Carbone a Saline Ioniche: lurida soluzione

centrale carbone

La disoccupazione giustifica l’aggressione al nostro futuro climatico?

Di Silvano Molfese

Tra le verdi e scintillanti vallate della Svizzera c’è una società, la SEI Repower, che da qualche anno persegue imperterrita la realizzazione di una centrale termoelettrica a carbone della potenza di oltre 1300 MW a Saline Ioniche, località del comune di Montebello Ionico (RC), niente popò di meno che nella lontana e soleggiata Calabria. Infatti, dopo una recente sentenza del Consiglio di Stato, riprende l’iter burocratico per rilasciare le autorizzazioni alla costruzione di questa centrale a carbone.

In ciò è coadiuvata da qualche comitato locale che, rivestendo di verde il progetto di questa centrale, fa leva sull’elevata disoccupazione ed il disagio sociale della zona. I comitati fiancheggiatori della SEI Repower però, non dicono che con gli impianti ad energia solare aumenta l’occupazione e si ottiene energia pulita.

Inoltre è doveroso sottolineare che la Calabria produce già un elevato surplus di energia elettrica, oltre 3,3 miliardi di kWh (dati da Terna riferiti al 2014) : è ben più del doppio del consumo domestico delle Marche nel 2014.

Bruciare carbone per produrre energia elettrica, oltre a pesare sulla nostra bilancia commerciale, visto che il carbone dobbiamo importarlo dall’estero, è la più lurida soluzione perché si aggiungono anche enormi quantitativi di biossido di carbonio, ben 7,6 milioni di tonnellate all’anno, che contribuiscono ad aggravare il riscaldamento sia locale che globale. (http://www.repower.com/?id=4222&L=2)

Si tratta di bruciare circa 2,6 milioni di tonnellate di carbone all’anno con scorie altamente tossiche che si aggiungerebbero alle già elevate quantità di CO2 emesse dalle potenti centrali turbogas funzionanti in questa regione.

portacointainer
2,6 milioni di tonnellate di carbone all’anno sono all’incirca cento container al giorno (*)

 

A dire il vero nella provincia di Reggio Calabria ci sono già problemi di inquinamento causati dall‘ inceneritore di Gioia Tauro.

Con l’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera, anche l’Appennino calabro risente pesantemente del cambiamento climatico in atto; per esempio Montalto, Aspromonte, era coperto di nevi da novembre a giugno, come scriveva Fortunato Lupis-Crisafi più di un secolo fa. (1)

Ancor prima Swinburne, dopo il suo viaggio in Italia nel ‘700,  annotava che “I dintorni di Reggio sono incantevoli … Dovunque si pratichi un buco nella sabbia, anche se a un passo dal mare, vien fuori gorgogliando dell’acqua dolce e fresca.” (2)

Era disponibile tanta acqua e di ottima qualità per le abbondanti precipitazioni nevose che ricoprivano i monti in Calabria. La neve, penetrando lentamente nel terreno, ricarica le sorgenti; venendo meno questi apporti idrici, per attingere l’acqua potabile dai pozzi, si scende a profondità sempre maggiori e possono aumentare le concentrazioni di minerali tossici come per esempio l’arsenico, presente nelle rocce: cominciano a verificarsi tali problemi in diversi comuni calabresi.

L’importanza delle precipitazioni nevose è sottolineata da un proverbio delle civiltà contadina che recita: “sotto la neve pane, sotto l’acqua fame”. Montagne senza neve significa grossi guai in vista per le produzioni agricole.

Il cambiamento climatico si manifesta con effetti che possono aggravarsi inesorabilmente in pochi anni. Le drammatiche sofferenze della popolazione siriana sono emblematiche: i contadini per fronteggiare la scarsità idrica, hanno cominciato a scavare pozzi andando a profondità sempre maggiori, fino a raggiungere i 500 m, ma,  perdurando la siccità,  tutto ciò non è servito a nulla e, a milioni, sono scappati dalle terre inaridite per ammassarsi nelle città. (3)

(Vien da chiedersi se i dirigenti ed i funzionari dei vari Ministeri, che rilasciano i pareri favorevoli a tali centrali, conoscono il ciclo dell’acqua e sanno cos’è il riscaldamento globale.)

La SEI Repower sostiene di voler investire più di un miliardo di euro per il bene del Sud: se tenessero veramente all’ambiente, con quella cifra si potrebbe realizzare una centrale fotovoltaica, energia rinnovabile, avente una potenza di almeno 500 MW e l’occupazione sarebbe garantita.

Ma questi signori in realtà, bruciando carbone, mirano agli elevati profitti derivanti dalla vendita sulla Borsa elettrica dell’energia prodotta, approfittando dei meccanismi di pagamento più che vantaggiosi della suddetta Borsa. (http://aspoitalia.blogspot.it/2012/04/carbone-saline-ioniche-futuro-sicuro.html).

(*) Container da 20 piedi

Bibliografia

(1)  Lupis-Crisafi F, 1905  – Da Reggio a Metaponto.  Tipografia del commercio, 80

(2) Swinburne H., 2011 – A cavallo in Calabria tra antiche rovine.  Rubbettino Editore, .101

(3) Wendle J., 2016 – Siria, i rifugiati del clima. Le Scienze,  571, 68-73

15 risposte a “Carbone a Saline Ioniche: lurida soluzione

  1. Evidentemente il caso ILVA non ha insegnato nulla.

    • Ma che cosa c’entra il caso ILVA, con il modernissimo e super avanzato progetto per Saline?
      Suvvia, così si rischia di fare solo disfattismo!

  2. Davvero desolante leggere una interpretazione così demagogica e preconcetta di un argomento che, invece, è fondamentale per il benessere e lo sviluppo, come dimostrato in tutti i paesi oggi ricchi ed avanzati del mondo.
    Arrivare a dire e pensare che sarebbe con il solare che si può creare un’occupazione razionale e sviluppo si aggiunge a questa visione, evidentemente preconcetta e che oltre a dare per scontate teorie del tutto fuorvianti (i cambiamenti climatici dovuti all’uomo) dimostra di avere ben poche cognizioni tecniche sul modo più razionale e sostenibile di produrre elettricità!
    La dimostrazione più evidente di tale preconcetta visione è data dal fatto di pensare che la Calabria produce più energia di quanta ne necessiti e consumi, senza invece porsi la domanda del perché la Calabria sia la Regione (nonostante le dimensioni) dove il consumo pro capite è il più basso di tutto il paese. E l’elettricità è indubbiamente il volano del benessere e dello sviluppo, ovunque se ne possa disporre in abbondanza.

    Forse un approfondimento che vada ad osservare cosa fanno i paesi più “illuminati” (in tutti i sensi), non farebbe davvero male, nell’interesse soprattutto della Calabria e del paese tutto.
    Forse pensare che quello che davvero conta sono le moderne tecnologie e non certo la materia prima che, peraltro, è un prodotto davvero naturale, provenendo indiscutibilmente dal mondo vegetale e che la CO2 che si libera dalla sua combustione è la ragione della vita sul pianeta.

  3. – P.S.: Chi ha scelto la foto per accompagnare questo articolo evidentemente non conosce nulla sull’argomento e, nel caso, la scelta è solo dettata da un fuorviante pregiudizio. Infatti, quello mostrato NON ha proprio nulla a che fare con il CARBONE!
    Purtroppo, è anche così che si fa disinformazione.

  4. @Rinaldo
    “dare per scontate teorie del tutto fuorvianti (i cambiamenti climatici dovuti all’uomo) ”
    Guardi che questo blog è frequentato da persone intelligenti.
    Quì siamo tutti consapevoli del fatto che il CO2 è raddoppiato dall’inizio dell’era industriale.

    • @ Mauro Tassinari,
      Nessuno mette in dubbio l’intelligenza altrui.
      Certo sarebbe opportuno un minimo di approfondimento, andando intanto a studiare la storia del clima (quella documentata) per rendersi conto che le teorie sono ben altra cosa.
      Il fatto che la CO2 sia aumentata dall’inizio dell’era industriale è noto (peraltro di circa un terzo, non proprio raddoppiata), ma questo non dimostra proprio nulla. Vi sono stati documentati periodi precedenti dove la concentrazione è stata molto più elevata dell’attuale e non sono successe le catastrofi ipotizzate dai suoi sostenitori.
      La CO2 è indubitabilmente un gas con effetto serra, ma il suo contributo diretto all’aumento di temperatura del pianeta è sempre minore, essendo il legame tra temperatura e concentrazione di CO2 di tipo logaritmico (9). Le serie storiche relative alle glaciazioni degli ultimi 400.000 anni evidenziano che, in generale, è l’aumento di temperatura che precede l’aumento di concentrazione di CO2 in atmosfera e non viceversa.
      In particolare, ciò è ben chiaro dall’andamento delle due grandezze
      tra 20.000 e 10.000 anni fa rilevato nell’Antartide e relativo all’uscita
      dall’ultima glaciazione. Si vede chiaramente che è la CO2 che segue con ritardo l’andamento di temperatura e che anche quando la CO2 aumenta non si rileva un rafforzamento nell’aumento della temperatura. Inoltre, quest’ultima inizia a diminuire con la CO2 ancora in aumento.
      Dall’uscita dalla Piccola Glaciazione, attorno al 1750, fino ad oggi la
      concentrazione di CO2 continua a crescere mentre la Tgm mostra sia
      periodi di aumento che periodi di stabilità o di decrescita. Anche per
      gli ultimi 20 anni, da quando le misurazioni avvengono con molta accuratezza, sembra evidente che la temperatura superficiale degli
      oceani, della superficie terrestre e dell’aria, che sono leggermente sfasate
      tra loro, precedono e condizionano la concentrazione di CO2 in atmosfera e non viceversa.
      Questi dati permettono di pensare che non vi è alcuna prova convincente
      che l’aumento di concentrazione di CO2 in atmosfera giochi un ruolo significativo sull’aumento della temperatura globale media.
      Sono tali le ripercussioni che una fuorviante teoria può causare che un serio approfondimento è a dir poco doveroso.

  5. L’ineffabile Sorgenti non manca mai per difendere la sua pagnotta.

  6. @ Paolo C.
    Se c’è qualcuno di “inneffabile” questi è chiaramente lei, che non ha neppure il coraggio di farsi riconoscere con il suo nome completo.
    Tanto per cambiare, poi, gli pare … “naturale” lasciar intendere (per cercare di condizionare l’opinione di altri, in mancanza di argomenti tecnici e scientifici concreti) che quello che io dico sia dovuto ad un interesse materiale diretto. Nulla di tutto questo, perché quello che affermo è del tutto a titolo personale ed inoltre io non ho alcun interesse economico a sostenere le mie opinioni.
    Suvvia, parliamo di cose concrete, non di gossip.

    • Rinaldi, mi presenterò quando lei avrà iniziato a studiare seriamente un po’ di climatologia. Ma temo che il suo bias cognitivo non glielo permetta, per questa vita.

  7. Commento stimolante è quello di Rinaldo Sorgenti a cui ricordo che:
    i climatologi hanno già ampiamente dimostrato che il cambiamento climatico in atto è legato all’uso massiccio che noi facciamo dei combustibili fossili. (Climalteranti)
    E’ un’amara verità per le nostre comodità e, di conseguenza, per le nostre orecchie.

    Quanto a demagogia direi che le frasi seguenti ne grondano tanta da sembrare scritte per un politicante:
    “è fondamentale per il benessere e lo sviluppo, come dimostrato in tutti i paesi oggi ricchi ed avanzati del mondo”
    “E l’elettricità è indubbiamente il volano del benessere e dello sviluppo, ovunque se ne possa disporre in abbondanza.”
    “quello che davvero conta sono le moderne tecnologie e non certo la materia prima”
    Faccio presente inoltre che, chi può permetterselo, di questi tempi compra oro, vilissima materia prima.
    Concetti come quest’ultimo, poi, sono strapiene di tecno-ottimismo: http://ugobardi.blogspot.it/2011/12/lirresponsabilita-di-essere.html
    Energia in abbondanza per poter cambiare più frequentemente l’auto?
    Si dice che “il troppo stroppia”.

    Negli USA, paese “più illuminato”, per la cattura del CO2 prodotto da una centrale termoelettrica a carbone, i costi reali sono più che raddoppiati rispetto a quanto previsto inizialmente e la centrale, la cui costruzione è stata autorizzata nel 2009, non ha ancora prodotto un solo kWh !!
    ( “L’illusione della cattura del carbonio” di David Biello, Le Scienze, marzo 2016 p. 60- 67)

    “Crescita in nome della crescita è l’ideologia delle cellule cancerogene” . Questa frase, di cui non ricordo l’Autore, si addice al senso dei suoi commenti.
    Inviterei alla lettura di “Storia dell’incertezza” di Luigi Sertorio, fisico ed ecologo.
    A, dimenticavo, qui, per quanto possibile, cerchiamo di documentarci e di ragionare.
    Silvano Molfese

    • Gentile Silvano Molfese,

      Mi rendo conto che l’essermi permesso di dare una diversa interpretazione alla incredibili forzature che lei ha scritto nel suo articolo l’abbia toccata e disturbata e per certi aspetti mi dispiace.
      Ma, a mia volta, faccio sinceramente fatica a non reagire quando si straparla di concetti che sono troppo spesso strumentalmente cavalcati per “impressionare e spaventare” il comune lettore, non necessariamente esperto o particolarmente documentato in merito.
      Insomma, l’impressione che ne traggo leggendo i suoi ulteriori commenti, è che lei prende per ora colato tutto quanto di demagogico viene abitualmente detto sul tema dell’AGW e considera quindi l’argomento “definito/settled” solo perchè un certo numero di scienziati si è espresso in quella direzione, a prescindere che i modelli matematici finora elaborati NON hanno affatto dimostrato la loro scientificità, vale a dire NON hanno replicato le teorie ed ipotesi sulle quali erano stati elaborati. Quindi, scientificamente, questo vorrebbe dire che NON sono affatto dimostrati o validati, a prescindere dai suoi sostenitori, tanti o pochi che siano. Ricorda la storia di Galileo ???

      Che poi riesca anche a “banalizzare” concetti concreti come quelli che ho cercato di proporre sul “VOLANO” (indubitabile per chiunque voglia guardare le cose con gli occhi aperti) dello sviluppo e che per far uscire i nostri simili dalle loro miserevoli condizioni di vita occorre che li aiutiamo a poter infine disporre dell’energia che ancora loro manca, parrebbe una cosa da ABC sulla quale è davvero sintomatico riuscire a disquisire come ha cercato di fare lei.
      Ma ognuno uso il metodo “logico” che ritiene più opportuno e, magari, propone lui stesso delle foto per accompagnare le sue fantasie, che tutto mostrano tranne che la pertinenza con l’oggetto del suo disquisire. Questa è disinformazione ed è grave che non ce ne si voglia rendere conto, a prescindere dalle opinioni, tutte legittime, per carità.

      Se non crede alle mie parole, si documenti con qualche vero esperto in materia, che forse le sarà utile, pensando ovviamente che sia incorso in tale banalità, in totale buona fede. Diversamente, allora si che potrebbe essere davvero un problema.
      Infatti, definire “lurida soluzione” il progetto tecnologicamente fantastico previsto per Saline (che ho l’impressione lei non abbia magari mai approfondito), dimostra una davvero scarsa conoscenza tecnica di merito ed un pregiudizio inopportuno per un argomento altrimenti di grande importanza per l’area grecanica, per la Calabria e per l’intero Paese, che continua a rimanere in sofferenza anche a causa di un tale tipo di immotivati pregiudizi.
      Buona serata.

  8. Sarebbe interessante capire di che genere di centrale parliamo. Se è un impianto convenzionale volto alla fornitura di una produzione di base relativamente costante, forse possiamo anche aspettare a realizzarlo. Prima dovremmo smaltire quel gigantesco sovrappiù di impianti termici già esistenti in tutta la penisola.

    Questa storia mi ricorda tanto l’euforia di qualche anno fa attorno ai cicli combinati a gas, anch’essi spuntati in numero smodato. Stiamo ancora finendo di smaltire i debiti contratti per metterli su – nelle bollette. In generale credo che la prudenza sia d’obbligo quando si parla di impianti nuovi così grossi e costosi. Non è detto che la rete elettrica italiana abbia davvero bisogno di grandiosi interventi: potrebbe anche andar bene com’è.

    • Ottimo quesito!
      Infatti, uno dovrebbe prima domandarsi quali sono le TECNOLOGIE che riguardano quegli impianti e non limitarsi a considerazioni fuorvianti ed ideologiche che portano a demonizzare il combustibile!

      La produzione di elettricità, abbondante ed a condizioni davvero ragionevoli e sostenibili è la necessità e la risposta che dovremmo tutti darci, come avviene nella stragrande maggioranza dei Paesi avanzati del Pianeta, diversamente dalla “ricca e furba” Italia!
      Infatti, noi abbiamo moltiplicato impianti costosi e per le Rinnovabili, intermittenti, oltreché costosi, con faraonici incentivi, questi si tutti caricati in Bolletta di TUTTI i consumatori, anche chi non ha fatto nulla per averli sui tetti altrui.

      Che si siano realizzati un numero assurdo ed esuberante di moderni impianti alimentati a Gas è, purtroppo, una realtà, praticamente unica nello scenario dei Paesi avanzati. Nessuno ha fatto altrettanto!
      Il problema di quegli impianti, efficientissimi, è il costo del COMBUSTIBILE, che li rende non utilizzabili per larga parte. Gli altri grandi Paesi avanzati, invece, hanno un 2MIX delle Fonti” di produzione elettrica molto più diversificato ed equilibrato, così da avere abbondante elettricità a costi ragionevoli e con garanzia di continuità di produzione (non intermittente)!

      I debiti per tale eccesso di impianti a ciclo combinato alimentati a Gas lo stanno pagando i vari Operatori elettrici, perché si tratta di investimenti privati, non pubblici.

      Lo Stato dovrebbe invece elaborare una vera Politica Energetica Paese, nell’interesse di tutti, ma è più facile fare proclami e demagogia su questi temi od esprimere frasi fuori luogo, come quelle che abbiamo sentito anche dai massimi vertici. Purtroppo. Evidentemente, l’informazione è inadeguata e fuorviante e porta anche costoro a … bersela e cavalcarla!

    • @ silvano molfese:

      Lei dice: ” La disoccupazione giustifica l’aggressione al nostro futuro climatico? Di Silvano Molfese “!

      Ecco una frase che esemplifica il banale “luogo comune” per comprendere quale disinformazione esista sul tema!
      Aggressione al futuro climatico?
      Se poi ci aggiungiamo un’altra tipica frase ad effetto, seppure del tutto fuori luogo: “la scienza è ormai definita (sul tema”!

      Ricorda molto il povero Galileo!

      • “….I debiti per tale eccesso di impianti a ciclo combinato alimentati a Gas lo stanno pagando i vari Operatori elettrici, perché si tratta di investimenti privati, non pubblici….”

        Questo è sicuro. E indovinate questi operatori privati a chi li vanno a chiedere i soldi per pagare i buchi di bilancio.

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