L’Agricoltura ha dato il via all’Antropocene?

Di Francesco Aliprandi

agricoltura

La capacità della specie umana di modificare l’ambiente circostante a seconda dei propri desideri e necessità non ha paragoni nel regno vivente. L’inizio dell’Antropocene – termine reso famoso dal premio Nobel per la chimica Paul Crutzen ma coniato dall’ecologo Eugene Stoermer – viene spesso fatto risalire all’inizio della rivoluzione industriale, focalizzando l’attenzione principalmente sull’interazione con il ciclo del carbonio, e in particolare con il progressivo aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera derivante dalla combustione di idrocarburi; alcuni scienziati ritengono tuttavia che l’interferenza con i meccanismi che stabilizzano il clima sia iniziata già con la comparsa dell’agricoltura, molte migliaia di anni fa.

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Il più noto proponente di questa teoria è senz’altro William Ruddiman, il cui pensiero è ampiamente sviluppato nel libro “Plows, Plagues, and Petroleum: How Humans Took Control of Climate“; l’influenza della deforestazione conseguente alla nascita dell’agricoltura nei riguardi del clima del passato – in particolare delle emissioni aggiuntive di CO2 e CH4 – è ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica, ma ora è stato formulata una nuova teoria che vedrebbe addirittura le foreste agire come stabilizzatrici della concentrazione di CO2 tramite un meccanismo di feedback negativo agente su lunghi periodi temporali. Gli affascinanti dettagli del recente studio si possono leggere in forma divulgativa in questo post ad opera di Claudio Della Volpe.

L’agricoltura quindi da un lato ha permesso la nascita della civiltà, e dall’altro potrebbe aver alterato meccanismi sviluppatisi e perfezionatisi nell’arco di decine, se non centinaia, di milioni di anni. L’invenzione del processo Haber-Bosch per la sintesi dell’ammoniaca ha poi consentito l’applicazione di fertilizzanti azotati senza i quali, oggi, non sarebbe possibile sfamare l’intera popolazione mondiale: una conferma del “vicious circle principle” di Craig Dilworth che vede l’uomo ricorrere alla tecnologia e spostare i limiti nei momenti di scarsità di risorse solo per ricadere nella stessa situazione una volta che la popolazione sia cresciuta grazie alla diffusione delle innovazioni.

Ulteriori interessanti considerazioni su questi aspetti si trovano in un secondo post di Della Volpe.

Per chi sia interessato, qui si trova un recente riassunto (in inglese) della teoria di Ruddiman.
Sull’importanza delle piante nel plasmare la Terra vale la pena segnalare il libro “The Emerald Planet: How plants changed Earth’s history” di David Beerling.
Craig Dilworth ha esposto le sue idee nel libro “Too smart for our own good“.

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Una risposta a “L’Agricoltura ha dato il via all’Antropocene?

  1. Senza dubbio l’antropocene è disceso dall’inizio dell’agricoltura. Fino ad allora i gruppi umani vivevano come cacciatori/raccoglitori, uno stile di vita in pieno contesto naturale. L’uomo agricoltore è diventato stanziale, ha cominciato a disboscare per coltivare e costruire le sue città, utensili, attrezzi, industrie, macchine per le innumerevoli guerre che hanno costellato la sua storia. E poi con la scoperta dei combustibili fossili e l’esplosione demografica, l’antropocene ha assunto tutti i connotati di drammaticità odierni.

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