Sorprendente Milano

brera

Un viaggio in bicicletta. Un quartiere magico a Milano. Ricordi di un imprinting culturale. Una conferenza che ci ricorda qual’è la posta in gioco.

Di Mauro Icardi

Lo scorso 19 Settembre si è tenuto a Milano nell’ambito del festival “A seminar la buona pianta” nel bellissimo Palazzo Brera dove ha sede la pinacoteca, un incontro di quelli che ti danno la sensazione di avere speso ottimamente il tuo tempo. Oltre a scoprire uno splendido quartiere di Milano, Brera appunto che mi ha davvero meravigliato, ho di nuovo sentito dentro di me gli stessi stimoli, la stessa sensazione di avere alcuni concetti ben presenti dentro di me, di seguire un lungo filo rosso che parte dal 1972. Allora lessi un articolo in cui si parlava di limiti dello sviluppo pubblicato su “La Stampa”. Era il 4 Marzo del 1972 il giorno prima del mio compleanno.  Strano per un bambino di dieci anni (anzi nove perché dieci li avrei compiuti il giorno dopo).  Avevo l’abitudine di chiedere a mio padre di cedermi il giornale dopo che lui lo aveva letto. Quel giorno non lessi  articoli di sport o di cronaca. E sono convinto che il mio imprinting culturale, come amo chiamarlo , sia iniziato proprio quel giorno.

Questi concetti sempre presenti si sono riaffacciati ne Maggio 2008. Io nato a Torino e trasferito in provincia di Varese ritorno nella città dove sono nato, perché ho scoperto che nell’ambito di una serie di conferenze che si terranno nell’ambito della mostra dedicata ai cambiamenti climatici “I tempi stanno cambiando” c’è il convegno di un’associazione che ancora non conosco: Aspo Italia. Ma dalla locandina leggo che si parlerà di petrolio. Di energia e di ambiente. Di cambiamenti climatici. Tutto questo basta perché decida di boicottare la commemorazione del grande Torino che si tiene lo stesso giorno a Superga, anticipata di un giorno rispetto a quel quattro maggio che ricorda una tragedia umana e sportiva. Sento che in quel convegno si parlerà di cose che riguardano il nostro futuro. E così effettivamente è. Durante quella giornata viene pronunciato spesso un nome: Aurelio Peccei,  si cita il Club di Roma.  Vedo l’immagine  che ormai mi è stranota del picco di Hubbert.

Non esagero ma quel giorno la mia vita è cambiata. Non so se nel bene o nel male. Ma cambiata. Capisco che ci sono altre persone sicuramente più autorevoli e preparate di me che condividono l’idea che su questo pianeta non si possa crescere infinitamente. Perlomeno non mi sento più solo ed isolato nel percepire nettamente questa sensazione. Per altro confermata dalla Termodinamica e in special modo dal secondo principio. Dalla sua validità universale e dalle implicazioni che ha sulla nostra vita quotidiana.  Penso di poter  fare qualcosa anche  io,di parlare di queste cose.  Mi accorgerò solo dopo quanto possa essere faticoso. La negazione ed il mito della crescita infinita, il pensiero unico dell’economia come chiave della vita sul pianeta sono diffusi e fin troppo pervasivi. Ma dentro di me continuo a sentire che non ci sono altre vie.  Che sono le leggi fisiche piaccia o non piaccia a governare il pianeta.

Sabato 19 Settembre 2015. Inforco la bicicletta e arrivo a Varese. Utilizzo il servizio treno +bici. Da Varese scendo a Rho e proseguo per Milano. Passo davanti alle code per l’EXPO, attraverso la periferia di Milano che come sempre ha qualcosa di oppressivo ed inquietante. Uno dei “non luoghi” per eccellenza come li definisce Marc Augè. Arrivo in foro Bonaparte ballonzolando un poco sul pavè.  Chiedo informazioni e mi viene indicato di prendere via madonnina  per arrivare a Brera ,e la prima magia è il quartiere.  Brera riconcilia con Milano che ormai non è più la città da bere da molti anni ormai, ma che insiste a cullarsi in un sogno di crescita e modernità che si traduce in lottizzazioni, grandi opere e grattacieli. Tutte cose che a mio parere sono ormai inutili, distruttive per il territorio e fondamentalmente ormai superate. Ma Brera è una piccola oasi di tranquillità.

Arrivo davanti alla pinacoteca. Il bello di muoversi in bici è questo.  Arrivare davanti al luogo dell’evento e farsi beffe di code e traffico. Lego la bici ad una provvidenziale parcheggio per le due ruote a propulsione umana, attraverso la strada e sono arrivato.

Inizia la conferenza che è dedicata  alla corretta convivenza tra piante ed esseri umani, alla valorizzazione dell’ambiente e alla tutela della salute umana.

Luca Mercalli è il primo a parlare. Ci parla di Antropocene. Reduce dal suo “Scala Mercalli” introduce i temi di cui ha parlato anche in trasmissione. I gradi della crisi ambientale. Sta finendo un’altra estate rovente. In Italia il mese di Luglio è stato il più caldo da 200 anni. A Torino e Bolzano è stato il mese più caldo in assoluto, anche più del mese di Agosto del 2003.  Ma Luca ricorda alla platea altre cose importanti. La perdita di biodiversità. Viene mostrato il diagramma del lavoro di Rockstrom e dei suoi collaboratori. Il lavoro uscito su Nature già nel 2009. Il grafico mostra con chiarezza che il riscaldamento globale a livello planetario è il terzo problema ambientale. I primi due sono la perdita di biodiversità, e l’alterazione del ciclo dell’azoto e del fosforo.

planetaryboundaries

Per quanto riguarda l’alterazione del ciclo dell’azoto fa parte del mio lavoro quotidiano. Le concentrazioni di azoto totale nelle acque reflue in ingresso agli impianti sono forse l’unica cosa in crescita che posso registrare personalmente. La crescita è lineare, ma continua.  Invece i grafici della crescita della popolazione mondiale, del consumo di suolo ,di energia ,di risorse che da lineari diventano esponenziali e che vengono presentati in successione sono la conferma di quanto “I limiti dello sviluppo” sia stato  un libro fondamentale nella storia dell’umanità. Libro insensatamente bistrattato e dimenticato negli anni del disimpegno, del mito, del riflusso. Gli anni 80 quelli della sindrome di Peter Pan a livello planetario. Luca parla poi di un tema che tocca le mie sensibili antenne di chimico. L’eredità che lo sviluppo impetuoso ed incontrollato dell’industria chimica ha lasciato in eredità al pianeta. Gli stimati 140.000 composti organici di sintesi che sono dispersi nell’ambiente. I composti biorefrattari o meglio persistent  organic pollutant. Mi sento come chimico quasi vincolato ad una specie di giuramento di Ippocrate. Penso tra me e me che occorre che la chimica sia maggiormente divulgata e studiata. E che i chimici si impegnino per porre rimedio a questi errori del passato. Ma si impegnino anche a fare in modo che non si generalizzi. Perché la considerazione può essere banale, ma non è la chimica da condannare. Da condannare è l’uso sconsiderato che di essa si è fatto. Porre rimedio a questa situazione è un impegno di tutti, chimici e non. La soluzione di questo problema è l’impegno che abbiamo nei confronti delle generazioni che seguiranno.  Luca nel chiudere il suo intervento ricorda  una volta di più che il tempo stringe. Abbiamo vent’anni circa per evitare di rendere inospitale per noi il pianeta su cui viviamo.

Il secondo intervento è di Maurizio Martina ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Non è un brutto intervento. Ma francamente sentir elogiare Expo mentre si parla di temi quali la biodiversità, o di porre un freno al consumo di suolo mi sembra dissonante. Ma trovo interessante la considerazione delle varie agricolture che ci sono in Italia, delle diverse esigenze per esempio dei viticoltori rispetto ai coltivatori di mais della pianura padana, o ai contadini pugliesi che stanno vivendo il problema della xilella.

Il ministro è convinto che la sostenibilità possa diventare un elemento di competitività. Anche qui personalmente qualcosa mi suona contraddittorio. Può essere però un altro spunto. Tentare il difficile dialogo con la politica, guardando alle persone e non agli schieramenti ideologici. Un lavoro che dovrà essere paziente e continuo. Il ministro promette di approfondire anche il problema del glifosato.  Dentro di me gli auguro di cuore di riuscire a mantenerla questa promessa. Non penso sarà facile. Ma è certamente necessario.

Terzo intervento. Carlo Modonesi biologo dell’università di Parma che è membro della sezione italiana di ISDE (Medici per l’ambiente).  Tocca un tasto davvero dolente. La correlazione tra la dispersione sempre più veloce ubiqua ed indiscriminata di inquinanti ed il nostro stato di salute.  Mi fa venire in mente un libro uscito solo lo scorso autunno: “Di cosa parliamo quando parliamo di cancro”. Gli autori Pino Donghi (semiologo) e Gianfranco Peluso (medico e ricercatore CNR). Suggeriscono una “strategia di cronicizzazione del cancro”. Abituarsi alla probabilità di poterlo contrarre e quindi usare termini lessicali che lo declassino in qualche modo da spietato killer ad un semplice ospite indesiderato.

Modonesi  torna sul tema della perdita di biodiversità. Tra i vertebrati gli anfibi sono quelli che si sono ridotti del 66% nel nostro paese, è questo e un dato che si può trovare pubblicato sul sito dell’ Ispra. Anfibi come gamberi di fiume, indicatori dello stato di salute delle acque visto che riescono a sopravvivere in acque estremamente pure.

L’avvento del diserbo chimico negli anni 50 modificò una caratteristica degli abitanti delle pianure Vercellesi e Novaresi, cioè l’abitudine di parlare ad alta voce. Questo per sovrastare il gracidio delle rane che vivevano nelle risaie. Quando i diserbanti sostituirono le mondine anche in Italia la primavera diventò silenziosa. Questo episodio mi venne raccontato da un risicoltore a Ronsecco una ventina di anni fa.

Eppure ancora oggi in Italia abbiamo il primato di consumo di diserbanti per ettaro di terreno coltivato. Nota positiva: in Lombardia abbiamo dati sulla quantità di glifosato presente nei corsi d’acqua perché attualmente è ricercato nelle acque superficiali soltanto in questa regione.

Modonesi si rammarica che tutto il sapere, tutte le informazioni che abbiamo raccolto sui danni che riusciamo a fare al nostro ambiente non siano patrimonio comune di conoscenza e quindi di impegno comune. E suggerisce di rendere l’economia ciclica, imitando il più possibile i meccanismi naturali. La sua conclusione ci ricorda che lo stato di salute che abbiamo raggiunto negli ultimi cinquant’anni è reversibile.  Urge un cambio di abitudini personali e una pressione continua e costante sui decisori politici.

E’ la volta di Geremia Gios. Professore ordinario di economia all’Università di Trento. Sindaco del comune di Vallarsa in Trentino.  Ci parla di come ha deciso di regolamentare l’uso dei fitofarmaci e dei pesticidi nel suo comune.” Il regolamento prevede tre livelli diversi: produzioni bio, libere; produzioni integrate con un livello “Eiq” (indice di misura dell’impatto ambientale dei fitofarmaci) sotto una certa soglia; e produzioni integrate sopra soglia: in questo caso, il coltivatore deve pagare una fidejussione a favore del Comune, per dieci anni, a fronte dei potenziali danni alla popolazione. E c’è una sanzione: se uno coltiva sopra soglia e non versa la fidejussione, viene multato con 152 euro ad ettaro per ogni mese». E’ il conosciuto principio del chi inquina paga. Ma il professore può dire con una certa soddisfazione che la sua idea ha funzionato.  L’uso dei fitofarmaci nell’area del comune avviene con intelligenza. A Vallarsa non vi sono coltivazioni intensive come in altre zone del Trentino ma l’idea funziona, tanto che comuni piemontesi, marchigiani e veneti stanno adottando regolamenti simili a questo.

Fabio Taffetani  botanico dell’università politecnica delle marche ci mostra immagini dell’entroterra della regione. Com’era cinquant’anni fa e come è oggi. Taglio indiscriminato di piante ritenute non sfruttabili e non remunerative. Erosione di suolo fertile. Mi colpiscono le immagini di piante di olivo con le radici affioranti da un terreno  che scivola verso valle, dove si aprono crepe.  Niente più radici a fermarne l’erosione e precipitazioni piovose sempre più intense e rabbiose. Mostra fotografie di  smottamenti a bordo di strade dove invece di un semplice diserbo con il decespugliatore si utilizza in maniera dissennata l’erbicida contenente glifosato.   Sparso abbondantemente anche vicino alle arnie delle api. Un’ultima diapositiva mostra le infestanti del grano che vediamo sempre meno: resistono i papaveri, ma chi ha più visto i fiordalisi,il gladiolo selvatico o la camomila? Sono piante che hanno accompagnato il grano da diecimila anni. Scomparse anche loro, sostituite da piante non autoctone molto più brutte a vedersi e resistenti ai trattamenti. Col rischio che l’industria chimica pensi a sintetizzare una nuova molecola che poi non si saprà come la natura potrà degradare, una volta dispersa nell’ambiente.

Il tempo ormai stringe. E il commiato è lasciato Chiara Bisconti assessore del comune di Milano che si occupa di benessere, sport e tempo libero e gestione del verde. E una mamma è deve scappare a prendere la sua bambina. Ma prima ci annuncia che il comune di Milano sta per lanciare una sperimentazione di gestione del verde urbano, pensando addirittura al parco sempione, dove  sia bandito l’uso dei pesticidi.  E’ un segno di speranza a chiudere una giornata piena e intensa.  E io ritrovo ancora una volta le mai spente motivazioni. Non c’è alternativa. Può essere faticoso, a volte molto faticoso. Ma è necessario continuare a ricordare a tutti qual è la posta in gioco.

Il tempo stringe.

5 risposte a “Sorprendente Milano

  1. Complimenti a Mauro Icardi per l’ottimo post.
    Un resoconto in equilibrio tra riassunto scientifico e coinvolgimento emotivo. Probabilmente, un genere divulgativo che merita ulteriore sviluppo, in questi tempi di urla insensate e programmi che fanno leva sugli istinti più bassi dell’umanità.
    Grazie!

  2. ottimo e chiaro come sempre

  3. Lo riciclerò su rimedioevo.
    Certamente non facendo solo il copincolla.
    Merita un commento piu corposo di quello che potrebbe stare in questa finestra.
    Marco Sclarandis

  4. Pingback: L’anno passato, insieme | Risorse Economia Ambiente

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