5300 miliardi in fumo

burning dollar

Una enormità semplicemente impensabile.

Per il Fondo Monetario Internazionale sono i soldi che butteremo nel 2015 per dare sussidi all’energia. Più di quelli spesi globalmente nel 2013 per la Sanità.

Di Dario Faccini

Queste stime sono scioccanti

Sono le esatte parole usate dagli autori di un recente working paper del Fondo Monetario Internazionale. Il titolo dello studio è eloquente: “A quanto ammontano i sussidi globali all’energia?”.

La risposta che gli autori si danno è “troppo”.

Nello studio vengono analizzati due diverse grandi categorie di sussidi:

  • Sussidi pre-tasse: sono i sussidi diretti, che si verificano quando il prezzo dell’energia per il consumatore viene mantenuto inferiore al costo di fornitura;
  • Sussidi post-tasse: sono indiretti, si verificano quando il consumatore paga un prezzo per l’energia che è inferiore a quello di fornitura aumentato di una tassa correttiva che dovrebbe contabilizzare il danno ambientale e di un’imposta come l’IVA che si applica sul valore aggiunto di qualsiasi bene; in pratica includono anche tutte le “esternalità”, cioè i costi nascosti che derivano dai danni non coperti dal pagamento diretto del consumatore; è pacifico che i sussidi post-tasse includano quelli pre-tasse.

I risultati evidenziano che i sussidi post-tasse sono ben maggiori di quanto precedentemente stimato: 4900 miliardi di dollari nel 2013 (6,9% del PIL mondiale), e si prevede che saliranno a 5300 miliardi nel 2015.

Global energy subsidies

Tra le fonti energetiche, oltre metà dei sussidi post-tasse nel 2013 sono stati assorbiti dal Carbone (52%), seguono poi il Petrolio (33%), il Gas Naturale(10%) e l’Elettricità(4,7%). Il Carbone è quindi la fonte d’energia più sussidiata, in quanto, a differenza del petrolio, nessun paese vi pone sopra accise sul consumo.

Subsidies by product

Entrando nel dettaglio delle tipologie di sussidio, nel 2013 la componente pre-tasse(sussidi diretti) incideva per l’11%, le esternalità nette per l’81% e la mancata imposizione sul valore aggiunto per il 7,5%.

Le esternalità nette sono quindi la forma di sussidio più estesa. Rispetto al totale dei sussidi del 2013, l’inquinamento rappresenta infatti il 46%, il riscaldamento climatico il 22%, mentre il restante 13% è dato dai costi derivanti dal traffico, incidenti e usura delle strade.

I sussidi post-tasse sono presenti in modo abbastanza omogeneo sia tra le economie avanzate, sia in quelle in via di sviluppo, con qualche eccezione rappresentata dai “grandi fornitori di sussidi”: Cina, che sussidia per 2300 miliardi di dollari; gli USA per 699; la Russia per 335; l’India per 277 .

Non è tutto. Gli autori hanno anche modellizzato gli impatti di una possibile riforma globale che puntasse ad eliminare completamente i sussidi post-tasse. Con le loro parole:

“Una riforma dei sussidi all’energia avrebbe impatti sul fisco, sull’ambiente e sullo stato sociale potenzialmente enormi. L’eliminazione dei sussidi post-tasse nel 2015 potrebbe innalzare le entrate dei governi di 2900 miliardi di dollari (3,6% del PIL mondiale), tagliare le emissioni globali di CO2 di oltre il 20%, e tagliare le morti premature per inquinamento di oltre la metà. Con l’aumento del costo dell’energia per i consumatori, si otterrebbe un incremento del budget dello stato sociale globale di 1800 miliardi di dollari (2,2% del PIL mondiale).”

Scusate se è poco.

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8 risposte a “5300 miliardi in fumo

  1. Bell’articolo!
    Grazie per aver messo finalmente a disposizione di tutti alcuni numeri davvero importanti!

  2. E a quanto ammonterebbero le perdite economiche per i produttori di fossili ed energia? E’ per far fare i soldi a loro che ci stiamo suicidando…

  3. Il nodo è sempre nel concetto di “costi esterni”. Sono esterni per l’appunto, e permettono di scaricare sul prossimo gli effetti negativi di alcune nostre azioni; riuscire a presentare il conto ai responsabili resterà una sfida molto impegnativa (eufemismo).

    • Si, ma questo concetto che i costi esterni sono un sussidio, e quindi una inefficienza del mercato, è ormai sdoganato ovunque. E questo è un segnale importante. Sino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile un rapporto del genere proprio dall’IMF.

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