Profitti a “Picco”…

A cura di Dario Faccini

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The Wall Street Journal, 28/1/2014

Le grandi compagnie petrolifere si sforzano di giustificare l’impennata dei costi di sviluppo dei progetti

La Chevron, l’Exxon Mobil e la Royal Dutch Shell hanno speso più 120 miliardi di dollari nel 2013 per incrementare la loro produzione di petrolio e gas – circa lo stesso costo, in dollari rivalutati, che è stato necessario per portare l’uomo sulla Luna. Ma i tre giganti petroliferi hanno ben poco da mostrare in cambio delle loro spese.

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La produzione di petrolio e di gas sono in calo, nonostante le spese combinate di 500 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni. Ciascuna compagnia dovrebbe comunicare entro questa settimana un calo di profitto per il 2013 rispetto al 2012, anche se i prezzi del petrolio sono elevati.

Uno dei maggiori problemi è che i costi stanno andando alle stelle per molti dei nuovi “mega-progetti” intesi a sfruttare i giacimenti di petrolio necessari per rimpiazzare i campi in esaurimento.

I piani in corso per estrarre petrolio con isole artificiali nel Mar Caspio potrebbero costare 40 miliardi dollari al consorzio che comprende Exxon e Shell, valore in crescita rispetto al bilancio iniziale di 10 miliardi. Il prezzo da pagare per un progetto di gas naturale in Australia, chiamato “Gorgon”, di proprietà congiunta delle tre società, si è gonfiato del 45% a 54 miliardi dollari. Secondo persone che hanno lavorato al progetto, Shell sta spendendo almeno 10 miliardi dollari su una tecnologia non testata per costruire un impianto di gas naturale su una grande barca in modo che l’azienda possa sfruttare un giacimento remoto.”

Bloomberg News, 29/1/2014

I profitti petroliferi crollano con le alte spese che non riescono ad incrementare la produzione

Gli investitori scansano le più grandi compagnie petrolifere mondiali a causa dell’impennata dei costi di perforazione, del ritardo dei progetti più grandi e della stagnazione dei prezzi dell’energia.

[…]

Il problema per le major petrolifere è duplice: i costi sono in aumento e prezzi del petrolio non lo sono, mentre la complessità di sviluppo delle scoperte più recenti di petrolio e gas impedisce di raggiungere gli obiettivi di produzione.

Assediate dai rendimenti ridotti e dai ritardi nei costosi progetti, sei delle più grandi imprese esploratrici di petrolio del mondo probabilmente freneranno la spesa per l’esplorazione e la produzione (E&P) quest’anno a 148 miliardi dollari dai 149 miliardi dollari, dopo due anni consecutivi con aumenti dell’8 per cento…

“Gli investitori si stanno arrabbiando e non vogliono che le compagnie petrolifere investano”, ha detto Tiscareño. «Ma se non investono, non saranno in grado di pagare i dividendi in futuro.”

Financial Times, 30/1/2014

La Shell si tira fuori dalla perforazione dell’Artico nel 2014

Royal Dutch Shell intende sospendere la sua controversa perforazione nelle acque dell’Artico al largo dell’Alaska come parte di un multimiliardario ridimensionamento della spesa per nuovi progetti intrapreso da Ben Van Beurden, amministratore delegato. ”

[…]

Van Beurden ha detto che la stretta di cinghia sarebbe stata segnata da “scelte difficili sui nuovi progetti di investimento, crescita ridotta e più vendite di asset».

[….]

Le sue osservazioni sono venute due settimane dopo che Shell, il più grande gruppo petrolifero in Europa per valore di mercato, ha pubblicato il suo primo profit warning in 10 anni.

 

Il Sole 24 Ore, 30/1/2014

L’impennata dei costi mette a rischio i conti dei big del petrolio

A dispetto di tutta la retorica sul miracolo shale negli Usa, espandere la produzione di idrocarburi – o anche solo compensare il declino dei vecchi giacimenti – al giorno d’oggi è in realtà una sfida difficilissima. La tecnologia (e le quotazioni del greggio a lungo elevate) hanno in effetti consentito di estrarre risorse un tempo irrecuperabili. Ma il fracking – così come le trivellazioni in alto mare o l’estrazione di greggio da sabbie bituminose – è un procedimento costoso. Esaurite le risorse “facili”, inoltre, le majors si stanno affidando sempre più spesso a megaprogetti di elevatissima complessità, che presentano difficoltà tecniche inedite e spesso si trovano in aree pericolose, difficili da raggiungere o afflitte da condizioni climatiche estreme. Progetti che tra l’altro richiedono molti anni di lavoro per vedere la luce e che rischiano di arrivare in produzione quando il mercato è in condizioni diverse rispetto a quando si è avviata la pianificazione.

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4 risposte a “Profitti a “Picco”…

  1. gli scenari di LTG si stanno dipanando inesorabilmente. Invece di andare a chiedere l’elemosina agli arabi i nostri governanti dovrebbero dire la verità, ma si vede che non possono. In fondo non abbiamo piu’ la nostra sovranità da 70 anni e quelli che ce l’hanno, se non obbediscono all’impero del male, fanno la fine che si meritano, sia che siano paesi poco democratici, sia religioni poco gradite.

  2. Pingback: Profitti a “picco”… per le compagnie | BIT Budrio in Transizione

  3. Pingback: Sostituire il petrolio. A Milano ci stanno già pensando | iMille

  4. Pingback: La cattiva buona notizia | Risorse Economia Ambiente

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