La parabola del consumismo

Dario Faccini

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E’ arduo insegnare l’educazione alla sostenibilità nelle scuole superiori. Essendo un insegnamento interdisciplinare, manca una materia di riferimento e così si lavora solo se docenti volenterosi costruiscono dei progetti ad hoc, “rubando” ore di lezione ai colleghi. Siccome poi le risorse scolastiche sono ormai inesistenti, quei docenti lavoreranno gratis e difficilmente potranno chiamare qualche esperto esterno per incontri con gli studenti.

Infine, supponiamo pure che questo piccolo miracolo sia avvenuto e che alcuni concetti fondamentali siano stati discussi in classe: l’energia come capacità di “lavorare” sull’ambiente; i molteplici danni che l’uomo causa alla biosfera; il rischio del declino delle fonti di energia fossile; il modello di crescita basato sul consumismo come motore di tutto.

A questo punto, se gli studenti sono stati bene coinvolti, inizieranno a porre domande a cui rispondere è molto difficile. Se la crescita economica non è sostenibile, è dannosa, quali altre alternative ci sono? Consumare meno non vuol dire diventare più poveri? Com’è possibile che mio padre rinunci all’uso dell’auto per andare al lavoro?

Ci si accorge allora che è difficile tratteggiare agli studenti un mondo anche solo leggermente diverso da quello che conoscono e che vivono quotidianamente. Ogni rinuncia, anche la più banale, viene da loro vissuta quasi come un attacco alla loro identità. Ciò che manca è un esempio, la dimostrazione che si può vivere, crescere ed essere felici senza shopping, smartphone e un’auto nuova ogni cinque anni.

Il nuovo libro di Mirco Rossi parla proprio di questo.

Intitolato “La parabola del consumismo – memorie di un ragazzo al tempo della sobrietà”, il volume è un viaggio all’indietro nel tempo, in una periferia operaia di un’Italia post bellica, arretrata e rurale, dove l’autore bambino cresce e vive i cambiamenti che, assieme all’aumento della disponibilità di risorse primarie, la modernità porta velocemente con sé.

In questo lavoro autobiografico, Rossi tratteggia la quotidianità, le regole sociali, le privazioni, le strategie di adattamento, le trasformazioni, che hanno caratterizzato un passato non troppo lontano, ma quasi del tutto sconosciuto alle generazioni successive. Ne mette in luce i valori e i principi offrendo ai ragazzi la possibilità di “estrarli” e “riciclarli” in un presente e in un domani che, a seguito del declino delle risorse e dell’aggravamento della situazione ambientale, stanno mostrando una crescente complessità.

Il confronto critico che l’autore fa tra le due epoche, permette lo sviluppo di riflessioni non banali sulla sobrietà e sul consumismo e mostra alle nuove generazioni l’esistenza di possibili alternative all’attuale sistema di vita e all’idea di una impossibile crescita costante. Gli insegnamenti che si possono ricavare da un concreto e articolato esempio di vita sobria, possono contribuire ad aumentare la resilienza di una società che rischia il collasso e aiutare ogni singolo individuo a soddisfare le proprie esigenze di serenità e a ritrovare meglio se stesso.

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Una risposta a “La parabola del consumismo

  1. se è vero che l’UE ha messo al bando l’incenerimento dei rifiuti dal 2020 significa che per quella data sarà finito il consumismo, perchè per come è fatta anche la raccolta porta a porta, il riciclo è un’altra favoletta per bambini: c’era una volta una società che non buttava via nulla, dove il 100% o quasi veniva recuperato……Se fosse vero, significa che siamo proprio alle porte coi sassi.

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