Campbell’s Atlas of Oil and Gas Depletion

Francesco Aliprandi

Campbell's Atlas of Oil and Gas - Cover_BAR

“L’unica cosa che si può affermare con assoluta certezza è che le dettagliate previsioni qui contenute si dimostreranno errate. Su questo non esistono dubbi, ma ci porta a una domanda più utile: di quanto?”

Colin Campbell ha da poco consegnato alle stampe la seconda edizione del suo atlante, che riporta lo stato delle riserve mondiali di petrolio e gas naturale; lo scopo è quello di fornire una solida base di partenza per analizzare le tendenze per i prossimi decenni, posto che l’accesso a nuove informazioni potrà comportare delle revisioni così come già avvenuto per le stime del passato. Il lavoro si concentra sul petrolio convenzionale – escluso quindi quello con meno di 17.5° API, quello proveniente da acque profonde, oppure il recente shale oil – che finora ha rappresentato la maggior parte della produzione essendo economico, relativamente facile da scoprire ed estraibile in tempi brevi.

Questa scelta forse susciterà le critiche di quanti ritengono il picco del petrolio un concetto superato di fronte al boom estrattivo statunitense: un tentativo di difendere a tutti i costi un approccio statico nella visione delle risorse, in contrapposizione ad uno dinamico spinto dall’economia e dall’innovazione tecnologica. Parafrasando Campbell, si potrebbe affermare che ormai tutti gli aspisti/picchisti hanno ben chiaro che è l’energia a basso costo che fa girare il mondo, e che i combustibili fossili sono destinati a costare sempre di più e infine ad esaurirsi; la vera domanda è: ad un prefissato costo limite per il sistema economico, quale quantità di petrolio possiamo ragionevolmente pensare di estrarre?

D’altra parte la mancanza di trasparenza e di uniformità nelle cifre riportate nelle statistiche rende complessa l’analisi anche limitando l’indagine al solo petrolio convenzionale: se un tempo per le riserve i termini provate, probabili e possibili erano accettati senza ulteriori indagini con il loro significato letterale, oggi gli strumenti statistici permettono di costruire curve di probabilità – magari spruzzandoci sopra anche un metodo Monte Carlo – che rimangono, pur nella loro complicazione formale, soggette a scelte arbitrarie. E’ esemplare il caso citato da Campbell dello US Geological Survey sulla Groenlandia orientale, dove la probabilità di trovare almeno un barile di petrolio è superiore al 95% e quello di trovarne almeno 112 miliardi è superiore al 5%; raggiungendo così un valore medio di 47 miliardi, diligentemente riportati nel database mondiale sebbene nessun pozzo sia mai stato scavato da quelle parti.

Al di là dei nudi dati, il messaggio fondamentale è che abbiamo vissuto la prima metà dell’era del petrolio, un periodo di rapida espansione di ogni attività umana e di crescita demografica; la seconda metà che ci si presenta di fronte ora sarà molto diversa, e alcuni segnali da parte di istituzioni quali l’International Energy Agency – che invita ad abbandonare il petrolio prima che sia lui ad abbandonare noi – o del Fondo Monetario Internazionale (già discussi in queste pagine) confermano che l’idea inizia a farsi strada anche in ambienti tradizionalmente ortodossi.

E’ politicamente sconveniente parlare di un problema senza essere in grado di fornire una soluzione, per cui non deve stupire la resistenza offerta da governi e organizzazioni internazionali ad affrontare la questione dell’esaurimento delle risorse. Tuttavia per la fine del secolo il Petroleum Man si sarà sicuramente estinto: rimane da stabilire se Homo Sapiens potrà sopravvivere senza di lui.

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15 risposte a “Campbell’s Atlas of Oil and Gas Depletion

  1. 2015: esercito usa e getta , no, tedesco concordi nel prevedere il mondo a secco di oil. Staremo a vedere,ma sarebbe un bel casino. In ogni caso 2020 2030 Olduvay e fine del mondo industriale anche per LTG, ma 2050. Chissà in che condizioni ci arriverete? Per allora anche tutti gli specchietti neri e le pale eoliche attuali saranno ite, andate. Che bello riavere il buio ed il silenzio, invece di questi rompiscatole. Peccato che mi toccherà sopportare fino alla morte, ….forse.

    • “…Per allora anche tutti gli specchietti neri e le pale eoliche attuali saranno ite, andate….”.

      Sicuro sicuro? Il mulino a vento multipala americano era stato diffuso in una sterminata quantità di esemplari agli inizi del ‘900 per estrarre acqua nelle fattorie del midwest. Molti di quegli arnesi sono ancora dov’erano. Io non scommetterei troppo sulla rapida estinzione di artefatti così robusti. C’è caso di perdere.

      • non mescoliamo il diavolo coll’acqua santa. Le pale inizio ‘900 erano una catena da bici collegata alla pala ed al pozzo. Le pale eoliche vanno a fuoco se non vengono continuamente manutenzionate e costano un’enormità solo di lubrificante. Adios, mio caro.

  2. “oppure il recente shale oil – che finora ha rappresentato la maggior parte della produzione essendo economico, relativamente facile da scoprire ed estraibile in tempi brevi.”, che significa? C’è un errore di stampa? Ma lo shale oil non era una mezza bufala, estraibile a prezzi elevati e con un dispendio di energia notevole?

  3. Nella frase il “facile ed economico” era riferito al convenzionale. Lo shale ed il resto viene escluso.

    Aldilà di questo, rimane comunque interessante la capacità della produzione di continuare a salire. Il convenzionale è ormai prossimo ai 76 milioni di b/g (ma arranca sempre più vistosamente) mentre la produzione totale viaggia attorno ai 90 milioni di b/g (in questo caso la crescità è notevole (siamo nell’ordine di 1 milione di b/g in più all’anno, da tre anni).

    La domanda di greggio è arrivata ad un nuovo record assoluto e i prezzi tutto sommato (visto il picco del 2008) non stanno esplodendo. Sintomo che la produzione in un modo o nell’altro riesce ancora a stare dietro alla domanda.

    Tal’altro c’è da considerare che parte del petrolio che non viene ascritto al convenzionale è comunque petrolio. Non è tutto gas to liquid. Il deep water e lo stesso shale ad esempio a conti fatti sempre petrolio sono.

    Secondo me sarebbe utile avere dati aggiornati sulla URR. Si è sempre parlato di un valore attorno ai 2500 miliardi di barili e una produzione cumulata che ormai dovrebbe aver superato i 1300 miliardi.
    E se la URR fosse più grande? 3000 o anche più miliardi? Molti lo sostenevano in fondo. potrebbe essere ch tutto sia spostato in avanti di un buon decennio.
    Vediamo come si comporta il convenzionale nel 2014, visto che nel 2013 stà segnando il passo in maniera marcata (nessun calo però…solo una crescità più lenta).

    Di sicuro c’è che le stime che davano il picco nel 2005 o nel 2008, erano azzardate.

  4. @Pinnettu
    a me pare però che nonostante la buona fase del petrolio qualche ‘picco’ lo si sia raggiunto..
    insomma il petrolio a qualche dollaro al barile non viene più estratto, si inizia a pensare a progetti allucinanti come l’estrazione artica, si estrae, nonostante i rischi, fratturando le rocce ecc..ecc..
    senza contare che, secondo me, in alcuni settori si sta vivendo in una fiction..
    si pensi ad esempio ai trasporti su gomma..ricordo le lamentele di qualche anno fa con la benza a 1.4..adesso è tutto ok con trenta centesimi in più? oppure, ancora meglio (o peggio..) al trasporto aereo..
    il gallone di kerosene era poco sopra il dollaro solo 4 anni fa..oggi si viaggia regolarmente balzellando intorno ai 3..tant’è vero, se non erro, che i viaggi a 99cents sono spariti e qualcuno oggi considera ‘esosi’ viaggi da 100 euro a/r per Parigi..
    insomma..mi pare che noi tutti stiamo pagando un debito (anche in termini ambientali) che sicuramente non ripagheremo..

  5. Effettivamente sembra che i maggiori prezzi in aumento dell’energia, la vera variabile da tenere d’occhio invece dei fuorvianti quantitativi di combustibili fossili prodotti, siano stati metabolizzati da questa (in)civiltà globale. Costa tutto di più, dalle produzioni agli acquisti, nel mondo aumenta la popolazione denutrita, nei paesi occidentali le famiglie che vivono grazie agli aiuti di stato aumentano, i consumi si riducono, i dannati Pil annaspano, la finanza sovranazionale ormai comanda le nazioni e predica sempre più austerità strozzando i popoli, l’ambiente è sempre più compromesso e in definitiva, l’apocalisse è sempre più vicina.
    E tu Pinnettu scrivi ottimisticamente che il picco avverrà più in la? Ogni anno in più di economia petrolifera selvaggia ci porta sempre più vicini al crollo apocalittico di questa (in)civiltà globale.
    Ribadisco, e non sono solo io a dirlo, che la vera cartina di tornasole è il prezzo dell’energia finale sempre più alto; che la produzione all liquid tenda ad aumentare, ma a costi sempre maggiori, sarebbe una buona notizia sul fronte del picco?
    Il picco è già avvenuto, quello dell’energia a buon mercato però.

  6. Ma che il picco arriverà più in là, non è una mia previsione……siamo già più in là. Campbell e Laherrère, nei loro studi degli anni novanta parlavano di picco attorno al 2005. Questo non è stato vero ne per il convenzionale, ne per gli “all liquids” (siamo alle porte del 2014 e la produzione continua a salire).
    Prima o poi comincerà il declino della produzione….per ora continua a salire. E’ un dato di fatto, non me lo stò certo inventando.

    Vorrei ricordare che per i primi anni anni di questo decennio, venivano tracciati scenari da incubo (con almeno 3-4 milioni di barili/giorno in meno rispetto al previsto picco del 2005, produzione che invece da quella data, al contrario, è cresciuta di 3-4 milioni di b/g). Scenari che prevedevano la fine del trasporto aereo (il 2012 è stato, nella “disastrata” Italia un nuovo anno record nel numero di passeggeri trasportati), il carburante razionato, le stazioni di rifornimento presidiate dalle FF.OO. e le automobili abbandonate sul ciglio delle strade.

    Io quando vado giù in strada, continuo a vedere le stesse cose di 10 anni fà, anzi se possibile c’è pure più confusione.
    Quanto ai nuovi poveri dei paesi occidentali, devo ancora incontrane uno. Aldilà di quelli fisiologici, che ci son sempre stati e sempre ci saranno, gli altri chi sarebbero? Non ditemi quelli che fanno la fila dagli assistenti sociali dei comuni, perchè l’80% di quelli sono poco più che parassati che pretendono di vivere sulle spalle degli altri.

    Insomma, se non fosse che il picco è un fatto geologico e che prima o poi si dispiegherà (domani oppure fra venti anni) sarei sempre più propenso a dire: ….NON CI CREDO PIU’…..

    • “…Io quando vado giù in strada, continuo a vedere le stesse cose di 10 anni fà, anzi se possibile c’è pure più confusione….”.

      Aiscat ed Up la pensano in maniera leggermente diversa. Le percorrenze autostradali sono avviate al declino dal 2008:

      http://www.aiscat.it/pubb_cifre.htm?ck=1&sub=3&idl=4&nome=pubblicazioni&nome_sub=aiscat%20in%20cifre

      Lato carburanti: siamo scesi da più di 80 milioni di t di derivati del petrolio venduti fino al 2003 ad appena 58 nel 2011, ed in ulteriore discesa. Si va giù pian piano da un decennio, e negli ultimi mesi forse più velocemente.

      http://www.unionepetrolifera.it/it/pubblicazioni

      Le automobili fanno bella vista di sé anche in parcheggio: per dare l’impressione che riempiano una città non è essenziale farle muovere tutte quante di continuo!

    • Fausto, ho evidentemente voluto estremizzare il concetto.
      E’ chiaro che è in atto un progressivo declino e sembra altretanto chiaro che proseguirà, stante la certezza che il picco, in quanto fenomeno geologico certo, prima o poi si presenterà con tutta la sua forza.

      Quello che “contesto” è che le prevsioni degli anni novanta sono state troppo avventate.
      Come dicevo in precedenza, gli scenari che si tratteggiavano per gli inizi di questo decennio, andavano ben oltre il “semplice” calo delle percorrenze autostradali…….saremmo dovuti essere all’arma bianca per una tanica di benzina.
      Invece se non andiamo a guardare i dati statistici, chi si accorge del calo del traffico automobilistico, per esempio?
      Da qui il mio…”continuo a vedere le stesse cose di 10 anni fà”…

  7. Intanto che dal 2015 potremmo avere seri problemi di approvvigionamento di petrolio lo hanno detto l’esercito tedesco, la RAF e il Pentagono. E poi nella mia mail parlo di picco dell’energia a basso costo e di aumento fuorviante della produzione petrolifera a costi sempre maggiori. Se non è un inceppamento definitivo della crescita questo, cosa è? Nonostante le cose sempre uguali che ti sembra di vedere intorno a te.
    Ma sta crollando tutto il paradigma e lo sai bene anche tu, solo che pochi se ne sono accorti.

  8. quella che non cambia è la mentalità..specie in italia e specie se ci si riferisce al parco/movimento auto..
    vedo gente prendere l’auto per fare 1km a/r, riscaldare i motori da fermi per minuti, tenerli accesi per aspettare una persona, sgassare da fermi..ecc..ecc..tutti comportamenti che rappresentano, comunque, una certa abbondanza..e come se fosse aria che poi non deve respirare nessuno..
    che poi l’abbondanza odierna sia illusione lo sappiamo..ma la gente vive sempre una ventina d’anni indietro..poi arriva il muro e qualcuno deve frenare..

  9. capisco Pinnettu, pure a me viene da dire “non ci credo più”…è un fatto che dieci o cinque anni fa il boom dello shale gas e shale oil non era prevedibile, vorrei vedere cosa diremmo oggi senza lo shale americano.
    Anche questa volta la tecnologia ci sta salvando, come avvenne 200 anni fa col carbone e 100 anni fa col petrolio. Ci sta salvando ma per quanto e a quale prezzo? Nessuno lo sa, ma forse il conto non arriverà nell’arco della mia vita…

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