Altro che referendum

Politica ed Energia

Con il referendum è partita la gara tutta politica a difendere le imprese contro il “caro energia”.

Peccato che non sia quello che vogliono le imprese.

Dal dirigente di una grande azienda italiana

Lo stabilimento sloveno di un gruppo concorrente (molto più grande del nostro, basato in Nord Europa e dotato delle migliori tecnologie, come noi prima che diventassimo poveri) paga l’energia elettrica la metà rispetto a noi. E’ un valore basso, per il mercato Italiano, ma è pur sempre il doppio del costo minimo all’origine che l’energia ha fatto segnare in Italia in tempi recenti.

L’energia nel nostro settore rappresenta il 25% dei costi, quindi la penalizzazione equivale alla differenza tra una azienda florida ed una in perdita.

Da due anni attendiamo l’incentivo “energivori” che è stato sbandierato ma mai erogato, pari nel nostro caso al 19% della bolletta, mentre un vero energivoro, sulla base di quanto detto prima, arriva anche a pagare quasi tre quarti della fattura in oneri ed imposte.

L’impianto fotovoltaico da 4MWp sul nostro tetto era un piccolo aiuto, cui siamo ricorsi negli anni peggiori, quando quel rapporto tra i nostri costi energetici e quelli del gruppo concorrente non era il doppio, ma addirittura il triplo.

La realizzazione della centrale a biomasse da circa 12MW, con contratti di approvvigionamento già sottoscritti e blindati per il 100% della fornitura entro 60km, ce la fecero interrompere dietro pressione dei comitati.

La centrale a biocarburante da 1MW la dovemmo cedere per poter fare la richiesta di realizzazione di quella più grande, che poi è stata bloccata.

Mentre tanti colleghi sono ancora in cassa integrazione (a proposito: lo sapevate che in Italia molti cassintegrati non hanno visto una lira per tre mesi, sotto Natale, perché Governo e Parlamento erano occupati sulla locazione di uteri, e non si poteva firmare il necessario decreto attuativo?) stiamo realizzando prototipi di prodotti di largo impiego che risparmierebbero tra il 15 ed il 50% dell’energia che consumano gli analoghi in circolazione oggi. Ma industrializzare produzioni da milioni di pezzi costa milioni che non abbiamo, e tutto quello che posso fare è sperare di ottenere un finanziamento europeo (la media delle richieste con esito positivo è sul 5%) visto che in banca i soldi ci sono, ed ancora di più ce ne sono nelle mani dei molti tecnici falliti che si sono riciclati come emissari di fondi di investimento, ma la propensione al rischio è un’altra cosa.

Da domani inizio a lavorare su un progetto da qualche MW, metano+FV a terra, nonostante che non sia proprio il massimo. E tocca anche sentire, parlando di energia, che i pochi posti di lavoro legati alle licenze oggetto del referendum avrebbero chissà quale valenza, mentre sono molti di più quelli in bilico per scollamento della finanza dal mondo reale, ed assente o mala politica.

2 risposte a “Altro che referendum

  1. “….i soldi ci sono, ed ancora di più ce ne sono nelle mani dei molti tecnici falliti che si sono riciclati come emissari di fondi di investimento…”

    Un affermazione davvero sconfortante.

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