Referendum: perché votare contro le trivellazioni

profilo produttivo

Dieci Regioni hanno depositato sei quesiti referendari contro l’accelerazione dell’estrazione di idrocarburi voluta dal Governo. 

Per tutti i motivi sono la difesa del turismo e la paura dell’inquinamento.

Per noi la questione è ancora più semplice. C’è poco petrolio e ancor meno gas, lasciamoli per ora dove sono.

Il presidente di ASPO Italia ci spiega, con i risultati di una modellizzazione effettuata, perché le ipotesi di un aumento dell’estrazione degli idrocarburi in Italia non hanno nessun riscontro con le riserve conosciute.

Di Luca Pardi

Una versione più completa della modellizzazione effettuata da Luca Pardi è possibile reperirla sul sito ufficiale di ASPO Italia.

L’affermazione che mi propongo di analizzare in questo post è quella fatta a diverse riprese da politici, tecnici e agenti di pubbliche relazioni delle compagnie petrolifere, secondo cui, attraverso una estesa campagna di ricerca e sviluppo degli idrocarburi sul territorio nazionale, sarebbe possibile “raddoppiare la produzione petrolifera”. Questo post riprende il modello che ho sviluppato per scrivere un articolo per il numero di settembre 2015 della rivista Sapere.

La produzione annua nazionale di petrolio è oggi intorno ai 6 milioni di tonnellate (Mt) supponiamo di volerla portare dunque a 12 Mt e vediamo quale volume di riserve dovremmo “avere o mettere in cascina” per sostenere tale produzione.

Quando si estrae petrolio da un bacino petrolifero si possono individuare tre fasi distinte. Una fase di crescita della produzione, una fase di produzione costante che chiamerò plateau e, infine, una fase di declino. In Figura 1 sono illustrate le tre fasi.

La quantità totale di petrolio che sarà estratta dal sottosuolo è determinata dalla somma del petrolio estratto anno per anno e ovviamente dipenderà dalla durata di ciascuna fase e dal tasso di declino della fase conclusiva. Per semplicità in tutti i calcoli ho scelto di prendere un tempo di salita di 5 anni.

profilo produttivo

Figura 1: Curva di produzione. In rosso la fase di salita, in viola la fase di plateau e in giallo il declino. La curva nera è la produzione cumulativa il cui valore si legge nella scala di destra e che è ovviamente la somma delle produzioni annuali. I valori scelti per i tre parametri descritti nel testo sono, nel caso di questa figura, 5 anni per la salita, 10 anni per la durata del plateau seguito da un declino al tasso di 5% annuo.

Normalmente la fase di declino dovrebbe interrompersi nel momento in cui la produzione cessa di essere economicamente sostenibile. Non avendo informazioni sufficienti sulla economicità dei giacimenti ho deciso di protrarre la produzione fino a fine secolo e fare un confronto fra la produzione cumulativa calcolata all’anno 2100 e le riserve ufficiali pubblicate sul sito e nelle pubblicazioni della Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico (DGMRE-MSE). L’ultimo dato delle riserve di petrolio riportato sul Rapporto Annuale 2015 indica per le Riserve 2P (certe + probabili) una quantità pari a 177,90 Mt.

Dunque, tenendo costante a 5 anni, dal 2016 al 2020, la lunghezza del periodo di salita della produzione, dalle attuali 6 Mt/anno alle ipotizzate 12 Mt/anno, ho fatto una serie di calcoli variando la durata del plateau (5, 10 o 20 anni) e il tasso di declino.

Per un confronto con le riserve 2P ho preso soltanto le curve con tassi di declino uguali a 2, 5 e 10%. I risultati sono presentati in Figura 2, dove riporto il valore della produzione cumulativa all’anno 2100 per diversi valori del tasso di declino e della durata in anni del plateau.

scenari

Figura 2: Scenari Produttivi. Rapporto fra produzione cumulativa e riserve 2P in funzione della produzione cumulativa all’anno 2100. Blu: tasso di declino 2%. Rosso: tasso di declino 5%. Verde: tasso di declino 10%. Al di sopra di ciascun istogramma è riportata la durata in anni del plateau. L’ultimo istogramma in viola scuro rappresenta le riserve 2P riportate nel rapporto 2015 del MSE. La linea orizzonta serve da guida per il confronto fra riserve e produzione cumulativa nei diversi scenari produttivi.

Come si vede solo nel caso in cui il plateau produttivo durasse 5 anni e il tasso di declino fosse del 10% annuo la produzione cumulativa stimata si avvicinerebbe al valore delle riserve 2P. In tutti gli altri casi la produzione cumulativa risulta molto maggiore delle riserve.

Allora le domande sono due:

1) Per quanti anni si pensa di raddoppiare la produzione?

2) Con quali riserve si intende raggiungere questo obbiettivo?

Una risposta a “Referendum: perché votare contro le trivellazioni

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