22 Aprile: più rabbia che all’inferno

Il contagio è partito. Per ora solo la rabbia lo tiene insieme.

Sono passati 40 anni dall’ultima volta che c’è stato qualcosa di simile. All’epoca c’era il rischio di olocausto atomico.

Adesso, in più, c’è il cambiamento climatico. E Trump.

E così è nata March for Science.

Di Dario Faccini

Negli anni ’70 e ’80 creavano sit-ins, dimostravano e effettuavano azioni di disobbedienza civile. All’epoca erano in pochi, uniti più da idee di sinistra che dalla rabbia per la marginalizzazione della Scienza nelle scelte politiche.  Si chiamavano Science for the People (SftP) e sono praticamente scomparsi sino al 2014 quando si sono un po’ riorganizzati e hanno anche creato una webradio.

Poi è arrivato Trump. Ed  è partito un tweet da un’educatrice di salute pubblica di New York:

Hell hath no fury like a scientist silenced.

Che suona più o meno così: Tutta la rabbia dell’inferno non eguaglia quella  di uno scienziato messo a tacere.

Era il 23 Gennaio e Trump era presidente solo da 3 giorni. I suoi attacchi alle politiche climatiche e alle spese per ricerca scientifica erano ancora solo parole, mentre quel singolo tweet innescava una reazione sociale a catena che ha pochi precedenti.

Senza la veste politica che aveva contraddistinto SftP, è nato così a tempo di record un nuovo movimento mondiale, March for Science(M4S),  che ponendosi in campo neutro ha per ora come unica idea fondante che la Scienza è minacciata, e quindi è minacciato il futuro della società umana.

Trump può essere stato l’elemento catalizzante, ma la crescita e diffusione di questo movimento al di fuori degli USA dimostra come questo problema sia avvertito in tutto il mondo.

In meno di tre mesi M4S è cresciuto e si è organizzato a ritmi serrati: la pagina Facebook nei primi 2 giorni ha ottenuto 300.000 followers; l’importanza di rendersi visibili ha portato a pianificare proprio per oggi una giornata mondiale di protesta in concomitanza con l’Earth Day, con oltre 500 cortei (mappa interattiva).

I primi a scendere in piazza (su ScienceMag c’è la copertura in tempo reale) sono stati oltre 2000 Australiani che hanno sfilato a Sydney. L’Italia, che ha un sito tutto suo per March for Science,  vedrà come principale corteo quello di Roma di oggi pomeriggio che, svolto in stretta collaborazione con la Coalizione Clima, partirà dal Pantheon alle 16.

Il corteo più importante sarà quello del Mall di Washington, il viale davanti alla Casa Bianca. E’ c’è chi paventa che potrebbe essere una mossa controproducente inneggiare a “Make America Smart Again” davanti alle finestre di Trump, per il rischio di apparire schierati politicamente e perdere quel poco di capacità di influenza nella politica americana.

Per gli organizzatori di M4S il problema invece è un altro. Come spiega Ayana Johnson, un biologo marino :

Ci siamo cacciati in questa situazione perché la pubblica opinione non capisce come la scienza ci aiuta nella nostra vita quotidiana […] non siamo stati bravi a comunicare il valore del lavoro che facciamo.

In altri termini, è stato persa la fiducia e il contatto con l’uomo della strada.

Manifestare di certo non risolverà il problema, ma potrebbe comunque rappresentare l’inizio di un cambiamento epocalenegli USA numerose comunità di fedeli e gruppi religiosi cristiani hanno deciso di partecipare alla marcia insieme a scienziati e ricercatori.

Pensiamo che la religione e la scienza insegnino l’umiltà e che facciamo parte di qualcosa di più grande … crediamo di avere un obbligo morale nel prenderci cura della Terra e di prenderci cura gli uni degli altri. E la scienza può aiutarci a farlo.

‘Sante parole’.

 

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5 risposte a “22 Aprile: più rabbia che all’inferno

  1. Nell’ultima frase sarebbe meglio togliere “la religione” e aggiungere “la scienza consapevole”, mi sembra di ricordare che le cose che fanno più male alla Terra e agli esseri viventi che la popolano siano state inventate dalla scienza.

  2. La scienza è uno strumento.
    Qualsiasi strumento dato in mano a dei pazzi può solo far del male.

  3. A far male non è la scienza. E’ la tecnica, e lo dico con moltissima malinconia essendo un tecnico io stesso. Molte delle persone che si sono messe in marcia durante queste manifestazioni non si occupano di scovare nuova conoscenza, ma di produrre nuovi impatti della tecnica sull’ambiente e sulla società. E non tutti se ne rendono conto.

    Forse dovremmo ridare priorità all’atto di conoscere il mondo che ci circonda, piuttosto che all’atto di modificarlo.

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