Mille e una notte, in Groenlandia

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Un ricco mercante incontra un derviscio (monaco) che conosce dov’è nascosto un grande tesoro protetto da un incantesimo. Il derviscio può annullare l’incantesimo con una speciale pomata magica. I due si accordano per caricare il tesoro sui cammelli del mercante e dividerselo in parti eguali. Ma di fronte a tanta ricchezza l’avidità accende l’animo del mercante che si adopera per impossessarsi di tutto il tesoro.

Di Dario Faccini

La conclusione è scontata: il mercante riceverà una dura lezione, si ritroverà cieco, privato dei suoi avere e costretto a mendicare. Peggio. Resosi conto della sua stoltezza, come atto di pentimento, il mercante deciderà di farsi dare uno schiaffo per ogni elemosina ricevuta. Il racconto si intitola Storia del Cieco Baba’-Abdalla’ ed è contenuto in Mille e una Notte.

E’ un bel racconto e si adatta alla perfezione a ciò che sta accadendo in Greenlandia di questi tempi. Certo non sarà proprio la favola preferita dai politici dell’isola, poichè se questi avessero una parte in questo racconto sarebbe probabilmente quella del ricco mercante, avido e cieco.

Il mercante

La Groenlandia è il paese dei record: è l’unica terraferma dell’emisfero boreale che ospita una calotta glaciale, è l’isola più grande al mondo e contemporaneamente, in virtù dei soli 57000 abitanti, il luogo meno densamente popolato (una persona ogni 30kmq).

Formalmente una provincia della Danimarca, la Groenlandia ha un’economia che si basa quasi totalmente sulla pesca che produce circa metà del PIL. Il restante è coperto in massima parte dai contribuenti danesi, con piccole compensazioni da parte della UE. Il costo della vita è altissimo, ma è ben compensato dall’alto reddito procapite: 38.000$ (2008).

Insomma, tutto sommato in Groenlandia non se la passano poi male.

Il tesoro

La Groenlandia ha vasti giacimenti minerari ancora non sfruttati: terre rare, oro, rubini, rame, zinco e ferro.

Sono state poi pubblicate stime molto interessanti sulle riserve di petrolio e gas potenzialmente estraibili all’interno del circolo polare artico: si favoleggia di 91 miliardi di barili di petrolio equivalente[1], circa tre anni di consumo mondiale, localizzati in aree oceaniche a meno di 500m di profondità dal pelo dell’acqua. Una parte consistente di queste riserve ricadrebbe proprio a largo delle coste occidentali ed orientali della Groenlandia.

L’incantesimo infranto

Questo tesoro energetico è stato preservato sinora da un incantesimo noto come “clima globale stabile” che ha mantenuto l’intera regione battuta dal freddo e dai ghiacci, impraticabile alla navigazione e all’esplorazione petrolifera su  vasta scala.

Sinora appunto, perché anche questa storia ha la sua “pomata magica”: si chiama riscaldamento globale e promette di far scomparire progressivamente la calotta glaciale artica, liberando i mari dal rischio di iceberg.

L’avidità

Considerando solo i proventi fiscali di alcuni miliardi di barili equivalenti di petrolio e gas, ogni abitanti della Groenlandia potrebbe diventare milionario. Potrebbe, certo, a patto che non dovesse dividere la torta anche con il contribuente danese. Ecco perché sia nel 1979 che nel 2008, guarda caso in occasione dei due maggiori shock petroliferi, in Groenlandia sono stai approvati referendum per una progressiva autonomia dalla Danimarca.

Nell’ultimo referendum, in particolare, la Groenlandia ha avocato a sé il controllo delle risorse naturali e ha pattuito una diminuzione del sussidio danese (586 milioni di dollari l’anno), con la crescita progressiva dei proventi dalle royalties di sfruttamento.

La dura lezione

Il sogno di ricchezza che da circa dieci anni allieta gli abitanti della Groenlandia sta terminando però piuttosto bruscamente.

Innanzitutto lo scioglimento dei ghiacci non sta agevolando le attività esplorative, anzi è vero l’esatto contrario: le temperature più alte accellerano la frequenza con cui avviene il distacco degli iceberg. Quindi costi più alti di esplorazione ed estrazione in un’ambiente che è già difficile ed impraticabile per almeno sei mesi all’anno.

Neppure le mirabolanti stime delle risorse di petrolio e gas si stanno rivelando esatte. Nel 2010 la Cairn Energy PLC ha perforato per due anni lungo la costa occidentale: non ha trovato una sola goccia di petrolio, ma in cambio ha speso circa un miliardo di dollari.

Delle 23 licenze di esplorazione che sono state assegnate in Groenlandia dal 2002 al 2014, nessuna ha condotto a scoperte sfruttabili. E si noti come questo sia avvenuto quando il prezzo del barile era ancora elevato.

La costa orientale della Groenlandia forse dovrebbe essere più promettente: l’USGS ha calcolato che 2,5GBOE (un mese di consumo mondiale) potrebbero essere recuperabili in questa regione con un barile sui 100$. Si tratta di quantitativi assai ridotti, sia rispetto le stime precedenti, sia in valore assoluto, calcolati inoltre con una probabilità di esistenza non elevata (50%). Con il crollo del prezzo del petrolio però adesso tutte le compagnie stanno fermando i progetti, mentre alcune addirittura stanno restituendo le licenze esplorative.

Che la Groenlandia non potesse essere la nuova frontiera petrolifera è sempre stato chiaro a chiunque avesse presente la legge dei ritorni decrescenti: le risorse più facili da estrarre sono quelle che costano meno e quindi vengono estratte per prime. Nel tempo lo sfruttamento si sposta allora dalle risorse più convenienti alle più care. Le risorse di petrolio e gas della Groenlandia sono ancora intatte non perché le compagnie d’esplorazione siano state sbadate e si siano dimenticate di sfruttarle, quanto piuttosto perché probabilmente la loro estrazione è la più difficile e cara in assoluto. Già il solo pensiero di volerle sfruttare dovrebbe accendere un campanello d’allarme sulla reale situazione degli approvvigionamenti petroliferi a livello globale.

Il pentimento

Recentemente il vice primo ministro del governo della Groenlandia, Andreas Uldum, ha ammesso che la speranza di diventare rapidamente ricchi con petrolio e gas è stata naïve.

“Quando sono stato eletto per la prima volta al Parlamento nel 2009, io stesso credevo che miliardi derivanti dal petrolio e dai minerali, avrebbero iniziato a fluire nelle nostre casse dall’anno successivo. Ma questa non è affatto la realtà. Non conosco nessun uomo politico in Groenlandia che oggi non voglia ammettere di aver alimentato l’isteria

“[…] ora sappiamo ciò che è realistico e ciò che non lo è, e non dobbiamo aspettarci nessuna entrata che fluisca nel nostro bilancio da queste attività. Semplicemente non è realistico. Condurremo una politica economica responsabile.”

La differenza tra fantasia e realtà

Quelle del vice primo ministro sono belle parole, ma forse non vanno proprio interpretate come un vero pentimento. In fin dei conti questa non è la prima volta che la Groenlandia rincorre il sogno dell’oro nero per poi risvegliarsi con un pugno di mosche. Proprio a seguito delle crisi petrolifere degli anni ’70, l’arrivo di varie compagnie petrolifere nella regione aveva acceso la speranza di replicare i ritrovamenti del mar del Nord: una compagnia canadese aveva persino avuto successo individuando dei giacimenti. Facendo due conti si erano però accorti che l’estrazione sarebbe stata così costosa da risultare in perdita, e i pozzi furono sigillati. L’ultima compagnia aveva lasciato la regione nel 1990.

Quindi il nostro parallelo tra fantasia e realtà finisce qui. Le favole sono favole. La realtà, invece, è ormai qualcosa di molto diverso: i pentimenti sono temporanei e l’avidità non è certo un peccato contro Dio.

E la storia, pur ripetendosi, non è, e non sarà, da insegnamento a nessuno.

Note

[1] in particolare di 44GBOE di riserve certe (95% di probabilità), 83GBOE di riserve probabili (50% di probabilità) e 157GBOE di riserve possibili(5% di probabilità). In totale: 44*0,95+83*0,5+157*0,05 = 91,5 GBOE.

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3 risposte a “Mille e una notte, in Groenlandia

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  2. Bello e chiaro! Grazie, Dario!

  3. l’avidità è uno sei sette peccati capitali, ma non ve la prendete, che anche un sacerdote alcuni anni fa non li sapeva. In fondo l’ipocrisia è un meccanismo di difesa del proprio io inconscio da attribuirsi alla scarsa conoscenza del lato oscuro del proprio subconscio, che io da credente oso chiamare diavolo. A parte questa lacuna, ottimo articolo.

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