Venezuela. Il petrolio la natura e l’eredità di Chavez

Luca Pardi

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A poco più di un mese dalla morte di Hugo Chavez, il presidente bolivariano andato al potere quattordici anni fa, il 14 aprile il Venezuela va al voto per scegliere fra Nicolàs Manduro, il successore designato del lìder maximo, e il leader dell’opposizione Henrique Capriles. La campagna elettorale, fra scontri e manifestazioni, ha mostrato anche aspetti coreografici che sfociano (per noi) nel grottesco. Ad esempio la dichiarazione di Manduro secondo cui lo spirito di Chavez gli si sarebbe palesato sotto forma di un uccellino, per dirgli di continuare la sua battaglia. E’ probabile che nei giorni a cavallo delle elezioni venezuelane i giornali italiani, solitamente avari di notizie provenienti dall’America Latina (e in genere con una sezione esteri molto provinciale), daranno qualche notizia.

Ma difficilmente considereranno gli aspetti che possono interessare i lettori di questo blog. E cioè la base materiale, in termini di risorse naturali, su cui si reggono nazioni e civilizzazioni.

In questo post voglio riportare quelli che, mutuando un termine caro agli economisti, potremmo definire i fondamentali energetico- ecologici del paese di Simòn Bolivar.

Il Venezuela, membro dell’OPEC, è l’ottavo produttore mondiale di greggio con 2,47 milioni di barili al giorno (Mb/d) come media del 2011. E’ anche un grande esportatore visto che nel 2011 esportava 1,735 b/d, di cui il 40% destinati agli Stati Uniti (8,3% del fabbisogno USA), a dispetto delle contrapposizioni ideologiche, 31 % nei Caraibi cioè principalmente Cuba, grazie all’affinità ideologica e il 19% in Asia (Figura 1). Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono però costantemente diminuite dal massimo del 1996 che copriva oltre il 20% del fabbisogno USA ai valori attuali inferiori al 10% dello stesso fabbisogno. Una parte consistente del petrolio venezuelano viene raffinato nel territorio statunitense delle Isole Vergini americane e in talune statistiche questo petrolio che nel 2011 ammontava a 186.000 b/d su un totale di 951.000 b/d non viene contato come petrolio venezuelano esportato negli USA.

Esportazioni di greggio del Venezuela nel 2011

Lo sviluppo storico della produzione, delle esportazioni e dei consumi petroliferi del Venezuela sono riportati in Figura 2 nella quale ho schematicamente indicato anche i diversi regimi politici a partire dal 1958, anno in cui fu deposto il dittatore Pérez Jiménez ed ebbe inizio l’attuale era democratica brevemente interrota con il colpo di stato del 2002.

Produzione di petrolio e regimi politici nel Venezuela contemporaneo

Produzione di petrolio e regimi politici nel Venezuela contemporaneo

E’ interessante notare che le stime della produzione dipendono dalle fonti. Alcune fonti infatti come la IEA (International Energy Agency) classificano il petrolio ottenuto dai giacimenti di olio pesante e di sabbie bituminose del bacino dell’Orinoco, nella parte centrale del paese, come petrolio sintetico (syncrude) i cui volumi devono essere considerati il 10% inferiori rispetto alla materia prima estratta. Oltre il 50% del petrolio convenzionale viene estratto nell’area di Maracaibo.

Il Venzuela è accreditato di 211 miliardi di barili di riserve provate (le seconde al mondo) di greggio convenzionale. Tuttavia la produzione del petrolio convenzionale è in declino e forti investimenti (3 miliardi di $/anno) sono necessari per bilanciare questo declino. La maggior parte dei petroli venezuelani è classificata come heavy (indice ASI minore di 20) e sour (alto contenuto di Zolfo), e deve essere trattata in raffinerie specializzate.

Le riserve estraibili di petrolio contenute nei giacimenti dell’Orinoco ammontano a oltre 500 miliardi di barili, secondo le stime.

Anche il gas naturale ha un ruolo molto importante in Venezuela con una produzione nazionale di oltre 30 miliardi di metri cubi standard nel 2011 e riserve provate pari a 5.500 miliardi di metri cubi.

Nonostante questa abbondanza in anni recenti il Venezuela è diventato importatore di gas anche a causa del fatti che il 70% del gas viene utilizzato nell’estrazione del petrolio pesante e ultra pesante.

Il bilancio energetico del paese è completato dalla produzione idroelettrica che assicura la quasi totalità dell’energia elettrica disponibile.

Dal 1950 ad oggi la popolazione del Venezuela è passata da 5 a quasi 27 milioni (Figura 3) essendo il paese del continente sudamericano con maggior tasso di crescita demografica. Da questo punto di vista il Venezuela sembra più un paese caraibico che un paese sudamericano.

A fronte di una così impetuosa crescita demografica si spiega la costante riduzione della Biocapacità del paese che dipende dalle pratiche agricole, dal degrado degli ecosistemi, dalla disponibilità idrica e dalla popolazione.

Crescita demografica in Venezuela dal 1950 ad oggi.

Crescita demografica in Venezuela dal 1950 ad oggi

L’Impronta Ecologica pro-capite, riportata in Figura 4 assieme alla Biocapacità, oscillante per un ventennio è cresciuta decisamente a partire dalla seconda metà degli anni 2000 raggiungendo e superando la curva della Biocapacità. Attualmente quindi il Venezuela è in leggero deficit ecologico. Unico in questo nel continente come mostrato nella tabella successiva dove si confrontano i dati demografici, di impronta ecologica e di biocapacità per i principali paesi del Sud America.

Paese

Popolazione 1950*

Popolazione

2010*

Aumento % dal 1950

Impronta

ecologica+

Biocapacità+

Deficit$ ecologico

Argentina

17.5

41.0

230

2.6

7.5

4.9

Bolivia

2.8

9.8

350

2.6

18.8

16.3

Brasile

52.0

198.0

380

2.9

9.0

6.1

Cile

6.0

16.6

270

3.2

3.8

0.6

Colombia

12.0

43.7

360

1.9

4.0

2.1

Equador

3.0

14.6

480

1.9

2.3

0.4

Paraguay

1.5

6.3

420

3.2

11.2

8.0

Peru

7.5

29.5

390

1.5

3.9

2.3

Uruguay

2.2

3.5

159

5.1

9.9

4.8

+ Ettari globali. * Milioni di abitanti. $ Deficit ecologico = Impronta ecologica – Biocapacità.
Evoluzione storica di Impronta ecologica e Biocapacità in Venezuela.

Evoluzione storica di Impronta ecologica e Biocapacità in Venezuela

Hugo Chavez è lodato da molti per aver ridotto la povertà, aumentato i livelli di istruzione e migliorato le condizioni sanitarie della stragrande maggioranza del popolo venezuelano. Accusato di essere populista e demagogico (espressioni generiche usate in tutto il mondo per riassumere la critica, senza doverla esplicitare, a programmi politici che non si condividono) dai suoi avversari, è comunque una figura per la quale è necessario attendere la sedimentazione storica per tracciarne un bilancio equilibrato.

In questo momento si possono però fare alcune affermazioni: è sicuro che Chavez abbia utilizzato la “rendita” petrolifera per migliorare le condizioni del popolo ed è probabile che lo abbia fatto anche a scapito degli ecosistemi nazionali, ma non più di quanto era stato fatto nei decenni precedenti a parte la stabilizzazione degli anni 80′.

I suoi successori si troveranno a fronteggiare gli effetti di un’esplosione demografica di carattere caraibico (si veda Haiti) piuttosto che sudamericano, in una fase di declino della produzione di petrolio convenzionale che porterà al tentativo di sfruttare a pieno le ingenti riserve non convenzionali del bacino dell’Orinoco, con effetti probabilmente drammatici sull’ecosistema.

Difficile immaginare che il primo paese del continente ad essere entrato in deficit ecologico possa invertire la rotta. E’ interessante notare come nelle cronache e nelle ricostruzioni giornalistiche questi aspetti materiali vengano raramente approfonditi.

Accade per il Venezuela di Hugo Chavez come per il Regno Unito di Maragareth Thatcher nel cui caso si è letto un unico commento che riconducesse alla realtà sottostante (anche in quel caso petrolifera) piuttosto che presentare al lettore commemorazioni tutte in chiave ideologica e perfino psicologica della Lady di Ferro.

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2 risposte a “Venezuela. Il petrolio la natura e l’eredità di Chavez

  1. Una nostra giovane collega venezuelana mi ha spiegato che, ormai, quando torna a visitare i parenti riempie i bagagli di polli e latte, generi dinenuti irraggiungibili per la classe media (padre ingegnere petrolifero).

  2. E sarebbe interessante sapere cosa ora stiano meditando di fare al Pentagono. Che siano rinsaviti? O che abbiano invece di nuovo in agenda fesserie militar spionistiche? In definitiva anche questo non è irrilevante, buona parte delle tarde fortune di Chavez si deve all’incompetente arroganza mostrata da Washington…..

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