Nuove illusioni petrolifere sulla stampa

Luca Pardi

Cornucopia_bar

Sulla stampa americana è in corso una campagna di public relations delle compagnie petrolifere che va avanti da mesi. Prima erano sulla difensiva, quando dicevano che il peak oil era solo una teoria. Ora sono all’attacco perché c’è la fratturazione idraulica (hydro-fracking) che ha reso disponibile una riserva di petrolio insperata.

Insperata? Basta ovviamente che il prezzo del barile resti alto abbastanza, perché “l’olio frackato” non lo produci se il barile scende sotto, diciamo, 80 $/barile.

Tutto lí.

I peak oilers dicevano che il picco del petrolio è la fine del cheap oil, del petrolio a buon mercato, non è la fine del petrolio tout court. C’è ancora moltissimo petrolio, a caro prezzo!

Ed è a caro prezzo perché, come in ogni impresa mineraria, prima si estrae il facile e poi il difficile e quello difficile, come appunto quello ottenuto attraverso la frattura idraulica delle rocce che lo contengono, costa di più. Prima le mele sui rami bassi e poi si prende la scala. Nel 1999 quando gli allarmi sull’imminenza del picco iniziavano a farsi sentire il barile costava 20 $/b, oggi ne costa 90.

Dunque:

1) Si conferma la fine del petrolio a buon mercato. Si potrebbe argomentare ulteriormente dicendo che il petrolio convenzionale (quello che ha alimentato il sistema industriale nel XX secolo) ha superato il picco nel decennio scorso.

2) Nonostante l’enorme sforzo estrattivo negli Stati Uniti i volumi di combustibili liquidi prodotti sono stazionari su scala mondiale, perché la nuova produzione USA quasi scompare nell’aggregato mondiale. La somma totale dei liquidi combustibili estratti (prodotti) include oltre al petrolio convenzionale, ogni altra miscela di idrocarburi liquidi inclusi il bioetanolo e il biodiesel, il GPL e tutti gli olii non convenzionali come quelli ottenuti dalla fratturazione idraulica e dalle trivellazioni in alto mare.

3) Se si riportasse, invece dei volumi prodotti, l’equivalente energetico (cioè la quantità netta di energia contenuta nel barile attuale) potremmo avere delle sorprese, cioè scoprire che abbiamo già superato il picco dell’energia di origine petrolifera. Ma questo EIA (Energy Information Agency, la principale agenzia sull’energia del governo USA) e IEA (Internation Energy Agency) si guardano bene dal farlo, mentre le compagnie petrolifere non devono farlo, pena dare un segnale negativo ai mercati, sul futuro del loro business e quindi danneggiare i propri azionisti. Nessuno dirà mai: “la mia attività è matura e destinata al declino”.

4) La nuova produzione USA è tale per cui la produzione in ogni nuovo giacimento deve essere sostenuta trivellando continuamente nuovi pozzi in un crescendo angoscioso per il quale Rune Likvern su The Oil Drum ha proposto il celebre aforisma, tratto dall’Alice nel paese delle Meraviglie, messo da Lewis Carrol in bocca alla regina di cuori:

“it takes all the running you can do, just to keep in the same place”.

“devi correre con tutte le tue forze, per riuscire appena a restare dove sei”.

5) Il boom non cambia dunque molto la situazione sulla via del picco, a parte i profitti delle compagnie petrolifere e l’ulteriore aggravamento della questione delle emissioni di gas serra.

Il tutto era prevedibile e previsto. In fondo nessuno ha mai scommesso nulla di prezioso su quando la produzione di tutti i liquidi avrebbe iniziato a declinare. Quello che i peak oilers hanno sempre detto è che:

1) il picco si sarebbe visto a posteriori come un periodo più o meno lungo di stasi della produzione (ondulating plateau) seguito da un declino.

2) Prevedere l’esatta collocazione temporale era un esercizio accademico e abbastanza futile dal momento che la mitigazione degli effetti del picco sarebbe dovuta partire con decenni di anticipo, anche a prescindere dal problema climatico. In questo quadro la previsione del Picco del petrolio convenzionale il Giorno del Ringraziamento del 2005, da parte di Kenneth Deffeyes era una autoironica burla che non toglieva nulla all’aspetto inquietante del problema petrolifero, e sottolineava l’irrilevanza della individuazione esatta del momento in cui si sarebbe verificato l’evento.

3) Quello che avrebbe determinato l’evoluzione del rapporto domanda/offerta era il prezzo marginale del barile che non poteva che crescere per mantenere sul mercato la nuova produzione. Infatti, qualora la domanda globale e dunque il prezzo del barile, dovessero decrescere, la nuova produzione e le riserve da cui essa si origina, sparirebbero come per incanto. Infatti nessuna compagnia estrattiva può produrre in perdita per periodi prolungati (in effetti nessuna impresa può farlo).

L’unica cosa che potrebbe riportare indietro l’orologio petrolifero sarebbe la scoperta di una nuova Arabia Saudita convenzionale in Africa. Quello che serve sono giacimenti con centinaia di miliardi di barili. Ritrovamenti che non avvengono dalla metà degli anni ´60.

Nelle loro analisi i peak oilers si sono sempre riferiti al greggio convenzionale,  cioè il petrolio a buon mercato che ha alimentato il sistema industriale nel XX secolo. L’articolo di Campbell e Laherrere del 1999 su Scientific American (poi pubblicato su Le Scienze lo stesso anno), quello che riapre il dibattido sul peak oil dopo un periodo di eclissi, si intitolava appunto “The end of cheap oil”. È tipico, quando un dibattito/polemica è ultradecennale, che la parte sulla difensiva cerchi di cambiare i termini dello stesso, di occultare in certa misura i termini originari.

È quello che hanno fatto i cornucopiani da un certo punto in poi, cominciando a parlare di all liquids che è l’aggregato di tutti gli idrocarburi liquidi cioè la somma di comubustibili con contenuti di energia e carbonio molto diversi fra loro: come sommare mele e limoni insomma, e facendo credere che quella fosse la questione del contendere fin dall’inizio.

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Una risposta a “Nuove illusioni petrolifere sulla stampa

  1. come disse, dopo aver centrato il problema della Grande Depressione, il grande Keynes: tra cento anni saremo tutti morti. Ossia meglio concentrarci sugli affari correnti. E’ cinico, ma redditizio, almeno dal punto di vista finanziario. Un gioco crudele a chi fa più soldi fregandosene di tutto e di tutti. Più che dai limiti della crescita lor signori possono essere fermati dall’EROEI. Perchè, sono certo, continueranno su questa strada, fintanto che le leggi della termodinamica non glielo impediranno. Su certe cose non si può imbrogliare. Anche i nostri politici non corrono più per il seggiolone, quando questo porta più problemi e rischi, che vantaggi.

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