Petrolio e gas “netti”: il picco

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Ma quale abbondanza di petrolio e gas? Non è il lordo, ma il netto che conta.

Un sintesi di un articolo del papà di ASPO mostra con un semplice modello come si modifica il picco del petrolio e del gas quando si considera la sola energia netta, cioé l’energia che rimane dopo che si è sottratta quella impiegata nel processo estrattivo.

Non ci sono buone notizie.

Sintesi Di Gabriele Spitieri

Quella che segue è una sintesi di un articolo di Colin Campbell pubblicato su una rivista scientifica a pagamento (Campbell, C.J, “Modelling oil and gas depletion”, The Oil Age, Petroleum Analysis Centre, 2015, pp. 9-33).

In “Modelling oil and gas depletion” Campbell si propone di ripercorrere brevemente le fasi del suo modello di previsione della produzione futura di petrolio e gas (in Campbell’s Atlas of Oil and Gas Depletion, 2013, vedi Figura 1), per poi aggiungervi una variabile non inclusa nell’Atlas, ossia l’energia netta. Si tratta di un tema cruciale riguardo l’incertezza sulle previsioni della produzione futura delle varie categorie di idrocarburi; poiché, però, i dati disponibili per l’energia netta sono approssimativi, il calcolo viene altresì presentato come un primo passo per comprendere a grandi linee la natura della questione.

Il modello si basa sui seguenti assunti: in media un giacimento di petrolio convenzionale cede venti volte l’energia totale consumata per la sua esplorazione, produzione, raffinazione e consegna: si tratta, nello specifico, del suo ritorno energetico sull’investimento energetico (EROEI). In altre parole, per ogni 100 barili di petrolio prodotto da un giacimento, questi cederebbe 95 barili di energia utili alla società umana. A questo punto, moltiplicando i barili di petrolio convenzionale per 0,95, è possibile ottenere una stima dei barili di energia netta utili.

Quanto ai petroli non convenzionali, per il petrolio da acque profonde (deepwater oil) e polare (polar oil) l’autore assume un EROEI inferiore, ossia pari a 5 per entrambi, il che equivale a un’energia netta pari 0,80. Il petrolio da scisti (shale oil), quel petrolio ottenuto attraverso il processo noto come fratturazione idraulica, cederebbe invece solo quattro volte l’energia consumata nelle varie fasi di produzione; un barile di petrolio da scisti andrebbe dunque moltiplicato per 0,75. Lo stesso vale per le sabbie bituminose (tar sands).

Passando al gas, i Natural Gas Plant Liquids (frazione di idrocarburi liquidi ricavati dalla condensazion delle frazioni più pesanti del gas naturale) andrebbero moltiplicati per 0,80 per ottenere i barili netti. Data la scarsità di dati affidabili, si assume che il gas convenzionale abbia lo stesso EROEI del petrolio convenzionale, ossia pari a 20; mentre per il gas non convenzionale, l’EROEI ammonterebbe approssimativamente a 6,7, per un’energia netta di 0,85.

Il risultato è un modello di previsione della produzione di petrolio e gas al 2100, ma stavolta in termini di energia netta. Paragondando quest’ultimo al modello proposto nel Campbell’s Atlas of Oil and Gas Depletion, è possibile notare una riduzione dei barili di petrolio equivalente totali (da un picco di 60 miliardi di barili equivalenti di petrolio all’anno a 55 in termini di energia netta), e soprattutto un minor contributo all’offerta mondiale da parte degli idrocarburi non convenzionali.

net-energy-model-20141In ultima istanza, la presa in esame della variabile dell’energia netta permetterebbe di compiere un’ulteriore valutazione sulle diverse categorie di petrolio e gas e, nelle specifico, sui loro profili di produzione futura. Se, ad esempio, la produzione futura di un giacimento petrolifero convenzionale dovesse stimarsi tra i 100 e i 150 milioni di barili, si avrebbe dunque un range di incertezza di 50 milioni di barili; se, poi, come visto l’energia netta del petrolio convenzionale è pari a 0.95, allora l’incertezza corrispondente in termini di energia netta ammonta a 47,5 milioni di barili. Parimenti, se un giacimento di sabbie bituminose, o petrolio da scisti, con lo stesso range di volume, ha un’energia netta pari 0,75, l’incertezza sarebbe invece inferiore, ossia 37,5 milioni di barili. È un risultato cruciale, in quanto evidenzia come, da un lato, gli idrocarburi convenzionali continueranno a dominare l’offerta mondiale in termini di energia netta e, dall’altro, come le incertezze relative all’ammontare proveniente da fonti di petrolio e gas non convenzionali con energia netta inferiore siano meno significative.

3 risposte a “Petrolio e gas “netti”: il picco

  1. Un’analisi molto simile, sviluppata anche considerando la distorsione derivante dall’utilizzare il volume come unità di misura degli idrocarburi e ipotizzando una sovrastima delle riserve, la fa Turiel per il greggio nel suo “El ocaso del petroleo: Edicion de 2014”, pubblicato qui http://crashoil.blogspot.it/2014/12/el-ocaso-del-petroleo-edicion-de-2014.html.
    Si può discutere sulla precisione di questo tipo di approcci in quanto si usano stime approssimative, ma concettualmente non fanno una grinza.

  2. Pingback: L’anno passato, insieme | Risorse Economia Ambiente

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