Quanti chilometri fai con una stufa o una mucca?

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Scusate. Ci siamo sbagliati. Bruciare la legna non va bene per i nostri polmoni.

E anche allevare così gli animali. E acquistare auto diesel.

Di Dario Faccini

Questa è la seconda parte di un articolo in cui, nella prima parte, abbiamo già visto che i problemi dell’inquinamento in Italia hanno tre nomi: traffico, biomasseagricoltura.

Entriamo nei tre problemi, e vediamo, tra le altre cose, anche quanti km deve percorrere un’auto a benzina per inquinare quanto una stufa a legna o un animale da allevamento.

STRATEGIA FUORISTRADA

Per il traffico veicolare qualcosa si è fatto, grazie all’Unione Europea. Con le limitazioni alle emissioni veicolari rappresentate dagli standard EURO, si è abbassato sia il particolato che gli ossidi di azoto emessi, soprattutto per i motori a benzina. Per i motori diesel, alla luce dei recenti scandali sull’alterazione dei test di aderenza agli standard EURO, invece si è fatto molto meno, come si può apprezzare nella figura seguente.

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Confronto tra emissioni reali e limiti degli standard EURO per gli Ossidi di Azoto, per i motori a benzina e diesel. Fonte: vedi nota [2] nell’articolo precedente.

 

La situazione è ancora meno rosea considerando che il mercato dei trasporti è stato lasciato libero di spostarsi verso il diesel, che nel 2000 in Italia rappresentava il 51% dei consumi petroliferi su strada e nel 2014 il 72% (considerando solo benzina e gasolio, senza il GPL) [9, pag 72]. Ecco perché è troppo poco. Anche se un effetto sulle emissioni di particolato primario c’è stato (vedi grafico seguente).

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Per l’Italia, storico delle emissioni PM2,5 (solo particolato primario) del trasporto su strada secondo modelli di reale utilizzo (auto, moto, furgoni, camion, usura dei pneumatici ma manca quella dell’asfalto), in blu, e degli impianti stazionari a servizio del settore residenziale, in rosso. La serie relativa al settore residenziale è stata ricalcolata nel 2016 in seguito alla scoperta di gravi sottostime nel consumo di biomasse, che rappresentano il 99% delle emissioni di questo settore. Fonte: rielaborazione dell’autore su dati [10] (aggregazione settori da 1A3bi a 1A3bvii, e 1A4bi).

 

Per agire ulteriormente sui trasporti c’è praticamente solo una strada: in prima istanza l’abbandono del diesel, che sembra già iniziato, e successivamente quello della mobilità privata a favore di quella pubblica. Sulla possibilità di sostituire tutti i veicoli ora in circolazione con mezzi elettrici, ne parleremo in un altro post, per ora basti dire che avrebbe effetti ed impatti non sostenibili.

CHILOMETRI IN FUMO

Per legna e pellet invece si può affermare con certezza che non solo nulla è stato fatto, ma anzi si sta aggravando il problema. A dimostrazione si osservi il grafico precedente, in cui le emissioni dirette di PM2,5 delle biomasse dal settore residenziale (camini, stufe e caldaie) sono largamente superiori a quello del traffico, e sono cresciute moltissimo negli ultimi 10 anni.

Per farci un’idea, cerchiamo di capire quanto inquinano i vari impianti di riscaldamento rispetto ad un’auto. Ad esempio, cerchiamo di capire quanti km deve fare un’auto a benzina per inquinare quanto una stufa a legna (utilizzata per un anno).

Prendiamo allora per riferimento un appartamento di 70mq, in classe E (consumo di 100kWh/mq/a) ed osserviamo quanto inquinerebbe ogni diverso combustibile per riscaldarlo per un anno intero. Stiamo parlando di un consumo di legna pari a 40 quintali l’anno, o 32 quintali di pellet. Come inquinante prendiamo sempre il particolato, frazione PM10, considerando sia quello primario che secondario (derivato da ossidi azoto, ammoniaca e ossidi zolfo). Questo approccio, ha il vantaggio di rendere intuitivo l’inquinamento prodotto e di aggregare tutti i principali inquinanti. Introduce però alcune imprecisioni, che sono in parte compensate e comunque sempre in senso molto conservativo, vedere nota [13].

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Inquinamento in particolato primario e secondario prodotto ogni anno da vari impianti di riscaldamento, per riscaldare un appartamento di 70mq in classe E. L’inquinamento è espresso nei km percorsi da un’auto a benzina “media” per il parco italiano. Si leggano la note [13] [14] per le fonti utilizzate e le ipotesi di carattere conservativo introdotte.

A parte la follia di usare ancora nel XXI secolo un camino aperto, si osserva come l’uso della Legna produce sempre un inquinamento pari ad un’auto a benzina che gira intorno all’abitazione, per tutto l’inverno, percorrendo oltre 40.000km!

Un poco meglio va con l’uso del pellet, che comunque quando sostituisce una precedente caldaia a Metano o, addirittura, a Gasolio, in questo confronto aumenta le emissioni di ben  20.000km ‘percorsi’.

Ecco perché, nonostante i miglioramenti tecnologici nella combustione delle biomasse su piccola scala, le emissioni in questo settore continuano ad aumentare: vengono sostituiti combustibili più puliti (benché non rinnovabili).

L’effetto di sostituzione si può apprezzare nel grafico seguente, in cui si può osservare il calo continuo dei  combustibili liquidi a favore delle biomasse. [16]

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Storico dei consumi in proporzione sul totale, di ogni classe di combustibile nel settore residenziale. Anno di riferimento 2014. Fonte: Rielaborazione autore su dati ISPRA [10].

 

La motivazione di questo cambiamento sembra essere principalmente di ordine estetico ed economico, cui spesso non è assente un messaggio ecologista: la Legna spesso non paga l’IVA (perché di autoproduzione, o perché viene evasa) che comunque è agevolata al 10%, e insieme al Pellet non paga nessuna accisa. Purtroppo si confonde spesso il concetto di combustibile “rinnovabile” con quello di “pulito”. 

In questo le autorità stanno facendo bel poco. Le più attente, hanno messo prima dei limiti minimi di efficienza agli apparecchi a biomasse, poi hanno introdotto una classificazione sulle emissioni, che però diventa veramente stringente in realtà solo quando i limiti di qualità dell’aria sono già stati superati. Nel frattempo, mentre i decisori politici si rifiutano di prendere azioni di contenimento, l’Italia detiene il record mondiale di importazioni di legna da ardere (con tutti i problemi connessi di impatto ambientale ed energetico dovuti ai trasporti), e quello europeo per il consumo di pellet (85% importato).

Eppure basterebbe così poco. Sarebbe sufficiente imporre l’obbligo di rottamare una vecchia stufa a legna prima di procedere all’installazione di una nuova di ultima generazione. Il bilancio sulle emissioni sarebbe così positivo e l’indotto sarebbe salvaguardato.

UN MONDO DI LETAME

Per ultimo trattiamo il mondo dell’agricoltura e degli allevamenti, che abbiamo visto in Italia producono il 96% di tutta l’ammoniaca(NH3) nell’aria, un inquinante che insieme ad altri produce il pericoloso particolato secondario (smog).

Partiamo da un dato: metà delle emissioni provengono dalla gestione, nei ricoveri, delle deiezioni degli animali da allevamento, mentre quasi l’altra metà proviene dalla fertilizzazione dei campi con letami e concimi inorganici. In pratica, oltre il 70% delle emissioni di NH3 è imputabile agli animali da allevamento (bovini, suini, pollame) sotto forma di gestione delle loro urine e feci.

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Ripartizione emissioni di ammoniaca dal settore agricolo/zootecnico. Legenda: 3B-Gestione dei Letami nei ricoveri e stoccaggi degli allevamenti; 3D-Fertilizzazione dei terreni. Fonte: [9, pag 116].

 

Per capire l’entità del problema, come già visto per le stufe a legna, vediamo quanti km deve percorrere un auto a benzina per inquinare quanto un animale da allevamento, in termini di emissioni PM10(I+II). In questo caso la stima è meno robusta, ma dovrebbe essere ancora conservativa, vedere note [13], [14] e [17].

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Emissioni di particolato (quasi totalmente secondario), espresso  “in chilometri percorsi da un’auto a benzina”, prodotto da vari animali da allevamento. Sono separati due contributi: le emissioni delle deiezioni degli animali nei ricoveri e negli stoccaggi, e lo spargimento nei campi. Anno di riferimento: 2014. Per fonti e metodologia impiegata, vedere note [13], [14] e [17].

 

Scopriamo così che ogni bovino da latte inquina in inverno come un’auto a benzina che percorra 55.000 km. Se consideriamo che in Italia nel 2014 avevamo 1.800.000 bovini da latte e il doppio da carne, a livello di inquinamento sanitario è come se ci fossero circa altri 20 milioni di vetture a benzina [18]. Questo senza contare i suini, il pollame e gli altri animali (equini, ovini, bufale,…).

Ma com’è possibile che gli allevamenti inquinino così tanto? La risposta è semplice: in natura, gli stessi animali che alleviamo, non sarebbero né così numerosi, né così ipernutriti.

L’aspetto veramente interessante, è che delle azioni mirate nel settore agrozootecnico non avrebbero benefici solo sull’emissioni di Ammoniaca/Particolato, ma anche su quelle climalteranti (es. metano), sulla sostenibilità ecologica (minor uso dei fertilizzanti, riduzione eutrofizzazione delle acque), energetica e sanitaria(obesità).

Le strategie per ridurre questi impatti potrebbero essere allora di tre tipi:

  1. La spinta ad un cambiamento nei consumi alimentari, che riduca il consumo di proteine animali, salvaguardando la sostenibilità, la profittabilità(aumento dei prezzi delle carni) e la qualità del settore zootecnico. Un’idea su tutte: marchi di qualità che garantiscano al consumatore la sostenibilità a tutto tondo degli allevamenti, invece che la mera provenienza geografica. Anche perché comunque il settore zootecnico è in una crisi che va gestita: nel periodo 1990-2013 si è avuto un calo del 15% delle emissioni di ammoniaca principalmente dovuto alla riduzione del numero di capi allevati.
  2. La riduzione della sovralimentazione proteica negli allevamenti, che si riflette ora in un eccesso di ammoniaca che viene espulso tramite le deiezioni. Togliere, dalla dieta, l’1% in proteine, permette di ridurre le emissioni del 10%.
  3. Tecniche avanzate di gestione dei liquami e letami in azienda (acidificazione, copertura vasche di stoccaggio,…) e durante lo spandimento dei concimi nei campi per la fertilizzazione (iniezione, interramento). Le possibilità di abbattimento sono molte. L’adozione di BAT (Migliori Tecnologie a Disposizione) ha permesso alla Danimarca di ridurre, nel giro di 20 anni, del 40% le emissioni di ammoniaca del comparto agricolo.

In Italia, al momento, la riduzione delle emissioni di ammoniaca fissate in sede UE al 2030 sono del 14% (rispetto al 2005). Un obiettivo che, per riuscire a definire ambizioso, serve una spiccata fantasia.

L’ultima parte di questa serie di articoli verte sulle azioni contro l’inquinamento che possono essere intraprese da ciascuno di noi.

Note

[9] ISPRA, National Inventory Report 2016

[10] ISPRA, Serie storiche delle emissioni di gas serra 1990-2014, 2016, foglio excel

[11] ISPRA, Banca dati dei fattori di emissione medi del trasporto stradale in Italia, foglio excel

[12] de Leeuw, (2002), A set of emission indicators for long-range transboundary air pollution, Environmental Science & Policy, Volume 5, Issue 2, April 2002, Pages 135-145.

[13] La valutazione dell’impatto in termini di particolato totale (I+II) degli impianti di riscaldamento e dei letami prodotti dagli animali richiede il calcolo del particolato secondario a partire dalle emissioni di altri inquinanti primari (NOx, SOx e NH3). Per un certo periodo l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha fatto sua la possibilità di calcolare con un modello lineare questo contributo, seguendo l’approccio e i fattori di aggregazione inizialmente descritti in [12], poi a quanto pare riducendoli di entità secondo quanto affermato in un documento ARPA Lombardia, sino ad abbandonarne l’approccio. In realtà la complessità delle reazioni che portano alla formazione del particolato primario non permette di applicare ovunque un modello lineare, come ad es. nella Pianura Padana, vedere ad es. l’opinione del Prof. Caserini. La giustificazione dell’utilizzo del modello lineare in questo approccio è esposta qui di seguito. In pratica in questa sede si utilizza l’inquinamento di particolato totale (quindi anche secondario, calcolato con il modello lineare menzionato) di un’autovettura media a benzina, come riferimento per valutare le emissioni di impianti di riscaldamento (con una forte componente di particolato primario) e animali (quasi completamento di particolato secondario derivante dalle grandi quantità di NH3 emesse dai letami). Nella valutazione delle biomasse, siccome l’approccio lineare di calcolo del particolato secondario a partire dagli ossidi di azoto sembra fornire un valore sovrastimato, ed essendo con questo approccio la sovrastima posta al denominatore (l’emissione dell’auto media a benzina risulta essere composta per quasi l’80% da particolato secondario derivante da NOx), allora l’approccio risulta impreciso per difetto e non per eccesso, per quanto riguarda le biomasse. Nella valutazione invece delle emissioni di origine animale, la situazione è diversa, perché anche il numeratore dipende largamente dalle emissioni di particolato secondario dovute all’NH3, quindi potenzialmente imprecise per quanto già detto. Va comunque osservato che questo approccio permette almeno la compensazione di un’eventuale sovrastima del particolato prodotto da NH3. In secondo luogo tra i fattori di aggregazione descritti in [12] e quelli citati nel documento Arpa già menzionato, si sono scelti quest’ultimi, in quanto alla prova dei fatti si sono visti fornire stime più conservative. Tutto ciò considerato, questo approccio per le emissioni di origine animali dovrebbe essere in grado di migliorare la precisione del modello lineare su cui poggia, che , nonostante le imprecisioni che contiene, è al momento l’unico in grado di fornire una qualche stima indicativa del fenomeno in oggetto (almeno per quanto è riuscito a scoprire l’autore).

[14] Le emissioni in PM10(I+II) di un’auto a benzina “media” sono state prese da [11, foglio 1], considerando PM10, NOx, SO2, NH3 con i fattori di aggregazione indicati in [13] (1; 0,7; 0,5; 0,4)). Il valore stimato è di 0,1515 g/km (circa l’80% è prodotto a partire dagli ossidi di azoto). Le emissioni degli impianti di riscaldamento in grammi di inquinanti per GJ di combustibile sono state prese da [15a] per PM10 e NOx in cui sono riportati valori misurati in condizioni reali di utilizzo e non di prove di riferimento per certificazioni/aderenze a standard. La scelta è ovvia: in condizioni di funzionamento nominale le emissioni sono spesso minime, mentre nella realtà le modalità di utilizzo, di pulizia della canna fumaria, di gestione dell’aria (per i modelli manuali), di pezzatura, umidità e tipo di legna possono aumentare enormemente le emissioni. Invece per l’SO2 sono stati presi da [15b].Per rimanere conservativi si è deciso di utilizzare un fattore di rendimento medio stagionale per l’impianto pari a al 90%, facilmente oltrepassabile da impianti a combustibile gassoso o liquido, ma non altrettanto da quelli a biomasse, che risultano così meno inquinanti in questa valutazione.

[15a] Caserini et al.,FATTORI DI EMISSIONE DALLA COMBUSTIONE DI LEGNA E PELLET IN PICCOLI APPARECCHI DOMESTICI, 2014

[15b] Stefano Caserini, Aria Pulita, 2013, Mondadori Bruno.

[16] Si osservi a tal proposito che l’abbandono dell’olio combustibile nel settore residenziale, vietato a partire dal 2006, quando ormai pesava per meno del 4% sulla frazione di combustibili liquidi impiegati nel settore civile(Dati Bilancio Energetico Nazionale 2006), non può essere ritenuto responsabile, se non in minima parte, dell’avanzata delle biomasse a scapito dei combustibili liquidi.

[17] Per la componente “gestione letami” sono considerate le emissioni di PM10 primario(poche) e NH3(molte) del settore 3B1a+3B1b, 3B3, 3B4gi, 3B4gii di [10] per il 2014. Sempre in [10] sono presi i fattori di attività relativa (numeri capi). Le emissioni di NH3 sono trasformate in ‘possibile’ PM10 secondario con il fattore di conversione 0,64 secondo [12]. Per la gestione dei letami sono stati presi da [9, pag 121] gli emission factors di NH3 per “Land spreading”, poi trasformati in PM10 secondario sempre usando 0,64. La conversione in km percorsi da un’auto a benzina media sono stati svolti analogamente a quanto già visto per gli impianti di riscaldamento. Si osservi che, diversamente dall’attività svolta dagli impianti di riscaldamento che è concentrata in inverno e le cui emissioni di PM10 sono composte per lo più da particolato primario, quelle degli animali sono distribuite lungo tutto l’anno con variazioni stagionali. E’ stata allora necessaria una correzione stagionale per l’NH3 che ha considerato solo le emissioni dei mesi di novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo (mesi freddi, in cui ha senso considerare la formazione di particolato secondario), con un profilo di emissione preso da (TNO Report, Description of current temporal emission patterns and sensitivity of predicted AQ for temporal emission patterns, Dec 2011). Il possibile particolato secondario risulta così ridimensionato di 5/12.

[18] Conto spannometrico: considerando gli 11.000 km percorsi in media da un’auto in Italia, un bovino da latte ‘pesa’ come 5 auto, uno da carne come 2,5.

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59 risposte a “Quanti chilometri fai con una stufa o una mucca?

  1. anche tu Dario fai il solito errore; concimi chimici non significa NULLA; tutti i concimi sono chimici; si dice di sintesi; eddai basta poco

  2. PS le immagini non si vedono

  3. Pingback: Più morti che in guerra | Risorse Economia Ambiente

  4. Complimenti. Serie bellissima.

  5. Manca una informazione essenziale che riguarda l’inquinamento del settore dei trasporti. Sparirà insieme al motore termico, totalmente, entro il 2050 ed entro il 2030 per il 50 %, sostituito dal motore elettrico sia per il trasporto persone che merci, sia privato che pubblico, grazie ad una direttiva europea approvata (se l’europa sopravviverà fino a quelle date).

    • Massimo, sai benissimo che non può scomparire “totalmente”. rimarranno sempre due componenti:
      1) not-exaust: usura freni, pneumatici e asfalto. Tant’è che si parla di vietare i centri storici anche ad auto gpl e metano ora.
      2) inquinamento per produrre l’energia elettrica: le rinnovabili non copriranno il 100% al 2030 (se non altro per i problemi di intermittenza) e se si sposterà gran parte dei consumi della mobilità dal petrolio all’elettrico l’effetto potrebbe essere solo quello di spostare l’inquinamento di posto.

      • Mi è rimasto nella tastiera, da intendersi come emissioni gassose dal tubo di scappamento. E’ chiaro che l’inquinamento (in senso generale) non potrà mai essere annullato, anche tu ed io, per il solo fatto che viviamo creiamo un nostro impatto ambientale. Quello che si deve comprendere è la *qualità* dell’inquinamento ed è addirittura secondaria la questione della *quantità*. Non la faccio lunga e mi fermo qui, meravigliandomi che tu possa scrivere quelle cose al punto 2).

      • Consumi ed emissioni delle auto elettriche:
        1. L’usura dei pneumatici nelle auto elettriche diminuisce sensibilmente per via della coppia più costante in accelerazione ed in decelerazione, dell’assenza di frizione e cambio.
        2: L’usura dei freni è quasi azzerata grazie alla frenata rigenerativa.
        (Le mie pastiglie hanno 70’000 km e sembrano nuove)
        3: A parte i 3 mesi invernali carico di giorno sfruttando il fotovoltaico.

  6. Mah…confrontare la combustione della legna con quella dei combustibili fossili a me sembra una cosa del tutto insensata…poi che il pellet inquini meno della legna è un altra cosa che mi sembra insensata…per non parlare dell’ idea che “scaldare una casa” sia una cosa sensata…e il problema sia con che scaldarla mentre, e di questa sono certo, è del tutto insensata l’idea in se!!!

    “Si confonde rinnovabile con pulito” questa poi è BELLISSIMA, il gas è pulito, carriarmati, navi e aerei consumano acqua suppongo e il piombo è solubile nel sangue, inoltre l’uranio impoverito fa bene negli omogeneizzati.

    Va beh, mi fermo qui. Perdonatemi se quando fa freddo metto la felpa e le lenzuola di flanella, e lo ammetto, sono un fetente che si autoproduce la legna, quando è acceso il camino lo uso pure per cucinare,

    immetto grasso di porco inquinante in atmosfera per olocausto agli dei

  7. Dario ripeto che è sbagliato scrivere concimi chimici; tutto è chimico, comprese le cacche delle mucche , i concimi a cui fai riferimento sono da indicare come di sintesi; poi non lamentarti se qualcuno fa il figo bruciando legna;

  8. aggiungo ancora che valeva la pena, mi pare che non ci sia, aggiungere un commento sulla differenza fra effetti ambientali e climatici la legna se usata localmente non ha effetti climatici, il metano sempre; in zone non cittadine usando la legna locale è ovviamente giustissimo usare la legna; al contrario qui da me in centro Trento il mio vicino che usa la legna (casomi comptandola al supermarket) lo sparerei; anche il commento di Tiziano poteva avere di fatto un riferimento nel testo; diciamo che la grande città con i modi di vivere che comporta (che non sono un obbligo morale o storico, ma una espressione del contrasto città campagna ed una esigenza capitalistica) rende paradossalmente inquinanti anche metodi come la legna che fuori dal contesto cittadino hanno invece un senso

    • Certo, ma già così l’articolo è venuto lungo il triplo di quanto volevo, e alla fine qui l’argomento vuole essere solo ridurre i morti da inquinamento. E’ sempre possibile ridefinire il contesto di un articolo ampliandolo e dimostrare che alla fine mancano considerazioni importanti, ma allora avresti dovuto scrivere un libro. Su quello che dici:in molti fondovalle la qualità dell’aria in inverno è ben peggiore che nelle città (soprattutto i livelli di benzopirene), quindi anche dove ha senso climaticamente ha senso da un punto di vista sanitario? Direi di no, a meno che esistano certe condizioni (filtraggio fumi, ma c’è convenienza solo per i grandi impianti che hanno bisogno di domanda concentrata, venti dominanti e condizioni meteo in grado di favorire ricambi d’aria). Sui vantaggi climatici ci starei attento: complessivamente dovrebbero essere positivi, ma sul black carbon ci sono valutazioni discordi, capirne il contributo non è facile e sembra ridurre il vantaggio in maniera significativa. Se proprio vogliamo pensare ad un utilizzo intelligente delle biomasse, allora forse vale la pena valutarla come materia prima per l’isolamento di cui da tempo ci sono applicazioni interessanti. Devo studiarmi però il fine vita quando il legno viene trattato per gli usi edili, ad esempio con i sali di boro. Ne sai qualcosa?

  9. Se vi metteranno un gasdotto fuori casa o una trivella ci implorerete di andare a legna.

  10. Nella mia via tra il numero civico 175 ed il 177 oggi ci sono 3 cancelli con diversi interni…. Che una volta non c’erano.
    Una volta bruciare legna non dava fastidio ai vicini.
    Giusto evidenziare l’inefficienza dei camini aperti assieme a tutti gli altri problemi ma la madre di tutti i problemi ritengo sia la densità demografica cresciuta esponenzialmente negli ultimi 2 secoli.

  11. Pingback: Inquinamento: il colpevole nascosto. | Risorse Economia Ambiente

  12. Grazie, è un articolo senza dubbio molto valido. Per capire meglio, mi interesserebbe sapere ogni quanti impianti di riscaldamento ce ne sono a pellet… E se si riesce a fare una correlazione epidemiologica..

    • Sugli impianti a pellet/legna le statistiche non sono molto precise. Che io sappia non ci sono studi epidemiologici ad hoc nell’outdoor, mentre invece nell’indoor (aria interna alle abitazioni) ce ne sono parecchi, soprattutto nei paesi poveri che cucinano a legna.

  13. Buongiorno, articolo interessante… ma credo che i dati andrebbero ricontrollati, in quanto il valore di PM10 era sopra i limiti ancora prima che si accendessero i riscaldamenti (settembre/ottobre) … qualcosa non torna… non si è parlato degli aeroporti… ma soprattutto non si è parlato dei numerosissimi fuochi all’aperto (rami e sterpaglie) che quotidianamente si fanno in campagna e nelle valli, che creano vere e proprie nuvole di fumo!!

    • Abitudine curiosa quella di pubblicare commenti identici in articoli diversi. Comunque la invito ancora a leggere meglio l’articolo precedente, magari allargando i tre grafici a torta per vedere meglio nei dettagli.

  14. Il giornalista e i tecnici che stilano questi articoli e dati sono solo persone prese per mano dalle lobbie forti dei combustibili solidi.
    Vi ricordo che il ministro dell’ambiente attuale ha il titolo di commercialista e viene dal mondo del gas. Le polveri sottili quest’anno erano già oltre a settembre prima che si accendessero qualsiasi riscaldamento….questo dice tutto.
    Basta tirare giu il finestrino in galleria per capire chi inquina non servono tecnici ammanicati e per di piu pagati da noi.
    Nessuno fa nulla per i falò che si vedono ovunque dove ci sono boschi e chissà come mai se la prendono con le stufe…….è si danno fastidio a qualcuno !!!!
    Per di più con le mucche, per di più gli da fastidio che chi si autoproduce la legna non paga l’iva …..anche se la legna è a km zero.
    Inoltre non sa nemmeno che liva sul pellets è il 22%…..aumento imposto dai lobbisti del gas.
    In Italia siamo solo capaci di farci male da soli. Forse c’è bisogno anche qui come in America di qualcuno che comincia a far capire che i giornali e i giornalisti sono solo spazzatura.

    • Napalm 51?

      • Dario purtroppo non c’è soluzione. La gente non vuole capire. Ciò che gli da fastidio nel personale poi…. È davvero una battaglia persa. Sono argomenti troppo complessi. Non c’è ne onesta ne volontà di capire… È inutile

    • @Marco
      Puoi ascoltare 100 opinioni: ognuno ti dirà che la sua attività/caldaia/auto/… non inquina e che la colpa è degli altri.

      • Marco invernici

        Tu lo dici….non io.
        Inoltre se vi volete appoggiare come gli amici di merende al bar siete sulla buona strada. Comunque Il giorno che ti fanno la pizza o la provola affumicata con il tubo di scappamento della tua auto potremo paragonare i due fumi.
        Oggi no.

      • @Marco invernici
        Forse sbaglio ma mi sembri un po’ troppo acido.
        Se lo vuoi sapere io ho un auto elettrica (di 15 anni)
        Ed una casa in classe A+ (né legna né gas né camignoli)
        Ovviamente ho impianto FV e batteria di accumulo.

        Tuttavia convivo con la puzza dei riscaldamenti a legna dei miei vicini di casa e i fumi della vicina autostrada.

      • @Mauro Casa A+, auto elettrica, fv, accumulo…complimenti. Li dai tu i soldi a noi comuni mortali per passare da una vecchia casa in classe C o peggio, un’auto a gasolio vecchia, una caldaia a gasolio datata a tutto il bendiddio di cui ti sei dotato tu? Così con le nostre “puzze” non ti diamo più fastidio? Quale miracolo credi serva ad una persona che fatica ad arrivare a fine mese, per raccimolare il “tesoretto” necessario a ridurre la sua impronta carbonica del fattore che vorresti tu?

  15. Quanto all’inquinamento prodotto dalla combustione di legna, mi piacerebbe sapere come si posizionano le pizzeria con forno a legna.
    Ottimo articolo. Saluti. Pietro

    • Con l’inquinamento da legna ci fanno la pizza ……che vai a fare a mangiarla??
      Ma tu vai in giro con l’auto elettrica per caso?
      Hai il fotovoltaico sul tuo tetto?
      Hai mai organizzato o partecipato ad una giornata ecologica?
      Fra poco alla signora Maria verrà impedito di pulire i mobili o il pavimento perché fa polvere…..come anche alcuni giornali già hanno scritto che facendo i conti su quante sigarette fumano in Italia…buona parte del pm 10 arriva da li….auguri

    • Hanno un leggero problema di inquinamento da Benzopirene. In questo caso va però detto che sembra più rilevante per ingestione nelle parti bruciate della pizza (quelle nere, quindi poco importa come sia stato alimentato il forno).
      Per info vedere: https://aspoitalia.wordpress.com/2016/01/26/inquinamento-il-lato-triste-di-mary-poppins/

      • Marco invernici

        Grazie per aver delucidato alla”semplice gente” quali sono le parti nere della pizza. Il resto lo conosciamo e se volete vi potete anche autoinstallare una centralina sul balcone per rilevare il levoglucosano cosi prima di giudicare chi sono i professori ne riparliamo.
        Se così tanto ci tenete alla vostra salute una centralina costa poco…..un analisi ancora meno. Allora fatelo così capirete che i dati non sono proprio come dicono…..soprattutto se uscite dal vostro garage con un certo tipo di auto (come presumo, ma magari mi sbaglio) visto che a questo argomento il sassolino non ha mosso la vostra coscienza ecologica.

  16. E’ triste vedere come certe persone che non sanno neanche usare la propria lingua madre usino l’interconnettività del web solamente per dileggiare e delegittimare le opinioni altrui, senza essere capaci di portare un solo argomento comprensibile e utile alla discussione. A queste persone, (soprattutto per il loro bene prima di quello di chi è costretto a leggerli), consiglio di trovare altre valvole di sfogo come buon cibo e sport all’aria aperta. Se tanto il mondo va loro bene così com’è perché rovinarsi la giornata su queste ed altre pagine simili ?

    • Peccato che gioco a calcio da trent’anni e vivo in montagna in mezzo ai boschi e mi cibo dalla suocera cuoca che cucina tutti i giorni su una stufa a legna della Pertinger piatti supersfiziosi…… da altri trent’anni organizzo giornate ecologiche e incontri a scuole elementari con responsabili del wwf ……io comunque anche se sto usando il web rispondo passo per passo ma vedo che voi invece non entrate minimamente nell’argomento che lancio, cercate sempre di portare il discorso altrove. Anche io ho il fotovoltaico e il solare e casa in classe A….. inoltre ho denunciato sia fuochi all’aperto che camini fumanti…….dimmi solo quante volte l’hai fatto tu e poi ne riparliamo di chi e virtuale e di chi è realista e con le palle!!!
      Tutti capaci di usare dati e statistiche falsati da tecnici corrotti come quelli delle auto….è logico che tutto ciò che facciamo ha delle conseguenze dobbiamo solo saper differenziare e migliorare le performance.
      Vorrei vedere se l’energia elettrica del proprio tetto basta per due o tre auto di una famiglia o se devo usare quella della centrale nucleare francese che noi paghiamo ai cugini salatamente. POI TI COSTRUISCO LA CENTRALE VICINO A CASA TUA O TI RIEMPIO I CAMPI DI PANNELLI SOLARI invece del vigneto….magari poi capisci cosa intendo dire che va bene tutto ma bisogna differenziare e migliorare le performance.
      Se poi vuoi visto che la tua lingua madre è il primo modo che rende gli italiani dei provinciali ti scrivo e ti parlerò in inglese la prossima volta.
      Per quanto riguarda il mondo così com’è per me va bene, potrebbe sempre andare meglio ma questo non credo stia succedendo soprattutto in Europa visto i risultati della qualità della vita rispetto a solo 50 anni fa quando non esisteva solare, gas metano e scaldavano e cucinavano tutti a legna da qualche centinaio di anni. Con ciò non dico che oggi si debba fare tutti così altrimenti disboschiamo il mondo in due giorni. Ripeto dobbiamo differenziare e se ho il bosco fuori casa l’energia la prendo da li come si è sempre fatto……quella dei francesi degli arabi e dei russi gliela lascio a loro con le loro guerre e la loro cultura.
      Inoltre per completare la mia risposta a tutti i tuoi punti,….. nessuno è costretto a leggere….forse solo tu o qualcuno che dice agli altri che si devono tutelare i propri interessi perché come sempre chi punta un dito verso un altro gira gli altri quattro verso se stesso.
      Io non ho puntato il dito a nessuno ho solo risposto a chi lha fatto e se si sente offeso pazienza…..io sono stato e sto benissimo così!
      Se non uso bene la tua lngua madre vedo però che comunque hai capito bene tutto per cui l’obiettivo è stato raggiunto.
      Comunque se vuoi provare ad abitare a monte di una galleria stradale o solo fermarti qualche minuto dentro ti farò capire senza tanti strumenti che non vedrai il pm10 ma respirerai il vero smog fatto da un numero di auto migliaia di volte superiore al numero di stufe presenti sulla faccia della terra (non è casuale che tutte le case automobilistiche hanno taroccato i dati dei diesel).
      Tristi siete voi che prendete esempi di spazzacamini di 100 anni fa per fare esempi mirati e logici come è logico che se uno mangia tutti i giorni cioccolato o lavora quotidianamente alla pompa del distributore di benzina potrebbe lasciarci le penne per qualche malanno.
      Buona domenica a tutti quelli che sono obbligati a leggermi e no.

      • Va bene io capisco il tuo discorso. Ma capisci che va bene se sei solo tu e quattro amici a usare la legna? Oltre a tutte queste cose che mostrato di sapere, hai mai studiato la situazione forestale italiana (visto che quella degli altri non ti interessa). Tutto funziona finche siamo noi 4 gatti che abitiamo in montagna. Altrimenti anche i nostri boschi ce li fottiamo in due giorni, o forse anche meno….
        Pellet… Wow una meraviglia. Ormai tritiamo alberi interi per produrre pellet. Non lasciando residui in bosco (vediamo quanti cicli di coltura possiamo poi prrmetterci. In Svezia fanno questi conti. Cioè se valga la pena di prendere anche i residui dal bosco alla lunga…). Italia, paese ricco di boschi poveri (issimi).
        Il problema come per tutto è che siamo troppi e vogliamo troppo ciascuno

      • Se ci fosse più gente che andasse a legna, scegliendo la tecnologia, l’innovazione, le aziende che danno i dati veri avremmo più soldi per migliorare le tecnologie.
        Io vendo un catalizzatore per stufe all’anno, il produttore oramai ci rinuncia, una distribuzione di massa avrebbe dimezzato il prezzo.
        Per darvi poi un’idea della poca legna che occorre: casa 120 m2 in classe A nei giorni più freddi utilizza 18kg di legna.tullio.barzaghi@gmail.com

  17. nel confronto “diesel benzina” sarebbe opportuno considerare l’incidenza trasporti commerciali. Ho cercato invano di acquistare una motrice a benzina! Per quanto riguarda i valori limite rispetto ai reali, sarebbe opportuno citare fonti e trasgressori, magari anche rischiando, o no?

    • Le fonti sono citate (nota [2] dell’articolo precedente. Sui trasgressori, ho paura che andrebbero citate tutte le principali case automobilistiche. Pare poi che anche i motori a benzina possano consumare un 10% più di benzina per “raffreddare le valvole” in certe condizioni un po’ estreme. Ma anche la legna, se è umida o pezzata troppo grossa, le emissioni possono anche decuplicarsi. Insomma, è una bella gara scoprire chi inquina di più. Nel frattempo ben pochi si danno da fare per inquinare di meno.

      • È bello sentire che la benzina è precisamente il numero 10%…mentre la legna decuplica…….
        Parliamo invece di litri consumati annui di combustibili fossili e di kg di biomasse nel mondo per essere piu realisti perché è sempre e solo il totale che fa la differenza.
        Non è vero che ben pochi si danno da fare per inquinare meno…..se pensiamo solo le auto di 30 anni fa e di oggi c’è un abisso….è il numero di utilizzatori che è aumentato di sproposito a livello globale.
        Idem per la legna. C’è un abisso tra un camino aperto e una stufa a pellets.
        Rendimento, ceneri, polveri sottili, tutto è migliorato.

  18. Prima di tutto bisognerebbe consumare prodotti a Km 0, più lungo e il trasporto maggiore e l’inquinamento . La causa di tanto inquinamento e stata la globalizazione . Quanto inquina un’aereo da trasporto, . come mai non si sfruttano le energie rinnovabili…………………..

    • In Italia la crescita del bosco è in aumento di brutto rispetto all’esbosco…..in Svezia come in Francia o Austria o Germania tagli quello che il demanio ti permette di tagliare e non di più….poi quello che ne fai non gli interessa.
      Se compro pellets la filiera finisce dove un albero tagliato ricrescera’ SE COMPRI IL GAS O IL PETROLIO NO……TANTO MENO IL NUCLEARE PER L’ENERGIA ELETTRICA.

  19. Firma anche tu per il referendum contro l’abbattimento indiscriminato dei PM10!

  20. Pingback: Più morti che in guerra – Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero

  21. Ammoniaca? Lo sapevate che le centrali geotermiche toscane ne emettono ogni anno 10000 tonnellate (dati 2010) https://sosgeotermia.noblogs.org/files/2012/02/20150700_articolo_bravi-basosi_qualenergia.pdf

  22. Pingback: Inquinamento: ZERO… | Risorse Economia Ambiente

  23. Busognerebbe fare uno studio analogo per valutare le emissioni dei mezzi di trasporto pesanti TIR e similari

  24. Pingback: Quanti chilometri fai con una stufa o una mucca? | ENZO

  25. ma questo? https://www.ars.toscana.it/it/bibliografia/2062-ammoniaca.html
    qui dice che l’ammoniaca non fa male…

    • La invito ad aprire il link che ha mandato e a leggerlo. Soprattutto quando spiega che l’ammoniaca è tossica e corrosiva.

  26. e, si muore prima accendendo un camino in una stanza o una macchina ?

  27. Questo articolo, per quanto riguarda le stufe a pellet, è obsoleto ed estremamenre impreciso. Si controlli il significato del simbolo Aria Pulita, impresso su molte stufe e gli incentivi Europei che ci sono dal 2016 a riguardo (con la rottamazione della vecchia stufa e un certificato energetico di un termotecnico, viene restituito il 65% della spesa sostenuta in 2mesi!).

    • La invito a leggersi le note 13, 14 e 15a in proposito alla presunta obsolescenza dell’articolo. Se poi saprà citarmi nuovi
      studi su impianti a pellet svolti con gli stessi crismi utilizzati da quelli che ho citato sarò felice di aggiornare i risultati del confronto.

      Per quanto riguarda gli incentivi ‘europei’ essi semplicemente non esistono, forse intendeva riferirsi al secondo Conto Termico che è erogato dal GSE, quindi con denaro dei contribuenti italiani. In tal caso saprà che l’incentivo non è fisso e varia in base a vari parametri, tra cui la località e la potenza dell’impianto.

  28. Buongiorno.Ho trovato l’articolo molto interessante. Ho un paio di dubbi che non sono riuscito a risolvere causa la eccessiva bibliografia dove pur provando a navigarci non sono riuscito a dissolvere. IL metano dal punto di vista chimico-fisico (diagramma di Francis) non emette particolato. i liquami neppure. emettono un sacco di metano libero (gas serra), ammoniaca ecc. ma non mi sembra particolato. Le osservazioni di Mauro (amante della trazione elettrica) non tengono conto dell’inquinamento causato dalle batterie-accumulatori sia acidi che alcalini e della loro scarsa durata. Non penso che si arrivi a riaprire centrali a carbone come paventato in Olanda per l’eccessivo uso di elettricità per i trasporti, ma certo non può bastare il fotovoltaico nè l’eolico. Il punto a maggior favore per ridurre l’inquinamento è a mio avviso (oltre che la dismissione dei Diesel) fare auto più piccole con minore potenza, privilegiando metano e GPL, e soprattutto isolare bene gli edifici dal freddo e dal caldo, l’ utilizzo di lampade a led. Fortunatamente ci stiamo arrivando, il riciclo dei materiali con una efficiente raccolta differenziata. Comunque anche se negli ultimi 40 anni l’inquinamento è diminuito moltissimo su tutti i fronti (il fornello di casa continua però a inondarci di NOx) non è il caso di abbassare la guardia!

    • @Andrea
      Uno dei punti di froza dell’utotrazione elettrica (ma che purtroppo gli addetti ai lavori non stanno cogliendo) consiste proprio nella possibilità di poter sfruttare le fonti discontinue!
      Una persona normale, infatti utilizza l’auto per meno di 1h al giorno, la percorrenza media italiana sono circa 30km al giorno e quindi abbiamo a disposizione 23h per ricaricare circa 4-5kWh
      Quello che occorre sono non colonnine ultraveloci (queste solo negli autogril) ma prese di corrente modeste collocate nei parcheggi in grado di comunicare al veicolo in modo da assorbire energia solo nei momenti di maggiore disponibilità
      La Domenica ricarico l’auto sfruttando l’energia del mio impianto FV ma gli altri giorni sono a lavorare e sono costretto a caricare di notte (ovviamente nel mio garage)

      Ovviamente non possiamo limitarci a parlare dell’efficienza del motore se poi per portare in giro 60-80kg (una persona) mettiamo in movimento 2 tonnellate di ferraglia.

      P.S. Le batterie del mio veicolo sono del 2005

    • Il metano non emette particolato primario ( o almeno è trascurabile) ma emette indirettamente tramite i suoi NOx quello secondario, di cui si prova a tenere conto nell’articolo. Per i liquami il discorso è analogo ma con l’ammoniaca NH3.
      Il discorso sul fatto che anche le tecnologie verdi inquinano è corretto e vanno valutate caso per caso prima di essere adottate in modo diffuso. Sulla trazione elettrica c’è da dire che le batterie, anche quelle vecchie al piombo-acido si riciclano bene e che il guadagno in efficienza dell’elettrico è significativo, rimane fuori il discorso di come produrre l’energia elettrica e nella fase di transizione il vantaggio sarà effettivamente limitato se non viene affiancato da altri interventi di risparmio.
      Sul metano purtroppo non concordo, le perdite lungo la filiera (ho due auto a metano) mi hanno convinto che il contributo all’effetto serra sia maggiore di quello della benzina (il CH4 ha un potenziale rispetto la CO2 di 34 volte sui 100 anni, bastano perdite dell’ordine del 2-3 % .

  29. Pingback: L’Economia Circolare, questa sconosciuta | Risorse Economia Ambiente

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