6 aprile 2015: Italy Overshoot Day

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Pasquetta 2015 sarà una giornata speciale. Sarà il giorno in cui inizieremo ad accumulare l’unico debito che conta davvero, quello con la terra. E vi proponiamo un modo particolare per festeggiarlo insieme: assegnare un premio a chi questo debito  lo vuole sempre più grande.

Di Dario Faccini

Ve ne avevamo già parlato la scorsa estate. C’è un giorno all’anno in cui l’Italia arriva a consumare il 100% delle risorse naturali che saranno prodotte dai suoi suoli e dalle sue acque. Da quel giorno in poi l’Italia entra in debito con la terra, “consumando” direttamente il suo capitale naturale, un pò come una ricca latifondista che spende tutti i guadagni generati dai terreni ed inizia allora a venderli man mano per mantenere il suo tenore di vita.

E’ l’Italy Overshoot Day, una misura dell’insostenibilità del nostro modo di vivere.

Quest’anno la “giornata del superamento (ecologico) in Italia” cade proprio il 6 aprile, il giorno di Pasquetta. I dati sono presi direttamente dalla Global Footprint Network, che indica per l’Italia una disponibilità di suoli procapite pari a 1,1 “ettari globali” (la misura standard), quando per sostenerne i consumi ne servono 4,2  [1]. Insomma, servirebbe un’Italia quasi 4 volte più grande per sostenere i nostri consumi.

Ancora più interessante è vedere nel dettaglio come sono ripartiti i nostri impatti sui suoli. Solo per il consumo di prodotti agricoli, ogni italiano ha bisogno di 1 ettaro, saturando quindi già per oltre il 90% la sua quota di terra disponibile. Seguono poi 0,5 ettari per il consumo di prodotti forestali, 0,4 ettari per quello di generi derivati dall’allevamento e 0,1 ettari per il consumo di prodotti che provengono dalle zone di pesca.

Così si giustifica però meno della metà degli impatti. La fetta più grossa, oltre il 52%,  è dovuta in toto ai 2,2 ettari di suolo procapite che sono necessari per riassorbire le emissioni di CO2 che emettiamo, principalmente bruciando combustibili fossili.

E’ una cifra enorme. In pratica servirebbero due Italie solo per compensare il danno che stiamo producendo al clima. Con buona pace di chi promuove la ripresa delle trivellazioni delle scarse riserve nazionali di petrolio e gas.

Anzi, per non dimenticarsi proprio in un giorno così importante dei nostri concittadini dalla “trivella facile”, ASPO Italia ha deciso di istituire quest’anno un premio, l’Elefantino di Legno. L’intento è quello di onorare(si fa per dire) chi si è coraggiosamente battuto per aumentare il debito ecologico degli italiani, promuovendo quel decreto Sblocca Italia che mira esplicitamente a rivitalizzare l’esplorazione e lo sfruttamento di gas e petrolio.

L’Elefantino di legno deve il suo nome alla frase estemporanea detta dal nostro presidente Luca Pardi in una trasmissione di Ambiente Italia e che poi ha ispirato il titolo del suo libro, Il paese degli elefanti:

…dire che in Italia abbiamo quantità ingenti di idrocarburi, è come dire che l’Italia è il paese degli elefanti perché ci sono due elefanti allo zoo di Pistoia e altri 4 o 5 sparsi nei circhi. Non è così! E’ una frottola.

I candidati all’Elefantino di Legno sono ben quattro e potranno essere votati da chiunque online con un semplice click, sino al mezzogiorno di Pasqua. Ve li presentiamo riportando brevemente di ciascuno la storia e i “meriti” specifici:

  • Romano Prodi: Presidente del Consiglio dal 1996 al 1998, Presidente della Commissione Europea, politico, professore di economia, consulente della Goldman Sachs; in un articolo di maggio sul messaggero affermava che: <<L’Italia non è povera di petrolio e di metano, ma assurdamente, preferisce importarli piuttosto che aumentare la produzione interna.>>. Non è chiaro quali competenze specifiche abbia il professore in materia.
  • Ermete Realacci: ambientalista e presidente onorario di Legambiente, attualmente presidente della Commissione Ambiente della Camera in quota PD; il suo voto al decreto Sblocca Italia è stato vissuto da molti come un tradimento della sua storia personale.
  • Matteo Renzi: attuale Presidente del Consiglio e segretario del PD; a luglio ha affermato: <<nel piano sblocca Italia c’è un progetto molto serio sullo sblocco minerario. E’ impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l’energia e l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata. Io mi vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom o di South Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 4omila persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini>>
  • Davide Tabarelli: presidente di Nomisma (società di consulenza fondata anche da Romano Prodi e posseduta da gruppi imprenditoriali e finanziari), professore di economia; in varie sedi ed incontri si è battuto strenuamente per far sentire la voce dell’economia e delle imprese sull’opportunità di sfruttare un bene nazionale come le riserve di idrocarburi(vedi qui e qui ad esempio) .

A Pasquetta riveleremo il nome del vincitore.

Nell’attesa… buon voto.

E buon Italy Overshoot Day.

Note

[1] I dati fanno riferimento all’anno 2011, e sono quelli pubblicati nel “National Footprint Account results (edition 2015)“.

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5 risposte a “6 aprile 2015: Italy Overshoot Day

  1. Invece che di legno lo farei di pece o bitume, l’elefantino.
    Ingannevolmente morbido lucido e nero.Ma viscoso.
    Comunque Romano Prodi ha detto in una recentissima conferenza a Firenze, legata all’expo 2015 e alla Carta Di Milano che:
    “Non bisogna più costruire sopra un solo metro quadro in più del suolo agricolo italiano”.
    Miracolo?
    Conversione in articulo mortis?
    Visione soprannaturale?
    Rigurgito di semplice buon senso?
    Senno ricuperato da Selene?
    Paraculaggine in vista degli inevitabili cambiamenti?
    Mistero della Fede onde per cui ringraziare Dio?
    Vedremo.

    Marco Sclarandis

    • la mia personalissima opinione è che qualcosa si sta muovendo: un Mercalli in TV, i disinvestimenti dalle fossili, le rinnovabili come futuro settore ad alta attrazione di capitali speculativi, la Cina che rallenta e forse avrà uno sviluppo non occidentale. Sono solo ancora timidi segnali che non permettono ottimismo. Ma ci sono.

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