Ragionevoli sogni ferroviari

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Immaginate di acquistare un materiale inerte in nord europa, individuato dopo lunghe ricerche e confronti. E’ un materiale che come minimo non si trova nel raggio di 900km e …

dal dirigente di una grande azienda

…che, al riparo dalle intemperie, può essere dimenticato per mesi o settimane in qualunque clima senza deteriorarsi. Ne usate diverse migliaia di tonnellate l’anno, con pochissime oscillazioni, da mezzo secolo. Presso di voi avete uno stoccaggio che come minimo copre un mese o due di fabbisogno, quindi ve lo possono consegnare quando gli pare, anche senza preavviso, anche a singhiozzo, anche cronicamente in ritardo. Immaginate che il produttore del materiale, a 1300km da voi, disponga di un moderno terminal ferroviario privato. Immaginate che la ferrovia che a lungo vi ha servito sia stata chiusa trent’anni fa, e che comunque a 5km da voi ci sia un piccolo scalo merci dal quale voi per decenni avete ricevuto analogo materiale da altri produttori, ma che negli ultimi anni ciò non sia stato possibile per problemi di inadeguatezza della viabilità e di vetustà dell’infrastruttura, e che quindi tutte queste migliaia di tonnellate si siano mosse su gomma, 25 per volta, diverse centinaia di volte. Immaginate che le amministrazioni competenti negli ultimi anni abbiano siglato un protocollo con RFI ed abbiano potenziato sia la viabilità che lo scalo ferroviario, in modo che possiate farne uso; d’altra parte date uno stipendio a diversi dei loro elettori. Immaginate che il gestore nazionale delle ferrovie del paese di partenza del materiale stringa un accordo con Trenitalia Cargo per praticare, da e per l’Italia, tariffe agevolate al trasporto merci, creando una società mista ad hoc.

Chiunque sano di mente avrebbe pensato che era giunto il momento di tagliare le erbacce allo scalo, risistemato e praticamente mai utilizzato, una macchia di 5000mq di cemento ancora bianco su Google Earth, e chiudere un favorevole contratto di medio periodo con la suddetta società, impegnandosi a ritirare letteralmente trenate di materiale, al limite anche solo 5-10 volte all’anno per risparmiare al massimo, in virtù dello stoccaggio disponibile.

Poi vi svegliate. Negli ultimi anni, il numero degli scali merci a cui è stata confermata l’abilitazione al traffico è stato falcidiato. Tra questi ovviamente anche quello che vi interessa; il più vicino è a tre o quattro ore di camion, quindi fuori da ogni logica di mercato, energetica, ambientale, stradale rispetto all’intero percorso su gomma. In vita rimangono solo i grandi terminal privati siderurgici e petrolchimici, gli interporti di scambio e poco altro. A coronamento vi sentite dire che, comunque, se anche in virtù del vostro rinnovato interesse, del traffico che vi impegnereste a garantire, e del protocollo disatteso lo scalo venisse riabilitato, le tariffe sarebbero quasi doppie rispetto al trasporto su gomma. E vi sentite fuori dal tempo per aver solo ipotizzato che valesse la pena cercare per settimane a casa vostra, ed in mezza Europa, una soluzione logistica migliore del trasporto su gomma.

Ma i conti, quelli, proprio non vi tornano.

p.s. :

Un marchio storico italiano, un’azienda nata nel diciottesimo secolo ed oggi parte di un grande gruppo europeo, da centocinquanta anni impiega (impiegava) il trasporto su ferrovia (al suo interno campeggiano piccole locomotive a vapore più che centenarie).

Racconta il suo AD che per decenni il canone richiesto per il mantenimento in vita dello scalo privato è rimasto ridicolmente basso, neanche 100€ all’anno, quindi per una grande azienda un costo pari al costo di gestione di una scadenza di pagamento, di entità qualunque. Infatti all’estero fanno prima, non chiedono nulla alle aziende, casomai si incentivano, per ragioni ambientali. All’improvviso si è sentita chiedere come canone fisso più di 250.000€ l’anno. Incontro inutile con l’AD delle ferrovie, e l’indomani un secolo e mezzo di spedizioni per ferrovia è stato dimenticato e totalmente sostituito con la gomma, alla solita tariffa approssimata di 1€/km per un bilico da 25 tonnellate. Volumi da paura e consegne dal Portogallo alla Russia alla Danimarca.

3 risposte a “Ragionevoli sogni ferroviari

  1. ormai la schizofrenia dilaga. Il treno diventerà un bene di lusso.

  2. Il comprensorio ceramico a Sassuolo ha vissuto una trasformazione sorprendente. Le aziende che si sono messe a spedire via treno (interporto di Dinazzano, gestione DB) continuano ad operare. Quelle che spedivano su strada sono sparite (dolorosamente). La Modena – Sassuolo oggi è pressoché priva di camion, sono una rarità. Un caso di selezione darwiniana piuttosto brutale.

    Nel mentre lo scalo merci cresce, ospita enormi pile di container e cumuli di materiale grandi come colline. Probabilmente la dimensione giusta per un interporto che funzioni è quella di un grosso distretto; ne abbiamo parecchi in giro. Non si può arrivare ovunque, ma almeno la roba grossa è fattibile.

  3. Pingback: L’anno passato, insieme | Risorse Economia Ambiente

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