Il fondo del Barile #15

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Vero o falso? Gli USA che definiscono i diritti di sfruttamento degli asteroidi.  Le compagnie petrolifere che accettano la Carbon Tax. La pausa nel riscaldamento globale. Il fracking in Polonia. Il TTIP. Gli Usa che producono più petrolio dei Sauditi.

Risposte secche nella nostra selezione periodica di notizie ed analisi sulle convulsioni energetiche nel mondo.

Di Luca Pardi e Mirco Rossi

  • Appuntamento annuale con la BP. E’ uscita la BP Statistical Review of World Energy 2015. Conferma il rallentamento nella crescita di tutti i liquidi e la stasi nella crescita delle riserve di petrolio. Ma cerca di passare una visione abbastanza rosea del futuro. Secondo la BP la produzione petrolifera USA ha superato quella dell’Arabia Saudita ….

  • .. e invece. No cara BP, la produzione USA non ha superato la produzione dell’Arabia Saudita. Lo scrive Kurt Cobb sul blog Resilience. Si tratta infatti di trucchi contabili. La BP conta come petrolio volumi di combustibili, ad esempio il Natural Gas Liquid, che non può e non viene venduto come petrolio sul mercato semplicemente perché non è petrolio e può sostituirlo in un numero limitato di applicazioni oltre ad avere un contenuto energetico che è il 60-70% di quello del greggio a parità di volume. In USA c’è stata una rapida crescita della produzione di NGL proveniente dai pozzi di shale gas.

  • Nessuna pausa nel riscaldamento climatico. La pausa che era stata registrata a partire dal 1998 potrebbe essere un artefatto statistico, frutto di un errore sistematico nella valutazione dei dati, dovuto ai cambiamenti e aggiornamenti intervenuti negli anni nelle reti di rilevazione delle temperature superficiali. Le Scienze riporta i risultati di un lavoro pubblicato su Science.

  • Nessun problema a Flamanville. Uno degli impianti nucleari più problematici ha di nuovo dei problemi. I limiti dell’industria nucleare non saranno mai troppo evidenziati. (Segnalato da Aldo Piombino)

  • I petrolieri vanno a Parigi. Con un appello insolito le major europee del petrolio e del gas sposano alcune conclusioni dell’IPCC sul cambiamento climatico, affermando che il trend di emissioni è in contrasto con l’obbiettivo di mantenere l’aumento medio della temperatura globale entro i 2 °C. E si accodano a proporre una Carbon Tax. Forse sperano che vada a danneggiare soprattutto il carbone?

  • E poi dove si andra’ a cercare? La Chevron, alla ricerca di giacimenti d’idrocarburi in acque profonde (investimento previsto 388 milioni di dollari USA), sta esaminando i dati dell’esplorazione sismica effettuata nel golfo di Bight, a sud dell’Australia, definito dalla BP come “l’ultimo grande bacino inesplorato in tutto il mondo”. La BP, che aveva completato il proprio programma di esplorazione in quelle acque nel 2013, comincerà le prime perforazioni a fine 2016.

  • Scarsa fortuna per il fracking in Europa. Marathon Oil, Talisman Energy, Eni e ExxonMobil se ne erano già andate dalla Polonia, aggiungendosi alla Chevron Corporation e alla Total; ora se ne va anche la ConocoPhillis, ultima grande compagnia che tentava l’esplorazione dello shale polacco. Centinaia di milioni di dollari d’investimenti ma risultati deludenti. Qualche politico ci crede ancora e pensa che l’occasione favorisca l’intervento di piccoli privati nazionali. Cose simili sono successe in Romania e in Ucraina. Non tutti i buchi hanno la ciambella attorno.

  • Petrolio cinese. La più grande compagnia petrolifera cinese off- shore, la CNOOC (China National Offshore Oil Corporation) dal 2010 ha difficoltà a mantenere la produzione di petrolio e gas in crescita. In pratica è sul picco. La produzione petrolifera ha raggiunto un plateau fra il 600 e i 650mila barili al giorno, mentre la produzione di gas è in declino. Gli sforzi per mantenere in crescita la produzione di uno dei giacimenti off-shore, quello della Baia di Bohai, ha creato notevoli problemi ambientali per un persistente sversamento di petrolio nelle acque del golfo. Sul blog Crude oil peak un lungo post sulla situazione cinese. Date le difficoltà in Cina, la CNOOC ha cercato di espandere la sua attività all’estero praticamente in tutti i continenti.

  • EROI cinese. L’evoluzione dell’EROI (Energy Return on Investment) del petrolio cinese viene seguita da Hu Yan e collaboratori in una serie di articoli usciti sulla rivista scientifica open access: Sustainability a partire dal numero monografico sull’EROI del 2011. Hu ha riesaminato la situazione del campo petrolifero di Daqing nel 2014 concludendo che la produzione subirà restrizioni entro il 2025.

  • OPEC rapporto giugno 2015. Esce il solito rapporto mensile dell’OPEC e Ron Patterson ce lo riassume utilmente perché per leggerlo tutto ci vorrebbe … un mese.

  • Nazionalismo demografico. Malesia: non cercate di avere una vita migliore per voi e la vostra famiglia fate più figli per il bene della nazione. Questo è quanto chiede il governo malese ai propri cittadini. Demenza al potere.

  • Un saggio appello…. che non seguiremo. Jane Goddal sostiene saggiamente che lo slogan “pensare globalmente-agire localmente” va riformulato perché pensare globalmente ha il difetto di uccidere ogni speranza. Quindi pensare ed agire localmente. E’ vero, pensare globalmente è doloroso. Ma dovremo continuare a farlo perché è un vizio da cui non si esce.
  • L’unica cosa sostenibile e la fine della crescita. Un articolo di Richard Heinberg su Resilience.org fornisce gli argomenti a chi intuisce che la transizione alle risorse rinnovabili non può mantenere il regime economico vigente. Il fatto è che anche il viceversa è ormai sempre più chiaro: il regime economico vigente non può essere mantenuto.
  • Il Guardian continua la campagna. Il quotidiano britannico è praticamente l’unico esempio nella carta stampata e on-line di grande diffusione a mantenere costante l’attenzione sulla crisi ambientale e sulla necessità di affrontarla mettendo in discussione le certezze ideologiche del nostro tempo. Gli articoli si susseguono quotidianamente (ovvio) ed è impossibile segnalarli tutti. Merita semplicemente seguirlo. Soprattutto seguire la campagna Keep it in the ground volta ad abbandonare l’era dei combustibili fossili.
  • Accumulo e reti elettriche. Lo stato dell’arte. QualEnergia pubblica un articolo completo sui diversi metodi di accumulo dell’energia. Il taglio è tecnico, ma per chi legge la tabella 1 mostra che la transizione dall’era del petrolio a quella elettrica- rinnovabile non sarà un pranzo di gala.La crescita necessaria delle rinnovabili. Un lavoro scientifico pubblicato sul sito della Cornell University stima gli investimenti necessari per una transizione energetica che permetta una riduzione delle emissioni tale da non causare gravi modifiche del clima (secondo l’IPCC) e mantenga un flusso di energia netta sufficiente a sostenere l’economia e la popolazione mondiale. Secondo gli autori il livello degli investimenti in rinnovabili dovrebbe accelerare di almeno dieci volte. E siamo nel campo dell’ottimismo.
  • TTIP. Transatlantic Trade and Investment Partnership. Un primo passaggio euro-parlamentare del trattato è stato per il momento congelato grazie ad una vasta opposizione. Ma la questione deve essere approfondita e noi di ASPO siamo chiamati a studiarla. Un’altra fatica.
    • Nature sul TTIP. In questo breve editoriale il settimanale scientifico pone non pochi dubbi sul contenuto del trattato e soprattutto sulle sue conseguenze e invita anche la comunità scientifica ad entrare nel dibattito. Vale la pena di tradurre questo passaggio:…Le pratiche delle singole nazioni sono forgiate dalla loro storia e cultura, con conseguenti diversi approcci come la struttura sanitaria, l’agricoltura, i sistemi alimentari o ambientali, e nel modo e nella misura in cui questi vengono modellati dal governo e dal mercato. …
      Ecco perché i regolamenti sono diversi in tutto il mondo. L’ideologia della globalizzazione dominante vede troppo spesso le differenze culturali e i diritti dei cittadini nel determinare il tipo di società che essi desiderano, come barriere commerciali che devono essere superate. Questo è fuorviante…
    • La base giuridica del TTIP. Queste sono cose da conoscere … per deliberare. Il problema è che non ci faranno deliberare.
  • Libri.
    • Francesco. La nuova encliclica sul creato è uscita il 18 giugno. Abbiamo già scritto una prima, decisamente positiva, recensione. Qualche giorno prima una bozza è stata pubblicata in anteprima sul sito dell’Espresso. In barba al copyright o con l’accordo dell’editore? (Segnalato da Lou Del Bello). Alcuni insinuano che sia stata una manovra dell’opposizione interna a Bergoglio. Il vaticanista dell’Espresso è stato messo alla porta. Il tutto ha due effetti contradditori: fa pubblicità all’enciclica, ma attrae anche l’attenzione sul complotto piuttosto che sul contenuto. Nel merito del contenuto dalla lettura traspare una chiara comprensione dei temi scientifici della crisi ecologica in atto. La posizione sulla demografia è debole e retrograda.
    • Anno 2393. Il crollo della società occidentale. Un storia del futuro di Naomi Oreskes e Erik Conway. La traduzione italiana è uscita con le Edizioni Piano B. L’ho ricevuto ieri (17 giugno). Una storia del presente scritta nel futuro. Un abitante della seconda Repubblica Popolare Cinese si interroga sulle ragioni del crollo della società occidentale, fra catastrofe climatica e collasso socioeconomico. Ha una lunga introduzione scientifica sul cambiamento climatico e la crisi ecologica.
    • Lo scimpanzé senza peli. La Stampa ha dedicato un’intera pagina per un’intervista a Jared Diamond in cui lo studioso naturalista presenta in suo recente L’evoluzione dell’animale umano. Il terzo scimpanzé spiegato ai ragazzi. Un lavoro di aggiornamento e di riscrittura del suo precedente “Il terzo scimpanzé” uscito nel 1991, proposto ora specificatamente ai ragazzi. Particolarmente significative alcune frasi nell’intervista: “In effetti non ci sono misteri sulle soluzioni: consumare meno e creare più uguaglianza. E sappiamo anche come fare per consumare meno energia e risorse”; “In effetti … la scienza non è solo qualcosa da descrivere tecnicamente, per pochi esperti, ma è destinata al pubblico nel senso più ampio … a patto che gli studiosi sappiano davvero raccontarla.”; “Così molte società sono crollate, e se è successo nel passato, quando eravamo meno numerosi e dotati di mezzi più primitivi, oggi distruggiamo tutto più velocemente. Ecco perché il destino del mondo si decide entro i prossimi decenni”. Da leggere.
    • Pappa Mundi. Geoeconomia del cibo. Di Francesco Galietti. Visione molto economicista e BAU, ma interessante. Per una presentazione si veda la trasmissione del 25 aprile di Economia in pagine su Radio 24.
  • L’angolo del main stream (e del BAU).

    • Minerali dallo spazio. Diritto di sfruttamento minerario degli asteroidi. Nel maggio scorso la Camera del parlamento USA ha fatto ordine sul tema dello sfruttamento delle risorse degli asteroidi con uno specifico provvedimento: lo Space Act. Ma secondo alcuni ci vuole qualcosa di più completo che riguardi tutte le risorse extraterrestri. La nuova frontiera ha bisogno di diritti certi per incanalare in modo appropriato gli investimenti e le tecnologie necessari.
    • Fukuyama. Intervistato da Federico Fubini per La Repubblica parla della crisi greca e italiana. C’è tutto il main stream economico politico possibile. Il punto di partenza è la discussione delle due economie mediterranee fatta nel suo libro: <<Political order and political decay>>. Il problema è l’inefficienza e il clientelismo del pubblico. Risolto quello …. Non che non vada bene criticare il clientelismo, ma la domanda è: “ma se tutti diventiamo efficienti si fa prima o dopo a distruggere il pianeta?”
    • BAU BAU. Che più BAU non si può. Secondo le previsioni di AirBus nei prossimi 20 anni saranno necessari 32600 aeroplani. Non hanno letto Limits to Growth. (Segnalato da Corrado Petri)

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Una risposta a “Il fondo del Barile #15

  1. purtroppo a Mauna Loa siamo a 403 ppm, che corrisponde al livello di quando si cominciarono a formare le calotte polari ed il mare era più alto di 25 m. Altro che pensare di sfruttare gli asteroidi in totale accordo con la mentalità predatoria della nostra specie.

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