Il fondo del barile #10

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Il Barile pieno di debiti che portano al fallimento. Il Barile finalmente in TV. Il Barile negli appuntamenti radiofonici. E infine, l’oroscopo con le previsioni sul Barile. 

Riprende la nostra selezione periodica di notizie e analisi sulle convulsioni energetiche del mondo. 

Di Luca Pardi

  • Il default di Afren. L’azienda petrolifera quotata a Londra e soprattutto impegnata in ricerca e sviluppo (per ora poca produzione) ha deciso di non pagare i 15 milioni di interessi in scadenza a febbraio su un bond di 450 milioni. Il tema sta diventando caldo perché Afren non è una delle pulci dello shale.
  • Fallimenti a catena nel settore petrolifero. Tradotto su Effetto Risorse Antonio Turiel raccoglie un po’ di dati sui recenti fallimenti nell’industria pertrolifera dello shale e delle sabbie bituminose.
  • Picco in Russia, stasi USA e pace in Medio Oriente. Parlando del rapporto di medio termine dell’IEA e di quello dell’EIA di gennaio 2015 il blog Crude Oil Peak conclude che la Russia è praticamente al picco già ora. Gli USA sono in stasi produttiva e quando supereranno il loro secondo picco sarà il picco globale “a meno che la pace eterna scoppi in Medio Oriente così che l’Iraq possa produrre 6 milioni di barili al giorno nel 2020”.
  • Il diario militante di Jeremy Legget. Legget si propone di raccontare la sua attività di lotta contro la lobby fossile in un diario che, alla fine, andrà dal 2013 alla fine del 2015 (al COP21 di Parigi) cioè si occuperà del periodo che, dopo un quarto di secolo di sconfitte, Legget considera quello del cambiamento di rotta degli eventi a favore del lato sostenibile della pseudo guerra civile in corso. L’ho solo iniziato quindi non garantisco sulla qualità della narrativa, ma già il titolo è incoraggiante: “The winning of the carbon war”.
  • Scala Mercalli. Un programma TV ad alto impiego di neuroni è una novità assoluta, si comincia anche a delineare anche un successo di share che fa ben sperare.
  • La profezia di Keynes. Bell’articolo di Jacopo Simonetta su come Keynes vedeva il futuro: radioso dopo ancora 100 anni di duro lavoro e corsa all’arricchimento dettato da avarizia ed egoismo. E’ la solita storia il paradiso in terra è sempre davanti a noi. Il paradiso degli economisti poi prescinde dalla natura biofisica della realtà.
  • Gli economisti secondo Laherrère. La seconda parte del post sul blog di Ron Patterson riporta la posizione di Jean Laherèrre sulle riserve mondiali di idrocarburi. Da mettere nel repertorio di citazioni utili quella secondo cui “gli economisti si basano sulle riserve politiche 1P che sono sempre in crescita e ignorano quelle confidenziali tecniche in declino dal 1980. Gli economisti dicono che la tecnologia ci salverà ma ignorano i dati tecnici. Gli economisti non ragionano in modo errato, ragionano su dati errati.” Il post di Patterson rimanda in realtà a degli appunti di Laherrère che possono essere trovati qui insieme ad una messe di grafici sugli idrocarburi, e chiarimenti essenziali sulla nomenclatura delle riserve.
  • Sblocca Italia in TV. Le trivellazioni facilitate le proteste locali, Renzi e i “comitatini”, i protagonisti della lettera degli scienziati contro la politica del governo: Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani. Tutto nella trasmissione Presa Diretta del 22 febbraio su Rai 3. 1 h e mezzo di trasmissione, perfino un po’ troppo e spesso un po’ ripetitivo.
  • Ciò che l’Arabia Saudita non dice. Fra le molte ragioni geostrategiche con cui si è giustificato l’atteggiamento dell’OPEC, e in particolare dell’Arabia Saudita, di fronte all’alternativa fra diminuire o mantenere la produzione ne mancava una; la propone Kurt Kobb sul blog Resilience. E se i sauditi sapessero di essere prossimi al picco? L’idea di uccidere la produzione più costosa sarebbe il prezzo da pagare per levarla di mezzo rapidamente e, quando gli investitori scottati dal crollo dello shale e delle sabbie bituminose, avranno assunto politiche più prudenti, assicurarsi un decennio di alti profitti prima del declino.
  • Pessimismo tecnologico (cosmico). Un breve saggio sulla tecnologia di Dave Pollard tradotto da Rupalti su Effetto Risorse. La tecnologia è fallita fin dall’inizio (grano catastrofico), l’unico modo è allontanarsene. Poi la solita sviolinata per la resilienza e la rilocalizzazione che verrà dopo la globalizzazione. E l’insegnamento dei corvi. L’autore ci fa quasi credere che i corvi potrebbero essere intelligenti come noi (e in effetti tutti i corvidi hanno comportamenti sociali complessi e sorprendenti) e semplicemente aver rinunciato alla tecnologia. Molta filosofia, poca realtà. E soprattutto il solito futuro disegnato in assenza di alcuni parametri essenziali, ad esempio il fatto che con 8-9 miliardi di persone rinunciare alla tecnologia è semplicemente un suicidio. Quindi se la tecnologia non sarà più sostenibile semplicemente moriremo.
  • Polemiche fra chimici. Innescata da un articolo su Chimica e L’industria sul blog della Società Chimica Italiana si è svolto un dibattito sulla questione del picco del petrolio e delle sue ricadute.
  • Dopo il petrolio. Un ritratto di David Hughes e un riassunto delle sue idee sullo shale e la fine dell’era del petrolio scritto da Jeremy Miller.
  • Paranoia Costruttiva. Marco Sclarandis (spelling corretto) mi segnala questo concetto tratto da un libro di Jared Diamond: “Il mondo fino a ieri”. Vado a cercarlo, ma rinuncio ad acquistarlo perché ho già una lista troppo lunga per essere completata in un anno e risalgo ad un vecchio (2013) articolo della Stampa di Torino (nell’inserto Tuttoscienze) che lo spiega succintamente. Questa paranoia costruttiva è un’attenzione, tipica delle culture tradizionali (quelle che noi chiameremmo primitive) per particolari che a noi appaiono insignificanti. «… Dovremmo avere un atteggiamento simile in modo da affrontare meglio i pericoli delle società contemporanee, a cominciare da quelli della guida, dello scivolare nella doccia e sulle scale o dell’ubriacarci. Trascorriamo troppo tempo a preoccuparci del terrorismo e degli incidenti aerei, che in realtà uccidono molti meno italiani e americani dei piccoli incidenti quotidiani.»
  • La terza guerra mondiale. In questo articolo di James Kunstler c’è il riassunto delle ultime settimane e la sua interpretazione in chiave petrolifera. I paesi falliti del Medio Oriente pieni di giovani senza speranza di un futuro che non hanno altro da fare che “marinare” nelle fantasie wahabiste alla fine dell’era dell’abbondanza petrolifera. L’idiozia americana di ingaggiare un confronto inutile in Ucraina. L’Europa inceppata nelle sue regole e nel suo debito. Se scoppiasse anche l’Arabia Saudita, ora guidata da un nuovo re che si dice sia debole di testa, sarebbe la fine del mondo come l’abbiamo conosciuto. Su Le Monde del 16 febbraio Christophe Ayad paragonava l’assassinio del primo ministro libanese Rafic Hariri il 14 febbraio 2005 a quello dell’arciduca d’Austria nel giugno del 1914. Anche se Ayad si riferisce al conflitto intra-mussulmano fra sunniti e sciiti, che continua a ripetersi in ogni paese in crisi del Medio Oriente, l’accostamento non può che far venire qualche brivido nella schiena di noi europei. E non solo europei. Poi c’è Dmitri Orlov che mescola un po’ tutto e alla fine qualcosa di sensato deve per forza dirlo. Ad esempio il fatto che “la geoingegneria è la soluzione a problemi che non si capiscono per mezzo di tecnologie che non esistono”.
  • E Maugeri spara sull’IEA. Lo spettro che si aggira nel mercato petrolifero non è costituito dalle molte crisi parallele da tutti evidenziate, ma l’Agenzia Internazione per l’Energia (IEA) incapace da almeno 15 anni di azzeccare anche una sola previsione. Lo dice Maugeri sul Sole 24 ore (e questo non rientra nel main-stream, o si?).
  • Quanto prendi dipende da quanto paghi. E’ una legge semplice che determina quanto petrolio da scisti sarà estratto in futuro. Una previsione su produzione e prezzo si trova nella figura 9 di questo articolo di Crude Oil Peak. Ma la si può trovare anche direttamente nella presentazione del Oil and Gas Outlook dell’EIA del novembre scorso. In relazione all’articolo di Maugeri citato sopra, è interessante notare che in questo articolo di Crude Oil Peak si illustra brevemente anche il modello previsionale dell’IEA che è servito a non prevedere nulla negli ultimi 15 anni almeno.
  • Il fracking tiene e Gasland cade. Mentre, non sorprendentemente la produzione di shale regge, esce una critica abbastanza severa al documentario sul fracking intitolato Gasland che è girato in rete mesi fa.
  • Ecoscienza. Un numero monografico di Ecoscienza, periodico dell’ARPAT Emilia Romagna sulla crisi delle risorse, con articoli di Angelo Tartaglia, Vincenzo Balzani, Stefano Caserini e molti altri.

L’angolo del main stream (o del BAU).

  • BP. Il posto d’onore in questo numero spetta all’Energy Outlook 2035 della BP. Il rapporto prevede una crescita costante dei consumi e della produzione di energia primaria nei prossimi venti anni. Si basa evidentemente su un modello analogo a quello dell’IEA che prende la crescita del PIL (e quella della popolazione) come dati esogeni e su di essi costruisce le previsioni di crescita dei consumi e della produzione necessaria per soddisfare quei consumi. Senza pentimenti fino al 2035.
  • Radio. Nel campo delle analisi BAU ci sono due stazioni radio con una pletora di rubriche dedicate all’energia e all’economia (le uniche due stazioni radio che riesco ad ascoltare regolarmente e con un ottimo servizio podcast): Radio Radicale e Radio 24.
    • Su Radio Radicale. Le rubriche condotte da Massimo Bordin con Fiamma Nirenstein “il Medio Oriente visto da Gerusalemme” e Sabrina Gasparrini “il Medio Oriente visto dal Cairo”. Poi le rubriche condotte da Valeria Manieri in collaborazione con il portale dell’AGI (Agenzia Stampa dell’ENI!) “Agi China”. “l’ora di Cindia” rubrica di Claudio Landi sul sud-est asiatico è spesso ricco di informazioni energetiche ed economiche. “America Latina” di Roberto Lovari. Specificamente su energia e ambiente: “Overshoot” condotta da Enrico Salvatori con l’urbanista Aldo Loris Rossi e “Derrick” di Michele Governatori che ha anche il suo blog. Questi due ultimi programmi sono interessanti per documentazione anche se molto “main stream”. Infine una rubrica abbastanza frequente quella di “Geopolitica” di Lorenzo Rendi che parla spesso di questioni geostrategiche legate all’energia e all’ambiente.
    • Su Radio 24 siamo nel campo del BAU puro, ma i programmi sono spesso interessanti. “Focus Economia” di Sebastiano Barisoni è a volte imperdibile, in esso interviene spesso Sissi Bellomo. Per sentire la vera voce del BAU: “I conti della belva” di Oscar Giannino e Carlo Alberto Carnevale Maffè, convengo che ci vuole un po’ di gusto dell’orrido, ma serve a vedere che idee girano nell’estremismo mercatista. “L’altro pianeta” di Laura Bettini è un esempio tipico di “ambientalismo pane e burro” di quello che non fa male a nessuno.
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3 risposte a “Il fondo del barile #10

  1. Insieme a “paranoia costruttiva” altre due parole che stanno diventando interessanti per le idee che trasportano con sè:
    “Antifragile” e (la ) “vicarianza”.
    Entrambe titoli di due libri omonimini.Uno di Nassim Nicholas Taleb, già famoso per il precedente “il Cigno nero”
    e l’altro di Alain Berthoz, forse meno conosciuto in Italia, docente di fisiologia della percezione e dell’azione al Collège de France, ma essendo anche Accademico di Francia, non proprio un farneticante da teorie da Bar Sport.

    Credo che tempi eccezionali suscitino persone eccezionali.
    E questi lo sono, tempi almeno.

    Marco Sclarandis

  2. Sempre ottimo Maugeri: degno del jet set internazionale.

  3. Grazie a Luca Pardi, come sempre, per questa sintesi puntuale e fondamentale!

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