La UE sul gas non-convenzionale

(Comunicato ASPO-Italia, 23 maggio 2013)

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La sollecitazione allo sfruttamento sostenibile delle risorse di gas non convenzionale locale in Europa è un appello ecologicamente irresponsabile, di valore economico dubbio e con un peso energetico discutibile. Meglio perseguire la via delle rinnovabili, dell’efficienza e della riduzione delle emissioni. Anche quest’ultima strategia garantisce investimenti e occupazione ed ha il valore ulteriore di essere ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibile.

In occasione del vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo è emersa l’intenzione di perseguire lo “sfruttamento sicuro, sostenibile e redditizio” del gas da scisto (shale gas) in Europa. Il proposito segue l’appello che le maggiori compagnie petrolifere europee avevano lanciato il giorno prima da Bruxelles in merito al differenziale di prezzo dell’energia determinato dal crescente sfruttamento dello shale gas negli USA.

Come ASPO aveva preconizzato, in seguito al picco del petrolio convenzionale e alla pressione che questo ha determinato sulle altre risorse fossili, l’economia globale è entrata in un territorio incognito nel quale, purtroppo, si verificano fenomeni di panico energetico. La chiamata alle armi per lo sfruttamento dello shale gas europeo può essere classificato fra questi; peraltro, da tempo lo sfruttamento del gas non-convenzionale negli USA e altrove (ad esempio in Polonia) è stato definito un vera e propria bolla finanziaria.

L’estrazione di shale gas presenta un pesante e permanente impatto ambientale, con frequente inquinamento delle falde acquifere, aumento del rischio sismico e immissione di significative quantità di metano in atmosfera. Lo sfruttamento “sicuro e sostenibile” di queste risorse di gas non-convenzionale non è possibile né in Italia né in Europa e, nonostante le interessate campagne pubblicitarie, nemmeno negli Stati Uniti dove ampie aree risultano ormai stabilmente degradate.

Le considerazioni di carattere ecologico, ampiamente analizzate sia in documenti pubblici di carattere scientifico, sia in scritti a scopo divulgativo facilmente accessibili (cfr Ugo Bardi 2013), sono efficacemente riassunte a pagina 98 e 99 del recente studio che la Cassa Depositi e Prestiti ha dedicato al gas.

L’esperienza americana mostra che l’estrazione degli idrocarburi da scisti presenta un declino molto rapido che impone ritmi di trivellazione elevatissimi, con migliaia di pozzi aperti in rapida sequenza sino ad occupare, a poca distanza uno dall’altro, vaste aree di territorio. Uno scenario che, se è devastante negli ampi spazi del continente americano, è impensabile in quello europeo, densamente urbanizzato e popolato. Nello specifico caso italiano, in cui gran parte del territorio è purtroppo interessato dal rischio sismico, si avrebbe l’aggravio di aggiungere un potenziale non trascurabile rischio da iniezione di fluidi. Dati pubblicati (Geology 2013, doi:10.1130/G34045.1) mostrano che queste attività hanno prodotto sismi fino a magnitudo (MW) 5.7 in Oklahoma, regione non sismica, mentre è altamente probabile che lo stesso sia avvenuto in Colorado (MW 5.3) e Texas (MW 4.8).

Considerazioni ulteriori riguardano il reale valore energetico delle risorse non convenzionali in termini di Energia Netta, cioè dell’energia residua disponibile per la società dopo che dalla risorsa estratta si sottrae la quantità di energia indispensabile per estrarla. Quest’ultima è molto superiore per le risorse non-convenzionali che richiedono tecniche di trivellazione complesse come la fratturazione idraulica.

Il capo del governo Enrico Letta il 21 maggio affermava: “La priorità assoluta in campo energetico per noi resta lo sviluppo delle fonti rinnovabili”. Purtroppo nella stessa dichiarazione il capo del governo apriva allo sfruttamento sostenibile delle risorse non-convenzionali. Al contrario noi pensiamo che la politica deve prendere atto dell’impossibilità di protrarre ulteriormente il paradigma energetico basato sulle fonti fossili facili e a buon mercato, e assecondare un adattamento della società verso standard di consumi energetici e materiali compatibili con il resto della biosfera: questa sarebbe, a nostro avviso, quella che lo stesso Letta definisce “una politica realistica del cambiamento climatico dopo il 2020.

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6 risposte a “La UE sul gas non-convenzionale

  1. Argomento interessantissimo.
    Sono d’accordo con l’analisi ma non sarei così rigido.
    Bruxelles ha commissionato degli studi ad hoc svolti dal Joint Research Center, in teoria ente di ricerca imparziale della Commissione Europea, per i potenziali impatti e i rischi connessi. economico ma soprattutto per il rischio legato alle emissioni di CO2 durante l’estrazione di tale gas ed i rischi per la salute umana.
    http://ec.europa.eu/environment/integration/energy/studies_en.htm

    Economico: breakeven price in EU stimato tra 5 e 12 $/MBtu con ampi margini di miglioramento nel caso di ritrovamento congiunto di oil, contro i 10 / 11 stabili del gas a Londra
    Emissioni di gas serra, sia metano che CO2, durante l’intero ciclo di vita:
    il Life Cycle Assessment dimostra che il gas da fracking in Europa porterebbe ad un risparmio di CO2 equivalente rispetto al gas importato dalla Russia (da 2 a 10%) e rispetto al GNL rigassificato.
    Rischi per la salute umana: per quanto riguarda l’inquinamento delle acque non vi sarebbero problemi se il giacimento di gas fosse distante più di 600 m dalla falda acquifera.
    I rischi sismici sono dichiarati minimi.
    Gli altri rischi chiaramente esistono, ma tramite l’esperienza Americana si sta comprendendo come meglio mitigarli e nel report sono proposte manovre ad hoc da imporre agli Stati produttori per minimizzare ognuno di essi.

    Volevo sapere la vostra opinione in merito.
    Grazie in anticipo!

    • Scusa energisauro, ma l’hai vista la tabella a pagina 71 del report che tu stesso hai linkato, quella che riassume l’assessment dei rischi?
      Guarda la parte “cumulative”. Su dieci “categorie di rischio”, 8 sono classificate come HIGH, comprese le due, a mio avviso fondamentali, concernenti la contaminazione delle acque di superficie e delle acque di falda.
      Ti sembra un quadro rassicurante?
      Agnese

      • Ciao Agnese, si, l’ho vista ed è assolutamente sconfortante! Io non sto affermando “lo shale gas conviene!”, sto solo dicendo che nell’ultimo capitolo del report “Reccommendations” ci sono delle azioni suggerite ai Policy Makers che potranno consentire di minimizzare i rischi da te giustamente citati. Ad oggi purtroppo non riesco a capire se l’impatto sarebbe comunque devastante. Proprio per questo volevo un parere di Aspo in merito.

  2. > per quanto riguarda l’inquinamento delle acque non vi sarebbero >problemi se il giacimento di gas fosse distante più di 600 m dalla falda >acquifera
    Questo dato già da sè esclude la maggior parte della pianura padana e forse della penisola
    Comunque link interessante, ci vuole un pò per approfondirlo, grazie del riferimento

  3. “….per quanto riguarda l’inquinamento delle acque non vi sarebbero problemi se il giacimento di gas fosse distante più di 600 m dalla falda acquifera….”.

    La possibilità di inquinare un livello di terreno contenente acque gravitative dipende dalla distanza temporale degli inquinanti; la mera distanza lineare non dice nulla. In pratica: la falda è tutelata se esiste uno spessore di roba impermeabile che la protegge. In certi casi un banco di argille di pochi metri di spessore obbliga i fluidi contaminati a spendere anche decenni (o secoli) per attraversarlo. Esiste invece il caso di rocce fratturate (o sedimenti grossolani) che permettono all’acqua di spostarsi anche di decine o centinaia di metri in un anno.

    La tutela degli acquiferi non si può fare mettendo limiti di distanza col righello: si fa solo costruendo modelli geologici realistici. Bisognerà spiegarlo bene ai burocrati di Bruxelles, ammesso che possa ancora interessare a qualcuno.

    Va da se che esistono aree nelle quali la diffusa presenza di impermeabili argillosi di copertura può fornire discrete garanzie di sicurezza, in teoria. A patto che la parte iniziale dei fori perforati nelle operazioni di prospezione sia rivestita bene: in caso di mancanze, o di incuria, la mano dell’uomo riuscirà comunque a rendere possibile ciò che la natura aveva originariamente impedito.

  4. il lupo disse alla pecora: ” Misporchi l’acqua del ruscello”. La pecora rispose: ” Ma l’acqua scende da te a me.”Rispose il lupo: ” Non m’importa dove scende l’acqua, tu mi sporchi l’acqua e mo’ te magno”. Così è l’uomo, vale più la convenienza, che il buon senso.

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