CCS: il carbone pulito che pulito non è

Debora Aru e Lou Del Bello – Pubblico Giornale

La lotta dei 470 minatori della Carbosulcis per proteggere il loro posto di lavoro continua, ancora a quasi 400 metri di profondità. Mercoledì la notizia che uno dei leader della protesta si è tagliato un braccio al grido di “E’ questo quello che vogliono”? La loro richiesta al Governo è quella di sostenere il progetto che prevede il rinnovo dell’impianto minerario attraverso il CCS (carbon capture and storage), la tecnologia che mitiga l’impatto delle emissioni inquinanti attraverso lo stoccaggio e la cattura di CO2 direttamente nel sottosuolo. Costo del progetto: 200 milioni di euro.

Ma cos’è il carbon capture and storage?

La tecnologia CCS è spesso associata all’inappropriata definizione di “carbone pulito”. Negli ultimi anni, come conferma il rapporto World Energy Outlook 2011 dell’International Energy Agency (IEA) l’industria globale del carbone ha visto una nuova primavera. Con l’innalzarsi del prezzo del petrolio, questa sembra una buona alternativa per disporre di energia abbondante a basso prezzo, anche se con efficienza energetica ridotta a circa un terzo di quella del petrolio. Il problema del carbone è la necessità di mitigare le emissioni inquinanti, a cui la CCS intende far fronte.

Il processo di trattamento delle emissioni ne prevede la pressurizzazione, il trasporto tramite apposite tubature ed infine l’iniezione e lo stoccaggio in grandi serbatoi naturali, come formazioni saline profonde o bacini petroliferi esauriti

Il problema della CCS, in generale come nel caso della miniera della Carbosulcis, è che questa tecnologia non produce energia ma rappresenta solo uno strumento di mitigazione, dall’efficienza e dalla sicurezza ancora in discussione. L’anidride carbonica stoccata viene definita sostanza inerte. In realtà, la molecola di anidride carbonica, che è acida, reagisce con molte altre, in particolare con quelle dei silicati.

“Sebbene il CO2 sia un componente naturale di molti giacimenti – commenta Ugo Bardi, chimico e professore all’università di Firenze, esperto in scienze del clima ed energie rinnovabili – averlo come componente, o come il 100% del gas presente non è la stessa cosa. La velocità di una reazione chimica dipende anche dalla concentrazione, come pure ne può dipendere il punto di equilibrio. Siccome queste re-iniezioni massicce di CO2 nel sottosuolo non sono mai state fatte nella storia dell’intero pianeta, non possiamo essere sicuri di cosa succederà se ci mettiamo a farlo su grande scala“.

Gli esperti avanzano anche perplessità sulla difficoltà di prevedere un possibile ritorno in atmosfera dell’anidride carbonica attraverso camini di fuga, aspetto che da un lato vanificherebbe tutti gli sforzi fatti per confinarla, dall’altro potrebbe mettere a rischio le popolazioni che vivono nelle vicinanze. L’anidride carbonica, infatti, è un gas che quando supera certe concentrazioni (oltre il 10% in volume) risulta letale.

Inoltre, i costi elevati di questi impianti potrebbero essere effettivamente compensati solo da un’applicazione su larghissima scala che al momento non è in vista. Secondo quanto comunicato dalla Commissione Europea, i prezzi per un impianto dotato di CCS sono approssimativamente più alti del 30-70% rispetto ad un impianto standard. Questo, precisa la nota, si traduce in diverse centinaia di milioni di euro per impianto.

Anche i costi di gestione crescono del 25-75%, a causa della perdita di efficienza dovuta alla cattura e al trasporto della CO2. “Ci vorrà del tempo per superare gli ostacoli economici alla diffusione della CCS”, sostiene la Commissione.

Secondo il Dossier del WWF “Carbone un ritorno al passato inutile e pericoloso” a cura di Massimiliano Varriale e pubblicato nel maggio di quest’anno, la qualità del combustibile proveniente dal vecchio distretto carbonifero del Sulcis sarebbe pessima, a causa dell’elevata percentuale di zolfo (6%, dieci volte superiore rispetto a quello d’importazione) che ne rende difficile l’impiego. E’ forse anche questo uno dei motivi per cui l’ipotesi di costruire un nuovo impianto, integrato alla ripresa delle coltivazioni minerarie, in passato aveva trovato poco spazio.

Un piano che sarebbe stato possibile solo grazie a finanziamenti in regime CIP6 (gli incentivi per l’energia prodotta da fonti rinnovabili). In sostanza il nuovo progetto, fortemente sostenuto dalla regione Sardegna che vuole rilanciare il distretto minerario rendendolo un polo di ricerca e sperimentazione sul “carbone pulito”, dovrebbe prevedere la costruzione di un nuovo impianto. La sua potenza sarà di 450 MW e sarà integrato allo sfruttamento della miniera di Nuraxi Figus (che dovrebbe coprire circa il 50% del fabbisogno della centrale, la restante parte sarebbe importata dall’estero).

Il tutto dotato di un impianto dimostrativo di cattura e confinamento della CO2 (delle 2,6 milioni di tonnellate di CO2 prodotte ogni anno, circa 1,65 sarebbero catturate). Nell’ipotesi progettuale, che vede la partecipazione dell’ENEA, del Ministero dello Sviluppo Economico e di Sotacarbo, si parla del ricorso a finanziamenti pubblici previsti dalle norme vigenti di fatto assimilando il carbone alle rinnovabili.

Advertisements

3 risposte a “CCS: il carbone pulito che pulito non è

  1. Grazie, avevo già capito che la faccenda puzzava ma ora è molto più chiaro!

  2. Scommettere sul carbone nella realtà italiana sarebbe come scommettere sui cammelli in Norvegia. Non so come, ma noi italiani siamo sempre pronti a seguire le avventure altrui; senza curarci della fattibilità dell’impresa a casa nostra.

  3. Ciao ragazzi, complimenti per l’articolo.
    Credo nell’iniezione della CO2 nel sottosuolo solo se finalizzata all’incremento del fattore di recupero nei pozzi petroliferi… lì ha un senso. Farlo in Italia mi sembra un pò come volersi ripulire la coscienza rischiando di rendere, con il 50% dei costi maggiorati, l’energia da carbone non più attrattiva neanche dal punto di vista economico; spero solo che non venga classificato come rinnovabile magari godendo anche della priorità di dispacciamento!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...