Il Fondo del Barile #13

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Il picco del petrolio per il commissario UE. Il gioco sfuggente dell’Arabia Saudita. Il futuro “petrolifero” Italiano visto dai consulenti. La deforestazione globale.

Questo e altro nel nostro appuntamento periodico che raccoglie la selezione di notizie ed analisi sulle convulsioni energetiche mondiali.

Di Luca Pardi

  • Domande a Šefčovič via Marco Affronte. Il deputato europeo Marco Affronte (M5S) ci ha chiesto di formulare delle domande al commissario UE per le Politiche Energetiche. Noi (ASPO Italia) abbiamo risposto e Marco le ha fatte. Purtroppo le risposte del commissario confermano il cliché churcilliano della perfetta risposta politica: concisa, precisa e che non aggiunga nulla a quello che si sa già. In effetti la risposta sul Picco del petrolio è addirittura perfetta: è tanto concisa da non esistere. Grazie comunque a Marco Affronte con il quale continua ad esserci dialogo e sinergia (e con questo qualcuno dirà che siamo diventati grillini).

  • Arabia Saudita al centro dell’attenzione. La scelta dell’Arabia Saudita di continuare ad aumentare la produzione scatena la curiosità di molti di noi. Le risposte che ci diamo sono tutte interessanti e probabilmente tutte sbagliate. Stefano Ceccarelli dice la sua. Ma il colpo di scena della petrocrazia saudita rientra nel campo della favolistica: infatti il ministro Al Naimi ha detto che l’Arabia Saudita eliminerà l’uso di petrolio per la metà del secolo. Dove la favola non stà nell’ipotesi di eliminazione del petrolio dai consumi sauditi, che al momento sono quelli rappresentati dalla linea nera nella figura che segue, ma dal fatto stesso che nel 2050 possa esistere qualcosa come l’Arabia Saudita. (Cit Jacopo Simonetta)

  saudi oil

  • Arabia Saudita. L’Arabia Saudita è in effetti una monarchia assoluta che vive sui guadagni derivanti dal petrolio per mantenere una famiglia regnante di qualche migliaio di persone in condizioni principesche e pagarsi un minimo di pace sociale in una popolazione in continua crescita. Più che duplicata dal 1980.arabia sauditaUn paese che affronta conflitti interni alla casa regnante, conflitti sociali interni che sono appena soffocati e conflitti esterni con l’Iran e, in genere con lo sciismo, ma anche la minaccia del fondamentalismo islamico il cui obbiettivo, da Bin Laden in poi, è riportare i luoghi sacri dell’Islam sotto il controllo dell’Islam.
  • Incidenti petroliferi e non solo. In California 16 Km di costa sono invasi da una marea nera proveniente dalla fessurazione di un oleodotto che porta il petrolio dalle piattaforme off-shore agli impianti di trattamento in terraferma. L’entità dello sversamento è stimata fino a 400mila litri. Poco più di 2500 barili. Nulla a che vedere con l’incidente del Golfo del Messico e altri incidenti analoghi, ma il fatto è che ha inquinato alcune fra le spiagge più belle della costa occidentale degli USA. “Incidentino” minuscolo, ma significativo, anche da noi in Toscana. Il 21 maggio scorso un tentativo di furto di carburante dall’oleodotto ENI che va da Livorno a Calenzano, ha determinato una fuoriuscita di carburante che ha bloccato per molte ore la linea ferroviaria Firenze- Pisa. Tempi brutti quelli in cui si rischia la vita, come in Nigeria, per rubare la benzina e la si perde, anche da noi, per rubare il rame.
  • Confronto fra dati OPEC e EIA. Ron Patterson ci propone un confronto fra i dati di produzione dei paesi OPEC presi dalla International Energy Statistics dell’EIA e dal Monthly Oil Market Report dell’OPEC. Il confronto porta a concludere che almeno in alcuni casi i dati EIA sono talmente poco accurati al punto di spingere Patterson a chiedersi con che faccia possano pubblicare certi dati all’EIA. Forse sperano che nessuno faccia confronti?
  • E se il calo di produttività dipendesse dal costo crescente dell’energia? Se lo chiede Kurt Cobb su Resilence.org. In realtà parla di calo della crescita della produttività negli USA. Il fatto che il prodotto per ora di lavoro non cresca come prima dell’aumento del costo dell’energia dall’inizio del secolo, sembra una cosa ovvia a chiunque abbia studiato le relazioni fra economia e disponibilità e qualità dell’energia, ma continua ad essere una argomento invisibile per il main stream economico dell’accademia e nelle istituzioni economiche principali. Questo articolo di Cobb è scritto molto chiaramente, ma sembra ignorare il lavoro di Ayres e Kummel sulle relazioni fra economia ed energia e materie prime.
  • Il futuro del petrolio e del gas. Grazie alla rivista The Oil Age (di cui non esiste versione on-line) che ho segnalato nel numero 12, ho scoperto il sito di Globalshift Limited, azienda britannica che fa previsioni di produzione di petrolio e gas in tutto il mondo. Ovviamente le fa pagare, se volete, ad esempio, il database italiano o di qualsiasi altro paese in formato excell lo potete acquistare a 80 £ (circa 113 €), ma alcuni grafici possono essere presi dalla pagina senza pagare, ad esempio quello qui sotto che rappresenta la previsione della produzione italiana in migliaia di barili al giorno. Nell’articolo di presentazione del lavoro di questa azienda su The Oil Age, Michael R. Smith specifica che loro lavorano per le aziende petrolifere non per i governi o gli economisti, lavoro che sarebbe privo di ritorni tangibili. “Anche quando le complesse previsioni sono comprese, c’è la tendenza a piluccare i numeri che si accordano con le decisioni già prese”. Beh, l’ho tradotto liberamente dall’inglese, ma il senso è chiaro.
  • italyNota alla Figura. Le previsioni di globashift al 2030 prevedono una crescita della produzione petrolifera nazionale italiana intorno alle 6,8 Mtep/anno e poi un ritorno ai valori attuali intorno a 6 Mtep/anno nel 2030.
  • Il futuro del petrolio e dell’OPEC. Sul cartaceo del Sole 24 ore del 12 maggio Sissi Bellomo riporta di un documento interno all’OPEC che parla di un prezzo futuro del barile che oscilla fra i 40 e i 76$ nel 2025. Un livello preoccupante per molti paesi produttori, inclusa l’Arabia Saudita, che con un prezzo inferiore a 100$ non riuscirebbero a raggiungere il pareggio di bilancio.
  • Shale. Continua la caduta delle aziende impegnate nel fracking. La società texana Rosetta Resources che trivella a Eagle Ford, vicina al collasso è stata acquisita per 2,1 miliardi di dollari da Noble Energy.
  • Mother Fracker. Così viene definita da David Einhorn di Greenlight Capital, la principale società petrolifera del fracking Pioneer Natural Resources. Ne parla Sissi Bellomo sul Sole 24 ore di mercoledi 6 maggio. Le aziende petrolifere impegnate nel fracking sono “società che bruciano soldi”.
  • L’Overshoot.
    • Guerra ai pesci. Il disastro della pesca industriale, una vera macchina da guerra, sul New York Times.
    • .. e perfino sull’Economist. Nel 1950 solo il 6% dell’intera popolazione di pesci era interamente sfruttato, oggi il 100%. Oltre il 20 % delle popolazioni di pesci è collassata, e una parte consistente (circa il 30%) è sovrasfruttata.
    • La caduta dei confini. La situazione descritta cinque anni fa dal gruppo di scienziati che fa capo allo Stockholm Resilience Center che definiva 9 confini ecologici di un’area di sicurezza per l’azione umana è in rapida evoluzione. Allora i confini già superati erano tre: quello relativo alla perdita di biodiversità (oggi ridefinito come Integrità della Biosfera), quello relativo ai cicli dell’azoto e del fosforo e quello relativo al carbonio riversato in atmosfera. Scientific American ci racconta che un altro confine è stato superato quello relativo alla deforestazione. Ancora più preoccupante il fatto che la maggior parte dei danni sono stati fatti dopo il 1950. L’aumento della popolazione ha un effetto ovvio, ma ancora più importante è l’aumento dei consumi che non può essere attribuito solo ai paesi in via di sviluppo.
  • Libri.
    • Cosa stiamo aspettando .. prima di agire sul problema climatico e, dunque delle emissioni? Se lo chiede il libro di Nicholas Stern intitolato “Why are we waiting”.
  • L’angolo del main stream (e del BAU).

    • Nuova rubrica su Radio Radicale. Dal 20 aprile Claudio Landi conduce lunedi mattina (ma la potete scaricare in podcast) una rubrica sull’economia intitolata Capire per Conoscere attraverso un colloqui con il prof. Mario Baldassarri (ex vice-ministro all’economia del gov. Berlusconi). Eminentemente main stream, l’energia c’entra solo indirettamente, ma molto interessante.
    • Marcegaglia sul futuro dell’ENI. Intervista sul Sole 24 ore del 14 maggio. Ristrutturazione del down e mid stream, raffinazione e distribuzione e chimica, settori che hanno determinato ingenti perdite (10 Geuro dal 2009 al 2013) negli ultimi anni. Troppa capacità produttiva della raffinazione: 90 Mt contro un consumo interno di 56 Mt. L’ENI dovrà essere sempre più un’azienda Oil&Gas. 10 miliardi di barili scoperti negli ultimi anni, molta produzione è in Africa.
    • Assemblea ENI. Grillo accusa la prossima svendita e De Scalzi risponde.
    • Clima e mercato. Secondo vari centri meteorologici torna El Niño, i mercati delle commodities agricole prendono in considerazione il problema. I raccolti sono andati bene e le scorte sono cresciute ma El Niño è noto causare estese siccità in Asia e Oceania e alluvioni in America Latina.

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