Il fondo del barile #2

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 Gli “Asini che annuiscono” vanno in pensione, siamo nella fase della crisi dimagrante del Leviatano e la Cina punta sul nucleare. Questo e altro nel secondo numero della selezione settimanale di notizie e analisi sulle convulsioni energetiche del mondo.

Di Luca Pardi

  • Addio ai Nodding Donkeys. Una nuova tecnologia basata su pompe a immersione di nuova generazione, promette di rivitalizzare la produzione dei pozzi petroliferi in declino produttivo eliminando dal panorama dei campi petroliferi le pompe oscillanti che nell’industria petrolifera hanno preso il soprannome di Nodding Donkeys (Asini che annuiscono, vedi foto sopra). Ne parla un articolo di David Wethe sul sito di Bloomberg. La tecnologia a cui si interessa Halliburton sarebbe adatta anche per la produzione petrolifera da rocce compatte (shale oil) ottenuta attraverso la fratturazione idraulica, riducendo l’escalation di trivellazioni che è stata fino ad oggi necessaria per compensare il rapido declino della produzione da questa categoria di giacimenti.

  • Putin, l’oro e il petrolio. Su Come Don Chisciotte è comparsa un’analisi ardita, ma interessante, di Dimitri Kalinichenko sulla strategia di Putin di fronte all’embargo e alla guerra dei prezzi petroliferi. Putin è costretto a vendere gas e petrolio in perdita, ma con i proventi compra oro fisico in attesa che il dollaro si riduca a carta straccia.
  • La dieta dimagrante del Leviatano. Su Effetto Risorse è uscita la prima parte di un lavoro di Jacopo Simonetta sulla struttura socio-economica e il destino della società capitalista.
  • Riserve strategiche. Sul Sole 24 ore di venerdì 21 novembre un articolo di Sissi Bellomo racconta che la Cina ha rivelato la consistenza delle proprie riserve strategiche. 91 milioni di barili, pari a 9 giorni di consumi cinesi contenuti in quattro depositi di stoccaggio. Negli Stati Uniti la Riserva Strategica ammonta a 103 milioni di barili. Nulla si sa ancora delle scorte commerciali cinesi.
  • Il futuro delle rinnovabili. Il 20 novembre Qualenergia.it pubblica una lunga analisi di Meregalli sulla penetrazione delle rinnovabili e le distorsioni del mercato elettrico indotte dalle iniziative dei pro-fossili. Importante il virgolettato attribuito all’amministratore delegato di ENEL sul tema della non programmabilità delle rinnovabili: “il problema di non programmabilità della produzione da rinnovabili c’è sempre meno oggi grazie ai software e alle previsioni sempre più precise, per cui l’errore medio da un giorno all’altro è in linea con gli errori di previsione della domanda elettrica”. Resta il fatto che per quanto prevedibile se una fonte è intermittente il problema del backup fossile non viene granché modificato senza un’infrastruttura di stoccaggio opportunamente distribuita e dimensionata.
  • Sicurezza del nucleare cinese. Un rapporto del Nautilus Institute, uscito il 28 ottobre scorso, affronta il problema della sicurezza del nucleare civile cinese alla luce dei poderosi programmi di sviluppo pensati dal paese asiatico.
  • WEO2014. La quiete prima della tempesta. Cominciano, o continuano, ad uscire le analisi delle oltre 700 pagine del weo2014 dell’IEA uscito la scorsa settimana.
    • Qui Auzanneau presenta la sua analisi (in francese). Anche qui l’analisi tocca il tema del calo del prezzo del petrolio che mette in pericolo la produzione futura sia delle compagnie private che dei paesi produttori. A questo si aggiungono i problemi dell’Iraq che appare la base su cui l’IEA costruisce le sue previsioni di crescita futura delle forniture di greggio dato l’invitabile declino dello shale e delle sabbie bituminose canadesi. L’analisi include anche note sul carbone e il nucleare cinese. Quest’ultimo secondo i programmi del governo cinese passerebbe da qui al 2040 da 12 a 130 GW di potenza installata. Nell’articolo si analizza anche il contenuto dello “storico” accordo fra Cina e USA sulle emissioni di gas serra.
    • Anche Antonio Turiel commenta sul suo blog (testo in spagnolo).
    • La settimana scorsa avevamo già segnalato il primo commento uscito, quello di David MacLeod su Permaculture e rilanciato su Resilience.
  • Prezzo del petrolio e produzione. Alberto Clò ne scrive sulla newsletter del Gestore dei Mercati Elettrici. [n76 novembre 2014] Si confermano molte delle analisi uscite nelle settimane scorse. In particolare l’offerta futura di petrolio è legata al fiscal break even price dei paesi produttori, che è il prezzo al quale essi hanno introiti sufficienti per mantenere la spesa sociale interna.
  • Produzione Nazionale di idrocarburi. La newsletter UNMIG, della Direzione Generale per le risorse minerarie ed energetiche DEL Ministero dello Sviluppo Economico, PUBBLICA IL 14 NOVEMBRE I DATI 2014 DELLA PRODUZIONE DI IDROCARBURI in Italia AGGIORNATI Al 30 SETTEMBRE.
    1,80 Milioni di metri cubi di gas in terraferma,
    3,64 milioni di metri cubi di gas in mare
    per un totale di 5,44 milioni di metri cubi di gas.
    3,66 milioni di tonnellate di olio greggio in terraferma (80% in Basilicata) e 0,55 milioni di tonnellate in mare.
  • Mani pulite colpisce Petrobras, l’azienda petrolifera di bandiera brasiliana, scossa da una serie di arresti. L’azienda, di cui Djlma Rousseff, attuale presidente federale, è stata a capo per anni, si sarebbe dotata di fondi neri destinati alla politica. Ne parla un articolo sul portale del Corriere della Sera del 17 novembre e il servizio di Roberto Lovari nella sua rubrica su Radio Radicale del 16 novembre saricabile da qui.
  • L’Italia hub gasiero secondo la UE. Edizione cartacea del Sole 24 ore del 19 novembre. Il vicepresidente dell’UE per l’unione energetica, lo slovacco Sefcovic, torna a parlare dell’Italia come terminale (hub) gasiero d’europa e indica i numerosi progetti infrastrutturali come necessari per il futuro energetico dell’europa. Il Trans Adriatic Pipeline è un ottimo progetto per assicurare il gas dell’oriente, ma non come era state detto tempo fa come terminale del South Stream. Su quest’ultimo l’UE ha riserve per il fatto che esso indurrebbe un inaccettabile isolamento dell’Ucraina. Il nucleare è una fonte irrinunciabile. 16 stati europei lo usano e 14 hanno progetti di sviluppo.
  • Il ritorno dell’E-Cat. Nell’edizione cartacea di Panorama del 19 novembre 2014 tornano in grande spolvero Andrea Rossi e il suo e-cat. Questa volta, secondo il settimanale, l’esperimento è stato certificato da una giuria di scienziati dell’Accademia Svedese delle Scienze. La dichiarazione finale è impegnativa: << dopo 32 giorni di prova presso un laboratorio indipendente di Lugano, possiamo certificare che il dispositivo E-cat inventato da Rossi va oltre qualsiasi fonte di energia convenzionale finora nota>>. E ancora: <<La quantità di calore creata nell’E-cat non è compatibile con il verificarsi di nessuna reazione chimica conosciuta>> [Panorama Anno LII N.47 pag 82]
  • L’imbroglio dell’E-cat. Ma un articolo di Alessandro Codegoni sull’edizione digitale di Qualenergia smonta interamente il contenuto di questo ennesimo annuncio sui successi della fusione fredda relegandolo alla categoria dell’imbroglio. Per la redazione di questo articolo Codegoni ha interrogato diversi scienziati esperti nei diversi campi interessati dall’esperimento.

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2 risposte a “Il fondo del barile #2

  1. Nel mentre il prezzo del greggio WTI frana a 66 $/bbl. Probabilmente la bolla del debito del comparto energia Usa sta per saltare. La questione è vedere se prima non salti per aria qualcun altro, come Iran o Venezuela: ormai il gioco è alla mera sopravvivenza.

    • Usciremo con un post specifico sull’argomento. E’ fuor di dubbio che stiamo entrando in un’era nuova, dove chi estrae petrolio con alto Eroei può facilmente buttare fuori mercato chi lo estrae con basso Eroei.

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