Perché non ce ne accorgeremo

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Perché la crisi energetica rischia di non essere riconosciuta in tempo.

Di Luca Pardi

Ciò che la società “vede”, in campo energetico, è la quantità di energia che gli arriva dai produttori di energia e il suo prezzo. Punto. Qualsiasi altra considerazione rientra nelle quisquilie considerate tecnicismi da addetti ai lavori anche da molti addetti ai lavori. Prezzo e quantità sono anche le due variabili delle famose curve di Offerta e Domanda imparate a citare le quali, diceva qualche economista, anche un pappagallo può considerarsi un economista. Per questa ragione, fra gli addetti ai lavori, anche molti economisti si astengono dall’andare oltre. Ma è necessario farlo. La quantità di energia che arriva dai produttori alla società non è altro che l’Energia Netta, cioè l’energia prodotta depurata della quantità di energia che è servita a produrla. Questa quantità è definita fisicamente dall’EROEI.

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Nella figura sopra dove ER è il ricavo energetico che i produttori estraggono dalle fonti energetiche ed EC è il costo energetico necessario per ottenere ER.

Energia Netta ed EROEI sono evidentemente legati da una semplice relazione, che si ottiene dalle relazioni date con un minimo di algebra che, confidiamo, i nostri lettori siano in grado di affrontare:

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L’Energia Netta espressa in funzione di un EROEI decrescente ha un andamento fortemente non-lineare come mostrato nella figura che segue.

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Da questa figura si vede chiaramente che la quantità di energia che arriva alla società resta una percentuale maggioritaria dell’energia prodotta (ER) fino a valori piuttosto bassi di EROEI. Cioè per quanto i costi energetici della produzione di energia crescano l’Energia Netta ne è poco influenzata fino a valori di EROEI di 10 o minori. A questo punto però l’evoluzione è molto rapida e l’Energia Netta precipita a zero con una transizione brutale. Questo confine potrebbe essere quello che fa passare la società dallo stato di ottimistica condiscendenza allo stato di panico. Attualmente per il petrolio questo limite non è lontano.

Passiamo ora a considerare il segnale del prezzo. Di fatto il prezzo segnala l’abbondanza o la scarsità della risorsa (o della merce) sul mercato, non dice nulla dello stato di abbondanza e buona salute della risorsa da dove essa viene estratta, cioè in natura. Il prezzo delle mele sul mercato ci dice se le mele sono abbondanti o meno quel giorno sui banchi del mercato, ma ci dice poco o nulla sullo stato del frutteto (si va bene ci sono gli speculatori, ma abbiamo visto come sono bravi a prevedere gli andamenti futuri e abbiamo smesso di credere nelle loro virtù divinatorie). In termini più tecnici il prezzo ci segnala l’abbondanza del flusso non la salute dello stock.


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fase 1: Stock abbondante- Flusso abbondante

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fase 2: Stock ridotto- flusso abbondante

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fase 3: Stock ridotto- flusso ridotto

Rappresentiamo il mondo con lo schemino semplificato qui sopra. L’economia riceve un flusso costante di energia solare (da cui ad esempio dipende la produzione di cibo) e un flusso di risorse minerali ed energetiche. Inoltre c’è un flusso materiale in uscita che viene scaricato negli ecosistemi usati come discarica. Le risorse dello stock, come sappiamo, tendono ad esaurirsi, ma se il livello dello stock (il blocco marrone) si riduce il flusso può continuare, per un certo tempo, ad essere abbondante e il prezzo non ci segnala alcun problema (E’ quanto succede quando svuotiamo una damigiana di vino con un sifone). È solo quando il flusso inizia a ridursi a causa dell’esaurimento dello stock che la situazione diventa critica, ma a questo punto il tempo per intervenire con misure di mitigazione scarseggia e, di nuovo, ci possiamo trovare in una situazione di panico. Ecco perché ci affanniamo da anni a dirvi che ci si deve occupare del picco del petrolio prima che ce lo dicano i pappagalli.

Poi ci sarebbe anche il problema della discarica, ma di quello si occupano efficacemente altri e noi non possiamo che essere d’accordo con loro. [cfr. http://www.climalteranti.it/

http://ugobardi.blogspot.it/2016/05/maledetti-catastrofisti-quelli-de-il.html]

7 risposte a “Perché non ce ne accorgeremo

  1. Ottimo articolo, congratulazioni.

  2. il livello dello stock dei prodotti energetici e minerali è basato sulle risorse, che sono le quantità ipotetiche disponibili, invece che sulle riserve, che sono le quantità accertate. In base risorse il mondo ha 50 anni di oil disponibile, in base riserve 15 anni. Il panico è più vicino di quello che si pensa. Ma chi glielo mette nella testa a questi qui vicino che pensano solo a far baldoria e a divertirsi, che se cerchi di frenarli, minimo ti arrivano delle sassate, come è già successo?

  3. Ottimo articolo Luca, complimenti !!

  4. Chiarissimo articolo, grazie.
    O.T. ma forse no per certi versi: Venerdì sera a Mestre Mirco Rossi ha tenuto una conferenza su le “Situazioni e Prospettive energetiche globali” nell’auditorium di una scuola superiore di Mestre. L’invito nei 1000 volantini stampati era rivolto a tutta la cittadinanza e nella circolare recuperata sul sito della scuola l’invito alla partecipazione era rivolto agli insegnanti, agli alunni e ai genitori degli alunni, il preside caldeggiava la partecipazione.
    Bene, alle 20.45 ora di inizio l’auditorium accoglieva 12 persone ….poi è arrivato qualche altro ma non saremmo stati più di 18 persone.
    Sigh…. siamo senza speranza…

  5. @climber15
    il nulla avanza

  6. credo che abbia ragione da vendere, Dott.
    Personalmente penso però che ci siano paesi che un po’ di strada l’abbiano fatta o almeno stiano effettuando un tentativo verso la ‘transizione’.
    Penso alle realtà che conosco meglio (per motivi affettivi e/o lavorativi) come Norvegia, Danimarca ma anche Austria e, nel suo piccolo, la Slovacchia.
    Credo anche che l’Italia sia messa male..e sia addirittura dietro a paesi come Spagna e Grecia, i quali, molto spesso, vengono abbinati in tema ‘energetico’ al vecchio stivale..
    Basti pensare a come parlano le istituzioni per accorgersi subito della differenza..ha sicuramente sentito parlare Varoufakis..mi dica lei se, sia pur con piccole differenze di ‘formazione’, non sembra un membro di Aspo..
    un saluto.
    stefano

  7. firmato winston diaz

    “Energia Netta, cioè l’energia prodotta depurata della quantità di energia che è servita a produrla.”

    Il grafico di partenza che distingue fra “produttori di energia”, “costo energetico”, e “resto della societa’” e’ del tutto arbitrario, non e’ possibile porre un confine netto fra “produttori di energia” e “resto della societa’”, i “produttori di energia” non esisterebbero senza il “resto della societa’”, non solo nel senso che non esiste il produttore se non c’e’ il consumatore, ma nel senso che in questo caso il “resto della societa’” e’ quello che produce la cultura che serve a produrre e rendere tale la risorsa energetica che viene cosi’ considerata da tutti.

    Puo’ sembrare una questione di lana caprina solo se si dimentica, troppo materialisticamente, di dare la giusta importanza alla parte “software” della societa’, quella che crea la cultura non solo per estrarre la risorsa, ma per far si’ che essa sia vista come una risorsa. Un sistema di trasporto turistico aereo non serve a niente se prima il turismo non viene vissuto come “ricchezza”, la scuola non serve a nulla se prima non si diffonde il meme che la cultura sia una risorsa. Lenergia che muove tutto cio’ a sua volta non sarebbe una risorsa se non ci fossero, a valle, tutte quelle sotto-risorse che e’ del tutto arbitrario definire, vivere come tali.

    QUndi direi piuttosto che qualsiasi societa’ ha EROEI uguale a 1, dato che tutta l’energia viene spesa, e non si puo dire quale di quella energia che viene consumata non sia indispensabile a produrla. Il confine, ripeto, e’ arbitrario, e secondo me puo’ essere soddisfacente solo per un esercizio teorico da dare per compitino a qualche classe di esame per vedere se essa padroneggia le tecniche di calcolo e di interpretazione, ma nella complessita’ della realta’ e’ non solo inutile ma traviante.

    Approfitto per dire che siamo funestati da questo genere di semplificazioni, in cui ogni esperto vede la parte del mondo e solo quella che e’ di sua competenza o, peggio, quel sottoinsieme che riesce a modellizzare, pretendendo di astrarre da cio’ leggi universali. Sono esercizietti d’esame, non modelli validi.

    IMHO.

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