La scoperta dell’America e l’effetto “Francesco”

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Un capolavoro di comunicazione e diplomazia.

Il viaggio del Pontefice in America è il primo esempio di leadership globale in un’epoca di grandi cambiamenti.

Con la saldatura tra fede e scienza, il ruolo della Chiesa Cattolica si sta trasformando in quello di grande attore strategico in difesa degli interessi a lungo termine dell’Umanità.

Di Dario Faccini

Eravamo un pò distratti dalle vicende sulle emissioni dei veicoli Diesel Volkswagen. Guarda caso un’altra vicenda ancorata agli Stati Uniti e all’Ambiente.

Nel frattempo si snodava il viaggio storico di Papa Francesco negli USA.

“Storico”?

Vediamo perché.

ANTEFATTI

Abbiamo già visto che la nuova Enciclica Laudato Sii rappresenta un brusco cambio di rotta con cui questo pontificato schiera finalmente la Chiesa su una posizione netta e non ambigua, su temi fondamentali come la saldatura tra Scienza e Fede, la necessità di prendersi cura della Natura (la Casa Comune) e di contrastare i cambiamenti climatici, il dovere morale di non escludere dal benessere i poveri.

Questa Enciclica è stata contrastata, sia durante la sua genesi (senza successo), sia immediatamente dopo la pubblicazione, proprio negli USA da parte dell’area politica più conservatrice che si identifica in massima parte nel partito Repubblicano, quello più schierato, paradossalmente, con le istanze care alle fede. Ad aumentare la tensione c’è poi il fatto che il viaggio sarebbe avvenuto proprio all’inizio della campagna elettorale informale per le Presidenziali di fine 2016.

Inoltre, negli ultimi mesi il Pontefice si è espresso su molti temi, come immigrazione, ruolo delle donne, omosessualità, divorzio. Ha smussato diverse posizioni intransigenti della Chiesa, rendendola più inclusiva e aprendola di fatto al mondo moderno.

Come se non bastasse, Papa Francesco ha portato più volte il capitalismo sfrenato alla sbarra. Lo ha chiamato “nuovo colonialismo” e nella sua recente visita in Bolivia ha definito l’idolatria del denaro “lo sterco de diavolo” (citando un vescovo del quarto secolo), affermando che i paesi poveri non devono essere ridotti a meri fornitori di materie prime e di manodopera a basso costo per i paesi sviluppati.

Non stupisce allora che venga aspramente criticato e spesso etichettato come comunista. Accusa da cui peraltro sa difendersi molto bene.

La preparazione del viaggio

I discorsi preparati per il viaggio non andavano bene. Gli spunti per la stesura dei testi erano arrivati dai vescovi USA ed erano stati rielaborati dalla Segreteria del Vaticano. Papa Francesco li ha fatti riscrivere da cima a fondo dai suoi collaboratori.

I  momenti fondamentali sarebbero stati tre: alla Casa Bianca, al Congresso e all’ONU. In ciascun discorso dovevano essere ben dosati i temi cari al pontefice, evitando il rischio più grande: quello di farsi trascinare nella campagna elettorale e diventare un elemento di divisione anziché di unione.

I presupposti c’erano infatti tutti. Ore prima del viaggio un deputato cattolico Repubblicano, Paul Goser, arrivava a spiegare pubblicamente perché avrebbe boicottato il primo discorso di un pontefice al Congresso: i Media riportavano che forse il Papa non si sarebbe scagliato contro le barbarie in Medioriente e non avrebbe difeso la libertà di religione; piuttosto avrebbe sostenuto la necessità di un impegno contro il riscaldamento globale. Può sembrarci paradossale, ma negli USA la religione permea così tanto il dibattito politico che si può persino arrivare in pratica ad accusare il Papa di seguire troppo… il Vangelo.

Infine c’erano da scegliere molti altri aspetti del viaggio tra cui anche come presentarsi agli americani. Persino la scelta dell’auto non poteva essere di secondo conto, anzi, doveva diventare anch’essa un simbolo del Pontefice e della Chiesa.

la scoperta dell’america

Immaginiamo la scena.

Due ali di folla trattenute a stento dalle transenne. Tutti in attesa. Rumore di elicotteri, sta arrivando! Poco dopo passa oltre una dozzina di motociclette della Polizia, poi i grandi SUV neri di scorta davanti e dietro.

In mezzo il veicolo blindato del Presidente, soprannominato “la Bestia”, con le bandierine americane al vento.

Ma dov’è il Papa?

Poi l’occhio si sposta sulla piccola auto dietro a quella presidenziale, una FIAT 500L nera, con due bandierine gialle e bianche. Dal finestrino posteriore sporge un braccio bianco che saluta. Eccolo lì.

L’arrivo del Papa non poteva essere più ad effetto. I media non parleranno d’altro. Nel paese in cui sono diffusi i veicoli privati più grandi ed energivori al mondo il messaggio arriva istantaneo e duplice, ancor prima di aver pronunciato una parola: il Papa è un personaggio umile e la sobrietà, nell’era dei cambiamenti climatici, è un valore.

Alla Casa Bianca, ospite del presidente Obama, Francesco fa il suo primo breve discorso:

Quale figlio di una famiglia di emigranti, sono lieto di essere ospite in questa Nazione, che in gran parte fu edificata da famiglie simili.

Signor Presidente, trovo promettente che Lei abbia proposto un’iniziativa per la riduzione dell’inquinamento dell’aria. Considerata l’urgenza, mi sembra chiaro anche che il cambiamento climatico è un problema che non può più essere lasciato ad una generazione futura.

[…] milioni di persone sottoposte ad un sistema che le ha trascurate. La nostra casa comune è stata parte di questo gruppo di esclusi che grida al cielo e che oggi bussa con forza alle nostre case, città, società. Riprendendo le sagge parole del Reverendo Martin Luther King, possiamo dire che siamo stati inadempienti in alcuni impegni, ed ora è giunto il momento di onorarli.

Ecco subito tre dei quattro temi principali che il Papa proporrà più volte: l’immigrazione, il clima e l’equità economica.

Giovedì al Congresso, l’impostazione del discorso è diversa, con riferimenti più religiosi e calati nel contesto nazionale, eccone alcuni estratti:

È necessario un delicato equilibrio per combattere la violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico, mentre si salvaguarda allo stesso tempo la libertà religiosa, la libertà intellettuale e le libertà individuali.

Ma c’è un’altra tentazione da cui dobbiamo guardarci: il semplicistico riduzionismo che vede solo bene o male, o, se preferite, giusti e peccatori.[…]

In questa terra, le varie denominazioni religiose hanno contribuito grandemente a costruire e a rafforzare la società. È importante che oggi, come nel passato, la voce della fede continui ad essere ascoltata […]

Se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza.[…]

Noi, gente di questo continente, non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri. […] Tragicamente, i diritti di quelli che erano qui molto prima di noi non sono stati sempre rispettati. […]

Il nostro mondo sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. […] Ricordiamo la Regola d’Oro: «Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te» (Mt 7,12). Questa norma ci indica una chiara direzione. […] La misura che usiamo per gli altri sarà la misura che il tempo userà per noi. […]

Recentemente i miei fratelli Vescovi qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l’abolizione della pena di morte. Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione. […]

«L’attività imprenditoriale, che è una nobile vocazione, orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti …» (Enc. Laudato si’, 129). […] esorto ad uno sforzo coraggioso e responsabile per «cambiare rotta» (ibid., 61) ed evitare gli effetti più seri del degrado ambientale causato dall’attività umana.

[…] dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro

Qui compare il quarto tema, la libertà religiosa, che negli USA si concentra su temi locali contingenti ma di poco conto, mentre non fa cenno esplicito al riscaldamento globale. Anche il capitalismo sfrenato non trova uno spazio suo, mentre trova elogio l’attività imprenditoriale. Invece ci sono attacchi decisi alla vendita delle armi, in cui gli USA mantengono di gran lunga il primato, e alla pena di morte. Nel complesso sembra un discorso che vuole evitare di fomentare le divisioni mantenendo la distanza dalla campagna elettorale, pur indicando alcuni aspetti controversi nazionali, con ben in rilievo il tema sempre controverso dell’immigrazione.

Terminata la visita al Congresso, il Papa si reca in un centro cattolico per distribuzione dei pasti ai senzatetto. Qui il tono cambia bruscamente: “Non c’è nessuna giustificazione morale o sociale, nessun tipo di giustificazione, per la mancanza di un tetto a queste persone”.

All’ONU il pensiero del Pontefice sarà espresso in tutta la sua forza critica:

[a proposito della stessa ONU] concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un’incidenza reale ed equa nelle decisioni. Tale necessità di una maggiore equità, vale in special modo per gli organi con effettiva capacità esecutiva, quali il Consiglio di Sicurezza, gli Organismi finanziari […]

Il compito delle Nazioni Unite […] può essere visto come lo sviluppo e la promozione della sovranità del diritto, […], è opportuno ricordare che la limitazione del potere è un’idea implicita nel concetto di diritto. […] Oggi il panorama mondiale ci presenta, tuttavia, molti falsi diritti, e – nello stesso tempo – ampi settori senza protezione, vittime piuttosto di un cattivo esercizio del potere: l’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi. Due settori intimamente uniti tra loro, che le relazioni politiche ed economiche preponderanti hanno trasformato in parti fragili della realtà. […]

L’abuso e la distruzione dell’ambiente, allo stesso tempo, sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione. In effetti, una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili, […]  Questi fenomeni costituiscono oggi la tanto diffusa e incoscientemente consolidata “cultura dello scarto”.

[…] L’adozione dell’ “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” durante il Vertice mondiale che inizierà oggi stesso, è un importante segno di speranza. Confido anche che la Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico raggiunga accordi fondamentali ed effettivi.

[…] Il mondo chiede con forza a tutti i governanti una volontà effettiva, pratica, costante, fatta di passi concreti e di misure immediate, per preservare e migliorare l’ambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dell’esclusione sociale ed economica, con le sue tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato.[…]

rendere effettiva la […] dignità e per formare e mantenere una famiglia, che è la cellula primaria di qualsiasi sviluppo sociale. Questo minimo assoluto, a livello materiale ha tre nomi: casa, lavoro e terra; […]  la misura e l’indicatore più semplice e adeguato dell’adempimento della nuova Agenda per lo sviluppo sarà l’accesso effettivo, pratico e immeditato, per tutti, ai beni materiali e spirituali indispensabili: abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata e acqua potabile; libertà religiosa e, più in generale, libertà dello spirito ed educazione.

[…] Occorre impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, applicando pienamente il Trattato di non proliferazione, nella lettera e nello spirito, verso una totale proibizione di questi strumenti. Il recente accordo sulla questione nucleare in una regione sensibile dell’Asia e del Medio Oriente, è una prova delle possibilità della buona volontà politica e del diritto, coltivati con sincerità, pazienza e costanza.

In tal senso, non mancano gravi prove delle conseguenze negative di interventi politici e militari non coordinati tra i membri della comunità internazionale. […] non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa […]

[Vi è l’esigenza di ] un grado superiore di saggezza, che accetti la trascendenza, rinunci alla costruzione di una élite onnipotente e comprenda che il senso pieno della vita individuale e collettiva si trova nel servizio disinteressato verso gli altri e nell’uso prudente e rispettoso della creazione, per il bene comune.

Cambiare l’antiquata struttura del Consiglio di Sicurezza, cedere i poteri nazionali ad istituzioni sovranazionali, la censura della “cultura dello scarto”, l’auspicio che l’attesissima Conferenza di Parigi sul Clima sia un successo: non c’è che dire, il Pontefice non si è risparmiato. Anche la critica, non tanto velata, agli “Interventi politici e militari” non coordinati in Medio Oriente (Iraq e Siria) e Nord Africa (Libia), non deve essere risultata molto gradita ai padroni di casa a stelle-e-strisce.

l’effetto “francesco”

Leggendo i discorsi del Papa balza agli occhi una certa capacità nel sorprendere, nel comunicare ciò che il pubblico non si aspetta. Tematiche diverse sono modulate e portate a pubblici diversi, in modo da portare solo un numero limitato di critiche per volta, quasi venissero scelte in ogni occasione le battaglie in cui impegnarsi.

Il Pontefice si impone così come una figura del cambiamento, pragmatica, schietta, in grado di fare “le cose a modo suo”. Davanti al grande pubblico si presenta umile e disponibile, con frequenti fuori programma che lo rendono simpatico a tutti. Davanti ai potenti è in grado di essere schietto e indicare le verità scomode, senza però entrare in collisione diretta.

Per tutti, sta diventano un paladino dei più deboli, dell’ambiente e delle generazioni future.

Al popolo americano ha portato una nuova sfida: cosa vuol dire essere religioso oggi.

Appena prima dell’inizio della sua visita negli USA un sondaggio svolto da Bloomberg assegnava a Papa Francesco un indice di gradimento senza pari, di gran lunga superiore a qualsiasi altro personaggio statunitense. Le uniche due istanze papali comunque “mal viste” erano proprio la denuncia dell’attuale sistema economico che produce esclusione e il rimprovero a coloro che negano il cambiamento climatico (questa domanda però forse un po’ mal posta nel sondaggio). Tra i più grandi sostenitori del Papa nella sua lotta contro il clima, c’erano però i più giovani e, paradossalmente, i meno religiosi.

Ora che il viaggio è terminato è difficile dire quanto possa avere inciso sulla coscienza di ogni americano.

Ma forse non è questo ciò che conta.

Quel che conta è che ora c’è un leader mondiale che ha la forza morale per indicare i problemi della società umana ed indicare una direzione diversa, forse non perfetta, ma di gran lunga preferibile al percorso insostenibile che stiamo percorrendo oggi. Un leader che viene ascoltato da tutti ed riferimento per centinaia di milioni di fedeli. Un leader che non porta semplicemente un messaggio, ma che è egli stesso un messaggio.

Un leader il cui unico vero limite è il tempo a sua disposizione.

Nota all’articolo

Ogni opinione dell’autore in questo articolo è a titolo personale e non riflette posizioni ufficiali di ASPO Italia.

8 risposte a “La scoperta dell’America e l’effetto “Francesco”

  1. A mio parere questo papa è uno specchio per le allodole, per lui la sovrappopolazione e i contraccettivi sono ancora un tabù.

  2. Se il Papa avesse anche preso posizione contro il ‘crescete e moltiplicatevi’, sarebbe stato un evento storico. Tutto ciò che predica è meraviglioso ma semplicemente inconciliabile con la continuazione della crescita della popolazione, la vera bomba a orologeria che farà collassare la civiltà globale.

    • …. .mentre il cambiamento climatico secondo Paolo B. è evidentemente solo una fantasia di qualche eco-scienziato pazzo!
      Penso sarebbe bene cominciare a cogliere da ognuno le proposte positive senza buttare tutto per un argomento su cui non si è d’accordo, altrimenti si rimane vittime del “divide et impera” con cui già dall’antichità si tenevano soggiogati i popoli.

  3. Sulla crescita si è limitato a dire “non fare figli come conigli”
    E’ un piccolo passo, aspetto il prossimo.
    Il guaio grosso è la gente comune che aspetta che sia un Papa a trattare di questi argomenti… Non sarebbe il suo mestiere, per questo ci sono gli scienziati!

  4. sarebbe il caso di chiarire che questo panegirico del papa NON è l’opinione di aspo italia ma di un suo membro sia pur autorevole

  5. ragionar bene non conta nulla, se non si agisce pure bene. Per mia esperienza di credente nel Dio di Gesù, so che senza lo Spirito Santo tutto ciò che dici o fai è destinato a divenire “sterco di satana”. E a me non pare che Bergoglio ami particolarmente Dio. Spero di sbagliarmi, ma come si dice: a pensar male si sbaglia, ma il più delle volte ci si azzecca.

    • Giuseppe Pettenella

      mago non porta riferimenti nè alcun tipo di argomentazione al suo “ragionamento” tranne la regoletta pratica che a pensar male…., facendo un parallelo calcistico: gol sbagliato … gol preso.
      Forse dovrebbe leggere siti meno legati ai presupposti logico-scientifici.

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