Mangeremo meduse

Marco Affronte

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“Se non puoi combatterle… mangiale!”. C’è scritto proprio così, nel lungo rapporto che la FAO (L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ha pubblicato la scorsa primavera. Un documento lungo oltre 60 pagine che racconta delle sempre più frequenti e abbondanti “fioriture” di meduse in Mediterraneo, dei danni che possono provocare, a diversi livelli. E di quali rimedi si possano mettere in campo per contrastarle, tra cui, appunto, l’idea di trasformarle in cibo.

Che non è nemmeno un’idea così rivoluzionaria, dal momento che la pesca delle meduse, sul mercato orientale, ha già un elevato valore commerciale, si parla di miliardi di dollari. Solo il Giappone, ogni anno, ne importa per oltre 25 milioni di dollari. La domanda di meduse da mangiare è talmente elevata che si deve ricorrere all’allevamento: cioè, non se ne pescano abbastanza per soddisfare tutti.

Ma andiamo con ordine, e vediamo prima dove sta il problema. Le meduse mangiano principalmente piccoli animaletti del plancton. Le stesse prede che mangiano i pesci piccoli o giovanissimi. Inoltre diverse specie di pesci, nella loro fase adulta, mangiano anche le meduse, mentre queste, a loro volta, possono nutrirsi di piccoli pesci o di uova di pesce. In un sistema in equilibrio tutto ciò funziona bene e le varie popolazioni si “regolano a vicenda”. Ma se noi riduciamo fortemente il numero dei pesci, che è quello che l’eccesso di pesca sta facendo in tutti i mari del mondo, questi non saranno più in competizione con le meduse, nè le prederanno attivamente. Dunque le meduse tenderanno a crescere di numero, e ad avere periodiche, abbondanti, esplosioni.

Che è, infatti, quello a cui stiamo assistendo negli oceani e in Mediterraneo. I mari, impoveriti da una pesca quasi sempre portata oltre ai limiti di sostenibilità, modificano gli equilibri delle catene trofiche, e si spostano verso ecosistemi più poveri, dove prosperano le meduse.

E’ un problema questo? Al di là del fatto che questa situazione non è naturale, ma causata come abbiamo visto dalle attività umane, sì, può causare dei problemi. A volte le fioriture di meduse sono talmente importanti che danneggiano la pesca, riempendo le reti a dismisura. In Giappone, a fine 2009, un peschereccio è addirittura affondato, tirato giù del peso della rete che stava salpando, stipata di grosse meduse.

Danni da meduse si sono avuti in molti paesi, causati ad impianti industriali e centrali elettriche off-shore che sfruttano l’acqua marina come refrigerante. Le pompe di questi impianti sono andate in blocco perchè insieme all’acqua hanno tirato dentro anche centinaia di meduse.

Infine ci sono ovviamente i problemi di salute pubblica. Sappiamo bene che molte meduse sono urticanti, e gli effetti possono essere fastidiosi, ma anche più seri. Da qui, le conseguenze indirette anche sul turismo.

E non è che abbiamo molte armi per combatterle. Da qui l’idea: mangiamole.

Avete presente la medusa quadrifoglio? Quella che in primavera è presente in gran numero anche nelle nostre acque e che in Adriatico si spiaggia in gran numero, in quel periodo dell’anno? E’ una medusa non troppo grande, con il disegno di quattro cerchi sul “dorso”, cioè sul mantello, da cui il nome quadrifoglio (gli inglesi la chiamano medusa luna, o medusa “a otto”). E’ una specie non urticante.

Bene, questa viene servita sulle tavole cinesi da più di mille anni, pescata nelle acque dell’Oceano Indiano e del Pacifico nord-occidentale.

Nel mercato orientale, da secoli avvezzo alle meduse come fonte di cibo, sono 4 o 5 le specie commestibili apprezzate, con la parte da leone svolta dalla Rhopilema esculentum, una grossa medusa, tra l’altro usata anche per scopi medicinali, come cura per la pressione alta e le bronchiti.

Un’insalata di meduse è dunque una delicatezza della cucina asiatica. La consistenza è gommosa e possono essere cucinate con salsa di soia o olio di sesamo. Sono apprezzate anche per l’elevato contenuto di proteine e collagene, mentre sono praticamente prive di colesterolo, calorie e grassi saturi.

E piano piano, la nostra ritrosia di occidentali verso un piatto a base di meduse sta lentamente arretrando, e il consumo di questi animali è in crescita per esempio negli Stati Uniti, in Australia e nel Regno Unito. Il mercato alimentare occidentale infatti guarda sempre più verso prodotti più o meno “salutisti”; da questo punto di vista le meduse sono perfette, essendo costituite dal 95% di acqua e da proteine, e per la totale assenza di grassi. Inoltre, alcune proprietà medicamentose sono state scientificamente provate come gli effetti sulla pressione arteriosa e per la cura dell’artrite.

Se proprio siete curiosi sappiate che si trovano già in vendita anche in Italia, confezionate in sacchettini dal nome accattivante di “Istant natural jellyfish”, sottotitolo “Meduse in salamoia”. Dentro al sacchetto troviamo delle bustine che contengono salsa di soia, dado granulare, olio piccante, e ovviamente le meduse stesse, che però vanno lasciate a mollo circa un’ora in acqua fresca prima di essere consumate.

In questo caso però non si rischia di assaggiare qualcosa di viscido e gelatinoso. Intanto le uniche parti della medusa che si mangiano sono i tentacoli orali, dunque non urticanti, e la parte inferiore dell’ombrello. Inoltre, la preparazione prevede diversi passaggi in salamoia, per tempi che possono arrivare anche fino al 20-40 giorni e i cui segreti i cinesi si guardano bene dal rivelare.

Non vi fidate? Allora fidatevi di un grande chef. Ad esempio il pluripremiato Gennaro Esposito che in occasione della manifestazione di Marevivo, “La Tavola blu”, presentata a maggio scorso a Roma, ha cucinato una bella scodella di meduse, con una ricetta di sua invenzione in cui ha servito i gelatinosi animali in un letto di pesto alla genovese, con guarnizione di mozzarelle di bufala. Stravagante? Ancora di più lo è la motivazione, o forse no: “Ce ne sono troppe nel mare, quindi, noi le peschiamo e le cuciniamo. La sfida è proprio quella di togliere ciò che al mare fa male e che rischia di alterarne l’ecosistema, trovando i giusti ingredienti per farne anche una ricetta originale”. Perfettamente in linea con quello che dichiara la FAO, dunque. Buon appetito.

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4 risposte a “Mangeremo meduse

  1. ..Non scherziamo..Elevato contenuto proteico ? Semmai elevato rapporto proteico; le meduse sono fatte al 99 per cento di acqua…Non scherziamo…

  2. Non ho letto il rapporto della FAO e non sono un esperto, però non credo che la soluzione definitiva al problema dell’alterazione dell’equilibrio ecologico degli oceani sia quello di cibarsi delle meduse in eccesso continuando imperterriti a prelevare pesci come forsennati: così facendo infatti si finisce per impoverire il mare sia di meduse sia di pesci. La soluzione è pescare meno pesce, in modo tale che l’equilibrio ecologico venga ristabilito in modo naturale.

    • Pescare meno lo stiamo già facendo, con le norme UE che ci hanno imposto di allargare le maglie delle reti. Così lasciamo crescere più pesci fino all’età riproduttiva, con vantaggi ovvi.

      Però occorre tempo per invertire la rotta, e se nel mentre ci facciamo qualche insalata di medusa non muore nessuno. Sperando di non sbagliare a tagliare.

  3. Uno dei principali predatori delle emeduse è il tonno
    L’aumento di meduse è quindi indice della diminuzione dei tonni.

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