EXPO 2015, l’ho fatto.

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Alla fine, ma proprio alla fine, il 28 ottobre sono andato a visitare l’EXPO 2015 a Milano. L’ho fatto sospendendo il giudizio. Esercizio che faccio spesso quando qualcosa non mi piace istintivamente. Ci sono andato con animo aperto e curiosità. Lo dovevo fare.

Di Luca Pardi

Non mi sono innervosito per la mezzora di fila all’ingresso, capita anche allo stadio (anche se spesso poi il divertimento è maggiore).
Non mi sono innervosito nemmeno quando mi si sono rotti gli occhiali da 72 euro nel metal detector. Chi mi conosce sa che questa assenza di nervosismo è un evento.
Nessun nervosismo nessuna rabbia. Una prima impressione però: si cammina su una distesa di cemento e asfalto di 400 ettari. Non una grande impressione.
Nessuna rabbia, ma un po’ di panico quando leggo nel padiglione della Malesia qualcosa come: “Olio di palma sostenibile per sfamare il mondo”. Dio santo! Il panico è puro quando invece, nel padiglione del Gabon leggo: “abbiamo 20 milioni di ettari di foresta ancora non sfruttati e 20 milioni di ettari adatti per la produzione di biocombustibili, IL PETROLIO DEL GABON”. Penso che dovremmo pagare miliardi di dollari ogni anno per negoziare con i gabonesi il salvataggio di quei milioni di ettari. Non lo faremo. Anche la foresta che copre il Gabon sarà spazzata via, ma, per carità, in modo sostenibile.
Centinaia di migliaia di persone si aggirano per questa gigantesca fiera, compagni di merende sonnambuli in uno dei tanti parchi a tema, nella cacofonia architettonica di questa Babele mediatica insensata. Dice che dopo smonteranno i padiglioni e ciascun paese se lo riporterà a casa. Chissà dove se li rimonteranno brutti come sono. Finti all’estremo, metal- plasticosi, cartongessati, repellenti.
La parola che si legge più spesso è “sostenibilità”, la seconda “innovazione”. Non c’è traccia né dell’una né dell’altra. Innovazione di cosa? Il tutto è all’insegna dei secoli passati, dell’era della crescita e dello sviluppo basato sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali come se fossero infinite. L’illusione industrialista, estrattivista, produttivista, consumista ha contagiato l’intera specie umana e tutte le sue culture, senza speranza. Cosa c’è di innovativo in una ideologia che domina da qualche secolo e si espande come un melanoma?
Il Turkmenistan fa pubblicità alla sua industria petrolifera.
La Bielorussia alle miniere di potassa.
Le grandi firme, Coca Cola, Lindt, Ferrero, si fanno pubblicità innovativa e sostenibile.
La Fiat quasi scandalosa con il suo ammiccante “per fare un albero”.
L’argomento dell’EXPO, l’alimentazione, si esaurisce in un’offerta, nemmeno particolarmente ricca, di fast food internazionale e multietnico di qualità media. Vomitorio, e questo in effetti ha qualcosa a che vedere con l’alimentazione, o almeno con l’apparato digerente.
Cosa diventerà ora quella spianata di cemento e asfalto? Confindustria vorrebbe che, a spese nostre, diventasse un centro di innovazione (e pubblicità immagino). Ancora questa parolina magica, una delle tante. I gufi che speravano in un flop hanno sbagliato. Dal punto di vista del sistema dominante “crescista” è stato un successo. O hanno fatto di tutto per farlo apparire tale, hanno svenduto i biglietti in modo che l’afflusso di sonnambuli si mantenesse costante e perfino in crescita fino alla fine. Tanto quello che conta è apparire. 7 ore di fila per entrare nel padiglione Cinese, 2 ore per quello uruguagio, solo 20 minuti per quello del Regno Unito (che, dicono all’ingresso del padiglione, la banca Mondiale mette in testa alla classifica dei paesi dove è più facile fare affari. E l’alimentazione che c’entra? Fish & Chips?). Ovunque file lunghissime tranne che nelle aree periferiche dove ci sono i paesi periferici. Gli africani, che vendono le solite statuette di ippopotami ed elefanti di ebano. Intanto a casa loro i bracconieri li estinguono. Resteranno solo quelli di ebano finché avranno tagliato l’ultimo albero usato per farci la statuetta dell’ultimo rinoceronte. E cosa c’entrano le statuette e le collanine di perline di vetro con l’alimentazione?
Diranno che è stato un successo. Renzi dirà che i Gufi sono stati smentiti e sconfitti.
Vedremo fra 10 anni cosa sarà quella spianata di cemento. Anzi diamoci l’appuntamento fra 1 anno, 5 anni e 10 anni. Giusto per fare due foto.
E, anche se sconfitti, evviva i gufi!

 gufo

10 risposte a “EXPO 2015, l’ho fatto.

  1. In un periodo di crescita quell’immensa spianata già urbanizzata avrebbe fatto la felicità di qualche speculatore che, per qualche parco o scuola per il comune, avrebbe approfittato per realizzare qualche migliaio di villette o palazzi per uffici.
    Nel futuro più probabile che ci aspetta, sarà oggetto di tesi sul recupero, progetti di studio finanziati e pagati a qualche professore o amico di politico destinati in buona parte a rimanere sulla carta.
    Ma è anche possibile che il futuro di questa area sia già stato destinato a qualche proficua o presunta tale attività tipo centri commerciali, alberghi o insediamenti per la logistica.

  2. Si ma alla fine della crescita anche i centri commerciali (credo che in Lombardia ne abbiano a iosa) i centri logistici e gli alberghi che possibilità hanno di non diventare rapidamente ruderi? Ho pensato che l’unica speranza è che il cemento non sia troppo profondo e che la vegetazione lo riconquisti presto o tardi.

  3. Fin dalle prime trombe squllanti l’evento mondiale (ma de che ?) , non ho voluto convintamente metter piede alla grande fiera di Rho; non so bene perchè ma la descrizione di Luca Pardi la sentivo e presentivo, quasi con le sue stesse parole, prima di tutta la melassa mediatica in cui siamo stati avvolti per mesi al fine di convicere l’universo mondo che la Fiera è bellissima , importantissima e ….non si può mancare ecc ecc…..
    Sicuramente abbiamo una classe dirigente che pensa molto agli affari propri e poco al bene pubblico ma altrettanto sicuramente il popolo italico ci mette molto del suo, sempre pronto , come Pinocchio a inseguire Lucignolo nel paese dei Balocchi e poi a restare scandalizzato quando si scopre, un esempio tra i mille, che nel paese dei Balocchi una città di 250.000 abitanti è da 10 giorni senza acqua potabile…………….a nessuno viene in mente di mostrare quali sono le vere priorità della nostra povera penisola ? L’acqua potabile garantita per tutti o le fiere internazionali (con cementificazione a corredo) ; la TAV o un assistenza sanitaria dignitosa e gratuita per tutti i cittadini da Trento a Palermo……………..e si potrebbe continuare a lungo.
    Purtroppo.

  4. Io ho un limite: cavare un paio di centinaia di euro per avere la conferma matematica di un abominio schifoso nauseante ipocrita, infarcito di corruzione mafia & ndrangheta, per passare probabilmente il peggior giorno dell’anno? No grazie! Il fatto che qua e la ci possano essere brilluccichi ed architetture di scena graziose me lo rende ancora più disgustoso. Nemmeno morto, mai e poi mai. E poi mai e poi mai. Premesso che ovviamente ognuno ha il pieno diritto di verificare in prima persona, alla fine, andare significa dare il proprio contributo a ciò che piu detestiamo e combattiamo…

  5. Mi associo istintivamente e di impulso all’ottimo commento di Pietro Cambi ! Anche io non riesco ad essere così masochista dal ferirmi con l’acidità gastrica incontrollabile, derivante dal vedere lo scempio di un milione di metri quadrati di fertile terreno – quello si veramente sostenibile per sfamare la gente – ridotto per sempre a distesa di cemento, catrame e plastica.

  6. mia figlia c’è andata due volte, con biglietti gratuiti. Sì, un vero successo. Io mi sono rifiutato, anche coi biglietti gratis. Non posso nemmeno dire che è merito dell’età più razionale, perchè dei miei coetanei ci sono stati, pure coi biglietti a pagamento e poi schiantati dalle ore di fila sono andati negli stand più abbordabili. Bella figura, ma statevene a casa vostra.

  7. Vedrai che EXPO avrà meno successo di COP21 di Parigi. 21? Ah, si ventunesimo incontro….

  8. Pingback: L’anno passato, insieme | Risorse Economia Ambiente

  9. Alessandro Fossati

    Mi sono rifiutato a priori di andarci (malgrado abiti a poche decine di km) proprio per la baggianata di parlare di “nutrire il pianeta” con l ennesima, distruttiva, orrenda colata di cemento e asfalto.

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