Il fondo del Barile #14

Rusty Shell oil barrel, titled "Tellus"

Il caldo che uccide. Il via libera alle trivelle. L’Antropocene a nudo. Chi si nasconde dietro ai Barili di petrolio che bruciamo. La corsa all’accaparramento della terra e del pesce dei poveri migranti. Il cattivo affare del carbone. L’eolico di alta quota va in rete.

Questo e altro nel nostro periodico di analisi e notizie sulle convulsioni energetiche mondiali.

Di Luca Pardi

  • La crescita necessaria delle rinnovabili. Un lavoro scientifico pubblicato sul sito della Cornell University stima gli investimenti necessari per una transizione energetica che permetta una riduzione delle emissioni tale da non causare gravi modifiche del clima (secondo l’IPCC) e mantenga un flusso di energia netta sufficiente a sostenere l’economia e la popolazione mondiale. Secondo gli autori il livello degli investimenti in rinnovabili dovrebbe accelerare di almeno dieci volte. E siamo nel campo dell’ottimismo.

  • Cronache dall’Antropocene. Con questo titolo un post di Claudio della Volpe riassume la situazione della crisi ambientale a partire dalla crescita del livello di CO2 la cui media ha superato le 400 ppm. La conclusione è chiara: “La scoperta del secolo! La natura biofisica dell’economia mondiale, nascosta da un secolo di “magnifiche sorti e progressive, ridiviene manifesta con la forza dei fatti: il picco del petrolio, il ciclo fuori controllo di azoto e fosforo e le modifiche climatiche da gas serra rivelano la debolezza della scimmia nuda, della sua arretrata e preistorica organizzazione sociale.” E oltre alla scimmia è nudo anche il Re! Manca il bambino che lo faccia notare a tutti.

  • Via libera alle trivelle. Il TAR del Lazio ha bocciato il ricorso contro il progetto ENI “Off shore Iblea”. Trivella libera nel canale di Sicilia fra Gela e Ragusa. Il 3 giugno è stato adottato, nonostante i pareri negativi delle regioni, il decreto di compatibilità ambientale (V.I.A.) per i progetti di prospezione presentati dalla società Spectrum Geo. Le aree interessate sono collocate nel Mare Adriatico centrale e Meridionale (Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia) (h/t Fabio Cardone). Certo che Spectrum Geo. è proprio un bel nome. Mi colpisce sempre anche la scelta dei nomi accattivanti per i pozzi e per i giacimenti. In Adriatico abbiamo in nomi dei pesci: Sarago Mare davanti alla costa marchigiana, e Ombrina Mare in Abruzzo. Nel Canale di Sicilia i due campi petroliferi si chiamano: Argo e Cassiopea e i pozzi Centauro e Gemini. Bello davvero, letterario.
  • Il carbone fa male. Uno studio di Carbon Tracker ripreso dal Guardian mostra che le cinque principali aziende di utilities europee hanno perso 100 G€ di valore dal 2008 al 2013 come conseguenza dell’aver puntato troppo sul carbone. La combinazione del calo dei consumi e delle politiche europee di riduzione delle emissioni hanno determinato cali sostanziali dei profitti di queste aziende che, evidentemente, in fase di programmazione dovevano essere disattente dato che mentre i consumi di carbone decrescevano del 5% le “big five” hanno aumentato del 9% la dipendenza dal carbone. E ne stanno pagando le conseguenze.
  • Realismo energetico. La rivoluzione energetica non può essere uno spettacolo televisivo. Cioè nulla di eccezionale. Kurt Cobb riassume le delusioni che sono nate dagli annunci prematuri di nuove fonti: ad esempio nel caso della fusione (ITER) e dei biocombustibili. Ma anche delle eccessive aspettative sulle rinnovabili elettriche. Un nuovo paradigma energetico non nasce dall’oggi al domani come tendono a far credere coloro che fanno il parallelo con la rivoluzione informatica o delle biotecnologie. C’è il peso preponderante dell’infrastruttura energetica che aumenta l’inerzia del sistema. La risposta di Cobb, interna al paradigma economico vigente, è che le cose saranno meno spettacolari di quanto alcuni pensano e conteranno molto le cose più semplici: il risparmio e l’efficienza, il car sharing, l’espansione delle auto ibride, una forte carbon tax. Ero tentato di mettere questa nota nella sezione del main streamL’immigrazione  poi ho optato per classificarlo come realismo energetico.
  • Spremere lo spremibile. Il fattore di recupero medio globale per i giacimenti petroliferi è del 35% portarlo al 45% renderebbe disponibili 1 miliardo di barili. Per chi è questa una buona notizia? Per la BP sicuramente. Sul sito della compagnia petrolifera trovate alcuni video che spiegano l’ultima frontiera dell’EOR (Enhanced Oil Recovery). Buona visione dei primi due video pubblicitari di ottima fattura e commentati in un suadente british english. Il terzo, sulla digitalizzazione delle rocce di un giacimento per studiarne i pori e il flusso nei dettagli è forse il più interessante ed è in un simpatico russian english.
  • Land grabbing. Questo articolo sullo Scientific American spiega cosa vuol dire essere in overshoot ecologico per un paese. Significa vivere sulle risorse di altri paesi (spesso arraffate in modo disonesto) vivendo al di sopra delle potenzialità ecologiche del proprio territorio. È un ragionamento che spiega in modo razionale anche l’origine delle migrazioni al di là di considerazioni etiche che finiscono sempre per essere ideologizzate.
  • Fish grabbing. L’immigrazione irregolare verso l’Europa è qui legata allo sfruttamento e al sovrasfruttamento industriale delle zone di pesca nell’Africa occidentale.
  • Il network dell’eolico di alta quota. Fare Network è una delle scappatoie della retorica tecno-scientifica contemporanea che tende a riempire i vuoti lasciati dalla legge dei ritorni decrescenti. Dopo un decennio di promesse ora nasce, inevitabilmente accolto con un certo scetticismo, anche il network dell’Eolico di Alta Quota. Un network a guida tedesca (ahi ahi di guida tedesca in Europa abbiamo esperienze non esaltanti) che riunisce tutti i visionari del settore, ognuno con il suo progetto, ma ne esclude alcuni, ad esempio kitegen. Un’intervista su QualEnergia ne svela le finalità.
  • Clima: situazione spaventosa in India. Il pianeta si riscalda (su questo non ci sono dubbi). Il risultato è che fa mediamente più caldo ovunque. Ma il fenomeno non è omogeneo. L’ondata di calore che sta colpendo il subcontinente indiano in queste settimane (fine maggio) è semplicemente spaventosa e la gente muore, direttamente per l’eccesso di calore e per cause ad esso correlate.
  • Schlumberger un gigante petrolifero poco noto. Sul sito del Guardian un lungo articolo ricostruisce fatti e misfatti di una delle maggiori multinazionali oil&gas del mondo che, a dispetto del fatto di essere in tutti i maggiori progetti petroliferi del mondo, agisce senza dare troppo nell’occhio fatto che, dato l’ambiente in cui opera, è di per se meritevole di sospetti. E infatti ….
  • Quando è iniziata la crisi. Con un po’ di ritardo vi segnalo l’articolo di Jacopo Simonetta che retrodata l’inizio della crisi attuale di diversi decenni. In pratica agli anni ’70. Siccome è in italiano ve lo lascio leggere perché ne vale la pena. Il ragionamento è analogo a quello che fa Mauro Bonaiuti nel suo libro “La grande transizione” che fa risalire allo stesso decennio l’inizio dell’era dei ritorni decrescenti.
  • Letture.
    • Spiritualismo razionale. Di Bernardo Kastrup. Si lo so non si tratta di energia, e nemmeno di ambiente, ed è sicuramente controverso sia nello svolgimento che nelle conclusioni. Ma leggendolo e discutendolo con colleghi scienziati ho scoperto la profonda chiusura filosofica (oserei dire ideologica) che molte persone di grande intelligenza si sono imposte per aderire acriticamente ad un paradigma filosofico, quello materialista, che vale quanto gli altri. E questa chiusura ha un profondo riflesso anche sulle discussioni che riguardano la natura e l’ambiente.
    • Jules Verne, Emilio Salgari e Joseph Conrad. Rileggendo dopo decenni i romanzi di questi autori si tocca con mano, meglio che con un dipinto, quanto il mondo naturale sia stato profondamente e irreversibilmente cambiato da quando scrivevano loro. E si riflette anche sul fatto che a quel tempo c’erano già le premesse della crisi ecologica in piena esplosione.
  • L’angolo del main stream (e del BAU).

    • La superfetazione del BAU. Si tratta del Manifesto dell’Eco-Modernismo. E’ dello scorso Aprile ed è sicuramente la cosa più prossima al più spericolato fideismo tecnologico che mi sia capitato di leggere. Ma non l’ho letto tutto perché ha su di me un leggero, ma insistente, effetto emetico rafforzato dai sorrisi tranquillizzanti e traboccanti di autostima (probabilmente mal riposta) degli autori (vedi le fotine all’inizio). Ineguagliabile nel genere! Forse.

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Una risposta a “Il fondo del Barile #14

  1. “…le cose saranno meno spettacolari di quanto alcuni pensano e conteranno molto le cose più semplici: il risparmio e l’efficienza, il car sharing, l’espansione delle auto ibride, una forte carbon tax…”

    Verissimo e visibile. Sono in disaccordo circa la rilevanza delle auto ibride (che sono praticamente come le altre).

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