L’anno passato, insieme

…e l’anno nuovo che passeremo.

Nella foto: l’obiettivo di ASPO Italia per l’anno 2016, visto da Marte.

Di Dario Faccini

Petrolio.

E al massimo gas.

Di questo dovremmo occuparci in ASPO Italia. Lo dice il nome: Association for the Study of Peak Oil and Gas. Ma il nome non spiega chi siamo.

Soprattutto non spiega perché nel 2015 ci siamo occupati anche di trasporti, dissesto idreogeologico, risparmio energetico, efficienza energetica, overshoot ecologico, ebola, cementificazione, corsa alle ultime grandi risorse minerarieallevamenti in mare, tecniche agricole, i nuovi rischi nucleariinceneritori e comunicazione ambientale.

La spiegazione non è banale. Quando ci si rende contro che le fonti fossili hanno un serio problema di scarsità (noi lo chiamiamo ” Picco”) è naturale poi iniziare a studiare le soluzioni possibili. Allora ci si rende conto che l’energia è collegata a tutto il resto e non ha senso occuparsi solo di un aspetto. E pian piano affiora una consapevolezza. Il problema non è tecnico. Non solo non esiste una soluzione magica, ma anche le tante soluzioni parziali che si sono trovate servono a poco se non decidiamo di affrontare un’altro problema: ciò che ci facciamo con l’energia e gli obiettivi che ci siamo dati come società.

Perché pensare di sostituire solo le fossili con le rinnovabili e l’efficienza, non è soltanto una ingenuità a livello pratico ma è soprattutto la scusa per continuare ad aggredire la biosfera. Ogni nostra azione ha un impatto, a valle o a monte: un acquisto, uno spostamento, un alimento, un’abitudine. Che sia sul clima, sul suolo, sulle acque, sull’aria, sugli ecosistemi, sulle risorse minerarie, ciascuno di noi usa un pezzettino di biosfera togliendolo agli altri. E se ogni nostra azione ha un impatto, allora a livello personale anche l’ozio ha un senso e forse a livello collettivo il PIL è una follia, e dovremmo pensare a qualcosa di alternativo come il BES.

Per questo siamo strani.

E siamo ipercritici.

Combattiamo contro l’idea dominante di “crescita verde”, che conta sul sequestro della CO2 (praticamente non realizzabile) per continuare a bruciare fossili alla massima velocità possibile. E anche se siamo favorevoli allo sviluppo delle rinnovabili e dell’autoconsumo elettrico,  non ci nascondiamo quando c’è da denunciare un uso sbagliato delle rinnovabili, magari quando diventano un rischio per la salute.

Certo, abbiamo seguito con anche con attenzione le vicende del petrolio, ed è stato un anno interessante quello trascorso, non c’è che dire. Con il prezzo del barile che è crollato, si sono palesati nuovi fenomeni assenti in passato: dinamiche economiche di accessibilità che pochi vedono, equilibri geoeconomici ribaltati, strane dinamiche sulla Crescita e scenari completamenti nuovi per le compagnie petrolifere. Abbiamo scoperto che le tecnologie di estrazione di petrolio e gas che ricadono sotto il nome di “fracking”, la grande nuova promessa di abbondanza, erano in perdita anche prima del crollo del prezzo. E infine anche se, in questo per di temporanea abbondanza petrolifera, il “Picco del Petrolio” sembra a molti un ricordo,  ci sono meccanismi che non possono essere fermati e i dati di produzione li confermano. Uno su tutti, il calo della resa energetica (EROEI). Un fenomeno pericoloso e già in atto.

Ma le fonti fossili non sono solo modelli previsionali, investimenti e produzione. Sono anche disinvestimentiesternalità, impatti sull’acqua e sono in relazione persino con la qualità istituzionale.

Questa consapevolezza estesa ci ha permesso di guardare con occhi diversi alcuni grandi eventi di cronaca come l’EXPO e i drammatici attacchi di Parigi.

Fortunatamente il 2015 è stato anche un anno che ci ha stupiti, soprattutto sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Prima con la nuova posizione della Chiesa, poi con la ritirata dei negazionisti climatici e infine con quella delle compagnie petrolifere. Certo, la COP21 di Parigi forse è stato un accordo “minimo” per il Clima, ma viste le enormi forze contrarie, probabilmente è stato anche il “massimo” che il momento storico potesse permettere.

Venendo all’Italia, il 2015 ci ha visti ancora impegnati a dimostrare che l’incremento delle trivellazioni petrolifere non ha senso: le riserve nazionali sono troppo modeste per pensare ad un aumento produttivo. Questo naturalmente non ha fermato gli “amici delle trivelle” da sparare numeri mirabolanti sui mass media, ma almeno una volta abbiamo avuto l’occasione per ribattere pubblicamente.

Come ultimo ricordo del 2015, vogliamo ricordare quel piccolo terremoto nell’informazione tv che è stato Scala Mercalli, un nuovo format che tratta le grandi sfide ambientali che l’umanità ha di fronte. Anche il picco del petrolio vi ha trovato uno notevole spazio. La buona notizia è che il programma ha avuto un discreto successo e sarà portato avanti anche nel 2016. Forse un segnale di ottimismo?

Chi lo sa…

Il passato ci dimostra con un piccolo esempio che ce la possiamo fare.

Ma il tempo a disposizione sta passando in fretta.

Noi ci saremo.

Un augurio di buon anno.

PS: Per chi ci vuole conoscere, a breve faremo un’altra assemblea dei soci che avrà come sempre un momento di apertura agli amici che ci seguono. Si terrà a Bologna in un weekend. Appena decidiamo la data vi informiamo.

 

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