Ebola: il test per saperne di più.

Di Dario Faccini

guinea-liberia-sierra-leone-2014-currentI media se ne infischiano: è il periodo di vacanze, c’è la politica italiana, la recessione, l’accordo Alitalia-Etihad, la presidenza di Federcalcio e il rischio che aumenti il prezzo del caffè. A me invece ieri veniva da piangere mentre trascrivevo i dati settimanali dai report dell’OMS sui nuovi casi di infezione di Ebola e sui relativi decessi. Ad un certo punto ho creduto che ci fosse persino un errore: non era possibile che all’inizio di luglio ci fosse stata una impennata del genere sia in Liberia che in Sierra Leone. Dopo 20 minuti di controlli avanti indietro, la risposta: nessun errore, i dati OMS erano proprio quelli.

Cristo Santo.

Allora, prendendo atto che il clima vacanziero non consente più di tanto di parlare di avvenimenti spiacevoli, proviamo almeno a mantenere acceso l’interesse su questa tragedia con un tipico test da ombrellone. Cinque domande leggere, ma non banali,  per capire quanto sappiamo sull’Ebola e per imparare qualcosa in più.

Chi vuole può scrivere nei commenti il punteggio che ha raggiunto, da 0 a 10.

1) L’Ebola è mai arrivata in Italia?

a) Solo una volta, in oltre cinquanta scimmie importate dalle Filippine

b) Solo una volta, con un viaggiatore proveniente dall’Africa

c) Mai.

Tra le cinque specie del genere Ebolavirus, ce ne sono due che sinora non hanno portato a decessi nell’uomo: il Costa d’Avorio ebolavirus e il Reston ebolavirus, quest’ultimo è stato individuato fuori dall’Africa, nelle Filippine, in primati, in maiali domestici e nel relativo personale addetto che è risultato positivo alla ricerca degli anticorpi(senza aver sviluppato la malattia). Nel 1992 a Siena l’inizio di una strana moria in 55 esemplari da sperimentazione di Macaco Cinomolgo importati dalle Filippine insospettisce il personale che effettua un’autopsia. La presenza di piccole emorragie diffuse induce a spedire dei campioni in Regno Unito da dove giunge il responso: Reston ebolavirus. Tutti gli altri esemplari vengono abbattuti, nessuna persona tra quelle venute in contatto con i primati accusa sintomi riconducibili alla malattia.

[Punteggio domanda 1: a) 2 punti; b) 0 punti ; c) 1 punto]

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2) L’Ebolavirus è un genere che comprende cinque specie di virus, di cui tre in grado di produrre una malattia mortale nell’uomo. La modalità di trasmissione:

a) Da animale a uomo è ben conosciuta e dimostrata.

b) Da uomo a uomo si è dimostrato che avviene solo per contatto con i liquidi di paziente infetto

c) Non si può escludere che avvenga anche per via aerea, benché il rischio in tal caso dovrebbe essere molto basso.

Dell’Ebola si sa ancora poco. I pipistrelli della frutta sono dei buoni candidati come serbatoio naturale, in quanto alcune specie sono portatrici sane, ma non si può escludere che anche altri animali, ad es. tra i volatili, svolgano un ruolo analogo. Sulle modalità di trasmissione da animale a uomo si son fatte varie ipotesi, riassunte nella figura sottostante, ma per lo più rimangono tali.

EBOLA_ecology_800px

Anche la modalità di trasmissione da uomo a uomo non è esattamente conosciuta, i contesti in cui si è vista avvenire con più frequenza sono quello ospedaliero, quello delle cure ad un parente infetto e quello dei rituali funebri con la preparazione di un corpo infetto. In tutti i casi ci può essere un contatto con liquidi e secrezioni infette, per cui questa si ritiene la principale modalità di contagio. Ma ci sono riserve che questa sia l’unica modalità di trasmissione.

Nel 1989, a Reston (Virginia, USA) in un centro di sperimentazione, una strana epidemia si trasmette da esemplari di Macaco Cinomolgo appena giunti dalle Filippine ai primati ospitati in altre stanze della struttura. Qualsiasi cosa sia, si trasmette con l’impianto di ventilazione. Non appena viene riscontrata la positività al test del Zaire ebolavirus (il più letale) vengono prese misure eccezionali per il contenimento e la bonifica. Più tardi si scoprirà che non si tratta di Zaire ebolavirus, ma di una nuova specie affine che prenderà il nome di Reston ebolavirus (appunto dalla cittadina in cui per la prima volta è stata individuata) e che non induce malattia nell’uomo.

Di recente uno studio canadese del 2012 ha dimostrato il contagio di Zaire ebolavirus tra maiali infetti e macachi inizialmente sani usati nell’esperimento, mantenuti a distanza di almeno 20 cm, senza possibilità di contatto. I ricercatori ipotizzano che il contagio possa essere avvenuto per inalazione di areosol o goccioline, oppure per i loro contatto con gli occhi e le mucose.

La trasmissione attraverso aerosol è stata documentata per tutte le specie di Ebolavirus nei primati in particolari condizioni sperimentali, ma non è mai stata documentata con certezza nell’uomo nei contesti di contagio avvenuti nel mondo reale, come negli ospedali e nelle abitazioni.

[Punteggio domanda 2: a) 0 punti; b) 1 punto; c) 2 punti]

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3) Di fronte ad un’epidemia di Ebola che ha colpito, per la prima volta nella storia, grandi centri abitati tra cui le capitali di tre stati (Guinea, Sierra Leone e Liberia), le autorità nazionali e internazionali preposte al contenimento e alle cure sanitarie hanno avuto sinora a disposizione:

a) risorse praticamente nulle;

b) risorse ridotte ritagliate dai magri bilanci nazionali e in balia della buona volontà di paesi donatori;

c) risorse sufficienti per permettere l’adozione di tutte le misure necessarie, il problema non sono le risorse ma l’estrema facilità di diffusione del virus

L’attuale epidemia di Ebola è la prima esplosa in Africa Occidentale dove la malattia era sconosciuta. Si pensa che il “Paziente Zero” sia stato contagiato già nel Dicembre 2003 o anche prima, ma solo a fine Marzo 2014 viene lanciato l’allarme in Guinea. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, World Health Organization) prepara tra Marzo e Aprile un piano dal budget di 4,8 milioni di dollari e fa appello alle donazioni, riceve così 7 milioni di dollari che si esauriscono in giugno. Per dare un paragone: solo in Italia il mantenimento annuale dei cani randagi fa spendere allo Stato tra i 220 e i 350 milioni di euro (tra i 290 e i 460 milioni di dollari).

La copertura delle misure di contenimento all’Ebola messe inizialmente in campo si dimostra insufficiente. La scarsità di mezzi impedisce di coinvolgere tutti i settori civili degli stati coinvolti e moltiplica gli altri errori commessi sul fronte culturale e comportamentale, ad esempio nell’informare correttamente le popolazioni locali, che si ribellano in vari modi alle misure imposte, arrivando in certi casi a credere che l’epidemia sia opera della stregoneria o, peggio, del personale sanitario. L’epidemia si estende ad altri tre stati, il numero dei casi decuplica, arrivando a 1600. Per usare le stesse parole della WHO: L’espansione geografica senza precedenti dell’EVD (febbre emorragica da Ebola) nei tre Stati richiede una capacità di risposta enorme e robusta, in termini di capitale umano, finanziario, operativo e richieste logistiche.

Il 31 luglio la WHO lancia un nuovo piano d’intervento per il periodo luglio-dicembre 2014 con un budget di circa 100 milioni di dollari, di cui 71 milioni richiesti ai donatori. L’appello viene colto: la Banca Mondiale risponde subito con 200 milioni, altri 260 milioni dalla Banche per lo Sviluppo Internazionale(USA) e 60 milioni dalla Banca per lo Sviluppo Africano.

Nei prossimi mesi sarà chiaro se l’aumento delle risorse avrà ragione della diffusione dell’epidemia. Per ora l’unica certezza è che l’epidemia ha dimostrato quanto siamo impreparati a gestire casi del genere: la WHO deve gestire il suo bilancio in continua discesa (-12% negli ultimi due anni), i piani di intervento sono possibili solo tramite la buona volontà di donatori e gli obblighi di sorveglianza sanitaria e di trasmissione tempestiva emanati dalla WHO sono disattesi dall’80% degli Stati. Come ha detto Keiji Fukuda, WHO assistant director general for health security: “Non siamo adeguatamente strutturati né preparati per affrontare queste situazioni”. Non c’è proprio di che dormire sonni tranquilli.

[Punteggio domanda 3: a) 0 punti; b) 2 punti; c) 1 punto]

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4) Esiste una cura specifica per l’Ebola?

a) Si, ma la carenza di fondi ne ha impedito sinora lo sviluppo.

b) No e comunque non servirebbe, bastano le strategie di contenimento messe in campo.

c) No, non è ancora stato sviluppato perché nessuno ha avuto interesse.

Non esiste attualmente una cura specifica ufficiale contro la febbre emorragica da Ebola (EVD), se non quella di supporto al malato (idratazione, somministrazione ossigeno e antipiretici, terapia del dolore, cura delle infezioni secondarie) per offrirgli le migliori possibilità di sopravvivenza. In questa epidemia il tasso di mortalità si sta assestando sul 60%, ben più basso dell’iniziale 88%, forse proprio grazie alle terapie di supporto messe ora generalmente in campo sin dai primi stadi della malattia.

Esistono però delle cure sperimentali che sono in fase di sviluppo, sia nel campo dei vaccini, sia in quello dei trattamenti che possono essere applicati anche dopo la manifestazione della malattia. Un buon quadro delle cure più promettenti è delineato da un recente articolo su Nature in cui si afferma anche che: Sebbene esistano diversi vaccini e trattamenti per l’Ebola, sono fermi nei vari stadi dei test, a causa della mancanza di finanziamenti e di domanda a livello internazionale”.

Tra questi un farmaco a base di tre anticorpi monoclonali chiamato “ZMapp”, per ora disponibile in un numero ridottissimo di dosi, ha dato buona dimostrazione, in condizioni sperimentali, nel salvare le scimmie dall’Ebola (8 su 8 infettate). Per questo motivo è stato somministrato a due americani rimpatriati dopo aver contratto la malattia. Per ora non è dimostrato se tale farmaco sia efficace nell’uomo (e soprattutto non c’è stata sperimentazione per valutarne la sicurezza e la tossicità), ma in mancanza di alternative più valide si sta procedendo alla produzione su più ampia scala “per uso compassionevole”, una dicitura che ne permette l’uso in casi di emergenza anche in mancanza dell’iter di sperimentazione normalmente necessario.

[Punteggio domanda 4: a) 2 punti; b) 1 punto; c) 0 punti]

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5) Donald Trump, miliardario USA che considera eroi i soldati che combattano per gli interessi degli Stati Uniti, crede che i medici impegnati nella cura dei malati di Ebola:

a) Siano degli eroi e vadano aiutati se contraggono la malattia a causa del loro lavoro

b) Siano degli eroi, ma se americani non vadano riportati in patria perché il rischio di epidemia negli USA non può essere tollerato

c) Non siano eroi e non abbiano diritto al rientro in patria perché se si ammalano è in conseguenza di un rischio che si sono assunti.

Forse ti sei perso una delle tipiche polemiche made-in-USA che stupiscono il resto del mondo per l’egoismo (e anche la stupidità). Donald Trump, una personcina a modo, che con un patrimonio personale sui 3G$ si fa un punto d’onore ad aiutare le famiglie dei soldati USA morti, in riferimento al rientro in patria di un medico e di una missionaria contagiati dall’Ebola mentre assistevano dei malati in Liberia, si è dichiarato contrario al loro rientro per paura che l’Ebola possa dilagare negli Stati Uniti e ha affermato: “Sapevano dei rischi quando sono andati in Africa. L’hanno scelto liberamente”. Tanto liberamente che il medico in questione ha ritardato la sua cura lasciando che la missionaria usasse l’unica dose disponibile in Africa del farmaco sperimentale ZMapp. Il miliardario americano non è l’unico a pensare che gli Africani debbano cavarsela da soli, in fin dei conti non c’è tanto bisogno di cure sanitarie anche negli USA senza spingersi sino all’Africa?

En passant, il soggetto miliardario in questione ha anche idee molto chiare sul fracking: “Con il nostro dollaro indebolito, il gas continuerà ad aumentare. Il Fracking è una risposta all’abbassamento dei costi dell’energia”.

Quando si dice la lucidità di pensiero.

[Punteggio domanda 5: a) 0 punti; b) 1 punto; c) 2 punti]

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2 risposte a “Ebola: il test per saperne di più.

  1. bell’articolo…complimenti!

  2. 7 punti…. un po’ di informazione

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