Che fine hanno fatto i ghiaccioli?

Dario Faccini

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Ho un ricordo preciso di un inverno della mia infanzia: nel tragitto a piedi tra la mia abitazione e la scuola elementare, rompevo i lunghi ghiaccioli che si formavano sul bordo del tetto, sprovvisto di gronda, di un basso edificio e sui rami più prossimi degli alberi. L’anno era intorno al 1984.

Di recente mi sono reso conto di non aver più visto ghiaccioli in pianura padana da quell’inverno di trenta anni fa. La cosa mi ha incuriosito e ho fatto qualche ricerca, per capire se la mia esperienza ha qualche fondamento oggettivo.

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I ghiaccioli si formano di solito in presenza di temperature dell’aria di poco inferiori a 0°C, quando una zona coperta con neve o ghiaccio è sottoposta ad una fonte di calore che ne provoca un lenta fusione, come ad esempio nel caso di tetti esposti al sole e che disperdono il calore interno dell’abitazione. L’acqua che si viene a formare scorre verso il basso e si allontana dalla fonte di calore, ricongelando. Se il fenomeno avviene in prossimità di punti in cui l’acqua può sgocciolare, come il bordo di un tetto, il ricongelamento dà luogo ad un ghiacciolo.

Ci sono quindi almeno due condizioni meteorologiche che si devono verificare insieme: un accumulo di neve seguito da temperature appena al di sotto degli zeri gradi, possibilmente con giornate terse.

Di certo queste sono condizioni che si devono essere verificate in ben poche zone di pianura nel mese di gennaio appena trascorso, il terzo più caldo dal 1800 e il 19° con più precipitazioni.

gennaio2014

Anomalie delle temperature minime del mese di Gennaio 2014. Fonte: Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima(ISAC-CNR).

Se si guarda agli ultimi trent’anni, più che le temperature medie invernali è significativo il numero di giorni di gelo, cioè delle giornate in cui la temperatura minima rimane sottozero.

giorni con geloSerie storica del numero medio di giorni con gelo (temperatura minima ≤ 0°C). La linea tratteggiata  rappresenta il valore medio normale 1961-1990.  Fonte: Ispra, Annuario 2012, pag112.

Si osserva che, a livello nazionale, i giorni con gelo si sono quasi dimezzati dal 1988 al 1999, anno in cui è stato raggiunto un minimo. Successivamente c’è stato un recupero ma, con l’eccezione del 2005, si è sempre rimasti ben al di sotto della media del periodo 1961-1990.

Ora, non posso certo concludere che non si vedono più ghiaccioli in inverno per colpa dei cambiamenti climatici, questa sarebbe una vera sciocchezza, tanto più osservando dei dati aggregati su tutto il territorio nazionale. Di certo però, almeno in alcune località di pianura, la tendenza ad avere inverni più miti, ha contribuito e contribuirà a rendere meno probabile il verificarsi di periodi con le condizioni meteorologiche necessarie per la formazione di ghiaccioli.

Lo stesso fenomeno è stato studiato in Svezia, dove le cadute dei ghiaccioli possono essere fonte di pericolo: nel nord del paese si prevede un aumento del fenomeno in conseguenza del cambiamento climatico, per via di un avvicinamento delle rigide temperature verso lo 0°C, mentre al sud una diminuzione, analogamente all’Italia.

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3 risposte a “Che fine hanno fatto i ghiaccioli?

  1. Dario mi scusi però il gelo vero (quello che dura e che poi porta la neve da ‘cuscino freddo’ in pianura padana) è diventato sempre più raro anche a causa delle sempre meno presenti correnti da est-nordest, facilitate dalla disposizione dell’anticiclone russo-siberiano..che tanti anni fa tirava zampate a cadenze quindicinali..
    un cambio circolatorio c’è stato eccome..e la preponderanza di flussi nord/sud o puramente occidentali, come in questo inverno, sono diventati tipici di questi ultimi -almeno venti- inverni..
    e il cambiamento circolatorio fa parte del tavolo da gioco su cui il GW si esprime..con varie sfaccettature è vero..ma una buona parte di queste -in questi fenomeni (come l’assenza di ghiaccio che ha dimostrato in questo bel post)- ce le vedo.
    un saluto.

  2. interessante e ottimo spunto riflessivo, in effetti stiamo lentamente e quasi impercettibilmente passando anche ad un cambiamento del paesaggio conseguentemente alla variazione climatica.

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