Cosa (non) abbiamo fatto per meritarci il dissesto idrogeologico?

catastrofe natural

In Italia la conoscenza fisica del territorio è inferiore a quella dei paesi europei più avanzati, ma anche rispetto a quella di Spagna e Grecia. Il progetto di una moderna cartografia geologica, indispensabile per la difesa dalle sempre più frequenti catastrofi “naturali”, si è interrotto proprio come successe il secolo scorso in occasione dei conflitti mondiali. Ma forse il problema è che molti non vogliono alcun vincolo sul territorio.

di Dario Zampieri

In qualsiasi paese, inteso non solo come entità politico-amministrativa ma anche come territorio, la conoscenza della natura geologica del proprio territorio e, quindi, delle risorse del sottosuolo, hanno rappresentato e rappresentano un requisito basilare per fondare una economia moderna. Benché nel XXI secolo le economie avanzate siano nella fase post-industriale dominata piuttosto dallo scambio di informazioni (information technology), la presenza di risorse minerarie, incluse quelle energetiche fossili, o la loro assenza, determinano la base fondamentale dell’architettura economica di gran parte dei paesi. La cartografia geologica rappresenta lo strumento basilare per conoscere le risorse di un territorio, a partire dal quale si possono applicare tutta una serie di tecniche volte a definire con dettaglio i quantitativi potenzialmente sfruttabili.

Parallelamente allo sfruttamento delle risorse minerarie e del suolo fertile si è fatta strada fin dai tempi remoti un effetto collaterale, che ha drammaticamente plasmato la superficie del pianeta. Infatti, più o meno già dall’anno 1000 l’attività umana è divenuta il principale agente erosivo della superficie terrestre. È stato calcolato che all’inizio dell’XI secolo l’erosione prodotta dall’attività mineraria e dall’agricoltura ha superato la quantità di 5 miliardi di tonnellate annue di rocce e suolo, che sono rimossi dai processi naturali (prodotti da frane, acque, venti, ghiacciai, ecc.), per arrivare agli oltre 120 miliardi di tonnellate annue dei nostri giorni. Nel contempo, la dispersione dei minerali estratti e dei prodotti chimici tossici necessari per la loro concentrazione ha invaso gli ecosistemi producendo ciò che chiamiamo inquinamento. Una particolare forma di inquinamento dell’atmosfera deriva dall’immissione di quantità sempre crescenti (attualmente circa 40 miliardi di tonnellate per anno) di biossido di carbonio, prodotto della combustione di idrocarburi fossili (carbone, petrolio e gas) e dall’uso del suolo. Questa forma di degrado ambientale ha prodotto una vera e propria emergenza nota come cambiamento climatico o riscaldamento globale antropogenico (AGW, anthropogenic global warming), che rischia di destabilizzare le basi stesse dell’economia e della società.

erosione antropogenica

Tassi storici dell’erosione antropogenica (diamanti vuoti). I diamanti pieni mostrano per confronto il volume di roccia prodotta da alcune super-eruzioni vulcaniche. La linea nera orizzontale rappresenta la perdita di roccia e suolo per processi naturali (circa 5 miliardi di tonnellate/anno), equivalente ad un tasso medio di erosione di 24 metri/milione di anni (da Wilkinson 2005, Geology 33/3).

Nei paesi tecnologicamente più avanzati la cartografia geologica rappresenta allora lo strumento di base col quale attuare una corretta pianificazione e gestione del territorio, in particolare per la riduzione e la mitigazione del rischio geologico ed idrogeologico, di cui in Italia abbiamo tutte le possibili tipologie (frane, eruzioni vulcaniche, terremoti, alluvioni, erosione costiera, subsidenza, ecc.). Senza la conoscenza non è possibile compiere scelte razionali nell’uso del territorio stesso. Uno degli effetti della destabilizzazione del complesso sistema climatico prodotta dal riscaldamento della Terra è l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi. Negli ultimi anni anche l’Italia è stata drammaticamente interessata da eventi estremi attinenti al rischio idrogeologico (alluvioni, frane innescate o riattivate da nubifragi), che hanno prodotto danni economici molto rilevanti e anche vittime, in un crescendo che sta cambiando la psicologia stessa delle popolazioni in rapporto alle previsioni del tempo.

È desolante notare come ad ogni calamità, cioè sempre più frequentemente, nel nostro paese si sprechino i piagnistei, le frasi di circostanza e i buoni propositi, ma la questione della sicurezza dei beni e delle vite umane non venga mai affrontata sistematicamente da chi di dovere. Non si è ancora capito che ancora una volta, dopo la fase storica dell’acquisizione di conoscenze sulle risorse del sottosuolo, una moderna cartografia geologica rappresenta la base di partenza per ogni politica del territorio. Una breve analisi delle vicende collegate alla realizzazione della Carta geologica d’Italia, a partire dalla fine del XIX secolo, mostra che l’insipienza dei vari governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi 15 anni ha avuto sul progetto di una nuova cartografia effetti equivalenti a quelli di una guerra mondiale. Leggere per credere!

Cenni sulla storia dei progetti di cartografia geologica in Italia

Il 15 dicembre 1867 venne costituito il Reale Comitato Geologico d’Italia, incaricato della “compilazione e pubblicazione della grande Carta geologica del Regno d’Italia e dirigere i lavori, raccogliere e conservare i materiali e i documenti relativi”. La realizzazione della Carta Geologica alla scala 1:100.000 ebbe inizio nel 1877, sulla scia di analoghi rilevamenti in corso in Europa e con lo scopo di mettere ordine nella varietà di scale e tipologie di carte del territorio nazionale già esistenti. Alla fine del XIX secolo l’Italia deteneva il primato mondiale della produzione di zolfo e dunque negli anni tra il 1884 e il 1886 furono pubblicati per primi i fogli relativi alla Sicilia. Il lavoro proseguì con i fogli relativi alla Campagna Romana (1888) e alla Calabria (1895-1900). Le gravi condizioni politico economiche degli anni seguenti e lo scoppio della PRIMA GUERRA MONDIALE bloccarono temporaneamente la realizzazione della Carta geologica fino a quando, grazie al R.D. n. 346 del 17 febbraio 1927 (“Riordinamento del Servizio Geologico dello Stato”), l’attività di rilevamento da parte del R. Ufficio Geologico riprese e produsse la Carta geologica delle Tre Venezie, in collaborazione con il Magistrato delle acque.

Una ulteriore battuta di arresto fu determinata dalla SECONDA GUERRA MONDIALE. Solo la legge n. 15 del 3 gennaio 1960 (“Completamento ed aggiornamento della Carta Geologica d’Italia”), comunemente nota come Legge Sullo, diede il via alla ripresa dei rilevamenti. Tale legge, oltre ad autorizzare una spesa straordinaria, prevedeva un contributo all’esecuzione dei lavori anche da parte di Università, Enti pubblici e privati e, per la Sicilia e la Sardegna, da parte delle relative Regioni autonome, sempre comunque con la supervisione del Comitato Geologico. Con la legge n. 68 del 2 febbraio 1960, il Servizio Geologico veniva incluso tra gli organi cartografici dello Stato. I rilevamenti portarono alla pubblicazione delle rimanenti carte alla scala 1:100.000 (per un totale di 276 fogli su 277) terminata nel febbraio 1976; solo il foglio 181 Tempio Pausania non venne mai pubblicato (eccezione che conferma la regola). A questi fogli si aggiungono 132 seconde edizioni, che a volte sono delle vere e proprie revisioni o aggiornamenti.

CARG

A sinistra il quadro d’unione dei 277 fogli al 100.000 della Carta Geologica d’Italia. A destra quello dei fogli al 50.000 del progetto CARG, in blu i fogli completati o avviati, in bianco quelli tuttora da fare. (Fonte: http://sgi.isprambiente.it/geoportal/catalog/content/project/carg.page)

.

Il progetto CARG

La Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000 rimane al momento l’unica carta geologica ufficiale completa del territorio nazionale. Tuttavia questa scala non è operativa e consente solo una visione d’insieme molto semplificata del territorio. Perciò, alla fine degli anni ’80 è stato elaborato il progetto CARG (CARtografia Geologica), che prevede la realizzazione della nuova cartografia geologica e geotematica alla scala 1:50.000, da un rilevamento effettuato in scala 1:25.000 e, in alcuni casi anche di maggior dettaglio, in collaborazione con le Regioni, Province Autonome, Università, CNR e altri enti di ricerca. Ad esso è associata una banca dati ad elevato contenuto informativo, dalla quale poter ricavare, all’occorrenza, anche carte geologiche e geotematiche a scala più grande, ricche di preziose informazioni utilizzabili per scopi applicativi

Le risorse dedicate sinora al progetto CARG sono pari a circa 81.260.000 di Euro. Questa cifra ha consentito l’avvio di 255 Fogli geologici, che rappresentano circa il 40% del territorio nazionale, e di 14 fogli geotematici sperimentali. A questi si aggiungono i fogli geologici realizzati o in corso di realizzazione da parte del Servizio Geologico d’Italia direttamente o in collaborazione con università, a partire dalla metà degli anni ’70. Complessivamente, i fogli geologici realizzati e in corso di realizzazione sono 277, mentre ben 375 fogli non sono ancora stati avviati per mancanza di risorse. Infatti, dal 1999 il progetto non riceve più finanziamenti sufficienti per la continuazione, mantenendo l’Italia in una condizione di arretratezza anche nei confronti di Spagna e Grecia.

Nel frattempo, nell’ottobre 2002 il Servizio Geologico è confluito nell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT, successivamente ISPRA), costituendo principalmente il Dipartimento per la Difesa del Suolo. Le carte finora realizzate costituiscono strumenti fondamentali per la programmazione e pianificazione dell’uso del territorio, nonché per la tutela e difesa dello stesso (es. per la predisposizione di piani di bacino, piani di previsione e prevenzione dei rischi naturali, piani territoriali paesistici regionali, ecc.). L’evoluzione degli strumenti GIS permette inoltre di fornire un contributo significativo al processo di diffusione e condivisione delle informazioni territoriali con gli altri Enti della Pubblica Amministrazione, con l’impresa e con i cittadini.

Tra le ricadute non va dimenticato che il Progetto CARG ha dato un forte impulso alla ricerca scientifica nel campo delle geoscienze e ha rivestito, fino ad alcuni anni fa, una grande importanza dal punto di vista sociale, avendo contributo alla occupazione giovanile in campo geologico di circa 600 giovani laureati per anno.

Di fronte a questi dati dovrebbe risultare sorprendente che si continuino a destinare cifre considerevoli, ben più consistenti di quella necessaria a completare il CARG, per progetti di grandi opere la cui utilità per il paese non è mai stata dimostrata. Così come dovrebbe sorprendere che all’indomani di ogni evento distruttivo gli amministratori locali pensino solamente a chiedere lo stato di calamità naturale, cioè soldi “maledetti e subito” per la ricostruzione (fino a quando?), mentre da parte governativa si concepisce l’intervento di difesa idrogeologica solo come stanziamento di denari per interventi dettati dall’emergenza (vedi il decreto “Sblocca Italia”). I denari sono indubbiamente necessari per realizzare opere come bacini di laminazione delle piene o la stabilizzazione di frane, oppure per delocalizzare insediamenti che non saranno mai sicuri. Tuttavia, in un’ottica a medio e lungo termine, che preveda cioè la “sostenibilità”, sono più importanti le pianificazioni del territorio permesse per esempio da una moderna cartografia geologica, come quella interrotta da una virtuale (per fortuna per ora mai scoppiata) Terza Guerra Mondiale. Solo che, la pianificazione corretta porta a riconoscere i vincoli geologici e a prescrivere che in certe parti del territorio NON si deve costruire alcunché. Questo è esattamente quello che molti non vogliono.

Advertisements

5 risposte a “Cosa (non) abbiamo fatto per meritarci il dissesto idrogeologico?

  1. Pingback: Cosa (non) abbiamo fatto per meritarci il dissesto idrogeologico? | TripAZ-News.it

  2. Segnalo una possibile traduzione alternativa della vignetta, avendo letto l’originale: “Padre”, non “Papà” (con chiaro riferimento al padreterno, che viene chiamato in causa ad ogni disastro “naturale”)
    😉

  3. Grazie per la segnalazione. E’ bello pensare anche che sia la domanda di un bambino al suo genitore.

  4. “…Senza la conoscenza non è possibile compiere scelte razionali nell’uso del territorio stesso…”

    Il problema è che, nella moderna economia di mercato, il territorio non è oggetto di alcuna scelta – razionale o meno. Siamo liberali, mica sporchi comunisti: ognuno fa quel che crede del suo orto, e chi non riesce a rifilare i danni al vicino muore. In effetti non è un approccio molto efficiente, ma tant’è: ci piace tirare i dadi e vedere chi se la cava e chi no.

    Quanto al non costruire dove non ha senso: la nostra fiscalità per almeno sessant’anni ha premiato la rendita immobiliare. Di rendita speculativa si tratta. Se questo era l’obiettivo, lo abbiamo perseguito con efficacia: siamo pieni di case vuote e pericolose. In un certo qual modo è una storia di successo.

  5. Pingback: L’anno passato, insieme | Risorse Economia Ambiente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...