Siccità: che fine fa l’acqua sporca?

Discharge_pipe

La siccità può impattare in modi poco conosciuti, acuendo problemi strutturali tutti italiani.

Qualche considerazione sulla fine che fa l’acqua che utilizziamo. Aspettando Scala Mercalli.

Di Mauro Icardi

La situazione di anomalia climatica e di riduzione di precipitazioni iniziata a fine da fine Ottobre e continuata fino alla fine dello scorso mese di Gennaio sta mostrando diverse situazioni di criticità.

In particolare nel nord Italia che ha risentito maggiormente di questa situazione. A Varese nel Gennaio del 2015 sono caduti 31,5 mm di pioggia. La media delle precipitazioni nel mese di gennaio negli anni dal 1965 al 2012 è stata di 81,2mm. Il livello del lago Maggiore si è mantenuto al di sotto della prima soglia di magra (192,99 m slm) di 15-18 cm. (Dati pubblicati dal Centro geofisico prealpino di Varese).

Febbraio si è presentato con qualche giornata di pioggia ma le precipitazioni sono scarse molto spesso meno di un millimetro di pioggia in una giornata. Il livello del lago risale molto lentamente e resta molto al di sotto del livello medio. Mancano ancora 45 cm su un lago che si estende per 212 km2.  Il livello del lago è regolato da sistemi di dighe presenti nel territorio svizzero e in quello italiano. Attualmente (16 Febbraio) il lago sta ricevendo un afflusso di 122 m3/s e rilascia 86,5 m3/s. Il deficit di riempimento e del 24,5% . (Dati forniti dal Consorzio del Ticino)

Nella zona di Varese per quanto riguarda la situazione di pozzi delle acqua potabile si registra un deficit idrico di circa il 30%. Questi sono dati medi forniti da Aspem la società che fornisce il servizio di acquedotto nel capoluogo varesino e in diversi comuni limitrofi. Per ora non sono state emanate ordinanze di razionamento idrico ma soltanto raccomandazioni di un uso parsimonioso ed oculato dell’acqua potabile.

Esiste però un altro aspetto meno conosciuto della situazione di siccità. Ed è quello legato alla depurazione.

In queste situazioni di siccità estrema si verificano problemi anche per questo settore. Per chiarire meglio il concetto è utile segnalare questa notizia dell’inizio di questo mese e riguardante la zona della Brianza.

http://www.mbnews.it/2016/02/emergenza-siccita-nel-molgora-ce-solo-lacqua-scaricata-dai-depuratori/

Questo articolo è decisamente significativo e mi spinge a fare qualche considerazione.

Un depuratore ha il compito di raccogliere le acque provenienti dalla rete fognaria e restituirle ad un corpo idrico dopo avere eliminato quasi tutti gli inquinanti. Senza entrare nel dettaglio tecnico la tecnologia di depurazione a fanghi attivi crea artificialmente le condizioni necessarie perché i processi biochimici di autodepurazione dei corsi d’acqua si possano realizzare  in uno spazio limitato (una vasca di ossidazione o reattore biologico), e in un tempo più breve rispetto a quanto avviene in natura. Il tempo di ritenzione idraulico di una vasca di ossidazione si misura in termini di ore.

Senza questo trattamento il fiume riceverebbe il flusso  di acqua fognaria tal quale. Con la possibilità non solo di uccidere l’ecosistema ma anche di propagare malattie come il colera. Il fatto che un torrente come il Molgora sia alimentato solo da un depuratore deve farci riflettere profondamente.  Un metro cubo di refluo non trattato può inquinarne dieci di acqua.  Sono stati gli inglesi per primi a dover fare i conti con l’uso dissennato delle acque. L’episodio conosciuto come great stink (il grande fetore) si verificò nel 1858. Nel 1815 era stato autorizzato lo scarico dei reflui fognari della città di Londra direttamente nel Tamigi dove per altro la città si approvvigionava anche di acqua per uso domestico. Questa situazione igienica provocò epidemie di febbre tifoide e di colera. Il colera in Inghilterra in quegli anni provocò 14.000 morti. Il problema della puzza di Londra si risolse grazie ad una precipitazione piovosa abbondante.

L’origine dell’ingegneria sanitaria moderna si fa generalmente risalire a questo episodio. Londra si dotò di un sistema fognario e negli anni successivi dei primi sistemi di depurazione a filtri percolatori. Ho voluto ricordare questo episodio storico perché dopo più di venticinque anni di lavoro in questo settore  ancora oggi fatico a far comprendere l’importanza di avere sistemi moderni e funzionanti di trattamento delle acque reflue.

Il sistema depurativo in Italia ha luci ed ombre. E L’Italia rischia sanzioni europee per non avere raggiunto ancora totalmente il buono stato di qualità dei corpi idrici ai sensi della direttiva quadro 200/60/CE. In termini di soldi a cui tutti siamo sensibili rischiamo di dover pagare multe per un valore di 500 milioni di euro. Abbiamo subito condanne dall’unione europea nel 2012 e successivamente nel 2014. Credo obiettivamente che sia ora di agire.

Un sistema di depurazione efficiente è indispensabile. L’acqua non è inesauribile. Al contrario è una risorsa finita e vulnerabile. E non è assolutamente fuori luogo poter prevedere che in futuro si dovranno utilizzare anche le acque reflue depurate per usi non potabili, quali irrigazione o utilizzo per lavaggi industriali. Trovo assurdo che in probabili situazioni di carenza idrica (che potrebbero verificarsi nei prossimi mesi o in un futuro prossimo viste le modificazioni climatiche ormai evidenti) ci si ostini a utilizzare l’acqua potabile per il riempimento di piscine o per il lavaggio delle autovetture. O per accompagnare in fognatura i nostri residui metabolici.

Devo chiudere con una considerazione “politically incorrect”. Sulla questione acqua vedo una certa sufficienza da parte dei non addetti. Una specie di sindrome nimby generalizzata che porta a parlarne in maniera superficiale. A considerare i depuratori in maniera negativa e molte volte a snobbare l’acqua del rubinetto in favore di quella minerale che viaggia per chilometri sulle autostrade. L’acqua è vita. L’uso sconsiderato che ne possiamo fare è un altro aspetto del nostro antropocentrismo malato.  Credo sia necessario rendersene conto. Invito alla lettura del secondo paragrafo del primo capitolo della “Laudato sì” dedicata al tema acqua. L’acqua si preserva con azioni concrete. Con investimenti. Con la consapevolezza che potrebbe diventare scarsa anche in Italia dove per altro secondo i dati del censimento ISTAT del 2012 si disperdono ancora 3,1 miliardi di metri cubi, cioè il 37,4% del volume di acqua immessa in rete. Nel frattempo nel mondo circa un miliardo di persone sulla terra è costretta a bere quotidianamente acqua inquinata. Riflettiamoci.

Per sapere qualcosa di più vi consiglio la lettura dei report Istat che trovate a questo link.

http://siqual.istat.it/SIQual/supporti.do?id=8888921&refresh=true&language=IT

Il prossimo 27 febbraio partirà la seconda serie del programma “Scala Mercalli”. Televisione di qualità. Lo scorso anno il programma è stato seguito da una media di un milione di telespettatori. Io mi auguro che quest’anno siano di più. Il 12 Marzo la puntata sarà dedicata all’acqua. Un servizio sarà dedicato al depuratore dell’area urbana di Torino. In Italia è un esempio di eccellenza. Non perdetevelo. Segnatevi la data in agenda.

Per finire diamo una sbirciatina anche alla prima puntata di Scala Mercalli di Sabato su RAI3 alle 21,45. Si parlerà di Clima:

  • Un bilancio della caldissima estate 2015, vista dai ghiacciai del Gran Paradiso.
  • Come si ricostruisce il clima sotterraneo: con lo speleologo Giovanni Badino nella grotta di Bossea (CN)
  • il Permafrost siberiano al collasso
  • l’aumento del livello oceanico minaccia gli atolli del Pacifico
  • una città energivora e poco sostenibile: Dubai
  • una città efficiente e molto sostenibile: Masdar
  • l’intervista: Carlo Carraro (Università di Venezia): cosa si è deciso alla conferenza sul clima di Parigi?
  • il parere di Lord Nicholas Stern su economia e clima
  • Viaggio nel riciclo dei rifiuti italiani con Roberto Cavallo: la carta

Vale la pena tenere accesa la TV.

4 risposte a “Siccità: che fine fa l’acqua sporca?

  1. Grazie per aver richiamato l’attenzione sulla questione perché è ampiamente sottovalutata, complici amministrazioni ed imprese che passano il loro tempo a minimizzare, finché siamo all’asciutto e poi “EMERGENZA!”. Tanto per chiosare, la Toscana settentrionale ha perduto circa l 30% delle precipitazioni medie in 20 anni quasi tutte le sorgenti sono captate. Di conseguenza in praticamente tutti i torrenti, se non piove da qualche giorno, scorre solo l’acqua dei depuratori. Ma anche nei rari casi in cui le reti fognarie sono efficienti ed i depuratori pure, l’acqua trattata ha comunque un sovraccarico di nutrienti e di disinfettanti, con conseguenze complesse e spesso devastanti sui corpi idrici a valle (quando ancora esistono). Praticamente tutto il sistema è stato progettato negli anni ’70, quando c’erano ancora delle portate in grado di diluire i reflui e gli abitanti equivalenti erano circa la metà di adesso.

    • il disastro è cominciato prima degli anni 70. Era il 1960 quando cominciai a vedere il torrente Ombrone Pistoiese pieno di pesci morti a pancia all’aria.Già allora capii che niente sarebbe più stato come prima.

  2. Concordo pienamente Jacopo.

  3. Aggiungo che per rimediare al problema dovrebbero essere implementati i trattamenti di tipo terziario (Filtrazioni, sistemi mbr ecc).

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...