Tutti i trucchi per grattare il fondo del barile

Lou Del Bello – Sottobosco.info

La Exxon Mobil e il suo partner russo OAO Rosneft si preparano a trivellare il mare di Kara, una zona dell’Oceano Artico tanto remota da essere stata usata come discarica di scorie nucleari per venticinque anni.

Durante questo periodo, le navi russe avrebbero abbandonato nelle profondità marine oltre 17.000 barili di materiale radioattivo. Nonostante le rassicurazioni provenienti dalla Norwegian Radiation Protection Authority, secondo quanto riferito da Bloomberg, il direttore Per Strand non può garantire la massima sicurezza dell’operazione.

Questo è solo l’ultimo di una serie di esperimenti estrattivi estremi che testimoniano gli attuali problemi della produzione di idrocarburi a livello globale. Nonostante la difficoltà tecnica di valutare la reale capacità dei giacimenti, e gli impedimenti dati dal mercato finanziario ad una comunicazione trasparente, sembra ormai evidente che il petrolio facile cominci a scarseggiare. I progetti per trivellare aree sempre più impervie, con costi elevati e una produzione attesa a bassa ERoEI si moltiplicano.

Nel frattempo in Italia, la Strategia Energetica Nazionale proclama da un lato di abbracciare la green economy, dall’altro sostiene di voler incrementare la produzione interna di idrocarburi, soddisfacendo il 18% della domanda energetica nazionale.

Una scelta criticata da molti tecnici e scienziati, che hanno messo in luce come gli importanti investimenti previsti dal piano prospettino un ritorno economico di brevissima durata, a causa della limitatezza dei giacimenti nostrani.

Tuttavia il problema dell’indipendenza energetica è di portata globale. Molti paesi, dotati di infrastrutture insufficienti per sfruttare l’energia rinnovabile, possono sperare di raggiungere una sufficiente autonomia solo potenziando l’uso dei carburanti fossili.

Così la corsa agli idrocarburi non si ferma, e dopo le polemiche sui combustibili non convenzionali che dovrebbero rappresentare “the next oil revolution” comincia lo sfruttamento del cambiamento climatico come risorsa strategica per sfruttare zone fino ad oggi irraggiungibili.

In Nord America, all’indomani della tremenda siccità che ha devastato il continente, il ghiaccio estivo sull’Oceano Artico è risultato essere il più sottile mai misurato: questo ha rappresentato per le compagnie petrolifere, segnatamente per la Shell Alaska, una grande opportunità.

“Sono uno di quelli che tifano per un’estate senza fine in Alaska”; ha fatto sapere il vice presidente Peter E. Slaiby. La compagnia, infatti, ha speso negli ultimi sette anni 4,5 milioni di dollari nel tentativo finora fallito di esplorare i mari di Beaufort e Chukchi.

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5 risposte a “Tutti i trucchi per grattare il fondo del barile

  1. Allora speriamo che addosso alla sua compagnia piombi un inverno senza fine in Alaska. Che il GW sia a causa antropica è tutto da vedere ma, soprattutto, che sia un fatto globale (e cifre e grafici non lo confermerebbero) è un azzardo affermarlo. Tanto per dirne una, come spiegare i massimi dell’antartide in pieno GW?
    Ma a qualcuno oggi fa comodo sfruttare il terrorismo climatico per fini nemmeno tanto difficili da capire.
    E’ tempo di decrescere causa peak oil, ma non vogliono ancora dircelo apertamente; però se dobbiamo consumare di meno per evitare che il pianeta vada arrosto forse è più digeribile per tutti.
    Per ora continuano ad agitare il mantra della crescita (per i creduloni), ma ancora per poco…

  2. L’Europa e gli Stati Uniti hanno “piccato” nelle emissioni di CO2 molto tempo fa; sono un po’ stanco di vedere sottinteso ALTRO o di leggere che è tempo di “decrescere causa peak oil”: il peak oil glovale è del 1985, da quando il petrolio è ridiventato la seconda fonte di energia del mondo, facendosi rimpiazzare dal carbone. La nosta parte di riduzione (involontaria) di CO2 l’abbiamo già svolta, il mondo è colato a picco quando gli USA hanno sotterrato tutte le scienze in favore della sola economia (sposata come ideologia) e l’oriente ha sposato il loro modello di crescita ed ha accettato di diventare la discarica, la prigione e la fabbrica del Primo Mondo. Abbiamo fallito tutti, non dobbiamo più decrescere ma sforzarci di sopravvivere.

  3. Segnalo, a lato, che il picco delle emissioni di CO2 in Europa equivale anche al picco della velocità della moneta, quello del PIL procapite è invece di un paio di anni dopo. Sono osservazioni che hanno un loro interesse…

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