Il fondo del barile #8

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Picchi. Picco del fosforo, del petrolio e della crescita. Limiti. Limiti nel sostituire i metalli, nella comunicazione main stream, nel capire la transizione in atto. E innumerevoli consigli di buone letture. Questo e altro nel nostro ottavo appuntamento con le notizie e analisi sulle convulsioni energetiche dal mondo.

Di Luca Pardi

  • Economia circolare e metalli. Ho scoperto una miniera di dati e informazioni sull’economia dei metalli. Il punto di partenza è stato un corso on-line dell’Università di Leiden pubblicato sull’educational on-line coursera.org (è possibile che si debba iscriversi al sito e rispondere a due tre banalità, ma ne vale la pena ci sono molte cose interessanti). Questo corso parla delle criticità nella fornitura dei metalli, della necessità e difficoltà di instaurare un’economia circolare e basata sulla riduzione del consumo.
    Nel corso non c’è nulla che un liceale non possa capire (se capisce l’inglese), ma ci sono i seminari di un prof. di Yale, tal T. E. Gaedel, che è l’autore di una valanga di articoli scientifici sull’argomento dei flussi e degli stock di metalli e, in particolare, studia le criticità dei vari elementi mettendo insieme dati economici, sociali e geologici. In uno dei lavori usciti recentemente (qui per chi ha accesso a PNAS) hanno stabilito che su 61 elementi metallici con diverse applicazioni tecnologiche nessuno può essere sostituito in modo soddisfacente e 11 non sono sostituibili. Una pietra tombale sul mito della sostituibilità delle risorse reso famoso da famosi idolatri del mercato come J. Simon o Lomborg.
  • Esportazioni USA. Un articolo sul blog Crude Oil Peak fa chiarezza sulla dimensione, i tempi, la dinamica e la direzione delle esportazioni di prodotti petroliferi dagli USA al resto del mondo. L’articolo è molto dettagliato e contiene molti grafici. Le importazioni hanno superato il picco nel 2005 e gli USA sono diventati esportatori netti dal 2010- 2011 in concomitanza con l’esplosione del tight oil. Attenzione si parla di prodotti petroliferi, non di petrolio. Si tratta dunque di prodotti che escono dalle raffinerie non dai giacimenti. La crescita delle esportazioni è iniziata proprio nel 2005 che sembra un punto di svolta. La maggior parte della crescita consiste in esportazioni di diesel in America Latina. Ma il 40% delle esportazioni non cresce dal 2011. Interessante scoprire che una parte delle esportazioni (a quanto pare verso l’India) consiste di petroleum coke, un residuo solido altamente contaminato da metalli pesanti ad alto contenuto di carbonio che probabilmente viene usato per produrre energia elettrica. Vi ricorda qualcosa? Si, il famoso CIP6, ampiamente raccontato da Leonardo Libero, che assimilava i residui di raffineria e altre schifezze alle fonti rinnovabili beneficiando di decine di miliardi di lire (eravamo nel 1992) i Moratti, l’EDISON e gli inceneritori. Gli americani non hanno il CIP6, ma vendono le schifezze agli indiani affamati di energia.
  • Energia e crescita economica. Gail Tverberg pubblica un lungo articolo (12 pagine) che è la prima parte di “una nuova teoria del legame fra energia ed economia” in cui si spiega come la disponibilità di energia a basso costo genera crescita mentre l’aumento dei costi energetici genera recessione. La descrizione dei meccanismi economici è convincente, aspettiamo con interesse la seconda parte per capire la ricetta che propone Tverberg.
  • Collasso. Effetto Risorse pubblica la traduzione di un capitolo del libro En la espiral de la energía di Ramón Fernández Durán e Luis González Reyes, il capitolo si occupa del ruolo dei collassi sociali nei cicli storici ed era stato pubblicato in spagnolo sul blog di Antonio Turiel. Un pezzo teorico che si appoggia su una notevole messe di letteratura scientifica sulla struttura e dinamica dei sistemi complessi e sull’esito dell’aumento di complessità. Impossibile da riassumere, ma più facile da studiare in italiano che in spagnolo.
  • La successione in Arabia. Il 22 gennaio è morto il re saudita Abdullah. O meglio ne è stata annunciata la morte. Il che presumibilmente significa che si è trovato un accordo o un compromesso temporaneo fra le diverse anime della famiglia Saud. La successione del principe Salman è un segno di continuità a tempo determinato, anche lui è vecchio (1935) e non in perfetta salute. In ogni caso, a conferma della razionalità dei mercati, in corrispondenza della morte del sovrano saudita il prezzo del barile ha fatto un blip visibile in particolare sulla quotazione del WTI. Inutile dire che ci sono migliaia di articoli dettagliatissimi sull’evento. Quello segnalato da Emilio Martines sul New York Times è molto completo.Sempre sull’argomento della successione saudita da leggere l’articolo di Nicola Pedde sul sito di Limes. La questione della successione a Ryad è ovviamente legata sia alla politica interna che a quella estera con i rapporti con l’Iran e gli sciiti e quelli con il radicalismo islamico. Il tutto si inserisce nel variegato panorama delle divisioni interne all’Islam. Ovviamente si parla di tutto ciò perché Arabia Saudita e Iran sono fra i principali produttori di petrolio (insieme all’Iraq) altrimenti non importerebbe nulla a nessuno delle lotte dinastiche interne ad una monarchia di beduini del deserto.
  • La siccità spinge il Brasile ad usare gas. Il Brasile è colpito da una gravissima siccità che ha ridotto di molto la capacità di produrre energia elettrica dei suoi immensi bacini indrolettrici. Per questo recentemente ci sono stati black out anche nelle grandi citta come San Paolo. Di fronte a questo problema il governo corre a costruire capacità fondata sul gas e sul carbone. La situazione idrica del Brasile si è aggravata per una combinazione degli effetti della deforestazione e del cambiamento climatico. L’agricoltura è la principale responsabile della deforestazione e i combustibili fossili lo sono del cambiamento climatico, e naturalmente cosa si fa? Si usano i combustibili fossili per risparmiare acqua da usare in un modello agricolo che evidentemente è distruttivo. Tanti auguri a tutti.


  • L’angolo del main- stream. In questa rubrica nella rubrica vorrei raccogliere le segnalazioni di articoli e documenti che appaiono nella letteratura economica convenzionale sulle commodities e in particolare sull’energia. Così chi ne ha abbastanza di main-stream può saltare tutto il paragrafo e passare oltre. Potremo comunque dire di aver messo il main-stream nell’angolo.

    • Sissi Bellomo. Con il calo del prezzo del petrolio sotto i 50 $/b è a rischio un quinto della produzione britannica cioè 160mila barili al giorno.
    • I jolly dell’Italia. Veramente molto main stream questo articolo che attribuisce le speranze del rilancio dell’economia italiana alla spinta di tre fattori, l’apprezzamento del dollaro e del franco svizzero sull’euro, e il calo del prezzo del petrolio che però ha anche effetti deflattivi poco rassicuranti.
    • I prossimi dieci anni energetici. L’ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, pubblica un e-book scaricabile gratuitamente, che traccia il quadro (secondo loro) della geopolitica dell’energia nel prossimo decennio. Confesso di non averlo letto, ma ho sentito il servizio di Lorenzo Rendi su Radio Radicale nella sua rubrica: Rassegna di Geopolitica. Il titolo della puntata del 20/01/2015 era Dinamiche energetiche e prospettive europee ed era dedicato all’e-book dell’ISPI. Molto main stream e anche molto orientato alla prosecuzione del paradigma fossile.
    • Il futuro dell’energia. Il posto d’onore sul podio del main stream merita il convegno: “L’energia del futuro. Nuove fonti e nuovi mercati per Stati Uniti ed Europa” organizzato In occasione dell’uscita del numero 67 della rivista Aspenia dal titolo “Perchè restare atlantici” e registrato da Radio Radicale in video e audio. Modera Gianni Riotta, intervengono Bini Smaghi, Jamie Webster di IHS, e altri, tutti d’accordo sul fatto che nel medio periodo prevarrà la volatilità. Il crollo del prezzo è un bonus per la crescita per gli importatori (anche per la Cina e l’India). Bini Smaghi parla degli effetti finanziari nel mondo industrializzato, ma anche nei paesi esportatori (cfr. crollo del Rublo). Qualcuno fa pubblicità all’ENI e indirettamente a Renzi sul Mozambico. Conclusioni. Tutto sarà volatile, venti anni fa era tutto più stabile, ma viene letto tutto in chiave geostrategica. Il mondo è diventato più complesso e con questo ci siamo messi l’animo in pace.

  • La fine della novella dello shale. Questo articolo non dice nulla di nuovo, essenzialmente che a causa del crollo del prezzo del barile in USA e Canada si tagliano gli investimenti in ricerca, ma riporta la frase del ministro del petrolio degli Emirati Arabi Uniti che merita di essere ricordata. “Quelli che producono il petrolio più costoso dovrebbero essere i primi a ritirarsi dal mercato o ridurre la loro produzione secondo razionalità e secondo le regole di mercato. Se il prezzo gli va bene invece, lasciamoli produrre”. In pratica non si vede per quale ragione i paesi del Golfo e l’Arabia Saudita in particolare dovrebbero limitare la produzione del proprio petrolio a basso costo per permettere ad altri di produrne di più costoso.

  • Il picco del fosforo. Nel n. 3 di questa rubrica ne avevamo parlato segnalando un doppio post di Claudio della Volpe sul blog della Società Chimica Italiana. Ci torna ora Effetto Risorse con un articolo di IT’S REALLY YOU tradotto da Maurizio Tron. Il fosforo, elemento fondamentale nella biosfera, ha una caratteristica fondamentale è l’unico elemento della vita che ha una concentrazione maggiore negli organismi che in natura (mediamente 10 volte più concentrato). Il nostro sistema di produzione, distribuzione, consumo del cibo e di riciclo dei rifiuti e delle deiezioni, nostre e  degli animali domestici nostre, non è sostenibile. Sfruttare i fosfati di miniera ci ha permesso questo comportamento per un tempo limitato, ma all’approssimarsi del picco dei fosfati è necessario cambiare sistema. Mangiare, defecare e morire nello stesso posto. Cioè una rilocalizzazione di tutte le attività agricole e sociali. Una bella differenza dal mondo globalizzato.
  • La ripresa del dialogo economico. O l’inizio? Avevamo già segnalato un interessante articolo sulla fine del dibattito interno alle scienze economiche. Il problema che io vedo è che le diverse scuole di pensiero all’interno degli studi economici si sono rinchiuse nel proprio ghetto ideologico. Il dibattito sui limiti delle sviluppo, rappresentato, volendo usare il linguaggio di Limits to growth, dall’esaurimento delle sorgenti e dalla saturazione dei pozzi, potrebbe essere l’occasione per una ripresa del dibattito in un contesto più largo. Su Effetto Risorse (ma che ci posso fare se pubblicano a raffica cose interessanti?) un botta e risposta fra Bardi e Scarandlis da una parte ed un economista con nom de plume Bazaar. La materia del contendere è se la crisi sia una crisi di offerta o di domanda. O forse semplicemente se gli economisti debbano di fronte all’eccessiva molteplicità delle loro spiegazioni della realtà provare ad allargare la loro visione. La crisi è sempre da lato della domanda. E l’ecologia viene sfruttata a fini monopolistici, dice l’economista Bazaar. Il dibattito è aperto.
  • La fine della crescita infinita. Mauro Bonaiuti mi segnala un bellissimo articolo (in inglese, ma una traduzione è in arrivo) in due parti che Nafeez Ahmed, ricercatore e giornalista indipendente, noto blogger del Guardian (recentemente allontanato!), ha pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Motherboard. Il debutto dell’articolo è già di per se fulminante. “E’ il primo dell’anno, e la crisi economica globale va ancora forte. Ma mentre gli esperti incrociano le parole sul tema se il 2015 sarà più probabilmente l’anno della ripresa o quello di una nuova recessione, nuove ricerche suggeriscono che essi possono non vedere un aspetto più fondamentale: e cioè che la crisi economica e il sintomo di una più profonda crisi del rapporto fra civilizzazione industriale e natura.” Potrà apparire banale ai lettori di questo blog, ma a me sembra che ripetere certe cose sia necessario. Il lungo declino del capitalismo predatorio (anche questa una definizione da ricordare) ci sta conducendo al collasso. Ahmed poi, nella seconda parte dell’articolo, passa ad analizzare le cinque rivoluzioni che sono già in atto e che potrebbero modificare l’esito della crisi da un collasso catastrofico ad un rinascimento. La rivoluzione dell’informazione che attraverso la rete sta bypassando l’informazione convenzionale. Quella energetica nella quale le nuove fonti rinnovabili sostituiscono le fossili che non possono reggere la concorrenza nella fase del loro tramonto. Quella del cibo in cui la combinazione degli effetti di rilocalizzazione della produzione e uso di tecniche avanzate come la permacultura, sta mostrando una via d’uscita dall’agricoltura industriale che è causa di degrado ambientale e spreco di risorse. Quella finanziaria in cui un nuovo sistema più vicino alle necessità di un sistema decentrato e locale sostituirà, con l’aiuto della nuova informazione, il sistema bancario centralizzato accelerandone il collasso. E, infine, quella etica con un cambio di paradigma da un sistema centralizzato basato sulla crescita materiale infinita, sul consumismo bulimico, sull’egoismo e la competizione, ad uno delocalizzato, democratico e solidale e inserito con rispetto negli ecosistemi da cui dipende. L’insieme di queste rivoluzioni indica una via di uscita da un sistema che è chiaramente non sostenibile. Una iniezione di ottimismo ogni tanto non fa male.
  • Libri. Il libro di Mauro Bonaiuti La grande transizione. Dal declino alla società di decrescita (2013), citato più sopra merita certamente la lettura. Da questo libro si comprende il legame fra crisi finanziaria crisi economica e crisi ecologica. Nei prossimi giorni pubblicherò una recensione ragionata di questo libro che secondo me è centrale per l’analisi di ASPO e che, non sorprendentemente, mostra di aver appreso molto anche dal nostro lavoro.

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3 risposte a “Il fondo del barile #8

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  2. Grazie Luca per la citazione, ma mi sono limitato a segnalare l’articolo: la traduzione è comesempre dell’ottimo e immarcescibile Massimiliano Rupalti.

  3. Anche segnalare è un servizio importante, sulla traduzione avevo equivocato.

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