Il fondo del Barile 2017/2

Batterie a carica istantanea, Chevron a picco, il programma energetico dei Laburisti, l’EROEI dei grandi parchi eolici e… ancora lo shale.

Guardando nell’economia dello shale. Un post di Heinrich Leopold sul blog SRSrocco REPORT spiega in modo semplice l’economia di un’impresa petrolifera e suggerisce una visione poco ottimistica sul futuro dello shale. Il prezzo di equilibrio per un dato pozzo è determinato dal costo del pozzo e dal suo tempo di esercizio. Se cala il costo di trivellazione , ma parallelamente cala anche il tempo di vita del pozzo (cioè aumenta il tasso di declino produttivo) il risultato è che il prezzo di equilibrio cresce. Quello che si osserva nel bacino del Permian è che anche se la produzione cresce il tasso di declino cresce più rapidamente ed il futuro dello shale (o tight oil) appare meno roseo di quanto lo fanno apparire gli agiografi dell’indipendenza energetica USA.

A proposito di prezzo di equilibrio. Nell’inserto “l’Economia” del Corriere della Sera di lunedì 5 giugno un articolo di Stefano Agnoli descrive, o almeno prova a descrivere, la situazione del mercato petrolifero globale, concludendo che ormai il Tight Oil americano è diventato il produttore marginale che fa il prezzo. Visione totalmente diversa da quella dello SRSrocco REPORT accennata sopra. Staremo a vedere chi ha ragione. La cosa interessante è che l’articolo riporta una versione aggiornata del diagramma che riporta il prezzo di equilibrio (breakeven price) del petrolio in funzione del volume di produzione (fonte Goldmann Sachs) che attribuisce al non convenzionale USA oltre 7 milioni di barili di produzione potenziale fra i 50 e i 60$/barile.

Chevron a picco. Negli ultimi anni, dopo il declino del prezzo del barile, il bilancio di Chevron mostra una riduzione del fatturato, dell’utile netto, del flusso di cassa e del guadagno per azione (EPS) che a sua volta indica una sopravvalutazione della capitalizzazione della compagnia petrolifera. Secondo Robert Riesen tale situazione è destinata a perdurare anche se il prezzo del barile dovesse crescere.

Batterie a ricarica istantanea. Risultato che viene dalla Purdue University, potrebbe rappresentare la tecnologia che rende definitivamente vincente il trasporto elettrico, a meno di tutti gli altri problemi legati all’idea stessa che debba sopravvivere un trasporto del tipo di quello attuale, e del fatto che siamo ancora nel campo del “potrebbe”.

Tutte le scuse sono buone per far calare il prezzo del barile. La notizia che l’Arabia Saudita, l’Egitto e il Bahrein hanno rotto, insieme ad uno dei governi libici ed il governo della parte sunnita dello Yemen, le relazioni diplomatiche con il Qatar, ha fatto cadere il prezzo del barile per timore che l’accordo sui tagli raggiunto fra OPEC e non-OPEC possa non reggere. Sembra che il prezzo del barile segua una sua dinamica naturale di caduta e che si cerchi una ragione per spiegarla. Una qualunque.

Interessante è notare che i paesi produttori del Golfo hanno costi di produzione relativamente bassi (breakeven price basso), ma sono schiacciati dalla spesa pubblica e quindi hanno un prezzo di equilibrio fiscale molto più alto del prezzo di equilibrio determinato dal costo di produzione.

Da seguire. Il progetto europeo MEDEAS (acronimo di Modelling Energy system Development under Environmental And Socioeconomic constraints) che si propone di definire un nuovo modello economico-energetico per la transizione ad un’economia a basse emissioni di carbonio.

EROEI dei grandi progetti eolici. L’entrata in funzione del parco eolico Gemini ad 85 Km dalla costa dei Paesi Bassi (150 turbine per una potenza massima di 600 Megawatt) il parco eolico off-shore più grande del mondo, ha immediatamente scatenato la discussione sulle stime di EROEI degli esperti della materia. Per ora ho letto i pronunciamenti di due specialisti, ma non sono autorizzato a pubblicarli perché i risultati dei loro calcoli non sono ancora ufficiali. Questi risultati parziali però parlano di un valore abbastanza deludente fra 8 e 2 il che significherebbe che l’off shore è al limite di convenienza in termini di energia netta.

Energia: database alternativo a quello della BP. Il database pubblicato ogni anno dalla British Petroleum, ha il pregio di essere gratis, ma viene spesso considerato poco affidabile da molti osservatori (Qui trovate una critica di Jean Laherrere pubblicata su The Oil Drum nel 2012, ma molte delle critiche restano valide a distanza di anni). Esistono altri database, alcuni sono molto cari (ad esempio quello di IHS- CERA). Ogni anno, all’inizio dell’estate, dopo la pubblicazione della BP statistical Review of World Energy (Quest’anno l’appuntamento è per il 13 giugno), si leggono sempre interventi di specialisti sul tema dell’affidabilità di questo o quel dato. La questione dell’affidabilità dei dati è ovviamente importantissima per qualsiasi analisi sulla situazione energetica. Un database che ha un costo medio sta ricevendo credito crescente nel campo degli specialisti del settore. ENERDATA è il nome di questo database energetico che permette anche un abbonamento di prova per un tempo limitato.

Eolico d’alta quota. Nel panorama composito dell’eolico d’alta quota, una fonte energetica promessa, ma ancora irrealizzata, si aggiunge un nuovo progetto piemontese di cui parla Leonardo Libero su Qualenergia. Restiamo in ascolto!

Tagli produttivi. L’accordo Opec- non Opec sui tagli produttivi alla produzione di petrolio per ora non ha effetti, ma li avrà. Quello che non si capisce è come questo accordo dovrebbe, come dice Sissi Bellomo, danneggiare lo shale che, se ce la fa a sopravvivere a 50 dollari al barile a 60 starà anche meglio. Dall’articolo del Sole si capisce che l’Arabia Saudita intende ridurre le esportazioni verso gli Stati Uniti, unico modo per ridurre le scorte dove sono visibili.

L’energia dei laburisti e dei Tories’. Prima delle elezioni politiche che si sono svolte l’8 giugno scorso nel Regno Unito, Euan Mearns ha analizzato sul suo blog il programma energetico del Labour e conferma il suo scetticismo nei confronti delle rinnovabili, il suo apprezzamento per il nucleare e l’amore per le fossili. Lui è così. Sullo stesso blog si può leggere anche l’analisi del programma energetico dei Tories’.

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Una risposta a “Il fondo del Barile 2017/2

  1. penso che i dati riguardanti il petrolio vadano presi molto con le molle

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