Incentivi e innovazione

Luca Pardi

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Negli anni 80′ George Phydias Mitchell, un produttore di idrocarburi texano di origine greca, con un’azienda con base a Houston, cercava il modo di sfruttare il gas contenuto nelle rocce dure, compatte e, dunque, poco permeabili di una grande formazione geologica nota come “Barnett Shale” in una regione nei pressi di Dallas. I suoi collaboratori, geologi ed ingegneri usciti dalle migliori scuole americane, gli consigliavano di desistere, “stai sputtanando i tuoi soldi”, gli dicevano. Ma lui testardo ci credeva e, come tutti sanno, alla fine ha avuto ragione.

Daniel Yergin, un fiero avversario di ASPO e convinto negazionista del Picco del Petrolio, ne racconta sommariamente la storia, in relazione alla fase pionieristica del gas non convenzionale, nel suo libro “the Quest”.

Dopo aver descritto le difficoltà tecniche ed economiche che Mitchell e la sua azienda incontravano nell’impresa dello shale gas, Yergin aggiunge:

“fortunatamente, c’era una specie di carota, era chiamata Section 29. Si trattava di una legge del 1980 che istituiva un credito di imposta federale sui profitti, per chi estraeva gas naturale non convenzionale. Nel corso degli anni questo incentivo fece quello che doveva fare: stimolò delle attività che altrimenti non avrebbero avuto luogo”.

In effetti l’incentivo permise la messa a punto di quelle innovazioni (il fracking e la trivellazione orizzontale) che hanno portato al successo (che questo possa piacere o meno è un altro discorso) nello sfruttamento di shale gas e shale oil.

Chissà se gli strenui oppositori degli incentivi alle rinnovabili, quelli che il Mercato decide la fonte più conveniente, quelli che la politica non deve interferire con il mercato, gli stessi che spesso esercitano la loro retorica a favore dell’innovazione, hanno qualcosa da dire su questo passaggio di un libro che certamente non è scritto da un oppositore dell’industria delle fonti fossili?

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3 risposte a “Incentivi e innovazione

  1. errare è umano, persevarare è diabolico.

  2. scusate, è perseverare la parola giusta

  3. Nel mente prosegue il tracollo petrolifero italiano. Siamo grossomodo a 1 t/anno di derivati per abitante, rispetto agli 1,6 degli anni ’80 e ’90. Vediamo dove andiamo a finire: e dico vediamo, perché stiamo a guardare senza far nulla da più di un decennio.

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