Considerazioni su una Casa in Classe A+

condominio-a

 

Anni di tentennamenti ma alla fine decisi di cambiare casa. Sapevo…

Di Mirco Rossi

… per esperienze precedenti, che una simile conclusione spesso è accompagnata, quando non ne trae origine, da cambiamenti di altra natura, meno evidenti, intimi, ma se possibile ancor più radicali. Nel momento in cui si determinano le condizioni per lasciare volontariamente e senza fretta un luogo in cui si ha vissuto a lungo, una parte della propria vita si chiude e si aprono terre incognite e nuove opportunità.

Il momento della decisione è nello steso tempo un punto di arrivo e di partenza. Prima bisogna sciogliere almeno i più importanti nodi interiori affrontando bilanci, non sempre soddisfacenti ma comunque provvisori, relativi a vari aspetti della propria esistenza; strada lunga e impervia che nel mio caso ha assorbito molte energie. Poi definire tempi, modi e qualità del nuovo obiettivo “casa” raccordando le risorse economiche disponibili alle aspirazioni proiettate in un futuro plausibile in relazione alle necessità prevedibili, a un progetto credibile di vita e alle forze su cui si può fisicamente ed emotivamente fare affidamento. Più avanti verrà il tempo difficile di scegliere, tra gli oggetti della quotidianità e delle testimonianze del passato, cosa abbandonare e cosa portarsi dietro, scoprendo quante e quali stratificazioni si sono accumulate tra le pareti che la consuetudine faceva sembrare quasi vuote.

Da un paio di mesi questa lunga fase è conclusa. Abito un nuovo appartamento che ho voluto più piccolo del precedente, in un condominio di nuova costruzione realizzato su un brandello di terreno, incastrato tra alcuni fabbricati e un giardino pubblico nella zona periferica del centro urbano, da decenni abbandonato e ricoperto di sterpaglie, poiché la proprietà era malamente ripartita tra il comune e privati. L’ampia area adiacente, facente parte del giardino pubblico, era inagibile da tempo in quanto, soggetta alcuni anni prima a bonifica (vecchie cave d’argilla erano state chiuse con rifiuti industriali) non veniva ripristinata in condizioni d’uso per mancanza di risorse comunali. Il costruttore, perfezionando l’acquisto con il privato e con il comune, ha pattuito con quest’ultimo, in cambio del permesso a costruire, la riqualificazione di tutta l’area attorno al fabbricato riempendo la buca risultante dalla bonifica con terreno sano e piantumandone la superficie per allargare il giardino pubblico, sistemando i fossati esistenti e gli scoli, realizzando 8 parcheggi a uso pubblico nonché un centinaio di metri di nuovo percorso pedonale illuminato per collegare due diverse zone del quartiere.

Di questi aspetti venni a conoscenza esaminando il progetto della nuova costruzione che presenta queste caratteristiche generali:

  • 11 appartamenti su 5 piani in classe A+
  • Buon isolamento complessivo delle pareti: i muri sono in mattoni Poroton da 26 cm, con all’interno un diaframma di lastre di polistirene espanso estruso da 3 cm e una paretina di forati da 8 cm. All’esterno c’è un cappotto da 12 cm. I ponti termici sono stati minimizzati, con le soglie poggiate su materiale isolante ad alta intensità diaframmato mentre il pavimento della terrazza, ampia oltre 30 mq, è isolato da cappotto di 8 cm nella parte sotto e, nella parte superiore, da una schiuma solidificata di circa 6/7 cm sopra le due guaine, ricoperta successivamente dal massetto e dal pavimento.
  • 15 kW di pannelli fotovoltaici che alimentano l’ascensore, le pompe dell’impianto idraulico e la pompa di calore condominiale che fornisce calorie e frigorie agli appartamenti. Non c’è impianto solare termico perché non è rimasto spazio sul tetto.
  • Serramenti con doppio vetro di grande spessore chiusi da scuri in legno, tranne un finestrone esposto a sud-ovest.
  • Invarianza idraulica delle acque meteoriche ottenuta con una cisterna sotterranea di accumulo lunga 100m, di sezione 1m x 1m.
  • L’ascensore assorbe 500 Watt medi nel funzionamento, 2,5 Ampere allo spunto ed è dotato di Drive rigenerativo
  • Tutta l’illuminazione a LED
  • Riscaldamento a pavimento e bocchette per raffrescamento, entrambi alimentati dalla pompa di calore condominiale.
  • Impianto di ventilazione per ricircolo forzato dell’aria ambiente con recupero di calore (nel mio appartamento è presente la sola predisposizione).

L’impianto fotovoltaico, così come l’ascensore, non sono ancora attivati per questioni burocratiche (sic!) ma per il resto le prime esperienze vanno oltre le previsioni. Basti un solo dato: per tutta la prima parte dell’inverno, sino all’Epifania, anche quando le minime esterne si aggiravano attorno a zero gradi, il termostato in casa non è mai sceso sotto i 18 °C, temperatura d’esercizio diurna da me scelta. Successivamente, nel periodo particolarmente freddo della prima metà di gennaio (minime a meno 6/8 C°), è sceso a 17,8 C°, richiedendo il contributo della pompa di calore. Ritengo che anche in fase di raffrescamento estivo il forte isolamento termico delle pareti si farà apprezzare.

Non è mia intenzione suggerire che il costruttore sia un benefattore dell’umanità. Si fa pagare profumatamente per trarre profitto dalla sua attività ma offre qualità molto elevata e tecnologie di primordine, abbinate a una cura dei particolari che spesso è il segreto della durata di strutture e impianti.

Oltre alle caratteristiche dell’appartamento, della la zona e la comodità dei trasporti pubblici, argomenti molto convincenti al momento della scelta sono stati la classe energetica, i 15 kW di fotovoltaico a uso condominiale e la riqualificazione dell’intera area in cui veniva a inserirsi la nuova costruzione. Il risultato ha soddisfatto le attese anche se devo fare i conti con qualche perplessità cui non so dare risposta.

Ho seguito sin dall’inizio tutte le varie fasi della costruzione frequentando assiduamente il cantiere, per inciso oggetto di frequenti controlli da parte dello Spisal (Servizio di Sicurezza e Prevenzione Ambienti di Lavoro).  Oltre a cemento, mattoni, malte, metallo e marmi, sono stati impiegati, svariati tipi di schiume, plastiche e colle in grande quantità: sarà possibile, quando verrà il momento, riciclare e/o recuperare i materiali risultanti dalla demolizione?

Si tratta di una costruzione all’avanguardia, che pur non impiegando materiali “bio”, rappresenta uno dei punti più avanzati per la riduzione dei consumi energetici nella fase di normale funzionamento. Tuttavia non sono certo che, come si sostiene, il bilancio energetico complessivo possa alla fine risultare sempre positivo. Cioè se l’energia impiegata in più (rispetto a una costruzione tradizionale) per costruire e montare le strutture “speciali”, sarà ripagata, e in che misura, dai risparmi che si otterranno durante la vita utile del fabbricato, stimabile perlomeno in alcuni decenni. Probabilmente sì ma penso che tutto dipenda dalla gestione della “macchina casa”; non vorrei che in molti prevalessero comportamenti riferibili al “Paradosso di Jevons” cioè, visto che l’impiantistica dell’abitazione “consuma poco”, se ne faccia poi un uso scriteriato mantenendo la regolazione delle temperature molto alta d’inverno e molto bassa d’estate e, magari, lasciando accese inutilmente a lungo le lampade a Led che, tanto, hanno una potenza di pochi watt.

Il terzo punto riguarda una riflessione più ampia sulla reale valenza di queste “buone pratiche” nel contesto energetico-ambientale globale. Siamo arrivati a un punto che, Trump permettendo, diversi studiosi considerano di “non ritorno”, ritenendo che ormai ben poco si possa fare per fermare i processi di surriscaldamento dell’atmosfera e di difficile reperimento delle risorse energetiche che hanno iniziato a caratterizzare la fase entrante dell’antropocene. Quanto sono utili e opportune soluzioni di carattere individuale come questa? Forse ben poco in ambito generale, ma d’altronde un processo d’indispensabile adattamento deve pur cominciare da qualche parte, anche se sono perfettamente consapevole che non può essere percorribile dalla maggioranza della popolazione per evidenti limiti di disponibilità economica degli individui.

Inoltre un intervento massiccio e globalmente generalizzato di profonda riqualificazione e/o rinnovamento del patrimonio edilizio, altamente energivoro, da realizzarsi coerentemente con la necessità di arrivare presto a un forte risparmio di energia, implica la pressoché totale ristrutturazione radicale di metropoli, città e paesi. Un processo che determinerebbe in tempi brevissimi un’enorme richiesta di energia fossile e di materiali da estrarre (entrambe risorse in via di progressivo esaurimento), con conseguente vertiginoso aumento dell’emissioni di CO2 e del riscaldamento globale.

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6 risposte a “Considerazioni su una Casa in Classe A+

  1. Buondi, leggo il suo interessante Post e vorrei discutere su alcuni argomenti :
    –I consumi dei singoli appartamenti (11) non li cita; e penso che con moduli sulle facciate in sostituzione delle finiture si puo sopperire a questi consumi : giusto per dare i numeri i moduli PV ora costano 70-80 euro a mq più o meno come una rifinitura di facciata : L’energia prodotta è penalizzata dalla verticalità e dall’orientazione ma un calcolo (fattibile) potrebbe dimostrare che il suo condominio è totalmente autonomo energeticamente (naturalmente con batterie in cantina ).
    — Riguardo al suo commento finale e cioè al fatto che il rifacimento del patrimonio edilizio totale sia problematico e costoso occorre pensare in lunghi tempi di realizzo (decenni) ed al fatto che comunque molte manutenzioni (tetti e facciate etc ) gia ora si fanno ciclicamente per cui scegliendo le nuove tecnologie e strutture con intelligenza e risparmnio (sono genovese!!) la differenza di costo (euro ed ambiente ) non sarà molto diversa da adesso .
    — Sempre riguardo al patrimonio edilizio ,molti edifici in cemento armato del primo dopoguerra costruiti in riviera cominciano ad avere grossi problemi di degrado (il cemento armato ha una vita di 100 anni circa) per cui la loro ricostruzione (totale o in parte ) sarà necessaria ed in questo caso nuovamente le nuove tecnologie e strutture saranno utili e risparmiose rispetto alle attuali energeticamente un buco senza fondo.
    Saluti
    Zanipierenrico@gmail.com

  2. Aggiunta: se desidera fare due calcoli energetici (disinteressati) sulle facciate può scrivermi .
    L’argomento mi interessa poichè convivo con il fotovoltaico dal 78(ahime!!)
    pier enrico zani

  3. Sono ignorante sull’argomento ma alcune cose dette dall’articolista mi hanno suscitato alcune domande:
    1)una certificazione che tenga solo in conto la capacità isolante della casa non è poco lungimirante? Non dovrebbero essere implementate certificazioni che tengano in conto la spesa energetica dei materiali utilizzati? (riciclati o prodotti con tecnologie a bassa intensità di energia piuttosto che no)
    2)credo di aver letto che una dimensione condominiale per un impianto di riscaldamento garantisca un’efficienza migliore, é così anche per una pompa di calore?
    3) non si poteva basarsi solo sull’accoppiata pompa di calore fotovoltaico per le esigenze di riscaldamento evitando la caldaia, (che ho evinto esserci) oppure il riscaldamento dell’acqua e/o le basse temperature invernali abbassano l’efficienza del sistema a pompa di calore?
    4)nessuno mi ha mai fornito parametri che determinino (a partire da una data esposizione e immagino anche clima locale) il miglior rapporto tra pannelli fotovoltaici e pannelli termici. Esistono tali parametri?
    Infine anche io ritengo che i comportamenti individuali siano determinanti. Io vivo in una casa scadente dal punto di vista della coibentazione ma accettiamo in certe stanze (quella da letto spt) temperature ben sotto i 18° e come mi ha detto un mio amico costruttore “é inutile fare classi A se poi uno tiene sempre le finestre aperte per cambiare l’aria”.
    Saluti

    • 1) C’è il protocollo ITACA (http://www.itaca.org/valutazione_sostenibilita.asp)
      2) Non credo che a livello di efficienza si recuperi, forse più a livello di costo dell’impianto e di energia grigia “embedded”.
      3) Ha già risposto sotto Mirco
      4) Dipende dai periodi. Il fotovoltaico produce bene anche d’inverno, nelle giornate limpide, mentre il solare termico (se è a pannelli piani) sta praticamente spento per 4-5 mesi. A tubi sottovuoto c’è una resa maggiore invernale, ma è penalizzata quella estiva. Son due tecnologie molto diverse, difficili da confrontare. Il solare termico comunque in generale costa meno se c’è la predisposizione, la tecnologia contenuta è banale.
      5) Per fare una classe A serve un impianto di ventilazione meccanica con recupero di calore, altrimenti non riesce a raggiungere quella classe. Non è chiaro a chi non abbia un tale impianto quanto migliori il comfort e abbatta l’inquinamento indoor, bisogna provarlo. Io sono entrato in una casa costruita che non aveva nessun odore. A livello di inquinamento poi, se monta almeno filtri F7 può abbattere l’85% delle particelle 1uM e il 50% delle 0.3uM. Chi ha bambini dovrebbe montarla a occhi chiusi.

  4. X Zani.
    – L’immobile è di recentissima costruzione e solamente 3 appartamenti sono attualmente abitati. Altri abitanti arriveranno a breve.
    – L’idea dei moduli FV posti verticalmente non è da escludere a priori anche se l’opportunità andrebbe verificata di caso in caso, ma progettista e costruttore (da cui ho acquistato a progetto già approvato) in questo caso hanno fatto una scelta diversa.
    – I tempi lunghi, per un crescente numero di studiosi delle tematiche energetiche, non risultano compatibili con i tassi di depletion dei combustibili fossili e delle risorse minerarie. In ogni caso l’influenza diretta sull’aumento del global warming si diluirebbe ma non si ridurrebbe.
    – Un conto è parlare di normale manutenzione, un altro di rifacimento per migliorare significativamente il consumo energetico di un’abitazione. E poco conta dal punto di vista del consumo delle risorse primarie e delle conseguenze sull’ambiente il fatto che lo stato si accolli buona parte della spesa, come accade ora. La riduzione delle riserve e le conseguenze dei processi termodinamici che si attivano sono indipendenti dai costi economici che siamo abituati a considerare esclusivamente sul brevissimo termine.
    – Se un edificio deve necessariamente essere rifatto sarebbe utile tener conto dei più recenti progressi fatti nel campo delle case passive. Ammesso che il committente voglia accollarsene in tutto o in parte la spesa aggiuntiva. Purtroppo il main stream rende molto più facile investire decine di migliaia di euro in un nuovo modello di SUV (durata media 5-6 anni!) che in una casa più o meno passiva.
    – Grazie della disponibilità ma un calcolo sulle facciate avrebbe valenza puramente teorica e nessun aspetto pratico per me. Comunque sappia che tra i parenti più prossimi posso contare su un esperto in Life Cycle Assessement.
    X Robo.
    – Un calcolo sufficientemente attendibile del costo energetico e dell’impatto ambientale dei prodotti impiegati in una costruzione è fattibile (LCA), ma va fatto in modo “puntuale” (sul caso concreto) di volta in volta da parte di esperti. Questo ha un costo che il committente deve sostenere.
    – Un impianto centralizzato di riscaldamento e raffreddamento presenta un’efficienza nettamente migliore rispetto alla somma di impianti individuali. Fondamentale è ridurre al minimo le perdite nella distribuzione delle calorie/frigorie e penalizzare eventuali sprechi con precisi sistemi di misura dei prelievi individuali.
    – Non esiste in questo caso una caldaia. La pompa di calore funziona con l’energia elettrica dei pannelli o della rete.
    – Non so se esistano parametri che definiscono il diverso rapporto tra pannelli termici e pannelli fotovoltaici in funzione di spazio disponibile, esposizione e latitudine. Probabilmente il tutto va definito valutando i vari aspetti del caso specifico, comprese le caratteristiche di utilizzo delle due diverse forme di energia.
    – Cito i 18°C per la fase diurna invernale. Di notte scendo a 15°C. Sulla questione delle finestre aperte sempre mi trova sostanzialmente d’accordo, ovviamente nel periodo in cui è richiesto riscaldamento o raffrescamento. Esprimo qualche riserva sulla scelta di perenne chiusura, per utilizzare la sola ventilazione di ricircolo forzata. A parte il consumo energetico del ventilatore (inevitabile), per una buona qualità dell’aria ritengo sia opportuno cambiare i filtri più spesso di quanto viene indicato. Preferisco ventilare per una decina di minuti le stanze e poi chiudere.

  5. Sono in classe A+ da alcuni anni e mi permetto alcuni consigli:
    1. I consumi dipendono molto dalle abitudini degli appartamenti adiacenti: se sotto hai qualcuno freddoloso vivi di rendita (fortuna che non ho avuto)
    2. I tuoi consumi diminuiranno nel tempo: la casa si deve asciugare; aspetta almeno un anno.
    3. VMC: Non conosco la sua situazione e non voglio ficcare il naso quindi mi limito a ribadire che se in casa ci vivono alcune persone che respirano, cucinano, fanno il bucato, …. La ventilazione meccanica controllata (con recupero di calore) migliora confort, evita dispersione, evità umidità e muffe proteggendo il tuo investimento.
    se le bocchette dell’aria sono ben disposte con la VMC immetti aria negli ambienti puliti e la prelevi da bagni e cucina quindi con poca aria sanifichi tuta la casa.
    Meglio un ricambio continuo che spalancare le finestre per 10 minuti.
    Il consumo delle ventole (tot circa 20Watt per casa su 2 piani) è irrisorio rispetto all’energia che recupera lo scambiatore di calore.
    4. Pannelli verticali: io ne ho un paio… In dicembre e Gennaio hanno una resa notevole e si sporcano molto meno.
    5. Calcoli sulle dispersioni: Ormai hai comprato, non servono a nulla.
    Quello che conta è quello che consumi e se a fine anno dividiamo l’energia consumata per i metri quadri, quasi mai il consumo è quello previsto dal termotecnico, (sempre troppo ottimista).
    (Ovviamente un utilizzo saggio o stupido della casa ha il suo peso)

    Per quel che riguarda il consumo di risorse legato all’edificazione ci sarebbe da parlarne a lungo, ma c’é da tener conto che questa nostra socetà non sembra intenzionata a rinunciare di bruciare fino all’ultima goccia di petrolio => Quei barili di petrolio che ho consumato per produrre vetri a doppia camera basso-emissivi e termocappotto sarebbero stati bruciati da un SUV.

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