Risorse e riserve – seconda parte

Claudio Della Volpe, Università di Trento e Aspo Italia

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[Leggi la prima parte del post]

Con questa idea in mente applichiamo allora alle riserve di una risorsa non rinnovabile le curve sigmoidi e per utilità le dividiamo in tre parti a seconda del grado di utilizzabilità: ce ne saranno una certa quantità totale, ma solo alcune rispetteranno i criteri tecnici possibili di ciascuna epoca e di queste solo alcune rispetteranno i criteri economici di quella medesima epoca. Ragion per cui avrò in genere tre sigmoidi diverse come in figura 5 che è dedicata alla risorsa petrolifera, ma potrebbe essere applicata a qualunque altra risorsa:

fig6

Ciascun punto di esse rappresenta la probabilità di estrarre (valore sull’asse verticale) una quota di risorsa che si legge sull’asse orizzontale: quanto più volete essere sicuri dell’estrazione tanto meno risorsa avrete a disposizione, quanto più salirete lungo ciascuna curva tanto più basso sarà il valore del volume di petrolio estraibile.

Le tre curve sono simmetriche poichè sono casi ideali; nella realtà ogni materiale, ogni paese, ogni epoca avrà le sue tre curve non simmetriche e con diverse zone di rapida discesa (ossia di massima produzione, di picco relativo). La curva scura più a destra rappresenta il totale delle risorse conosciute; attenzione questo totale è il valore estremo sull’asse orizzontale, che corrisponde ad una probabilità inferiore di essere estratto.

Ma non è cosi’ semplice, perchè in realtà la tecnologia non vi consentirà di estrarre quel che volete, dovrete accontentarvi e quindi la vostra curva tecnica ottimale sarà quella rossa; e infine dato che la tecnica ha i suoi costi vi dovrete accontentare della curva verde, che come vedete è la più a sinistra e quindi la più bassa possibile. Qui non si fa cenno al problema EROEI, a meno di non considerarlo incluso nel passaggio da curva nera a curva rossa.

Ma diciamo che si accetta che il petrolio finirà, non quando non ce ne sarà più sotto terra, ma quando non sarà più tecnicamente o economicamente conveniente estrarlo.

Nella rappresentazione di queste risorse si possono usare criteri diversi; sono da molti conosciuti i simboli 1P,2P e 3P o alternativamente P90, P50 e P10 (oppure ancora P95). Si tratta di termini più ingegneristici che economici, per cui essi esprimono la risorsa al livello della probabilità a cui si situa la sua estrazione tecnica; per i motivi detti prima P95 è inferiore a P90 che è inferiore a P50 etc etc; ancora 1P include le sole riserve indicate dalla curva verde, quelle 2P includono quelle sotto la linea rossa e quelle 3P quelle sotto la linea nera, ciascuna al livello di probabilità desiderato.

Ovviamente è anche possibile usare tre diversi livelli di probabilità per ciascuna curva; dire cioè: ma le verdi le sfrutteremo in media per una percentuale superiore a quelle rosse che a loro volta saranno sfruttate in media più di quelle nere, mano a mano che la situazione ce lo consentirà.

Considerate la seguente tabella estratta da un lavoro che analizzava le risorse petrolifere italiane al 2008:

 fig7

Tenete presente che le percentuali sulla destra non sono percentuali di recuperabilità ma le percentuali della zona sul totale della risorsa elencata nei recuperabili.

Il ministero avendo una dettagliata conoscenza delle diverse risorse calcola per ciascuna la effettiva recuperabilità e costruisce la penultima colonna quella delle quantità recuperabili; non avendo i dati dettagliati possiamo fare solo un calcolo alla rovescia e dividere questa colonna per il totale delle prime tre colonne; cosa viene fuori?

Recuperabilità delle risorse petrolifere italiane 3P (o P10 o F90)secondo il ministero nel 2008.

Nord Italia 74.7
Centro Italia 44.7
Sud Italia 48.4
Sicilia 46.8
Totale Terra 48.6
Zona B 74.3
Zona C 82.5
Zona F 55.2
Totale Mare 73.1
Totale Italia 49.8

Che le risorse petrolifere terrestri a parte il Nord Italia hanno una recuperabilità complessiva inferiore al 50%, mentre quelle marittime hanno una recuperabilità superiore; in totale le risorse sarebbero recuperabili secondo il ministero nella misura di circa il 50%, cioè supponendo che le curve siano simmetriche sono “equivalenti” a delle P50 sulle 3P ossia a metà circa della curva nera per il nostro paese, che forse è un totale parecchio elevato (le curve nere sono ricordiamolo i casi più difficili), ma la stima è criticabile solo in generale a meno di non sapere i dati specifici dei giacimenti, ossia le curve logistiche originali che non ci sono conosciute e che potrebbero essere fortemente asimmetriche (ossia: scientia potestas est)!

Rimane la osservazione che abbiamo già fatto che il petrolio italiano totale è una quantità estremamente limitata, che per i motivi già scritti si farebbe bene a lasciarlo dove è, considerandolo una risorsa di emergenza o comunque utile più come materiale che come combustibile.

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Una risposta a “Risorse e riserve – seconda parte

  1. in TV fanno uno spot sul risparmio energetico. Che ridicoli. Farebbero meglio a dire che in 13 anni il consumo pro capite in Italia di petrolio è calato da 11,3 a 7,1 b\a e che da qui al 2020 \2025 dovrà uniformarsi a quello dei paesi del 3° mondo, a causa del calo produttivo, cioè poco più di 1. L’auto di massa è finita e chissà i che ci aspetta.Le promesse elettorali di Franceschini, che nessuno sarà lasciato senza aiuto, mi suonano: nessuno sarà lasciato morire di fame. Anche perchè se lo facessero in pochi anni la popolazione italiana si dimezzerebbe tra morti per fame e violente indotte dalla miseria. E hanno messo su un bel mondo con questo petrolio del c….

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