Il fondo del barile #4

BARREL_RAFT_ON_THE_SOUTH_PLATTE_RIVER_-_NARA_-_544805

Di Luca Pardi 

Quarto appuntamento della nostra selezione settimanale di notizie e analisi sulle convulsioni energetiche del mondo.

Combustibili fossili

  • Bakken: sweet spots in calo. Esce tradotto in italiano un articolo sul blog di Ron Patterson che avevamo segnalato nelle settimane scorse. L’articolo fa una dettagliata analisi sulla produzione delle prime 24 ore dei pozzi nel bacino shale oil del North Dakota, e arriva alla conclusione che le trivellazioni si stanno allontanando dai punti più produttivi del bacino (i cosiddetti “sweet spots”).

  • Darwinismo petrolifero. In una nota sulle materie prime sul sito del Financial Time viene fatto un confronto fra il breakeven price del 2012 e quello del 2014. La conclusione è che la caduta del prezzo del petrolio mette in forse molti progetti di sviluppo. La sopravvivenza del più adatto. Lo sapevamo, ma almeno ci sono nuovi e aggiornati grafici del costo del petrolio nei diversi bacini petroliferi e per i diversi produttori. La fede nella crescita si manifesta in tutta la sua potenza di religione ufficiale nelle parole di un analista riportate nell’articolo: “Come è successo negli ultimi 150 anni (sic!), tagliando gli investimenti per i progetti nel lungo termine l’industria sta creando la base per il prossimo boom non appena la domanda tornerà a crescere”.
  • Dagli al saudita. Articolo semplicistico di Paolo Barnard su ComeDonChisciotte a proposito del prezzo del petrolio. La colpa della spirale deflattiva è dei sauditi, il rimedio è la sovranità monetaria che permette di stampare moneta. Nessun segno di comprensione del picco e dei limiti della risorsa petrolio.
  • Panico petrolio. 60$/b è un prezzo troppo basso che riduce il flusso di cassa delle compagnie petrolifere e le costringere a sospendere i progetti upstream. Se ne parla in un articolo su it.finance del portale yahoo, in relazione agli investimenti previsti da Philips Conoco (il nono produttore mondiale di petrolio) e altre compagnie petrolifere.
  • Il dirupo di Seneca. Esce su Effetto Risorse la traduzione di uno scritto di Ugo Bardi che “riforma” il modello di Hubbert mostrando che si tratta di un caso limite di un modello più generale nel quale il declino dopo il picco può essere molto più precipitoso di quanto la “tranquilla” curva simmetrica a campana mostra.
  • Colpa dell’IEA. Splendido saggio di prosa borsistica su Radiocor. Il 12 dicembre la cattiva performance degli energetici trascina l’indice Dow Jones in negativo. Commento: La colpa e’ dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che ha tagliato le stime per la domanda della materia prima nel 2015. Due giorni fa l’Opec aveva fatto altrettanto. Non si teme solo un eccesso di scorte ma appunto una domanda in contrazione sintomatica di un’economia globale in rallentamento. A poco e’ valsa la fiducia dei consumatori americani, a dicembre salita sui massimi di quasi 8 anni. Evidentemente la notizia è che l’economia globale è in rallentamento, ma perché, prima andava a velocità costante?
  • Sicilia fra petrolio e sole. Articolo sul cartaceo del quotidiano “la Sicilia” del 9 dicembre sull’opposizione ambientalista alle nuove trivellazioni e la prospettiva del solare, sia fotovoltaico che termico, nell’isola. (dalla rassegna stampa del CNR)
  • La prima guerra del picco. Dario Faccini, segretario di ASPO-Italia, fa un affresco della situazione del mercato petrolifero. Da leggere e rileggere con attenzione.
  • Dati. Sul blog Peak oil barrel, Ron Patterson continua ad aggregare dati da diverse fonti. Un servizio utile specialmente in presenza di una produzione massiva di dati e analisi.
    • Dati EIA sulla produzione mondiale. L’EIA, Energy Information Administration, è un’agenzia del governo USA che tratta i temi energetici. Da non confondere con l’IEA (International Energy Agency) che è l’Agenzia che consiglia di governi dell’OCSE sui temi energetici. L’EIA pubblica periodicamente una statistica internazionale dell’energia. Patterson elabora i dati riguardanti il petrolio e mostra che la crescita della produzione mondiale fino allo scorso settembre era quasi interamente dovuta alla crescita del tight oil USA. Nel post si apprende anche che e dati dell’EIA sul petrolio sono in realtà la somma di greggio e condensato. Qui si entra nell’intricato mondo del gergo petrolifero e delle definizioni. Chiedo a Patterson la differenza fra condensato e NGL (che mi sembravano la stessa cosa o quasi) la sua risposta è questa:“Technically condensate is a natural gas liquid (NGL) but it is not counted as such. Condensate is the stuff from natural gas wells that condenses out of the gas at room temperatures and sea level pressures. It comes up with the gas but condenses into a liquid as soon as it reaches the surface, hence the term “condensate”. Condensate is mostly pentane but also contains some heavier molecules all the way up to octane. Condensate is sometimes called “natural gasoline”. You can actually burn it in your car like gasoline but it would knock like hell.NGLs are Ethane, Propane and Butane. Most NGLs are propane and butane as the ethane is often mixed with the methane. But sometimes it is separated and used in the manufacture of plastics bags and plastic wrap.”
    • Dati sulla produzione OPEC di novembre. I dati sono presi dal MOMR (Monthly Oil Market Review) dell’OPEC, e presentati in grafici paese per paese. La produzione dei paesi OPEC rispecchia la situazione evidenziata all’incontro di Vienna. Sorprendente il fatto che, nonostante il califfato ISIS, l’Iraq continua nel trend di crescita produttiva quasi lineare dal 2005. In altri paesi come la Libia gli effetti delle guerre civili si vedono chiaramente.
    • Crude oil peak, un altro blog che segue attentamente i dati petroliferi elabora graficamente i dati EIA in modo leggermente diverso. Consigliabile come fonte di grafici ben fatti e spiegati in modo tecnicamente ineccepibile.

 

  • Barile: il prezzo alto ci fa male e quello basso? … Anche. Gail Tverberg analizza le ragioni per cui il crollo del prezzo del petrolio è un problema. Poco meno di un anno fa aveva spiegato le ragioni per cui anche un prezzo alto, cioè la fine del petrolio a buon mercato, era un problema. Il quadro comincia a delinearsi in modo chiaro e la dinamica del picco del petrolio e delle sue ripercussioni sull’economia e la società diventa sempre più palese.

Minerali.

  • Ferro. Dal Sole 24 ore. Anche il minerale di Ferro ha dimezzato il prezzo nel 2014 facendo peggio del petrolio. Le cause sono simili, eccesso di offerta e riduzione della domanda. I principali produttori Bhp Billiton, Rio Tinto e Vale hanno scommesso sul fatto che la Cina avrebbe continuato ad aumentare la domanda, ma evidentemente anche la Cina è in frenata e i nuovi progetti estrattivi rischiano di essere un fallimento.

Economia.

  • La non ripresa americana. Su Osservamondo Anna Ryden esamina i dati di disoccupazione USA e conclude che la ripresa americana è fiction. Se lo shale va a ramengo tornerà la recessione in modo palese.

Limiti dello sviluppo e popolazione.

  • Il fattore struzzo. Mettere la testa sotto la sabbia è la risposta tipica di fronte a problemi la cui soluzione imporrebbe di violare dei tabù. Quello della sovrappopolazione è uno dei più potenti. Ne parla Richard Reese a proposito di un libro di Garrett Hardin (quello della tragedia dei beni comuni) tradotto su Effetto Risorse.

  • Il ritorno degli animali da tiro. In particolare del cavallo che, fra gli animali da tiro è quello con prestazioni migliori. Peccato che in termini di prestazioni gli animali da tiro sono diversi ordini di grandezza al di sotto dei trattori il che significa molta meno potenza e velocità di tiro (un cavallo esprime potenze inferiori agli 800 Watt e una forza di tiro che arriva a poco più di 1 metro al secondo, il cavallo vapore è uguale a 740 Watts).  Le macchine agricole hanno potenze che vanno da 50 a diverse centinaia di kW. Si può tornare ai buoi e ai cavalli, ma l’agricoltura che ne risulta sarà molto meno produttiva. La rivoluzione verde di Norman Borlaug è applicazione dei prodotti petroliferi alla produzione di cibo.

  • Limiti dello sviluppo non è nella pattumiera della storia. Continua la saga della rivalutazione del primo rapporto per il Club Di Roma intitolato Limits to Growth e tradotto in italiano come i Limiti dello sviluppo. Questa volta è un articolo del Guardian che riprende lo studio dell’Università di Melbourne, da noi già presentato, che recupera gli andamenti delle variabili globali dello scenario standard di LTG e li mette insieme a quelli realmente osservati dal 1972 ad oggi. Il risultato ci permette di esprimere un giudizio. A prescindere da quello che gli stessi autori dichiaravano, ed hanno continuato a dichiarare, e cioè che non intendevano fare previsioni, ma solo mostrare scenari possibili in funzione di determinate assunzioni, almeno uno degli scenari di LTG sta mostrando una notevole capacità predittiva nel lungo periodo. Una capacità di gran lunga superiore a quella della maggior parte, se non della totalità, dei modelli macroeconomici usati correntemente nell’accademia e nel palazzo. Il corollario è che ovviamente le varie superficiali affermazioni che si sentono ancora in giro (pronunciate prevalentemente da politici in vena di propaganda anti-ecologica) sugli “errori del Club di Roma” sono prive di fondamento.

Clima, emissioni, ambiente.

  • Elizabeth la pazza. Compare su Effetto Risorse una parte dell’intervista a Elizabeth Kolbert autrice del libro, “The Sixth Extintion. An Unnatural History” tradotto in italiano come, “Cronache da una catastrofe”. Nell’intervista Kolbert fa un’affermazione interessante. Praticamente alla domanda su cosa si possa fare per evitare la catastrofe si ritrae dicendo che se lo dicesse sarebbe presa per pazza.

“Il mio libro espone i problemi su una scala molto, molto ampia. Quali sono i motori di un’estinzione oggi? In effetti avrei potuto sceglierne diversi, ma ho scelto quelli che sono i fattori principali dell’estinzione, che sono delle forze molto grandi all’opera.

Cambiamento climatico, perdita di habitat, spostamento di specie nel mondo… se proponessi un modo per fermare uno qualsiasi di questi fattori, sembrerei pazza. Non succederà. Non lo faccio.”

  • Teorie di avanguardia e main stream climatologico. Nuove osservazioni sulla circolazione polare mostrano l’arretratezza della meteorologia mainstream.
  • Clima. Numerose importanti segnalazioni sul cambiamento climatico. Capitano a proposito nell’anno in cui adottare, dopo Kyoto, un nuovo trattato sul clima che rinforzi e renda ineludibile la riduzione delle emissioni da parte di tutti. Pena, si può dire, la fine del mondo come oggi lo conosciamo.
    • COP20 a Lima. Il 12 dicembre si chiude a Lima la 20sima riunione della Conferenza delle Parti sul clima (COP20). Su wikipedia si trova l’aggregatore delle precedenti conferenze. La COP20 precede di 1 anno quella di Parigi (COP21) che dovrebbe sostituire il protocollo di Kyoto con un trattato di valore legale che obblighi ciascun paese aderente ad una scelta vincolante nel campo della riduzione delle emissioni di gas serra. Parigi è l’ultima spiaggia. Sul blog della Società Chimica Italiana Luigi Campanella spiega cosa è la Conferenza delle Parti e le sue finalità. (segnalato da Claudio della Volpe)
    • Ancora da Lima. Luca Lombroso segnala Live from Lima.
    • La fine del mondo. The Newsroom è una serie televisiva si carattere politico che va in onda sul network americano HBO dal 2012. In un numero recente della trasmissione l’anchorman, impersonato da Jeff Daniels, intervista un funzionario dell’EPA (Environmental Protection Agency) sulla questione climatica e lui dice semplicemente che “non c’è più nulla da fare”. E’ già nata la persona che morirà per la disgregazione dell’ecosistema. Per chi preferisce leggere che ascoltare la trasmissione le parti essenziali del dialogo sono riportate in un articolo di Randy Malamud (articolo che nella parte conclusiva è significativo in se). La trasmissione è agghiacciante. Quello che mi ha colpito particolarmente è la risposta del funzionario EPA alla domanda del giornalista:Anchor. Questa è la posizione dell’amministrazione o la sua personale?EPA. Non esiste una posizione su questo punto più di quanto non esista una posizione sulla temperatura a cui l’acqua bolle.e poi.

      Anchor. Non pensi di passare guai a dire questo pubblicamente?

      EPA. Chi se ne frega! (Ma dovete vedere la faccia quando dice who cares)

      Va bene lo so, è fiction, ma … mica tanto.

      Nel frattempo è uscita su youtube la versione della trasmissione con i sottotitoli in italiano.

Rinnovabili.

  • Una nota ottimistica. “La Gigafactory di Tesla, la più grande fabbrica al mondo di batterie agli ioni di litio, si prevede che generi tanta energia rinnovabile quanta gliene serve per funzionare”. Notizia e commenti su Effetto Risorse.
  • Acqua e metano. Sul blog della Società Chimica Italiana, Mauro Icardi spiega dettagliatamente il processo di depurazione delle acque di lavorazione degli zuccherifici dalla cui digestion anaerobica è possibile produrre metano.
  • Lampade solari in Africa. Dal COP20 di Lima Jeremy Legget lancia un appello per il finanziamento diffuso (5% dei profitti di impresa) di una iniziativa, denominata Solaraid, per la distribuzione generalizzata di lampade solari in Africa, che rimpiazzino le lampade a petrolio attualmente in uso. Qui il video dell’appello e quello che spiega l’iniziativa.
Annunci

2 risposte a “Il fondo del barile #4

  1. Ottima sintesi

  2. Pingback: Il fondo del barile #9 | Risorse Economia Ambiente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...