Elezioni americane: il vento è cambiato?

Dario Faccini

E così è capitato. Con l’impatto dell’uragano Sandy sulla costa orientale degli Stati Uniti, la questione climatica è entrata di forza nella campagna elettorale presidenziale americana. I cambiamenti climatici diventano mainstream sul più importante palcoscenico politico, a pochissimi giorni dalle elezioni e in una situazione di sostanziale testa a testa.

Il merito è interamente del sindaco di New York, il miliardario Michael Bloomberg, che in un articolo dal titolo eloquente “A Vote for a President to Lead on Climate Change”, scrive:

“In appena 14 mesi, due uragani ci hanno obbligato ad evacuare i quartieri –  cosa che il governo cittadino non aveva mai dovuto fare prima. Se questa è la tendenza, semplicemente non è sostenibile.

Il nostro clima sta cambiando. […]

Qui a New York, il nostro piano globale di sostenibilità — PlaNYC – ci ha permesso di tagliare la nostra impronta di carbonio del 16% in soli 5 anni[…]

Ma non possiamo farlo da soli. Abbiamo bisogno della leadership della Casa Bianca – e negli ultimi 4 anni Barack Obama ha intrapreso importanti passi per ridurre il nostro consumo di carbonio […]”

Bloomberg ricorda poi che anche lo sfidante Mitt Romney, quando era governatore del Massachusetts, firmò un piano regionale di riduzione del 10% delle emissioni climalternati, ma…

“[…] da allora, ha invertito la rotta, abbandonando quel piano che aveva appoggiato in passato […]”

Uno [degli sfidanti] vede il cambiamento climatico come un problema urgente che minaccia il nostro pianeta; l’altro no. Voglio che il nostro presidente anteponga le evidenze scientifiche e la gestione del rischio alle politiche elettorali.”

infine conclude, riferendosi ad Obama:

“[…] può realizzare quella speranza che ha infuso quattro anni fa e può condurre il nostro paese verso un futuro migliore per i miei e i vostri figli. Per questo voterò per lui.”

Questo endorsement, cioé pubblico appoggio alle elezioni di Obama, viene da un personaggio pubblico indipendente, molto stimato, che ha pensato seriamente a candidarsi per questa corsa elettorale. Bloomberg è poi un repubblicano, seppur liberale, e per questo il suo appoggio pesa particolarmente sull’opinione pubblica americana. Infine è il fondatore di un impero editoriale specializzato in notizie economico-finanziarie che già giovedì, in contemporanea alle dichiarazioni di Bloomberg, usciva con un articolo sull’uragano Sandy dal titolo deciso “It’s Global Warming, Stupid”:

“Dal 1980 sino al 2011, i disatri climatici hanno causato perdite che sommano a 1.060 miliardi di dollari. Muich Re giudica ‘che in Nord America il numero di eventi climatici che hanno causato perdite economiche sia quasi quintuplicato negli ultimi trent’anni’ di contro c’è stato ‘un aumento di un fattore 4 in Asia, 2,5 in Africa, 2 in Europa e 1,5 in Sud America’ […].”

“[Sul Cambiamento Climatico] Tra i Repubblicani, più di metà afferma o che non è un problema serio o che non è affatto un problema”.

Questi numeri riflettono il successo dei negazionisti climatici nell’inquadrare le azioni contro il riscaldamento globale come contrarie alla crescita economica. Ciò è sia miope che pericoloso. Gli Stati Uniti non possono permettersi che sconvolgimenti nelle attività economiche, come quelli indotti da Sandy, diventino la norma. Per limitare il costo dei disastri climatici, sia i politici che la cittadinanza devono accettare che in un certa misura sono essi stessi a aiutarne le cause.

Martedì 6 novembre si terranno le elezioni. Se Obama dovesse vincerle, difficilmente in futuro altri sfidanti alle presidenziali potranno permettersi di dichiarare, come ha fatto Romney, che:

“Il Presidente ha promesso di iniziare a rallentare l’innalzamento del livello degli oceani e di guarire il pianeta, la mia promessa è di aiutare voi e le vostre famiglie”.

Forse siamo ad un punto di svolta nella considerazione dei temi ambientali nel dibattito politico mondiale.

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4 risposte a “Elezioni americane: il vento è cambiato?

  1. Pingback: Elezioni americane: il vento è cambiato? « BIT Budrio in Transizione

  2. Bisognerebbe poi che il presidente eletto fosse realmente efficace in questo senso; se si trova un congresso che gli vota contro non può fare molto. Ho sempre la vaga impressione che i decisori politici statunitensi non possano più decidere nulla di importante: alla fine i fatti li fanno le aziende. Forse la palla dovrà passare ai cittadini.

    • Si, purtroppo c’è del vero. Ma vista l’enormità delle azioni da mettere in campo e il tempo che passa nell’inazione quasi totale (vedi ultime conferenze sul clima) è giusto rimarcare ogni piccolo progresso nella direzione giusta.

  3. IL VENTO E’ IL SOLITO BASTA VEDERE DA CHI HA PRESO I SOLDI OBABA IL VENTO VA SEMPRE DAI RICCHI AL E NEL DERETANO DEI POVERI A MENO CHE……

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