Ottimismo e realtà

Dario Faccini

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Da circa un anno e mezzo l’ottimismo fa da sfondo ad ogni dibattito sul mercato degli idrocarburi. L’insieme di tecniche di estrazione che va sotto il nome di fratturazione idraulica (il ‘fracking’), combinata con la trivellazione orizzontale, ha permesso negli USA un incremento importante della produzione di gas (shale gas) e in parte di petrolio (tight oil). Si dà per scontato che questo sia solo l’inizio e che queste tecniche possano essere applicate in molti altri paesi. C’è chi si spinge persino ad ipotizzare un ribaltamento dei ruoli, con gli Stati Uniti che diventano entro un decennio esportatori netti e cambiano la propria politica estera nei confronti del Medio Oriente.

Non tutti sono però così ottimisti.

.

Riportiamo di seguito un estratto di un recente articolo pubblicato sull’Huffington Post e cofirmato da Jeremy Leggett, personaggio di grande acume e capacità del quale Luca Pardi ha da poco commentato “L’Energia delle Nazioni”, il suo ultimo libro.

Huffington post,“Tight Trouble” di Daniel Davis e Jeremy Leggett, 3/2/2014

[…]

Il 10 Dicembre, mentre la maggior parte dell’apparato governativo degli Stati Uniti era chiuso a causa della neve, un intrepido gruppo di esperti si riuniva a circa cinque isolati dalla Casa Bianca per partecipare ad un evento inaugurale chiamato “Dialogo Transatlantico sulla Sicurezza Energetica” (TESD).

I partecipanti per gli Stati Uniti includevano esperti petroliferi e analisti, diplomatici, accademici, ufficiali militari, esperti di difesa e dirigenti aziendali. Si sono uniti in videoconferenza a un gruppo di Londra, che comprendeva membri del Parlamento, ex ministri, ammiragli e generali in pensione, esperti di investimento, dirigenti d’azienda, analisti dell’industria petrolifera e altri. Due presentazioni in particolare hanno messo fortemente in dubbio la capacità dell’industria petrolifera mondiale di continuare a produrre abbastanza petrolio per soddisfare la domanda prevista.

Mark Lewis, ex capo della ricerca energetica per Deutche Bank, ha discusso l’aumento delle spese in conto capitale (capex) nell’industria petrolifera.

Sono rimasto assolutamente sbalordito quando ho letto il World Energy Outlook di quest’anno“, ha sottolineato Lewis. “Se si guarda agli investimenti a livello mondiale per l’upstream nell’industria petrolifera e del gas, circa il 75% del totale è solo per il petrolio. Sono triplicati in termini reali dal 2000. Nello stesso periodo l’aumento dell’offerta di petrolio è stato solo circa del 12 %. Quindi si è avuto un aumento del 200% in investimenti, effettivamente, per un incremento del 12% dell’offerta mondiale di petrolio. Questi sono numeri impressionanti e dovrebbero far suonare dei campanelli d’allarme.

L’ammonimento di Lewis è stato amplificato di recente, quando la Royal Dutch Shell ha rivelato come i problemi delle spese in conto capitale stiano interessando le sue operazioni. In un articolo del 17 gennaio su Bloomberg si afferma che “secondo i dati raccolti dalle Bloomberg Industries, la Shell ha visto i costi di ricerca e sviluppo dei giacimenti di petrolio triplicare nel periodo 2003-2012, in linea con i 12 più grandi produttori petroliferi europei.

David Hughes, un geologo del Geological Survey del Canada con 32 anni di esperienza, ha presentato un’analisi della produzione del tight oil statunitense. Egli ha sottolineato che il 74 per cento di tutta la produzione di tight oil degli Stati Uniti proviene da due sole formazioni petrolifere, l’Eagle Ford e il Bakken, in cui l’economicità e le performance dei pozzi stanno cominciando a mostrare segni di difficoltà.

La produzione di tight oil dalle due principali formazioni petrolifere probabilmente avrà un picco verso il 2016-2017“, ha detto Hughes. “Gli alti tassi di declino obbligano a sostenere alti livelli di perforazione per mantenere la produzione. Le aree più produttive(sweet spots) si esauriscono nelle prime fasi dello sviluppo di un campo petrolifero; quindi i tassi di perforazione devono continuare a crescere per mantenere i livelli di produzione.

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4 risposte a “Ottimismo e realtà

  1. Per ora l’avanzamento della tecnologia è bastato a sopperire alla scomparsa dei migliori lotti sfruttabili. Il collasso dei rig operanti è stato attraversato senza disastri grazie alla capacità di sfruttare meglio i singoli pozzi. Il punto è vedere quando queste migliorie tecniche diverranno insufficienti a coprire gli altri problemi.

    • E’ pacifico che gli alti prezzi del barile hanno sostenuto l’applicazione di tecnologie più avanzate, ma ormai è abbastanza chiaro che non sono sufficienti a mantenere il livello di investimenti necessari per garantire che la domanda nel medio termine possa essere soddisfatta.
      Quindi delle due, o aumentano ADESSO ancora i prezzi del barile, danneggiando così l’economia e spingendo verso una nuova crisi, o non si fanno gli investimenti necessari e il greggio aumenterà (ben di più) di prezzo DOPO quando l’offerta inevitabilmente scenderà sotto la domanda.
      Il grande errore fatto da vari analisti in passato è tutto qui: è vero che con la scarsità aumentano i prezzi dell’energia ed è possibile applicare tecnologie più costose, ma è anche vero che questo comporta una riorganizzazione economica della società umana nel suo complesso assai problematica, perché una delle condizioni necessarie per i periodi di crescita economica è stata proprio la disponibilità di energia a basso costo.
      Ciò vale per il petrolio, per il gas la tempistica è spostata un pò più in là, ma bisogna vedere di quanto.

    • come previsto da varie fonti, pare molto presto: dal 2015.

  2. almeno per il petrolio

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