Letture della crisi finanziaria – terza tappa

Arnaldo Orlandini

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Quando, nel gennaio del 2012, sul Journal of Economic Literature appare un interessante articolo di rassegna e recensione a firma di Andrew W. Lo, la letteratura sulla crisi finanziaria, tanto specilistica come divulgativa, è ormai cresciuta enormemente.

L’articolo è sicuramente pregevole e meritevole di lettura, non foss’altro perchè, offrendo sintesi efficaci di 21 libri considerati dall’autore particolarmente significativi (11 scritti da accademici e 10 da commentatori economici, destinati ad un pubblico colto ma non specialista), fornisce una bussola preziosa al lettore interessato al tema.

Tra i libri recensiti ve ne sono alcuni di indubbio valore. Ne indico due su tutti: Slapped by the Invisible Hand: The Panic of 2007, di Gary Gorton, considerato da molti economsti come la più convincente ricostruzione “tecnica” del collasso finanziario iniziato nell’estate 2007 (un testo che, en passant, regala al lettore anche un corso accelerato in ingegneria finanziaria); e This Time is Different: Eight Centuries of Financial Folly di Reinhart e Rogoff, che, una forte di ragguardevole mole di dati empirici, dimostra la ricorrenza storica delle bolle finanziarie, così come la sistematica ingenuità con cui economisti ed investitori le affrontano, pensando che “questa volta è diverso”. Tuttavia, entrambi, e in modo accentuato il primo, limitano la loro analisi alle cause immediate della crisi.

Tirando le somme della sua rassegna, Lo non può che sottolineare la grande varietà delle interpretazioni proposte, spesso in contraddizione tra loro, e il disaccordo non solo sulle cause sottostanti ma anche sui “fatti” economici. Una situazione “terribilmente frustrante”, in particolare per gli economisti finanziari che, abituati a operare con concetti precisi e matematicamente definiti e formule complesse (e.g. condizione di non-arbitraggio, ottimizzazione di portafoglio, tradeoff rischio-profitto, strategie di hedging dinamico, ecc.), tendono a considerare la loro disciplina una scienza.

Come ricorda lo stesso autore, negli anni ’30 Keynes ebbe a scrivere: “Se gli economisti riuscissero a fare in modo di essere considerati gente modesta e competente come i dentisti, ciò sarebbe splendido”.

Lasciando perdere la questione della modestia, credo che possiamo tutti concordare sul fatto che, da allora, l’odontoiatria abbia fatto notevoli progressi – non oso pensare cosa fosse l’estrazione di un dente negli anni ’30; difficile sostenere la stessa cosa della teoria economica, comprese le sue parti più matematicamente avanzate. Anzi, forse quelle in modo particolare.

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5 risposte a “Letture della crisi finanziaria – terza tappa

  1. Pingback: Letture della crisi finanziaria « Energia & Motori

  2. Il libro di Reinhart e Rogoff (di cui esiste anche una traduzione in italiano) non è sicuramente il primo sulle follie finanziarie che, dalla bolla olandese dei tulipani del ‘600 in avanti, si sono fatalmente succedute. Tuttavia, forse nessun’altro presenta una tale ricchezza di dati e un supporto empirico così sostanzioso alle proprie argomentazioni.

  3. A mio avviso, la (assai fraintesa) matematizzazione dell’economia è, in gran misura, una reazione di difesa degli economisti, per evitare una riflessione autentica, di fondo, sullo stato (desolante) della propria disciplina. Oltre, naturalmente, ad un tentativo (patetico) di conferirle autorevolezza.

  4. Una curiosità: da dove è tratta la citazione di Keynes?

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