Il fondo barile #3

Oil drum brazier

Ormai non si parla altro che di petrolio. La ricerca via WEB delle parole “Shale” e “Opec” è schizzata ai massimi. Continua così anche la nostra selezione settimanale sulle convulsioni energetiche mondiali.

Buona lettura.

Di Luca Pardi

  • Fonti rinnovabili e risorse minerali. Uno studio del Wuppertal Institute afferma che la disponibilità di risorse minerali rare non è un fattore critico per lo sviluppo delle nuove fonti di energia rinnovabile. Ne parla Ugo Bardi su Resource Crisis. La condizione è che si scelgano le tecnologie appropriate e si organizzi un efficiente sistema di riciclo dei materiali.
  • Morire di petrolio. E’ il titolo di un libro appena uscito scritto dal radicale Sergio Ravelli per ricostruire la storia dell’azione civica e giuridica contro la Tamoil di Cremona per disastro ambientale.
  • Riserve di petrolio realtà o finzione? Se lo chiede Ron Patterson sul suo blog riportando le inconsistenze e le patenti falsità osservabili nel modo di fornire la consistenza delle riserve di petrolio a livello internazionale. Attraverso un ragionamento basato sul rapporto fra riserve e produzione e l’assunzione che ogni paese estrae quanto più petrolio è possibile, Patterson raggiunge la conclusione che, contrariamente a quanto dichiarato nei vari database internazionali (che poi danno circa tutti gli stessi numeri), le riserve di petrolio ammontino a circa 817 miliardi di barili (Gb) e non gli oltre 1600 Gb.
  • Qualità della produzione di greggio. La review annuale su Gas e Petrolio dell’ENI (O&G. World Oil and Gas Review) liberamente scaricabile dal sito dell’ENI, presenta una sezione in cui la produzione petrolifera mondiale è classificata in base al grado API, il contenuto di zolfo e la quantità prodotta, con tabelle e grafici a bolle di grande interesse. Essi infatti permettono di comprendere come, quando si parla di greggio, si parla di molte cose diverse. Nel documento del 2014 la sezione è a pagina 84 e seguenti. Sarebbe interessante aggiungere un asse ai diagrammi grado API vs contenuto di zolfo, con l’EROEI medio per ogni bacino petrolifero.
  • Barbastro. Da non perdere il congresso di Barbastro su Picco del petrolio e futuro del’energia che è finalmente on-line.
  • Previsioni sullo shale in USA. Nature pubblica un articolo di Mason Inman intitolato: Natural gas: The fracking fallacy. L’articolo mette a confronto le proiezioni di produzione di shale-gas di diverse fonti, fra le quali l’EIA (Energy Information Agency) e quelle prodotte all’Università del Texas attraverso una indagine molto accurata dei diversi comprensori dello shale. Da questo lavoro esce una visione meno ottimistica del futuro dello shale con un probabile picco nel prossimo decennio. L’articolo di Inman è introdotto da un editoriale che, a fronte delle incertezze che caratterizzano le previsioni su energia e risorse, puntualizza un aspetto importante della politica: “l’unica certezza è che gli Stati Uniti ed altre nazioni (fra le quali certamente l’Italia) hanno investito relativamente poco per localizzare, rilevare e stimare le proprie risorse naturali. L’EIA (l’Agenzia del governo USA per l’Energia) ha un budget totale di 117 milioni di dollari, meno del valore di un solo giorno di produzione di gas dalle formazioni di shale”.
  • Fine del Southstream. La notizia è riportata sul portale di QualEnergia il 2 dicembre. I 63 miliardi di metricubi (Gm3) che dovevano arrivare in Europa bypassando l’Ucraina andranno invece in Turchia (il consumo turco nel 2013 è stato di 45,6 Gm3 ). Saipem, impegnata nella realizzazione del gasdotto, ne ha sofferto in borsa.
  • Un metalmeccanico recensisce “il Paese degli Elefanti”. Recensione sintetica e chiara.
  • 2014 anno del picco. Analizzando i dati dell’EIA (Energy Information Agency del governo degli USA) Ron Patterson arriva alla conclusione che il 2014 potrebbe essere l’anno del Picco.
  • Il crollo del prezzo del barile. Articoli a non finire su carta stampata e in rete, trasmissioni radio ecc sul vertice OPEC di Vienna che, non prendendo decisioni sulla limitazione della produzione di greggio, ha indotto una nuova accelerazione alla caduta del prezzo del barile.
    • Ugo Bardi sul suo blog Resource Crisis (in inglese) fa il parallelo fra la fase attuale del mercato petrolifero e quello dell’olio di balena della fine del secolo XIX. La lezione del picco dell’olio di balena rivela molte analogie con la situazione attuale e, soprattutto, permette di togliere il velo ad alcune illusioni informative: la teoria della guerra commerciale contro la Russia o contro lo shale o quella dell’abbondanza come spiegazioni esaustive della dinamica del mercato petrolifero.
    • Nella pagina internazionale di El Pais un articolo (in spagnolo) parla degli effetti del calo del prezzo del barile, delle sanzioni occidentali e della guerra di Crimea, sull’economia russa.
    • Sul Corriere della Sera (edizione cartacea) del 3 dicembre Danilo Taino scrive un articolo che mette insieme il tema della caduta del prezzo del petrolio e le difficoltà della BCE di combattere la deflazione (l’inflazione è arrivata al +0,3% su scala europea, +0,2% in Italia). La strategia di QE del governatore Draghi rischia di essere messa in crisi da questo calo del costo dell’energia.
    • Sissi Bellomo sul Sole 24 ore del 2 dicembre, parla fra l’altro della possibile tenuta dello shale. Lo stesso giorno sul Sole, Maugeri afferma infatti che lo shale può sostenere anche un prezzo di 50$/b perché numerosi accorgimenti tecnici permettono alle aziende del settore di contenere i costi. Yergin aveva parlato di 60$/b come prezzo di breakeven.
    • La stessa Bellomo sul sito del Sole 24 ore parla anche del rischio crescente del debito spazzatura legato allo shale americano.
    • Antonio Turiel presentava una dettagliata analisi sulle relazioni fra mercato petrolifero ed economia in questo post, tradotto da Massimiliano Rupalti e pubblicato su Effetto Risorse.
    • Il post di Turiel rimanda ad un breve articolo di Aleklett pubblicato in ottobre che dimostra la capacità di previsione di ASPO sui temi del mercato petrolifero.
    • Ne parla Barisoni nella trasmissione Focus Economia su radio 24 il 27 novembre. La trasmissione è ascoltabile e scaricabile in podcast. Si parla di petrolio al minuto 48 con un’intervista a Sissi Bellomo del Sole 24 ore.
    • E la stessa Sissi Bellomo conferma la sua visione in un articolo sul sito del Sole 24 ore.
    • Un articolo di Marco Ferraresi sul Foglio rappresenta la visione americo-centrica e ottimista.
    • Il 27 novembre è uscito un estratto del GEAB (Global Europe Anticipation Bulletin) del LEAP (il francese Laboratorie Européen d’Anticipation Politique) che descrive la crisi dello shale e prevede forti tensioni sul mercato petrolifero nel 2015.
    • Business Insider su Breakeven price. Riporta i dati di Morse di Citi’s.
    • Ancora Business Insider sul Breakeven price dello shale.
    • Ma il migliore articolo su Business Insider è quello che spiega come la cura per il prezzo basso è il prezzo basso. Consigliabile per capire come funziona il cervello dell’economista Main Stream.
    • In un post sul suo blog sul sito di Le Monde , Auzanneau analizza la guerra dei prezzi.
  • Dati del MOMR-OPEC. Il Monthly Oil Market Report dell’OPEC del mese di novembre riporta i dati dei primi tre trimestri e le previsioni per il quarto trimestre 2014 per la produzione petrolifera. Il 95% della crescita della produzione dei paesi OCSE è dovuta al petrolio USA. Questo e molto altro sul MOMR-OPEC.
  • Il boom dello shale in Texas rallentato dal ribasso del prezzo del barile. Dal sito del San Antonio Business Journal: secondo Daniel Yergin un prezzo del barile vicino ai 70 $/b rallenterà la produzione di petrolio USA.Baker Hughes Inc. una delle aziende attive nel campo petrolifero non convenzionale in Texas e New Mexico ha chiuso quattro impianti. Anche in Nord Dakota il numero di impianti di trivellazione attivi è in declino.
  • Lo shale oil di Bakken verso il picco. Analizzando i dati di produzione delle prime 24 ore dei pozzi della famosa formazione di shale di Bakken in Nord Dakota Ron Patterson è arrivato alla conclusione che le parti più produttive di questo giacimento di shale oil (i cosiddetti sweet spots) sono già state sfruttate e le aziende petrolifere impegnate sul campo hanno iniziato a trivellare zone meno produttive. La previsione di Patterson è che l’intero complesso di Bakken supererà il picco al più tardi nel 2015. (post in inglese)
  • Lo shale oil è diverso anche per il recupero secondario. Nello stesso post di Ron Petterson si apprende che le tecniche di recupero secondario, usate per i giacimenti convenzionali, non funzonano per lo shale. Questo avviene per due ragioni principali, l’acqua è inefficace per la scarsa permeabilità delle rocce e non è disponibile una quantità sufficiente di CO2 disponibile. Così il 95% del petrolio resta nel sottosuolo. Il tema del recupero secondario per il tight oil è trattato più dettagliatamente in un articolo (in inglese) citato da Petterson.
  • Incenerimento o differenziata? In margine alla fiera di Rimini Ecomondo Michele Governatori affronta nella sua trasmissione “Derrick” su Radio Radicale e sul suo blog il tema del confronto fra il bilancio energetico della separazione spinta dei rifiuti e il loro incenerimento.
  • Le divisioni delle monarchie del Golfo sull’Iran. Sul sito internet di Limes si parla dei molti progetti economici ed energetici che legano Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti all’Iran e pongono queste tre monarchie in contrasto con quella Saudita per quanto riguarda il dossier nucleare iraniano.
  • Il picco dei fosfati. Due contributi di Claudio Della Volpe sul blog della Società Chimica Italiana, a proposito di una delle risorse minerali più importanti: i fosfati. Il picco del fosforo di che si tratta? Prima parte e seconda parte.
  • La cura dimagrante del Leviatano 2. Secondo contributo di Jacopo Simonetta sul nostro (oscuro) futuro. Il primo era uscito sempre su Effetto Risorse il 21 novembre.
  • Limits to growth. Sul blog di Anna Ryden Osservamondo, è uscito un commento sul lavoro di verifica del primo rapporto per il Club di Roma: Limits to growth condotto da un ricercatore australiano. Il lungo articolo di Graham Turner intitolato “Is global collapse imminent?” era già stato commentato da Dario Faccini su Risorse Economia Ambiente.
  • Il gas di Carlo Rubbia. Secondo il nobel per la fisica in Europa dovremmo puntare sullo shale gas da fracking e sui clatrati (idrati di metano). La risorsa è abbondante e basta scindere la molecola di metano in carbonio e idrogeno e avremmo una fonte pulita e abbondante. Studi in questa direzione sono in atto all’Institute for Advanced Sustainability Studies (IASS) e al Karlsruhe Institute of Technology. Rubbia boccia invece il nucleare: “una tecnologia del secolo scorso. L’intervista è sull’edizione cartacea de l’Espresso.

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2 risposte a “Il fondo barile #3

  1. Ottimo post di sintesi!

  2. Trovo questi post di sintesi della stampa decisamente utili.
    Credo che avere una fonte sintetica e ragionata del molto materiale che esce nei media sia fondamentale per riuscire a muoversi nel mondo dell’eccesso di informazione.
    Grazie!

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