivati durante l’ultimo decennio per capire i fenomeni e cercare di proporre eventuali soluzioni di mitigazione e di adattamento, ossia di sostenibilità e resilienza. Numerose proposte tecnico – politiche erano state sviluppate e presentate ai decisori (amministratori e politici in generale) allo scopo di creare una strada verso una società più sostenibile, capace di mantenere un certo livello anche minimo di benessere, seguendo le indicazioni base uscite dagli scenari dei modelli utilizzati nel rapporto “Limit To Growth” pubblicato nel 1972 (e re-visionato durante gli anni successivi) dal Club di Roma.

La strada non è stata facile e questo come ASPO Italia lo sapevamo. Tuttavia, grazie al lavoro di molti, sono però stati raggiunti risultati incredibili. Basta pensare che fino al 2002 – 2003, le fonti rinnovabili rappresentavano circa il 25% della produzione energetica Italiana (18% nel 2000) mentre è proprio grazie all’attività delle associazioni ambientaliste, di molti iscritti al partito dei Verdi Italiani e in particolare all’attività iniziale dei membri fondatori di ASPO Italia, il Paese, malgrado le vicissitudini delle lobby e della maggior parte dei partiti Italiani, ha visto le Rinnovabili crescere raggiungendo il record di +25.974 GWh rispetto al 2000 (fonte, Silvia Morelli del GSE).

Non solo, ASPO Italia, durante il periodo 2004 – 2010 si è mossa anche sui fronti della gestione dei rifiuti quando l’allora presidente di ASPO Italia, Ugo Bardi, partecipò alla “Commissione Intermi-nisteriale (Ambiente e Industria) per le Migliori Tecnologie di Gestione e Smaltimento dei Rifiuti” sviluppando nel 2007, insieme ai suoi colleghi della commissione, un documento completo per una gestione virtuosa di una risorsa che tutti chiamano rifiuti ma che effettivamente per come le cose si sono evolute oggi, non possono che essere considerate come Risorse per il futuro. Oltre ai rifiuti, ASPO Italia aveva sostenuto, sempre durante lo stesso periodo, il retrofit elettrico (fiat 500, ad opera dell’associazione Euro Zev) e in parallelo l’ideazione del progetto RAMSES (finanziato completamente dalla Unione Europea) per lo sviluppo del primo veicolo completamente elettrico per l’agricoltura.

I campi di attività di ASPO sono sempre stati ampi e variegati, dalla divulgazione tecnico scientifi-ca, alla formazione, alla pubblicazione di documenti e articoli (sia nel sito dell’Associazione http://www.aspoitalia.it che nei suoi due blog, Risorse Economia Ambiente e Nuove Tecnologie Energetiche, dove si trovano i migliori contributi tecnici, scientifici, ambientali, sociali, politici ed economici dei vari soci ma anche di semplici simpatizzanti).

Purtroppo, e lo scrivo di malincuore, non basta e non basterà. Intanto la situazione si è deteriorata, a tutti i livelli. La politica è completamente assente da quasi 20 anni, e se ha avuto qualche cenno di presenza era solo per tirare fuori delle decisioni che sono sempre andate nel senso contrario alla sostenibilità; le maggiori linee guida o anzi le migliori burlesque dei politici sono state quelle di portare avanti gli interessi del mondo della finanza, degli immobiliaristi e dei cementificatori, delle lobby del petrolio e del gas.

Molto tempo e molti soldi sono stati sprecati in politiche che hanno favorito gli inceneritori (chiamandoli per eufemismo termovalorizzatori), le centrali nucleari, la produzione delle auto convenzionali a combustione (chiamate Euro 2, 3, 4), snobbando completamente qualsiasi soluzione alternativa. Sono state favorite le politiche delle cosiddette grandi opere, l’espansione urbanistica selvaggia con le conseguenti bolle immobiliari (vedi la Spagna), la corruzione finanziaria – politica, la distruzione dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità, e l’inizio della fine delle risorse in generale.

Questa perdita di tempo potrebbe, forse, diventare fatale non solo per le prossime generazioni ma anche per quelle attuali compresa la nostra.

I problemi che abbiamo affrontato come associazione erano troppi e rimangono i soliti, con l’aggravante che oggi sono peggiorati in maniera esponenziale. Chi riesce a immaginarsi il sistema Terra nella sua complessità, chi tenta di seguire i percorsi delle varie crisi in atto, si renderà conto che ormai siamo molto al di là della fase di allarme, e abbiamo superato abbondantemente il punto di non ritorno: siamo in completo deficit ecologico, climatico, umano, ed economico (siamo cioè in Overshoot): la domanda di risorse è talmente superiore ai fabbisogni quotidiani della attuale popolazione mondiale e delle sue società iper-consumistiche che ci vorrebbero almeno 1,5 – 2 pianeti simili al nostro per soddisfarla. E se le cose, nel breve o medio periodo, dovessero continuare ci vorrebbero forse più di 5 pianeti Terra.

Penso che ormai sia insufficiente se non riduttivo continuare a parlare di petrolio, gas, energie rinnovabili. Il pericolo invece è molto più ampio e la sua ampiezza sarà la risultante dell’azione di tre problemi fondamentali:

a- La continua crescita della popolazione, in particolare nelle aree considerate ad economia emer-gente (Cina, India, Pakistan) ma anche in quelli ad economia meno emergente (Nord Africa, e Afri-ca Saheliana in particolare, ed il Medio Oriente con Gaza, Iran, Libano, e ovunque il fattore umano inteso come numero di persone è considerato un arma per le prossime guerre settarie o di cosiddetta liberazione);

b- I cambiamenti climatici ed in particolare il riscaldamento globale, fenomeno negato da troppi ma che si sta manifestando in questo 2012 con inverni estremamente rigidi e estati bollenti, il cui fenomeno più inquietante è la siccità diffusa superiore a quella del 2003, e le cui conseguenze economi-che e di sicurezza alimentare mondiale si sentiranno soltanto nell’anno a venire.

c- La crisi finanziaria – economica, che è conseguenza non soltanto dei comportamenti demenziali di banche e assicurazioni, del mondo della finanza, della cecità totale e stupidità dei politici stessi. E’ soprattutto, per chi ancora non lo avesse capito, una prima conseguenza amara dell’esaurimento delle risorse (energetiche, minerarie, idriche, e alimentari).

Dunque, il problema oggi non è il ritorno ad una società e ad un pensiero comunista (come qualcuno ancora auspica) che alla fine ha dimostrato il proprio fallimento, e nemmeno quello di proporre un pensiero ambientalista idealista e puro; il problema è cercare di trovare una nuova strada per arginare l’aggressività e gli effetti nefasti del capitalismo selvaggio del quale troppi regimi anche dichiaratamente comunisti, oggi, fanno ampiamente parte e di cui godono gli effetti. Non basta più dire alle persone che il petrolio ormai è in esaurimento, ma va raccontata tutta la storia e questa storia purtroppo è e sarà segnata da catastrofi (tra l’altro già in corso).

A questo punto credo che sia tempo di proporre qualcosa di nuovo, di continuare a cercare le migliori soluzioni che dovrebbero servire i pochi fortunati (rispetto ai 7 miliardi e passa di esseri umani) a capire come adattarsi ai cambiamenti e come mitigare gli effetti disastrosi di questi cambiamenti. Questa è la sfida del futuro, questo è quello che io riesco a vedere come strada principale per potere creare una certa resilienza per le generazioni future.

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