Le radici di una vecchia fornace

Armando Boccone

L’abbondanza del petrolio e degli altri combustibili fossili ha reso possibile negli ultimi due-tre secoli sostenere un incremento demografico e una produzione economica nemmeno lontanamente paragonabili a quanto avvenuto in tutta la storia umana precedente.

Mai le persone sono state così tante e hanno avuto a disposizione una tale abbondanza di beni e servizi come ora, anche se ci sono notevoli differenze fra le diverse parti del mondo, con zone molto ricche e zone dove invece c’è difficoltà nell’ottenere cibo, acqua potabile e condizioni igieniche e sanitarie accettabili.

C’è da tremare al solo pensare cosa avverrà nelle concrete condizioni di vita dell’umanità quando quell’abbondanza di combustibili fossili sarà solamente un lontano ricordo.

Dopo questa breve “parte distruttiva” passo subito alla “parte costruttiva” di questo lavoro.

Sono rimasto affascinato da quanto disse Alì Samsam Bakthiari al congresso Aspo Italia di Firenze nel marzo del 2007. Questo studioso (che è strato uno dei primi a capire l’imminenza e l’importanza del picco del petrolio, cioè del raggiungimento della sua massima produzione per poi assistere al suo lento ma continuo declino) disse che il XXI secolo sarà il secolo del ritorno radici, cioè della riscoperta delle conoscenze umane che ci hanno guidato nei secoli precedenti l’era petrolifera.

L’estate dell’anno scorso con la mia compagna ho trascorso una ventina di giorni di ferie al mio paese di nascita. Come ogni anno ho fatto una ricerca che avrebbe interessato i temi cari ad Aspo Italia.

Mi sono interessato al tema della distanza che i materiali e i prodotti fanno prima di arrivare sui luoghi in cui sono utilizzati. Ne è venuto fuori un lavoro che ho intitolato “Case arredate a Km 0” (pubblicato sul blog Risorse, Economia e Ambiente il 15 gennaio 2012) , in cui mettevo in evidenza come, nel mio paese di nascita, fino alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso, tutto ciò che veniva utilizzato per la costruzione e l’arredamento delle case provenisse dalle immediate vicinanze del paese (addirittura entro poche decine di metri, come avveniva per la produzione dei mattoni, coppi e altri laterizi necessari per la costruzione delle case) e come le porte, le finestre e la mobilia venissero prodotti dalle falegnamerie del paese.

la fornace in funzione

Per quanto riguarda il tema delle fornaci molto importante è stata l’intervista a un vecchio muratore-fornaciaio (mi pare avesse 87 anni). Oltre a raccontarmi degli aspetti tecnici della costruzione delle fornaci e della cottura dei mattoni mi ha indicato anche l’esatta ubicazione e i proprietari delle varie fornaci (tutte disposte nelle immediate vicinanze del paese).

Quest’anno come ogni anno con la mia compagna ho trascorso una ventina di giorni al mio paese di nascita. Ho cercato di interessarmi delle nevere, cioè dei posti dove veniva raccolta la neve durante l’inverno e conservata per l’estate seguente. La neve serviva per preparare i sorbetti, cioè un po’ neve con un po’ di sciroppo o liquore (i gelati di una volta). Infatti quando ero bambino dicevano i vecchi che una volta, quando non c’erano i frigoriferi e i gelati, d’estate si gustavano appunto i sorbetti.

Però avevo sempre dato poco credito a queste informazioni perché pensavo che la neve non potesse conservarsi fino all’estate, visto le temperature che si raggiungevano già a partire dalla primavera. Quando poi dopo molti anni mi sono trasferito a Bologna ho sentito le stesse cose dai vecchi bolognesi. In seguito facendo delle escursioni sull’appennino fra Bologna e Pistoia ho fatto la scoperta delle ghiacciaie, cioè grosse trincee dove si conservava la neve per l’estate successiva. In seguito ho avuto altre prove della conservazione della neve, come per esempio l’esistenza di una ghiacciaia del XIV secolo che sta nella parte ipogea di un grosso albergo in via Indipendenza 69 a Bologna.

Qualcuno mi ha detto che nella parte vecchia del paese, nel versante disposto a tramontana (probabilmente da intendersi disposto a nord) c’era una nevera. Però le indicazioni che ho ricevuto non erano tali da indurmi a portare avanti la ricerca. Ho chiesto a un vecchio insegnante: mi ha detto che era impossibile conservare la neve fino all’estate successiva perché la neve si scioglie se la temperatura è superiore a zero gradi. Per quanto riguarda le conoscenze del passato riguardo alle nevere ho tratto la conclusioni che le radici che ci collegano alle conoscenze e alle pratiche del passato sono troppo esili (se non proprio recise): tenterò una nuova ricerca l’estate dell’anno prossimo.

Un bel giorno dal fotografo (a cui alle volte mi sono rivolto per avere suggerimenti per le foto che faccio) ricevo l’informazione che appena fuori dal paese, in località san Donato, c’è una fornace potenzialmente in attività e di cui mi dice anche il nome del proprietario. E’ una fornace tradizionale sia nella struttura che nel funzionamento. Non volevo credere a questa informazione perché se ci fosse stata una fornace ancora in funzione mi sarebbe stato comunicato dal vecchio muratore-fornaciaio che avevo intervistato l’anno precedente.

Comunque qualche giorno dopo con la mia compagna e sulla scorta delle informazioni ricevute mi reco alla fornace: è distante circa 2-300 metri dal paese.

Vicino alla fornace troviamo il fornaciaio nonché proprietario della fornace (un signore di 85 anni) con uno dei nipoti, un ragazzo di 16 anni.

Gli racconto della storia di come ero venuto a conoscenza di quella fornace e inizio a fargli alcune domande. Dalle risposte date si capisce subito la forza e anche il futuro di questa fornace: si può indicare con l’espressione che sempre più viene usata in questi ultimi anni e cioè “Km 0”. Penso che “Km 0” sia una delle radici, una delle conoscenze, dei modi di vita e di produzione del passato a cui pensava Alì Samsam Bakthiari nel suo intervento al congresso di Aspo Italia a Firenze nel marzo del 2007.

Alcuni anni fa ho fatto una ricerca in due grossi supermercati di una media città del nord Italia: misi in evidenza come molti prodotti (dalla frutta al pesce, dagli ortaggi alla carne) facevano migliaia di km per arrivare al luogo in cui sarebbero stati consumati (l’articolo che intitolai “La globalizzazione impazza” e in cui esposi i risultati di questa ricerca fu pubblicato sul blog “Risorse, Economia e Ambiente in data 31 gennaio 2010).

Tutto ciò che serve alla fornace è situato entro poche decine di metri: la legna e le frasche per alimentare la fornace provengono dalla potatura dell’uliveto sul cui margine insiste la fornace stessa e la cava dell’argilla è distante pochi metri. Tutto è disposto entro una trentina di metri: dalla molazza che serve a impastare l’argilla con l’acqua, al laboratorio dove sono fatti i mattoni e al posto dove vengono posti ad asciugare, oltre ovviamente alla fornace e al deposito dei mattoni già cotti.

La cava da cui si estrae l’argilla è a pochi metri dalla fornace

Le fascine di frasche derivano dalla potatura degli ulivi

L’energia elettrica per fare funzionare la molazza e per altri usi e l’acqua sono prese dalla rete cittadina (la fornace come dicevo è disposta a circa 2-300 metri dal paese).

Col signore e con suo nipote parliamo dei problemi attinenti l’attività che svolgono. Arrivo a sapere che con la fornace producono soprattutto mattoni e mattonelle per fare i pavimenti e mattoni per la muratura. Il signore mi dice con orgoglio che con i suoi mattoni e mattonelle sono stati pavimentati alcuni Sassi di Matera e un elegante resort ottenuto ristrutturando una vecchia e abbandonata masseria fortificata distante alcuni km dal paese. Continua dicendo che ha ricevuto commesse anche dal Trentino Alto Adige e dalla Romagna e che il mercato per i suoi prodotti è rappresentato soprattutto dalla ristrutturazione di edifici di interesse storico.

La prima fase della produzione del mattone

il mattone è stato creato, ma deve ancora asciugare e poi essere cotto nella fornace

I mattoni attraversano varie fasi di asciugatura prima di essere cotti

Il signore però è preoccupato per il futuro della fornace. Pensa che quando non ce la farà più a lavorare possa essere abbandonata. Mostra timidamente la speranza che suo nipote che è là presente e l’altro più grande che frequenta l’università possano mantenerla in attività. Io e la mia compagna interveniamo dicendo che quella vecchia e tradizionale attività può essere svolta in tanti modi e che anzi con l’uso del WEB e dei nuovi mezzi di comunicazione quell’attività potrebbe essere arricchita e migliorata. Ma l’asso nella manica di questa vecchia fornace è nel concetto di Km 0, che sarà sempre più fondamentale nel futuro!

Dopo che è avvenuta la cottura dei mattoni dalla fornace viene asportata la copertura e i mattoni sono rimossi

Questo lavoro è corredato di alcune foto fatte da me durante la visita alla fornace e da altre fatte in precedenza (fornitemi dal nipote del fornaciaio) durante le varie fasi dell’attività della produzione e cottura dei mattoni

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3 risposte a “Le radici di una vecchia fornace

  1. Posso confermare che anche a Faenza (RA) alcuni palazzi nobiliari, conventi, l’Ospedale e il vecchio Macello Comunale erano dotati di “conserve” ossia ghiacciaie, che venivano riempite di neve per conservare la carne ed altre derrate. Tali ghiacciaie erano composte da ambienti circolari seminterrati coperti a cupola, posti sotto il fabbricato o coperti da un tumulo di terra (tipo tomba etrusca); anche i sotterranei di alcuni torrioni delle mura quattrocentesche erano stati destinati a tale uso. Nel settore nord del fossato sottostante le mura esistevano, nell’Ottocento, alcuni piccoli specchi d’acqua dai quali si raccoglieva il ghiaccio da portare anch’esso nelle conserve e per vari usi. Le fornaci a legna per laterizi e stoviglie invece erano poste a corona appena fuori della città e tutte avevano la propria cava in adiacenza, oltre che essere vicine ad un canale o al fiume per rifornirsi d’acqua.
    Stefano Saviotti

  2. Pingback: Recente passato...prossimo futuro!? - Decrescita Felice Social Network

  3. Salve Sig. Armando, ,ho una vecchia fornace ove un tempo mio pasdre vi lavorava. Vorrei ristrutturarla e metterla in funzione, ha da darmi qualche consiglio al riguardo ? la ringrazio anticipatamente.

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