Vita lunga, vita sana?

Laura Perale

bimbi bar

“La brevità della vita ci vieta di concepire speranze a lungo termine”

Così scriveva Orazio Flacco, poco prima della nascita di Cristo. Allora l’aspettativa di vita era di 25 anni ed il tasso di mortalità infantile del 75%. Le malattie più temibili erano quelle infettive, la scienza medica come la intendiamo oggi praticamente non esisteva. La sopravvivenza dipendeva dalla bontà del patrimonio genetico di cui l’individuo si ritrovava fornito alla nascita, unito al fatto di venire alla luce in un contesto socio-politico pacifico e con sufficiente disponibilità di cibo. Nel corso dei secoli sono stati fatti molti progressi scientifici e sociali e, attualmente, la mortalità infantile è del 3.5/1000 e la speranza di vita alla nascita per gli italiani è di 79.1 e 84.3 anni rispettivamente per gli uomini e le donne (“Italia in cifre” 2011-ISTAT). Questo valore, come mostra il grafico che riporto di seguito, tratto dal sito ISTAT, è sempre stato in aumento.

ImmagineQuindi ora la maggior parte degli italiani non solo può concepire speranze a lungo termine, ma addirittura covare la segreta illusione di vivere fino a cent’anni… Sorge però spontanea la domanda: “Sarà un vero guadagno di vita sana, libera da malattia?” Molto interessante a questo proposito la pubblicazione, sul giornale “The Lancet”, dei risultati del Global Burden of Disease Study 2010. L’indagine, durata 5 anni, ha coinvolto 486 ricercatori appartenenti a 303 enti in 50 nazioni e descrive l’impatto di molte malattie che affliggono l’umanità in termini di mortalità, anni di vita perduti per mortalità prematura (YLLs), anni di vita vissuti in condizioni di salute non ottimale o di disabilità (YLDs), attesa di vita corretta per disabilità (DALYs). In generale i risultati dimostrano che le patologie dell’infanzia, le malattie infettive e la malnutrizione causano meno decessi di venti anni fa, tuttavia molti più individui muoiono o soffrono per patologie non trasmissibili come cancro o malattie cardiovascolari. Queste sono diventate la principale causa di morte e disabilità in tutto il mondo.

Si sono calcolati gli anni di vita persi per alcune patologie, per valutare la mortalità prematura pesando maggiormente le morti delle persone giovani. Confrontiamo i dati del 1990 e del 2010 nel grafico seguente:

malattie

Le prime tre patologie che contribuiscono al maggior numero di YLLs non sono variate negli anni, riconoscono tra i fattori di rischio abitudini dietetiche scorrette (dieta ricca in carboidrati/grassi), la sedentarietà, il fumo di tabacco, l’esposizione ad inquinanti ambientali, come la maggior parte delle altre patologie nelle prime posizioni nel 2010.

L’abbondanza di energia, derivante dalla grande disponibilità di risorse fossili (petrolio e non solo) ha messo a disposizione di una parte di umanità grandi quantità di risorse.

Questo ha sì determinato un aumento del benessere e migliorato le condizioni socio-sanitarie complessive nei paesi industrializzati, ma è anche ciò che sostiene l’esposizione della popolazione ad importanti fattori di rischio.

Ciò che ha reso possibile l’allungamento della vita ne promuove anche il peggioramento!

Discorso a parte merita l’aumento, del 200%, delle morti premature per Alzheimer. dovute, forse semplicemente all’ invecchiamento della popolazione.

Cosa è sceso in graduatoria? Morti per infezioni polmonari,AIDS. Grazie alle terapie antibiotiche e antiretrovirali, al momento la lotta verso i microorganismi ci vede in posizione favorita. Occorrerà però gestire con oculatezza le risorse che abbiamo, per continuare a mantenere questa posizione. Riguardo al calo di morti perinatali nel neonato prematuro, sottolineo che queste performances sanitarie sono al momento rese possibili da una dotazione tecnologica avanzata, che sarà difficile da mantenere in caso di scarsità di risorse.

Riporto un ultimo grafico, che mostra gli anni vissuti con disabilità (YLDs).

Si può notare come dopo i 39 anni di età gli YLDs restino sostanzialmente stabili, per incrementarsi ulteriormente oltre gli 80 anni.

Quindi non sappiamo ancora prevenire efficacemente l’insorgenza di alcune patologie, ma una volta instauratesi le sappiamo curare, trasformandole in condizioni croniche che accompagneranno l’individuo fino alla fine della vita.

italia malattie

Oltre gli 80 anni poi le varie patologie si sommano fra loro determinando condizioni di grande complessità clinico-assistenziale, assorbono una grande quantità di risorse, comportano importante peggioramento per la qualità di vita dell’individuo interessato.

Ha quindi più senso parlare di “speranza di vita sana alla nascita”, che risultava di 66.7 anni nel 1990 e di 70.2 anni nel 2010.

Un risultato di tutto rispetto, tuttavia potrebbe essere saggio iniziare fin d’ora ad immaginare una ulteriore correzione dei fattori di rischio, per evitare il peggioramento sia della spettanza che della qualità di vita. Qualora le risorse scarseggiassero, potremmo dover affrontare gli effetti della malnutrizione, del peggioramento delle condizioni sociali in atto e l’eredità delle patologie avviate dal benessere.

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2 risposte a “Vita lunga, vita sana?

  1. secondo la CIA l’aspettativa di vita in Italia cala dal 2005, mentre per i gonzi che sperano nella pensione c’è l’ISTAT. Chissà come sarà nel 2020, quando ormai il picco delle risorse sarà superato. Speriamo di arrivarci.

  2. Articolo molto interessante di sicuro non sempre i soliti consigli triti e ritriti grazie per lo spunto.

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