Caro Putin, paga anche noi

 Di Dario Faccini

putin

Caro Presidente Putin,

ci ha inizialmente creato qualche problema la notizia divulgata dal segretario della Nato Rasmussen, secondo la quale la Russia avrebbe finanziato dei movimenti ambientalisti per intralciare l’applicazione in Europa delle tecniche di fracking nell’estrazione del gas naturale. Questo per impedire che l’Europa si possa liberare dalla dipendenza dal gas russo.

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Siccome ASPO Italia da tempo mette in guardia sulla marginalità e i rischi di queste tecniche, alcuni tra i nostri membri sono saltati alla conclusione che anche la nostra associazione, pur indipendente e sostenuta solo dal lavoro di volontariato dei suoi soci, abbia beneficiato di queste elargizioni a “fondo perduto”. Non essendoci traccia, nel nostro magro bilancio interno, di una qualsivoglia donazione da parte vostra, si sono presto diffuse voci che alcuni soci avrebbero ricevuto fondi neri che non hanno condiviso con tutta l’associazione.

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Da qui è iniziata una discussione interna che è presto degenerata in una lotta intestina tra lealisti all’attuale presidente (Luca al-Pardi) e il fronte dei ribelli, una variegata alleanza di soci ASPO Italia che si estende dai fanatici delle fonti rinnovabili, agli estremisti dell’efficienza energetica, sino ad arrivare ai jihadisti dello Stato Stazionario (una frangia tecnocrate che mira a cancellare la religione della Crescita Infinita).

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Dopo alcune vittorie del fronte dei ribelli a colpi di pubblicazioni peer-review e dati statistici ufficiali, le accuse fratricide di corruzione e di furto ai danni dei membri più poveri sono state infine sbaragliate da un’analisi incrociata degli estratti conto dei depositi bancari, che ha mostrato definitivamente l’assenza di un qualsiasi finanziamento esterno, non solo da parte russa purtroppo.

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Riportata infine l’unità, il consenso generale è che i mancati finanziamenti ad ASPO Italia da parte della Russia siano dovuti ad una banale dimenticanza. Questo è in effetti abbastanza comprensibile: la lista delle voci che si sono espresse in senso contrario alle tecniche di fracking è alquanto lunga ed include soggetti storicamente pro-USA la cui “persuasione” deve aver messo a dura prova i vostri fondi. Tra questi, la testata giornalistica Bloomberg che si è impegnata a fondo in vari articoli (ad esempio qui, qui e qui) nel tentativo antipatriottico di dissuadere i mercati nell’investire nella “Bonanza dello shale gas”. Eclatante è stato poi anche il “piccolo ripensamento” del Dipartimento dell’Energia USA sulla quantità di tight oil recuperabile dalla Monterey shale, una formazione di scisto contenente greggio che si pensava contenesse i due terzi di tutte le riserve statunitensi: una riduzione del 96%, da 13700 milioni barili a soli 600, che deve esservi costata un occhio della testa!

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Insomma, tutto questo per spiegare che a noi è ben chiaro quale enorme sforzo finanziario debba esservi costata questa “campagna anti-fracking”, ma che forse, in futuro, avrete la bontà di tenere in considerazione anche l’importante lavoro che la nostra associazione sta svolgendo in Italia.

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Ad esempio stiamo ostacolando fattivamente l’indipendenza energetica del nostro Paese, contestando l’opportunità di aumentare il tasso d’estrazione del petrolio e del gas, come invece indicato da illustri ed accorti politici nazionali. La nostra voce non si ferma certo ai blog, ma è in grado di raggiungere i principali mass media e più su, sino alle sacre stanze del potere legislativo (19/6/2014 alla 267a seduta pubblica del Senato, vedi pag 8 del resoconto stenografico).

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Persino l’assenza, nel territorio italiano, di formazioni di scisti contenenti quantitativi interessanti di greggio e gas è un merito preciso della nostra associazione. Nel 2007, quando ancora il fracking non era d’interesse pubblico, cambiammo la legenda di tutte le cartine geologiche nazionali sostituendo l’etichetta “formazione a scisti” con la scritta “formazione 5-5-0”: da allora per l’Italia non si è parlato più di formazioni a scisto (vedi cartina seguente) anche se, come probabile effetto collaterale, la nazionale di calcio ha smesso di vincere.

no shale in italy

Bacini di scisti contenenti greggio e gas, (Fonte: EIA, Oil and Gas Strategies Summit, New York 21/05/2014)

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Nella speranza di aver reso un quadro chiaro delle attività svolte dalla nostra associazione a supporto dei vostri interessi nazionali, ci accomiatiamo da Lei segnalando la nostra disponibilità ad accettare eventuali “donazioni” che dovessero pervenire, tramite bonifico, al conto corrente della nostra tesoreria.

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Con stima ed affetto,

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i soci di ASPO Italia.

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p.s: L’iban del conto corrente della nostra tesoreria è pubblicato su www.aspoitalia.it alla voce “Adesione ad ASPO Italia”. Si prega di indicare come causale del versamento “Finanziamento segreto attività anti-fracking”.

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11 risposte a “Caro Putin, paga anche noi

  1. E io che pensavo che fossero solo gli ammerrigani che pagavano tutti!
    Grazie per avermi illuminato!
    Gianni

  2. Ormai tra tutti quelli che mi pagano (“ma chi ti paga per dire qulle cose?”) dovrei essere stra-ricco. Invece finisco sempre per essere dimenticato, saltato a pie’ pari, ignorato. Per cui ringrazio l’ASPO per questo richiamo a Putin, i disinformatori vanno pagati, che diamine!

  3. Complimenti, Dario: davvero un bel lavoro !! Leo

  4. Ahahahah!
    Splendido e brillante, grande Dario!

  5. ROTFL

    Traduzione per i “giovani” di Internet:
    ROTFL (o ROFL): sigla dell’inglese Rolling On The Floor Laughing (“sto rotolando per terra dal ridere”)

    ansfans

  6. Come dice Snoopy quando scrive alle case editrici che NON RISPONDONO all’invio del suo impareggiabile manoscritto:
    “Putin, eri forse distratto?”
    🙂
    Daniela

  7. “Luca al-Pardi” era spettacolare.

    Eppure colgo una sfumatura umoristica anche nella dichiarazione originale: “….Rasmussen said: “I have met allies who can report that Russia, as part of their sophisticated information and disinformation operations, engaged actively with so-called non-governmental organisations – environmental organisations working against shale gas – to maintain European dependence on imported Russian gas….”

    Un proclama degno del Politburo, ma a parti invertite.

  8. Purtroppo ASPO non ha abbstanza popolarità per imporre il proprio pensiero agli italiani.

  9. Pingback: Il fondo del barile #7 | Risorse Economia Ambiente

  10. Pingback: Assemblea ASPO 2015 a Bologna | Risorse Economia Ambiente

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