Petrolio ed abbondanza tre lustri fa: e ora?

Silvano Molfese

nooil_bar

Nel 1998, sulla rivista “Le Scienze”, a maggio, lessi con molto interesse l’articolo “La fine del petrolio a buon mercato”.

Gli Autori, C. Campbell e J. Laherrère, lanciavano un allarme ai decisori politici ed all’opinione pubblica sulle reali disponibilità di questa basilare risorsa energetica.

Nella nota contestavano, con dati alla mano, l’euforia dell’industria petrolifera secondo cui il petrolio sarebbe stato abbondante ed a buon mercato per molti decenni ancora.

Forti della loro lunga esperienza professionale come geologi minerari, dimostrarono che tanto ottimismo sulle stime delle riserve petrolifere faceva perno su tre errori di base:

1° Valutazioni distorte delle riserve esistenti.

2° Si dà per scontato che la produzione possa rimanere costante. E ciò è sbagliato.

3° Errore fondamentale: si ritiene che l’ultima goccia di petrolio possa essere pompata dai pozzi con la stessa facilità con cui si estrae nella fase iniziale (cioè allo stesso prezzo, il che non è vero).

Campbell e Laherrère rimarcarono che il declino del petrolio convenzionale sarebbe iniziato prima del 2010. E così è stato.

In quel periodo le imprese, incoraggiate dal basso prezzo del petrolio, tendevano ad espandersi sempre più, l’entusiasmo era alle stelle, l’imperativo era: fare impresa! Sembrava che tutto dovesse andare sempre meglio, illimitatamente. Meadows e Randers, riferendosi al mercato del petrolio scrivevano:

“Il mercato è cieco alle prospettive a lungo termine e indifferente alle sorgenti e ai pozzi ultimi, salvo quando sono esauriti ed è ormai troppo tardi per rimediare.”

Tecnologie e mercati sono “meri strumenti che non hanno in sé maggiore saggezza, lungimiranza, moderazione o compassione delle società umane che li hanno creati.”

Se tecnologie e mercati “sono chiamati a perseguire scopi impossibili, qual è un’espansione fisica costante su un pianeta finito, non potranno che fallire.” (Meadows et Al., 2006)

Sempre nel 1998, Luigi Sertorio metteva in guardia dal pensare “… ai miti dell’economia libera che tutto curerà, e della tecnologia che tutto sostituirà o rifarà.”

Il villaggio globale in cui viviamo deve affrontare anche altre questioni strettamente correlate al picco della produzione petrolifera ed al massiccio uso di combustibili fossili: il riscaldamento globale, l’accumulo di altre pericolose scorie nella biosfera, lo straripante aumento della popolazione (oltre un miliardo di persone in più), la disponibilità di acqua e cibo, la perdurante instabilità finanziaria.

Per salvare la civiltà globale dovremo usare l’energia da fonti rinnovabili nel più breve tempo possibile. Ma ciò non è affatto sufficiente. Per evitare il collasso delle società, ora dobbiamo stabilizzare il clima, ripristinare i sistemi di supporto naturali della Terra, stabilizzare la popolazione ed eliminare la povertà.

Per raggiungere questi obiettivi sarà indispensabile:

passare alle fonti energetiche rinnovabili; ricostituire gli ecosistemi naturali (riforestazione, ripristino delle risorse ittiche etc); assicurare l’istruzione di base a tutti; fornire assistenza al parto e servizi di pianificazione familiare per le donne, accessibili ovunque. (Brown, 2011)

 

Brown L.R., 2011. Un mondo al bivio. Come prevenire il collasso ambientale ed economico. Edizioni Ambiente, pag. 136 e 202

C. J. Campbell , J. H. Laherrère , 1998. La fine del petrolio a buon mercato. Le Scienze, 357, 78-84

Meadows Donella, Meadows Dennis, Randers J., 2006 – I nuovi limiti dello sviluppo. Mondadori, 273-274

Sertorio L., 2002. Storia dell’abbondanza. Bollati Boringhieri, 72 – ( capitolo 2 pubblicato nel 1998 in “Quaderni di educazione al risparmio energetico” – edizioni OTTO).

 

Annunci

7 risposte a “Petrolio ed abbondanza tre lustri fa: e ora?

  1. bello, ma quanto di ciò è realizzabile. Ma vi siete guardati intorno? Io vedo solo persone disperate e allupate di consumi crescenti. Finora con l’imbroglio della crisi sono riusciti a dirottare risorse dai paesi spreconi a quelli dove c’è la fame, ma se non si cambiano le persone la disperazione aumenterà e basta.

  2. tutto vero peccato che grazie ai (o per colpa dei) giacimenti “shale” si è trovato un modo per grattare più profondamente il fondo del barile planetario. Ci siamo così comprati un altro po’ di tempo prima del cataclisma energetico. Nessuna sa cosa ci faremo con questo tempo.

  3. “[…]Per evitare il collasso delle società, ora dobbiamo[…]”

    Purtroppo, secondo il rapporto ‘Limits to growth’, non possiamo più dire ‘dobbiamo’, ma ‘dovevamo’ usare l’energia da fonti rinnovabili, stabilizzare il clima, ripristinare i sistemi di supporto naturali della Terra, stabilizzare la popolazione ed eliminare la povertà.
    Ormai qualsiasi variazione imposta al “sistema mondo”, neanche con la migliore volontà di tutti può portare a situazioni chee evitino o che mitighino il collasso.

    E’ come pensare di arrestare in tempo una vettura che corre a 100km/h verso un muro, iniziando a frenare a 5cm dal muro!

    Stefano.

  4. C’è del vero in ciò. Ma va considerato che siamo agli inizi e il processo di decrescita è ineluttabile. Ad un certo punto alcuni elementi potrebbero essere più chiari per situazioni contingenti: una crisi energetica, qualche grosso disastro climatico, una nuova crisi economica di vasta portata.
    Insomma c’è speranza, anche se è comunque poca.

  5. @ mago: la quando la Chiesa si deciderà a smettere di fare propaganda natalista? Quando entrerà nelle teste di tutti, cattolici e laici, musulmani e israieliti che per salvere il pianeta e se stessi non si può fare più di un figlio a coppia, pur lasciando la libertà di decidere quanti figli avere a tutti? Quando lezioni di educazioni sessulale obbligatorie in tutte scuole, comprese quelle cattoliche? Cominciate da quello che si può fare per invertire la rotta, ma che purtroppo non si vuole: tutto il resto sono solo “bla bla” privi di senso

  6. i figli sono un bel business, ma far viaggiare gli aerei per portare frutti fuori stagione o vacanze all’estero quasi tutti i mesi, suv per andare al lavoro, magari dove basterebbe una bici elettrica, boat people, obesità dilagante, consumismo inutile, e chi più ne ha, più ne metta di cose distruttive senza una minima necessità mi paiono peggio dei figli. Se poi consideri che la denatalità delle popolazioni bianche occidentali, una volta cristiane, è a livelli paurosi, puoi anche smettere di prendertela almeno con la Chiesa cattolica, che mi pare abbia la castità tra i valori più importanti, anche se inascoltati. Prenditela semmai con l’oppositore della castità, il demonio, che con gli istinti e la lussuria spinge al rapporto sessuale e, come mi diceva la mia zia da ragazzo: ” Chi va al mulino, s’infarina”.

  7. sinceramente mi sarei aspettato di tutto in quest’era di picco/post picco/plateau ma non un utilizzo in pratica ancora identico dell’auto come dieci anni fa..
    è incredibile notare il ‘periodo’ di crisi, la scarsità di lavoro, i giovani in fuga e dall’altra parte, il sempiterno codone stellare di auto nelle città, in autostrada..sulla statale che porta al mare..
    una situazione in disaccoppiamento, in disequilibrio notevole, un pò come i ghiacci che ancora resistono sulle Alpi e il riscaldamento globale..
    l’altro giorno ho visto una persona in lacrime per la ‘perdita’ (temporanea) dell’auto..che tra l’altro serviva solo per scopi ludici..
    sono due giorni che ho quell’immagine negli occhi..sono due giorni che penso cosa potrà essere il futuro italiano.
    un caro saluto.
    s.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...